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lunedì 16 maggio 2011

recensioni in pillole 104 - "Elektra: Assassin"

Frank Miller/Bill Sienkiewicz, Elektra: Assassin, Marvel 2011 (pag. non num, € 32)

Premetto: non ho mai frequentato i fumetti Marvel, quindi non so praticamente nulla dell'intricatissima continuity spaziotemporale in cui si muovono i suoi personaggi.
Tutto quel che so di Elektra è che il personaggio appartiene al mondo narrativo di Daredevil, che è una sua ex-amante e che, per una sequenza di avvenimenti troppo complicata perché io mi sforzi di capirci qualcosa, è diventata una ninja, un'assassina a pagamento spietata, dotata di poteri fisici e psichici quasi sovrumani.
E so anche che questo “Elektra: Assassin”, uscito nel 1986 dalla penna di Frank Miller e dai pennelli di Bill Sienkiewicz, è considerato una delle apparizioni più riuscite del personaggio. Tanto per capirci, Frank Miller è lo sceneggiatore di “Dark Knight Returns”, “Sin City” e “300”, l'uomo che negli anni Ottanta ha rivoltato da capo a piedi l'universo dei supereroi Marvel. Di Sienkiewicz ho già parlato qui.
Più o meno inutile cercare di riassumere la trama di questa graphic novel: Elektra, impegnata in una misteriosa missione che comprende l'uccisione di vari personaggi politici di primissimo piano (ma con il dubbio che tutto sia frutto delle allucinazioni della sua mente instabile), incontra Garrett, un agente segreto alcolizzato, trasformato in un cyborg da un gruppo di scienziati pazzi. Tra i due si instaura una perversa relazione padrona-schiavo. Con ciò che ne segue.
Piuttosto, quel che conta è che Miller racconta il tutto con una tecnica narrativa fatta di ellissi, montaggi incrociati, flussi di coscienza sovrapposti che esplorano il lato oscuro dei personaggi. Sienkiewicz gli presta il suo virtuosismo tecnico e la sua immaginazione visionaria.
Se poi, leggendolo, capite poco o nulla della trama, non preoccupatevi. È comunque un capolavoro.

mercoledì 30 marzo 2011

recensioni in pillole 102 - "Stray Toasters"

Bill Sienkiewicz, Stray Toasters, Edizioni BD 2010 (pag. non numerate, a colori, € 20)

Stray Toasters è per il fumetto quel che l'Ulysses di Joyce è per il romanzo.
Sienkiewicz me lo ricordavo per il capolavoro Elektra: Assassin, letto nei primi anni Novanta sulla benemerita (e defunta) "Comic Art". Lì, prestava il suo genio visionario alla scrittura di Frank Miller: rivoluzionaria, ma ancorata a un plot supereroistico tutto sommato tradizionale.
Con Stray Toaster (1987), la sua prima prova da autore completo, tutto deflagra. La narrazione si trasforma in un ininterrotto flusso di coscienza, in cui le voci dei personaggi si incrociano e sovrappongono senza soluzione di continuità. Le tavole diventano, in parallelo, uno stream of consciousness grafico dove di tavola in tavola (o di vignetta in vignetta), si giustappongono l'iperrealismo e la caricatura, il fotomontaggio e la materica, burriana colata di colore puro, fino a veri e propri collage di oggetti vari (stoffe, fusibili, lampadine, fili elettrici: il libro ne propone in appendice anche alcuni esempi inediti; qui ne parla Diego Cajelli).
La trama? Beh, si potrebbe dire che, in una distopica metropoli del futuro, un poliziotto-psicologo alcolizzato e con turbe mentali ed esistenziali assortite dà la caccia a un mostruoso essere biomeccanico che uccide donne e rapisce bambini (il "tostapane randagio" del titolo); ma sarebbe come dire che l'Ulysses è la storia di due tizi a spasso per Dublino.
Sienkiewicz ha spiegato (vabbè, spiegato...) il fumetto così:
In Stray Toaster ci sono scene visibilmente folli e personaggi che non sono altro che caricature, ma ci sono anche quelli con un aspetto decisamente realistico. Poi ci sono i colpi di scena, messi lì per stupire, ma è molto più di una mescolanza, di una balzana miscellanea di disegnino e di roba forte. È qualcosa di denso in termini di immagini e di oscure vibrazioni. Ho cercato di estendere sempre più la scala delle emozioni, grazie a quella delle espressioni pittoriche. Qualche volta è come dare uno schiaffo in faccia, ma se la scena lo richiede vado in quella direzione.

Io vi do un consiglio: leggetelo. O magari guardatelo soltanto.
Magari alla fine non l'avrete capito, ma sicuramente avrete fatto un'esperienza.