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domenica 21 aprile 2019

recensioni in pillole - "21 giorni alla fine del mondo"




Silvia Vecchini / Antonio “Sualzo” Vincenti, 21 giorni alla fine del mondo, Il Castoro, 2019; 204 pp., € 15,50

Sono tanti i modi per classificare le storie: ad esempio, ci sono le storie in cui succedono molte cose e quelle in cui ne succedono poche; ci sono storie grandi, enormi, smisurate, e storie piccole, persino minuscole; storie in cui i protagonisti sono larger than life e storie in cui sono persone ordinarie; ci sono storie in cui tutto succede fuori e storie in cui tutto succede dentro. E non è detto che una delle opzioni sia per forza migliore dell'altra: il punto è quanto il narratore ci crede, e soprattutto quanto riesce a far sì che ci creda il lettore.
21 giorni alla fine del mondo” si colloca dalla parte delle seconde opzioni, fra quelle elencate. Storie piccole, con protagonisti e luoghi tratti dalla vita di tutti i giorni, in cui gli avvenimenti sono tutto sommato pochi e accadono perlopiù dentro l'animo dei protagonisti. E in cui spesso le pause, i silenzi, le vignette apparentemente prive d'azione si rivelano essenziali.
Qui abbiamo Lisa, un'adolescente che, insieme alla madre, gestisce un campeggio sul Lago Trasimeno. È piena estate e la vita scorre sui soliti binari, tra gli amici, i turni al bar, le lezioni di karate e l'attesa per i tradizionali fuochi d'artificio nella notte di Ferragosto. Finché un giorno, all'improvviso, ricompare Ale.
Ale è (era?) l'amico del cuore di Lisa, il compagno dei giochi d'infanzia; ma sei anni prima, senza dare spiegazioni, è partito e non ha dato più notizie di sé. Che cosa gli è successo? Perché non si è fatto vivo? Come mai ora è riapparso dal nulla? E qual è il segreto di cui tutti, tranne Lisa, sembrano sapere qualcosa ma di cui nessuno vuol parlare?
Su questa trama, esile quanto si vuole, si regge una storia fatta di piccoli sussulti, che proprio grazie alla leggerezza della narrazione assumono una grande intensità. Come in tutte le storie che si rispettino, il cuore sono soprattutto i personaggi: Rima, l'amica ingenua e un po' invadente di Lisa; il matto del paese, convinto che a Ferragosto di ogni anno il mondo finirà; il misterioso uomo, cupo e taciturno, che gira sempre in compagnia di due cani; il maestro di arti marziali, che scrive su lunghe strisce di carta i venti principi del karate, con i quali vengono scanditi i capitoli in cui è suddivisa la storia.
Nel libro, tornano molti dei tratti che caratterizzano la produzione di Sualzo e Vecchini: l'adolescenza, l'amicizia, le storie di maturazione e di coming of age, i paesaggi umbri disegnati con amorevole cura per i dettagli, le passeggiate in bicicletta, i sentimenti trattati con attenzione delicata.
Un libro per adolescenti? Anche, ma non solo, perché i temi affrontati sono in realtà ben adulti: il dolore, la perdita, l'amicizia, l'amore, e il modo in cui tutto ciò si può affrontare insieme agli altri, facendo appello alla saggezza del cuore. “Rialzati e cerca sempre di essere felice”, come recita il finale.



domenica 23 dicembre 2018

recensioni (e consigli per gli acquisti)

Teresa Radice e Stefano Turconi, Tosca dei boschi, BAO Edizioni, 2018 (160 pp., €19,00)



Rompo il silenzio che mi sono autoimposto per segnalarvi questo delizioso volume a fumetti che ho appena finito di leggere.

Siamo in Toscana, alla metà del Trecento.La bella Lucilla, figlia di un condottiero e feudatario, vive nell'esilio dorato del suo palazzo a Castelguelfo, presso Siena, in attesa di sposare il ragazzo che i suoi genitori le hanno destinato. Finché un giorno conosce Tosca e Rinaldo, due fratelli abituati a vivere di espedienti (lui suonando il liuto e recitando poesie, lei rubacchiando ai ricchi per dare ai poveri). Con il loro aiuto, salverà suo padre dalle perfide mire di un cattivone al servizio di Gualtieri di Brienne, il tiranno che tiene sotto scacco Firenze.

Bella storia d'avventura, amore e amicizia, e bei disegni, impreziositi da continui rimandi all'arte gotica e rinascimentale e da numerose citazioni da Dante, Petrarca, Cavalcanti e altri poeti dell'epoca.
Accattatavillo, e regalatelo anche a fanciulli e adolescenti, se ne conoscete.

domenica 22 marzo 2015

lunedì 9 dicembre 2013

solo un consiglio...




"Per tutti i problemi complessi esiste una risposta semplice. 
Il problema è che quella risposta è sbagliata".
(Gianni Pacinotti, in arte Gipi)



Questo è il suo ultimo libro:
"Unastoria" (Coconino Press 2013, € 18)



Qui trovate le prime dieci tavole.




(Posso darvi un consiglio? Compratelo. 
18 euri ben spesi)

venerdì 14 giugno 2013

l'effetto che fa



“Si può resistere a tutto, tranne che alle tentazioni”, diceva qualcuno. E io non ho resistito. Quando ho visto questo volume in fumetteria, l'ho comprato prima ancora di averne la consapevolezza razionale.
Anche se queste storie le avevo tutte, sparse su riviste e vecchie edizioni. Dirò di più: anche se queste storie le conosco tutte a memoria e potrei recitarle battuta per battuta, onomatopea per onomatopea.
Non ho resistito perché, in generale, come si fa a resistere a Pazienza? E a questo Pazienza, poi?
Ma non è di questo che voglio parlarvi. Voglio parlarvi dell'effetto che (mi) fa rileggere Pazienza oggi, a trentotto anni.

Non so se vi rendete conto di che cosa significa avere sedici anni nel 1991, in un paesotto del Tavoliere. Aver passato gli orrendi anni Ottanta nel bel mezzo di quella desolazione umana. E amare i libri, l'arte, la musica (il jazz poi, figuriamoci).
Io sì: io lo so. Significa che sei diverso. E a quell'età non ci si rende conto che essere diversi può anche significare essere migliori. Ci si sente diversi e basta. Ci si sente lontani dagli altri, con le mani bloccate sulla barriera invisibile e incrollabile che ti divide da loro. Anche da quella ragazza che ti dimostra un interesse inequivocabile e dalla quale tu fuggi, terrorizzato non da lei ma da te stesso
Significa anche che quando scopri Pazienza (che intanto è già morto), quando vedi gli originali delle sue tavole, nella mostra che il tuo – e suo paese – gli ha dedicato (da morto), cominci a trovarci un senso, in tutto ciò che hai vissuto fino ad allora.

Ora, a sedici anni non si hanno filtri: e io mi sono letteralmente tuffato in quelle tavole, assorbendole per osmosi. Non avevo riferimenti storici, non avevo la minima idea né di Bologna, né del Settantasette, degli anni Ottanta avevo la percezione globale e dolorosa di chi li ha appena vissuti e non ne è uscito del tutto indenne. A malapena conoscevo lui, Pazienza, anche se sapevo confusamente che i miei conoscevano la sua famiglia (ma di questo ho già parlato).
Con i miei amici, i pochi che avevo, abbiamo letteralmente vissuto in quelle storie.
Adesso ne ho trentotto e sono – senza esagerare – un 'altra persona. Posso leggere le vicende di Zanardi con tutti i filtri e tutto il distacco che la cultura e il senso critico mi forniscono: ma l'intensità di quelle tavole ne esce del tutto intatta.
Anzi, è ancora più impressionante rendersi conto della lucidità con cui questo venticinquenne (tanti ne aveva quando su Frigidaire uscì “Giallo scolastico”) aveva capito tutto. La violenza, la tenerezza, la crudeltà di quegli anni, e il vuoto che ci aspettava. E come tutto si riversasse in quelle storie, senza reti protettive.
Oggi posso decodificare tutto quel che c'è di decodificabile, ma quelle storie mi trapassano esattamente come facevano allora.


Andrea Pazienza, "Tutto Zanardi" (Fandango Libri, 2013), pp. 256, € 29,50.

Il volume comprende le storie di “Zanardi” (La proprietà transitiva dell'uguaglianza, Giallo scolastico, Pacco, Verde matematico, Notte di Carnevale), negli originali di Pazienza , senza colori aggiunti.
In più, ci sono Zanardi l'inesistente, Cravatte, Lupi, le storie de I modi (Prologo, Cuore di mamma, Cenerentola 1987), La logica del fast-food, Storiella bianca, Zanardi at the war, l'incompiuto Zanardi medievale e l'onirico Zanna ma la vecchiezza è una Roma. Alcune di queste storie non erano mai state ripubblicate, o comunque non erano disponibili in commercio da parecchio tempo.

domenica 3 febbraio 2013

G.C.N.C.U.M.D.F.M.N.P.L.S.


Apro l'ultimo "Venerdì" di Repubblica (2 febbraio).
A pagina 7, trovo un articolo di commento a firma di Filippo Ceccarelli, in cui si descrive la foto di Gianroberto Casaleggio riprodotta qui sopra. Alle sue spalle, spicca un poster con varie figure di Tex Willer. Titolo: "Ecco Casaleggio. Storia di un guru che si sente Tex".
Alla fine del primo capoverso, il giornalista sforna il seguente commento:
La post-politica adora i fumetti, e un po' si capisce anche il perché: vistosi colori, necessità di semplificazione, deriva infantile, attitudine pop. [corsivi / grassetti miei]
L'articolo continua con una serie di dotte(?) disquisizioni sulla passione texiana di Sergio Cofferati, su Willer Bordon e sul linguaggio del corpo di Casaleggio, che segnalerebbe un desiderio di "accentuare la propria virilità". Tutto in un unico, grande calderone. Alè.
Richiudo il giornale, mentre l'inveterato texiano che è in me ribolle di giusta indignazione. Mentalmente aggiungo l'esimio Filippo Ceccarelli alla categoria di cui all'acronimo di questo post (che sta per: Giornalisti-Che-Non-Capiscono-Una-Mazza-Di Fumetti-Ma-Ne-Parlano-Lo-Stesso).
La lista è molto, molto, molto, molto lunga.

martedì 29 novembre 2011

mercoledì 2 novembre 2011

recensioni in pillole 141/142 - "Durasagra" / "Zasafir"

Paolo Bacilieri, Durasagra. Venezia über alles, Black Velvet 2006 (95 pp., € 16)

Zeno, Piero e Cristiano sono tre balordi. Tre ragazzi di vita senz'arte né parte, diretti discendenti degli Zanna, Petrilli e Colas di Andrea Pazienza (ma disegnati con l'esuberanza grafica di "Penthotal"). Del resto, il riferimento a Paz e all'estetica frigidairiana è esplicito in almeno in un paio di punti, e implicito un po' dovunque.
"Durasagra" racconta una loro giornata, trascorsa alla deriva (simbolica e fisica) in una Venezia putrescente, circondata da un hinterland di degrado post-industriale, dove i turisti sono presenze fantasmatiche e i monumenti fanno da sfondo ad avventure prive di scopo e di senso: alcool, droga, squallide marchette omosessuali, tentativi di orge, risse, famiglie disastrate.
Bacilieri (all'epoca trentenne: il fumetto è del 1994) accosta, senza alcuna soluzione di continuità, la più estrema sintesi grottesca con insistiti richiami alla pittura manierista, l'immondizia con cieli di luminosità tiepoliana, in una narrazione allucinata e lisergica.


Guido Buzzelli, Zasafir, Hazard Edizioni 1999 (56 pp., € 15,49)

"Avatar"? Bof. Guido Buzzelli ci aveva pensato già trent'anni fa.
O meglio: le creature aliene semibestiali che popolano il pianeta Zarau, dov'è ambientato "Zasafir", sono figlie del "Flash Gordon" raymondiano. Ma perché, voi pensate che quelle cose lì se le sia inventate James Cameron?
Di suo, Buzzelli ci mette la solita enfasi sarcastica, costruendo una space opera che gioca a rimpiattino con tutte le attese del lettore: personaggi che compaiono come protagonisti per poi ridursi a macchiette di secondo piano, svolte narrative che sfumano in sberleffi, personaggi smaccatamente dissonanti con il loro ruolo (quando mai si è vista una storia di fantascienza in cui uno degli eroi si chiama Peppino Cacace?).
Folle? Bien sûr, ma geniale, senza mezzi termini.

lunedì 16 maggio 2011

recensioni in pillole 104 - "Elektra: Assassin"

Frank Miller/Bill Sienkiewicz, Elektra: Assassin, Marvel 2011 (pag. non num, € 32)

Premetto: non ho mai frequentato i fumetti Marvel, quindi non so praticamente nulla dell'intricatissima continuity spaziotemporale in cui si muovono i suoi personaggi.
Tutto quel che so di Elektra è che il personaggio appartiene al mondo narrativo di Daredevil, che è una sua ex-amante e che, per una sequenza di avvenimenti troppo complicata perché io mi sforzi di capirci qualcosa, è diventata una ninja, un'assassina a pagamento spietata, dotata di poteri fisici e psichici quasi sovrumani.
E so anche che questo “Elektra: Assassin”, uscito nel 1986 dalla penna di Frank Miller e dai pennelli di Bill Sienkiewicz, è considerato una delle apparizioni più riuscite del personaggio. Tanto per capirci, Frank Miller è lo sceneggiatore di “Dark Knight Returns”, “Sin City” e “300”, l'uomo che negli anni Ottanta ha rivoltato da capo a piedi l'universo dei supereroi Marvel. Di Sienkiewicz ho già parlato qui.
Più o meno inutile cercare di riassumere la trama di questa graphic novel: Elektra, impegnata in una misteriosa missione che comprende l'uccisione di vari personaggi politici di primissimo piano (ma con il dubbio che tutto sia frutto delle allucinazioni della sua mente instabile), incontra Garrett, un agente segreto alcolizzato, trasformato in un cyborg da un gruppo di scienziati pazzi. Tra i due si instaura una perversa relazione padrona-schiavo. Con ciò che ne segue.
Piuttosto, quel che conta è che Miller racconta il tutto con una tecnica narrativa fatta di ellissi, montaggi incrociati, flussi di coscienza sovrapposti che esplorano il lato oscuro dei personaggi. Sienkiewicz gli presta il suo virtuosismo tecnico e la sua immaginazione visionaria.
Se poi, leggendolo, capite poco o nulla della trama, non preoccupatevi. È comunque un capolavoro.

giovedì 10 marzo 2011

recensioni in pillole 100 - "Alta società"

Dave Sim, Alta Società, Blackvelvet 2010 (518 pp., € 30)

La traduzione di "Cerebus" è, senza mezzi termini, un evento. Finora Dave Sim non aveva mai acconsentito a far tradurre questa sterminata saga a fumetti (oltre seimila pagine, realizzate nel corso di quasi trent'anni, dal 1977 al 2004, suddivise in trecento numeri e poi raccolte in sedici voluminosi tomi, ironicamente soprannominati da Sim stesso "phone books", elenchi telefonici). Una vera e propria "opera-mondo", come viene definita nell'introduzione.
Ma andiamo per ordine.
"Cerebus" nasce nel 1977 come una parodia della heroic fantasy in stile "Conan il Barbaro", e tale rimane per i primi anni. Il protagonista, Cerebus appunto, è un oritteropo (ossia, questa bestia qua) antropomorfizzato e rappresentato come un barbaro cinico, brutale e privo di scrupoli morali, anche se, a suo modo, simpatico.
Fu proprio con questo "High Society" che la serie cambiò decisamente direzione e alzò le proprie ambizioni.
Non tento nemmeno di riassumere la trama, che è complicatissima: basti dire che si tratta di un'unica, articolata narrazione in cui Cerebus arriva nella città di Iest, popolata da una casta di inetti burocrati, che passano il tempo ad intascare bustarelle e ad architettare machiavelliche macchinazioni politiche. Preso sotto la protezione dell'ambigua e manipolatrice Astoria, si trova a confrontarsi con lo spregiudicato Lord Julius (che ha esattamente le fattezze e i modi del Groucho Marx di Duck Soup) per la carica di Primo Ministro. Verrà eletto ma, con le sue maniere da barbaro, provocherà una catastrofe.
Il tutto è condito con un'ironia acre, personaggi sopra le righe (fra i tanti: un supereroe schizofrenico travestito da bacarozzo, un vanesio spadaccino albino, un'elfa sexy, una setta di adoratori dell'oritteropo e due gorilleschi fratelli mercenari), una trama ad orologeria e disegni che riescono a rendere credibile questo mondo folle e grottesco, attraverso una serie di spericolate invenzioni grafiche e narrative.
Ah, a proposito: "Cerebus" è stato interamente autoprodotto da Sim, che ha realizzato (quasi) tutto da solo, testi e disegni. Nel frattempo, è passato da fricchettone consumatore di sostanze psichedeliche a cristiano fondamentalista, ostile al femminismo e alla società contemporanea.
Il genio ha sempre un prezzo.

mercoledì 9 febbraio 2011

recensioni in pillole 94 - "Fondazione Babele"

Massimo Semerano/Marco Nizzoli, Fondazione Babele, Blackvelvet Altrevisioni 2008 (183 pp., € 19)

“Fondazione Babele” la ricordavo perché nei primi anni Novanta, quando leggevo fumetti in maniera pressoché compulsiva, mi erano capitati in mano degli albetti con un paio di avventure della serie. È probabile che li avessi comprati al Buco, un posto alquanto sordido, praticamente uno scantinato in un vicolo di Perugia, nel quale un vecchio dall'apparenza laida smerciava di tutto, dai numeri originali di Frigidaire ai pornazzi usati (per la cronaca, il posto è stato chiuso qualche anno fa, quando la finanza scoprì un giro di film porno amatoriali, realizzati da coppie perugine e venduti sottobanco dal suddetto vecchio).
Comunque, lo stile di Marco Nizzoli – all'epoca esordiente – mi aveva colpito, e negli anni successivi lo avevo incrociato altre volte, ad esempio in un paio di numeri della bella (e purtroppo defunta) serie bonelliana “Napoleone”, o in alcune storie erotiche davvero ben fatte. Poi l'avevo perso di vista, e solo di recente ho scoperto che ormai lavora in prevalenza per il mercato fracese (come al solito, noi italiani i nostri talenti ce li teniamo ben stretti). Se volete un'idea, diciamo che è un qualcosa che sta tra Milo Manara, Moebius e i manga giapponesi, con una spruzzata di Schiele a redere il tutto più elegante. Per i curiosi, qui c'è il suo blog.
“Fondazione Babele” consiste in dieci storie, uscite tra il 1991 e il 1993 su “Cyborg”, una delle tante riviste di fumetto che in quegli anni nascevano e morivano come funghi.
I protagonisti sono tre cinici artisti multimediali che si muovono in una futuribile New York cyberpunk: il nasuto Vincent “Squalo” Klein, il palestrato Kurt Interior, l'adolescente tecnomaniaco Mitsuhiro Honda e lo spregiudicato manager Pantaleo. A loro si aggiunge Rosa Casta, procace ex-pornostar dalla pettinatura fallica, morta nell'esercizio delle sue funzioni e poi risorta grazie a una misteriosa entità aliena che ha preso possesso del suo corpo.
Le tavole di Nizzoli sono esplosioni di virtuosismo grafico, sovraccariche di dettagli, e Semerano le serve con sceneggiature grottesche e lisergiche.
Nell'introduzione, si parla di un possibile prosieguo della serie. Io ci spero.

lunedì 7 febbraio 2011

recensioni in pillole 93 - "Rosso Oltremare"

Manuele Fior, Rosso Oltremare, Coconino Press, 2006 (pag. non num, 16 €)

Detto fatto. Mi ero ripromesso di leggere “Rosso Oltremare”, ed eccolo qua.
Si tratta, se non erro, dell'opera d'esordio di Manuele Fior.
Riassumere la trama non è poi così difficile. Da una parte ci sono Dedalo e Icaro, che trovano la via d'uscita dal Labirinto nel modo che tutti sappiamo. Dall'altra c'è Fausto, un architetto dei nostri giorni, che si è perso in un altro labirinto, quello della sua mente, nel tentativo di ridurre tutto il mondo a raziocinio, ad “armoniosa consonanza”, trovandosi invece assediato dai mostri annidati in fondo alla nostra coscienza. E c'è Silvia, moglie di Fausto, che nel tentativo di aiutarlo consulta un inquietante dottore e la sua misteriosa assistente.
Attraverso un viaggio (reale? onirico? magico?) nel mito, Silvia troverà la chiave per aiutare Fausto.
Non sarebbe difficile nemmeno sciogliere i simboli che stanno al di sotto della superficie narrativa: il labirinto è la psiche, Fausto/Dedalo è il Super-Io, il Minotauro è l'Es, Silvia è il principio femminile, elemento mediante tra ragione e istinto.
Ma poi, che cosa rimane di un simbolo, una volta spiegato? Poco o nulla. E infatti Fior, saggiamente, non spiega, ma mostra. Il resto spetta al lettore.
Anche perché, appunto, c'è tutto il resto. Soprattutto, c'è una ricerca della sintesi grafica estrema, con segni spessi e densi che scavano le figure in torsioni espressioniste, e con l'insistenza su tre soli colori, stesi puri, senza sfumature: il bianco della pagina, il nero della china e il rosso acceso che riempie le forme. Colori che si fanno anche elemento simbolico: il bianco abbacinante di Creta, la voglia rossa sul viso di Silvia, i personaggi rossi del mito contrapposti a quelli bianchi del mondo reale, il nero delle allucinazioni di Fausto.
Vivamente consigliato.

lunedì 31 gennaio 2011

recensioni in pillole 90/91 - "Ayesha" / "Da un tempo lontano"

Guido Buzzelli, Ayesha (I maestri del fumetto, n. 37 - Mondadori/Il Sole 24 ore, 2009)

Lorenzo Mattotti, Da un tempo lontano (I maestri del fumetto, n. 18 - Mondadori/Il Sole 24 ore, 2009)

Non so se c'è ancora qualcuno che si pone il dubbio se il fumetto sia o non sia arte. Se per caso un simile esemplare esiste, la lettura di questi due volumi gli è caldamente consigliata.
“Ayesha” raccoglie due storie di Guido Buzzelli: “Il ritorno di Ayesha” (su testi di Mino Milani, da un romanzo di H. R. Haggard, uscito sul “Corriere dei Ragazzi” nel 1976), e “L'uomo del Bengala” (1979), sceneggiato dal grande Gino D'Antonio (in origine parte della meravigliosa serie “Un uomo un'avventura”). Storie che hanno in comune l'ambientazione esotica: in “Ayesha” un Oriente favoloso, in cui due personaggi inseguono una mitologica donna-dea, sullo sfondo di monasteri sperduti tra i ghiacci, reami nascosti, re crudeli, epiche battaglie e oscuri incantesimi; ne “L'uomo del Bengala”, l'India di metà Ottocento, con l'inevitabile, salgariano corredo di fachiri, Thugs e riti della dea Khalì.
Su sceneggiature altrui, viene un po' meno il lato perfidamente grottesco dei capolavori buzzelliani come “L'agnone” o “La rivolta dei racchi”; in compenso, viene esaltato il suo legame con l'illustrazione ottocentesca (adoro quelle illustrazioni: passerei ore a osservare il "Pinocchio" di Mazzanti o la "Commedia" del Dorè) e, andando più indietro, con il Goya dei “Capricci”. Nel grande formato di questi volumi, si esaltano i suoi straordinari giochi di pennello, i suoi neri pieni, i suoi tratteggi nervosi, uniti a quel dinamismo irrefrenabile che è una delle sue marche distintive.
Lorenzo Mattotti è, in un certo senso, l'estremo opposto. Quanto Buzzelli si esalta nel bianco e nero, tanto Mattotti lo fa nel colore: i suoi colori accesi, onirici, costruiti con sapienti stratificazioni di pastelli ad olio, su figure nelle quali la stilizzazione più estrema e il realismo più minuzioso si fondono senza soluzione di continuità.
“Da un tempo lontano” raccoglie, nella prima parte, il lungo racconto “Il rumore della brina”, nella seconda le storie brevi “Lettere da un tempo lontano”. Che non cerco nemmeno di riassumere, perché quel che davvero conta, nelle storie di Mattotti, è l'atmosfera, evocata dall'incontro alchemico di testo e immagine.
Mi si dirà che recensire un libro dicendo che il libro non si può descrivere non è un gran che, come recensione. Ma io che cosa posso farci?
Piuttosto, se non conoscete Mattotti, leggetelo. Una storia a caso, fa poca differenza. Tanto, sono tutti capolavori.

sabato 1 gennaio 2011

il catalogo è questo (edizione 2010)


Come l'anno scorso, non importerà nulla a nessuno. Ma io lo pubblico lo stesso.
I libri letti nel 2010 (con l'esclusione della roba letta per ragioni strettamente lavorative: scuola, giornale, università).


NARRATIVA, AUTOBIOGRAFIE
Ralph Ellison, Invisible Man (cominciato nel 2009)
Dizzy Gillespie (con Al Fraser), To be or not to bop. L'autobiografia
Nicola Lagioia, Riportando tutto a casa
Veronica Raimo, Il dolore secondo Matteo
Wu Ming, Altai
Marcel Schwob, Vite immaginarie
Marcel Schwob, La crociata dei bambini
Michel Tournier, Il re degli ontani
Simone Schwarz-Bart, Pioggia e vento su Telumée
John Cheever, Il nuotatore
Ödön von Horváth, Gioventù senza dio
Juan Rulfo, La pianura in fiamme
Ardengo Soffici, Kobilek
Valerio Evangelisti, Rex Tremendae Maiestatis
Piervittorio Tondelli, Rimini
P. G. Wodehouse, Avanti, Jeeves
Goffredo Parise, Il ragazzo morto e le comete (da finire)

SAGGISTICA
Daniele Barbieri, Nel corso del testo
Hermann Schreiber, La Cina. Tremila anni di civiltà
(a cura di) Giorgio Rimondi e Franco Minganti, Amiri Baraka. Ritratto dell'artista in nero
Luca Serianni, Un treno di sintomi. I medici e le parole: percorsi linguistici nel passato e nel presente
Farinaccio/Sutera/Martorella, La sindrome di Bollani
Ciro Pistillo / Attilio Littera, Dizionario e grammatica del dialetto sanseverese
Gunther Schuller, Il jazz: L'era dello swing. Le orchestre bianche e i complessi
Ben Ratliff, Come si ascolta il jazz
Eric Dodds, I Greci e l'irrazionale
Carl Woideck, Charlie Parker. Vita e musica
Marco Belpoliti, Settanta
Davide Sparti, Suoni inauditi. L'improvvisazione nel jazz e nella vita quotidiana (da finire)
Alessandro Barbero, Barbari. Immigrati, profughi, deportati nell'Impero Romano (da finire)

POESIA
Feinstein & Komunyakaa, The Jazz Poetry Anthology vol. 1 e 2 (non per intero)
Langston Hughes, Collected Poems (non per intero)
Nazario Tartaglione, U pucchète. Raccolta di poesie in dialetto sanseverese
Andrea Raos, Le api migratori
Daniele Barbieri, La nostra vita e altro (da finire)

FUMETTI
Tex n. 591-602
Almanacco del West 2010
Texone - "I ribelli di Cuba"
Maxi Tex - "La belva umana"
Greystorm n. 4-12
Dylan Dog n. 280, 287
Dylan Dog Color Fest Humor
Dampyr n. 15, 16, 123, 124, 126
Caravan n. 8-12
Lilith n. 4 e 5
Dix n. 11-14
Magico Vento n. 126-130 + Speciale
Nathan Never n. 224 e 225, Agenzia Alfa n. 21, Gigante n. 13

Tex – Sulle piste del Nord (Oscar Mondadori)
Boselli/Colombo/Majo, “Dampyr. Il figlio del diavolo” (raccolta - Oscar Mondadori)
Rat-Man n. 76-81 + AvaRat 1-2

Topolino n. 2826 (26 gennaio 2010), 2827 (3 febbraio 2010), 2828 (10 febbraio 2010)
I grandi classici Disney, n. 27 (maggio 1987)
Disney Big, settembre 2010 (raccolta)

“Gli anni d'oro di Topolino” (ristampa integrale delle storie di Floyd Gottfredson) – 38 volumi (+ anastatiche Topolino dal n. 1 – Aprile 1949 al n. 38 – Febbraio 1952)

Linus, XLVI, 1 (538), gennaio 2010

“Ken Parker Magazine” n. 2 (luglio-agosto 1992), 14 (dicembre 1993), 15 (gennaio 1994), 16 (febbraio 1994), 23 (dicembre 1994)

Sualzo, L'improvvisatore
Jiro Taniguchi, Uno zoo d'inverno
Ivo Milazzo-Fabrizio Càlzia, Uomo Faber
Paolo Bacilieri-Carlo Ambrosini, Napoleone
Grazia Nidasio, Valentina Mela Verde vol. 2
Hugo Pratt-Hector Oesterheld, Sgt. Kirk, vol. 2
Francesco Guccini-Bonvi, Storie dello spazio profondo
Aa.Vv., Alta infedeltà. Il meglio dell'eros italiano a fumetti
Magnus, Erotico e fantastico. Opere 1980-1995
Bill Watterson, The indispensable Calvin and Hobbes
Milo Manara, Le opere, vol. 19: Storie brevi
Hugo Pratt-Hector Oesterheld, Ernie Pike
Aa. Vv., Logicomix
Craig Thompson, Blankets
Jeff Smith, Bone 1 ( In fuga da Boneville) / Bone 3 (Gli occhi della tempesta)
Campanella / Pasqualini, Giètz
Aa. Vv. (a cura di A. Provinciali), Tiamottì! 11 + 1 canzoni d'amore italiane a fumetti
Manuele Fior, Cinquemila chilometri al secondo
Manuele Fior, La signorina Else
Claudio Nizzi/Rodolfo Torti, Rosco & Sonny (I maestri del fumetto, Panorama/Mondadori)
Alfredo Castelli / Ferdinando Tacconi, Gli aristocratici (
I maestri del fumetto, Panorama/Mondadori)

“Kriminal” (ristampa allegata a “Panorama”, 14 volumi)

venerdì 24 dicembre 2010

giovedì 17 giugno 2010

ranger, diavoli, topi e paperi

Il mio più antico ricordo a tema fumettistico è il ripostiglio a muro in corridoio. Conteneva una pila di Tex, Piccolo Ranger e Un ragazzo nel Far West. Non dovevo avere più di tre o quattro anni, perché più tardi mio padre mi disse che avevo sistematicamente distrutto tutti quei fumetti, ma io non ne ricordo nulla.

Il secondo ricordo è la soffitta di mia nonna, dove era conservata, in due enormi scaffalature (o forse sono io che me le ricordo enormi) la collezione di Topolino di mio zio. Praticamente tutti i numeri da fine anni Sessanta ai primi anni Ottanta, compresi almanacchi, raccolte, classici Disney ecc. ecc. Mi pare che in mezzo ci fossero anche un po' di Braccio di Ferro, Geppo, Tirammolla e simili.


Quando venivano i miei zii da Roma, io e mia cugina passavamo i pomeriggi sul terrazzo e, quando non eravamo impegnati a darcele di santa ragione, o quando lei non mi faceva la corte (sì, per un periodo le era presa la fissa che dovessimo fidanzarci, e io chissà per quale motivo le dicevo di no: considerate che mia cugina è oggi una delle ragazze più belle che io conosca, e una volta che l'ho presentata ai miei amici gliel'ho dovuta praticamente strappare dalle grinfie prima che succedessero cose incresciose...), insomma, quando non facevamo una di queste due cose, leggevamo quei Topolino. Anche lì, non dovevo avere più di 6 o 7 anni, perché ricordo benissimo che lei, di un paio d'anni più piccola di me, non sapeva ancora leggere e inventava storie strampalate basandosi sulla sua personale interpretazione delle vignette.


Tra le centinaia di storie lette, ricordo in particolare quelle del grandissimo Romano Scarpa: “Topolino e l'unghia di Kalì”, “Il doppio segreto di Macchia Nera”, “Topolino e la dimensione Delta”, “Topolino e il Pippotarzan”. O meglio, ovviamente all'epoca non avevo idea di chi fosse Scarpa, ma capivo già che quelle storie avevano un qualcosa in più delle altre, e solo dopo ho scoperto che praticamente tutte le storie che mi piacevano erano sue.

Ovviamente non conoscevo neanche i nomi dei disegnatori, dato che a quei tempi non comparivano mai, ma mi colpiva lo stile dinamico e fantasioso di uno in particolare, che poi scoprii essere un giovanissimo Giorgio Cavazzano.

Poi mi ricordo una storia con Topolino e Pippo che si perdevano nel triangolo delle Bermude e finivano in una strana dimensione parallela: molti anni dopo, ho scoperto che la sceneggiatura portava la firma nientemeno che di Alfredo Castelli.

Un'altra era completamente folle, demenziale, intitolata “Topolino e i grilli atomici”, con Pippo che veniva ipnotizzato e si credeva un gangster, Topolino che veniva inseguito dalla polizia e scappava in jeep con un leone, e infine capitavano dai Sette Nani che avevano una fabbrica di atomi... e così via, in un crescendo pirotecnico di situazioni sempre più assurde.
I testi erano di un altro gigante: Guido Martina.


Ah, e c'era anche “Topolino e lo spettro fallito”, ossia “The Ghost of Black Brian”, che se non sbaglio è dell'immenso Floyd Gottfredson e contiene sequenze oniriche e horror che trovo ancor oggi assolutamente inquietanti...
E poi mi piacevano un sacco quegli albi antologici (credo fossero i "Classici di Walt Disney") dove tutte le storie erano inserite nella cornice di un'altra storia, disegnata per l'occasione.


Purtroppo quei giornalini fecero una pessima fine: mia madre, convinta che mi distraessero dallo studio, disse a mia nonna di darli via, e lei li regalò a un muratore che era venuto a farle dei lavori in casa. Il giorno in cui andai in soffitta e trovai lo scaffale vuoto me lo ricordo ancora come uno dei più brutti della mia vita...

Il terzo ricordo è mia nonna che, nel marzo 1983, il giorno del mio ottavo compleanno, mi regala un albo di Tex.
Era il numero 269, “Il segreto della Sierra Madre”, testi (of course) di Gian Luigi Bonelli, disegni di un monumento del fumetto italiano: Guglielmo Letteri.


E quello fu il vero inizio di tutto...

domenica 24 gennaio 2010

l'arma finalen del doktor goebbels


http://www.youtube.com/watch?v=9E--xLaTboY

sabato 2 gennaio 2010

il catalogo è questo (per quel che può importare)


Una volta un tizio mi chiese quanti libri avevo letto in vita mia, e io risposi che non ne avevo la più pallida idea (centinaia? migliaia? e chi lo sa).
Beh, nel 2009 ho deciso di tenere il conto. Il catalogo è questo: dal computo ho escluso i testi troppo tecnici o specialistici, vale a dire quelli letti per ragioni prettamente legate alle mie ricerche universitarie; i link rimandano alle recensioni che ho via via pubblicato su questo blog.
Se non vi interessa, saltate pure il post. Avete tutta la mia comprensione.


Narrativa/Biografie/Autobiografie

Neil Gaiman, I ragazzi di Anansi
Indro Montanelli, Il generale Della Rovere
Gianfranco Manfredi, Ho freddo
Neil Gaiman, American Gods
Francesco Jovine, Le terre del Sacramento
Miguel de Cervantes, Don Chisciotte
Ricardo Guiraldes, Don Segundo Sombra
Borges/Ocampo/Bioy Casares, Antologia della letteratura fantastica
James Baldwin, Un altro mondo
Hans Fallada, E adesso, pover'uomo?
Thomas Pynchon, Vineland
Henri Michaux, Altrove
Giorgio Falco, L'ubicazione del bene
Thomas Berger, Il piccolo grande uomo
(a cura di S. M. Barrett), Io sono Geronimo. Autobiografia
Ermanno Cavazzoni, Il poema dei lunatici
Andrea De Carlo, Due di due
Paolo Fresu, Musica dentro
James Baldwin, Sonny's Blues (racconto)
Eudora Welty, Powerhouse (racconto)

Ralph W. Ellison, Invisible Man (da finire)
Ishmael Reed, Mumbo Jumbo (da finire)

Saggistica
Vince
nzo Sparagna, Frigidaire
Ted Gioia, L'arte imperfetta. Il jazz e la cultura contemporanea
Harold Bloom, Il canone occidentale (abbandonato a pag. 202)
Giancarlo Mei, Canto latino
Giorgio Rimondi, Il suono in figure. Pensare con la musica
Marco Belpoliti, Crolli
Carlo Ginzburg, Il filo e le tracce. Vero falso finto
Claudio Sessa, Le età del jazz. I contemporanei
Flavio Massarutto, Jazz e fumetto

Giulio Mozzi, Corpo vivo e corpo morto. Eluana Englaro e Silvio Berlusconi
Alessandro Portelli, Canoni americani. Oralità, letteratura, cinema, musica
(a cura di) Daniele Barbieri, La linea inquieta. Emozioni e ironia nei fumetti
Luigi Siviero, Analisi del fumetto. La composizione delle coppie di tavole
Will Eisner, Fumetto e arte sequenziale

(a cura di) D. Barzi, S. Gorla e P. Guiducci, Carta canta. I fumetti nella musica. La musica nei fumetti
Pierre Fresnault-Deruelle,
I fumetti: libri a strisce
Ugo Rubeo, L'uomo visibile. La poesia afroamericana del Novecento
Giorgio Rimondi, La scrittura sincopata. Jazz e letteratura nel Novecento italiano
Paul Zumthor, La presenza della voce. Introduzione alla poesia orale
Corrado Bologna, Flatus vocis. Metafisica e antrolopogia della voce
Sascha Feinstein, Jazz Poetry. From the 1920s to the Present
Charles O. Harman, Jazz Text. Voice and Improvisation in Poetry, Jazz, and Song
Vincenzo Martorella, Il blues
Michel de Montaigne, Saggi (da finire)

Altro
Roberto D'Agostino, Cafonal

Poesia
(a cura di A. Francini), Poesia americana – Antologia (non letto per intero)
Antonio Lillo, L'innocenza del male
Robinson Jeffers, La cretese
Pier Paolo Pasolini, Le ceneri di Gramsci
Pier Paolo Pasolini, La religione del mio tempo
Giorgio Caproni, Tutte le poesie (da finire)

Fumetti
Gipi, La mia vita disegnata male
Mike Mignola, Hellboy (raccolta Oscar Mondadori)
Gipi, Questa è la stanza
Igort-Sampayo, Fats Waller
Davide Toffolo, Pasolini
Bastien Vivès, Il gusto del cloro
Gipi, Esterno notte
Johan Sfar, Il gatto del rabbino 2
Paolo Parisi, Coltrane
Gipi, S.
Pratt/Oesterheld, Sgt. Kirk. Rinnegato!
Grazia Nidasio, Valentina Mela Verde
Danijel Zezelj, Il ritmo del cuore
Danijel Zezelj, Small Hands
Loustal/Paringaux, Barney e la nota blu
Gipi, Diario di fiume e altre storie

“Dago” Collezione in edicola con il Messaggero: nn. 11 e 12
“Pecos Bill” Raccolta Dardo n. 7 (Albi d'Oro n. 230-234, ottobre-novembre 1950)
E. C. Segar, Per un pugno di spinaci (Oscar Mondadori) – Storie di Popeye, 1938-1939
Falk/Moore, Il giustiziere in calzamaglia (Oscar Mondadori, L'Uomo Mascherato)

Ken Parker Magazine n. 12 (settembre 1993)

Bonelli-Nolitta-Galleppini, Tex – I grandi nemici (Miti Mondadori)

"Tex" nn. 579-590, Almanacco del West, Tex Gigante (
Patagonia”), Maxi (“Lungo i sentieri del West”)
"Dix" n. 5 (gennaio), 7 (maggio), 8 (luglio), 10 (novembre)
"Magico Vento" nn. 120-125
"Nathan Never" nn. 212-223, Agenzia Alfa n. 19, Speciale 2009, Maxi, Almanacco, Squadra Fantasma
"Dampyr" n. 107, 114, 115, 116, 117; Speciale n. 5 (“La leggenda del vecchio ponte”)
"Caravan" nn. 1-7
"Greystorm", nn. 1-3
"Brad Barron", speciale numero 3
"Dylan Dog", numero 280

"Ratman" nn. 70-75, Ratman Enigmistico, "299 + 1" (ristampa a colori)
Ade Capone, "Trigger" (n. 1)

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Statistiche:
Narrativa: 23 (2 da finire)
Saggi e altro: 24 (1 da finire)
Poesia: 6 (1 da finire)
Fumetti (libri): 22
Fumetti (albi): 68

mercoledì 30 dicembre 2009

macheccazzostaiaddìaòh?


Passare attraverso è una definizione riferibile ai fumetti in un senso assai precipuo. I comics fanno esattamente questo a vari livelli degli strati di significazione che li caratterizzano. Essi operano da strumenti che tra-panano e tra-passano strati di significazioni, fra immagini e scritture, fra statico e dinamico, fra visivo e linguistico, verbale e non verbale, descrittivo e fantastico, ecc. Posti sempre sulla linea di precisi confini, il loro "trapanare" e "trapassare" va inteso, piuttosto che nel senso della violazione o del superamento di soglie, nel senso di aprire un varco, di rendere praticabile l'attraversamento, cioè nel connettere e unire, nel far vivere o far conoscere ciò che sta "fra...".
Passando attraverso, i fumetti non soltanto provocano emozioni ma forniscono, dell'emozione, una delle più formidabili maniere di viverla e di riconoscerla. Palesandosi come "terra di mezzo" (tra letteratura e disegno-pittura, fra cinema e tv, fotoromanzo e grafica pubblicitaria) il medium (sic!) del fumetto acquista una funzione segnica tutt'altro che marginale, anzi centrale all'interno della nostra società e all'interno dei sistemi mediali. Nel disporre vari livelli del "passare attraverso", la funzione di segno dei fumetti distingue certe straordinarie valenze in grado di tessere ponti, collegamenti, transiti fra media e media, fra tecnologie differenti di comunicazione, fra l'emozione e la ragione, l'intelletto e la sensibilità, la percezione e l'interpretazione.

Gino Frezza, "Passare attraverso. Figurare, impaginare, iconizzare",
in (a cura di) Daniele Barbieri, La linea inquieta. Emozioni e ironia nel fumetto,
Meltemi 2005, pp. 47-48



http://www.youtube.com/watch?v=qGririwxDCg

sabato 14 novembre 2009

recensioni in pillole 43 - "Sgt. Kirk. Rinnegato!"

Hugo Pratt / Héctor Oesterheld, Sgt. Kirk. Rinnegato!, Rizzoli/Lizard 2009 (192 pp., € 22)

Si dice sempre che il western revisionista comincia nel 1970, con “Soldato Blu”, “Piccolo grande uomo” e “Un uomo chiamato cavallo”. Beh, non è mica vero.
Ad esempio ci sono i fumetti: a parte il fatto che già nel 1950 lo sceneggiatore Gian Luigi Bonelli, il creatore di Tex Willer, aveva fatto sposare il suo personaggio con una donna indiana e aveva rappresentato gli indiani in una luce positiva del tutto inconsueta per l'epoca, c'è stato anche il “Sergente Kirk”, uscito in Argentina a partire dal 1953.
Ora viene ristampato, e questo è il primo volume di una collana che dovebbe comprenderne cinque, arrivando a contenere tutte le storie del personaggio.
I disegni sono di un Hugo Pratt appena venticinquenne, i testi del grandissimo Héctor Oesterheld, l'uomo che quattro anni dopo avrebbe firmato la sceneggiatura de “L'Eternauta”, uno dei capolavori del fumetto di ogni tempo e paese. Il protagonista è un sergente del Settimo Cavalleria che, sconvolto da un massacro di pellerossa innocenti, decide di disertare e si unisce all'immaginaria tribù dei Tchatoogas.
Kirk è, per certi versi, un eroe classico (forte, imbattibile con i pugni e la pistola, retto, onesto, idealista), ma per molti altri aspetti anticipa personaggi più moderni e tormentati. La scena che chiude il volume è emblematica: Kirk ha aiutato i suoi amici indiani a conquistare un fortino occupato da cattivissimi banditi, ma una volta entrato si accorge con raccapriccio di aver combattuto in realtà contro i suoi vecchi commilitoni del Settimo Cavalleria. Insomma, il personaggio si muove in un mondo nel quale il bene e il male non stanno mai da una parte sola; a volte sbaglia, spesso si pone interrogativi morali e non sempre sa risolverli.
Le storie sono bellissime e i disegni mostrano un Pratt ancora alla ricerca del suo stile (il segno, ricco di particolari e tratteggi, è ancora lontano da quello splendidamente sintetico della maturità), ma già capace di delineare i personaggi e gli ambienti con grande dinamismo e sottigliezza.
Un capolavoro da recuperare assolutamente.