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sabato 27 aprile 2013

spazio



L'amore è un'occupazione dello spazio.

(Henri Michaux)

domenica 10 giugno 2012

fra le parole "ti" e "amo"


"Paradossalmente in qualche modo la cosa più bella, più forte che un uomo possa dire - ti amo - in campo poetico fa pena, perché non è espressiva di nulla. Mi sono trovato spessissimo di fronte a casi di questo genere, in una sorta di corrispettivo immediato tra intensità/profondità del sentimento e la conseguente legittimazione del testo che ne deriva. Mi ricordo che c'era questa signora siciliana di 65 anni che telefonava in redazione tutti i giorni perché le sue poesie erano belle e dovevano essere pubblicate. Lei era vedova e orfana - curioso perché a 65 anni è abbastanza probabile essere orfani - e ci stava veramente male, ne soffriva. I testi erano però bruttissimi, ed è molto imbarazzante per chi ha a che fare con queste cose, perché non c'è nessun ambito in cui si stabilisca questa corrispondenza immediata, che è veramente drammatica. Dunque una bruttura portata a identificare lo sfogo lirico, lo sfogo umano, lo sfogo esistenziale con un oggetto letterario derivante e collegato a questo, non può che creare cortocircuiti di questo tipo: "Mamma da quando sei morta/La mia vita è diventata tutta storta". E' terribile perché comunque capisci che c'è una persona che sta male, le sono successe delle cose orrende, però anche intuitivamente è chiaro che questa non è poesia, o perlomeno secondo certi criteri potrebbe essere poesia comica, ma non lo è negli intenti." 

(Aldo Nove: da qui)

sabato 24 settembre 2011

cuori e postriboli


Si può essere innamorati di diverse persone per volta, e di tutte con lo stesso dolore, senza tradirne nessuna, il cuore ha più stanze di un bordello.

Gabriel García Márquez

giovedì 22 settembre 2011

amori e coltelli


"Amore è il fatto che tu sei per me il coltello con il quale frugo dentro me stesso".

(Franz Kafka, lettera a Milena Jesenská, 14 settembre 1920)

mercoledì 29 giugno 2011

fior d'ogni colore


In un boschetto trova’ pasturella
più che la stella – bella, al mi’ parere.

Cavelli avea biondetti e ricciutelli,
e gli occhi pien d’amor, cera rosata;
con sua verghetta pasturav’agnelli;
discalza, di rugiada era bagnata;
cantava come fosse ’namorata:
er’adornata – di tutto piacere.

D’amor la saluta’ imantenente
e domandai s’avesse compagnia;
ed ella mi rispose dolzemente
che sola sola per lo bosco gìa,
e disse: «Sacci, quando l’augel pìa,
allor disìa – ’l me’ cor drudo avere».

Po’ che mi disse di sua condizione
e per lo bosco augelli audìo cantare,
fra me stesso diss’i’: «Or è stagione
di questa pastorella gio’ pigliare».
Merzé le chiesi sol che di basciare
ed abracciar, – se le fosse ’n volere.

Per man mi prese, d’amorosa voglia,
e disse che donato m’avea ’l core;
menòmmi sott’una freschetta foglia,
là dov’i’ vidi fior d’ogni colore;
e tanto vi sentìo gioia e dolzore,
che ’l die d’amore – mi parea vedere.

Guido Cavalcanti

venerdì 24 dicembre 2010

sabato 30 ottobre 2010

woody

"Amare è soffrire. Se non si vuol soffrire non si deve amare. Però allora si soffre di non amare. Pertanto amare è soffrire, non amare è soffrire e soffrire è soffrire. Essere felici è amare, allora essere felici è soffrire. Ma soffrire ci rende infelici: pertanto per essere infelici si deve amare. O amare e soffrire. O soffrire per troppa felicità. Spero che tu stia prendendo appunti..."

(Woody Allen)

domenica 14 febbraio 2010

valentine #2



Una poesia del poeta rumeno-francese Gherasim Luca (1913-1994).
La riprendo da qui (dove si può anche leggere l’originale e ascoltare la voce dell'autore che la recita).



Il suo corpo leggero
è la fine del mondo?
È un errore
è una delizia che scivola
tra le mie labbra
vicino al ghiaccio
ma l’altro pensava:
non è che una colomba che respira
comunque sia
là dove io sono
avviene qualcosa
in una posizione delimitata dalla tempesta

Vicino al ghiaccio è un errore
là dove io sono non è che una colomba
ma l’altro pensava:
avviene qualcosa
in una posizione delimitata
scivolando tra le mie labbra
è la fine del mondo?
È una delizia comunque sia
il suo corpo leggero respira con la tempesta

In una posizione delimitata
vicino al ghiaccio che respira
il suo corpo leggero che scivola tra le mie labbra
è la fine del mondo?
ma l’altro pensava: è una delizia
avviene qualcosa comunque sia
per la tempesta è soltanto una colomba
là dove io sono è un errore

È la fine del mondo che respira
il suo corpo leggero? ma l’altro pensava:
là dove io sono vicino al ghiaccio
è una delizia in una posizione delimitata
comunque sia è un errore
avviene qualcosa per la tempesta
non è che una colomba
che scivola fra le mie labbra

Non è che una colomba
in una posizione delimitata
là dove io sono con la tempesta
ma l’altro pensava:
chi respira vicino al ghiaccio?
è la fine del mondo?
comunque sia è una delizia
avviene qualcosa
è un errore
che scivola fra le mie labbra
il suo corpo leggero

da La Fin Du Monde, in “Paralipomènes”, Paris, 1969
[traduzione di orsola puecher]

Un altro testo dello stesso autore si può leggere qui.

Gherasim Luca nasce a Bucarest nel 1913, da una famiglia ebrea liberale. Scampato al nazismo grazie ad anni di clandestinità, è arrestato dai comunisti nel 1947. La sua unica possibilità di uscire dalla Romania è chiedere un visto per il neonato Israele. Lo ottiene nel 1952. In Israele, per sfuggire alla leva militare obbligatoria, sopravvive alcuni mesi nascosto in una grotta senza mai uscirne – si faceva luce con uno specchio con cui catturava i raggi del sole. Dopodiché riesce a partire per la Francia, dove vivrà da apolide per il resto della sua vita. Verso la fine degli anni Ottanta, una procedura burocratica legata all’assegnazione delle case popolari lo costringe ad assumere la cittadinanza francese. Vedendo in questo gesto una risorgenza delle antiche vessazioni, nonché di comportamenti razzisti ed antisemiti, la notte del 9 febbraio 1994 si getta nella Senna. Nella sua ultima lettera, dice di voler abbandonare “un mondo in cui non c’è più posto per i poeti”.
(biografia redatta da Andrea Raos)

valentine #1


NUOVA STAGIONE

La mia donna ha raccolto
tutte le foglie,
si è avvolta le mani nei riccioli,
è andata nei boschi
dove io le ho insegnato
il linguaggio di queste foglie di bosco,
e i rossi alberi di prugno.
È un compendio
di me che prendo queste foglie con fame;
è un amore che lei capisce.
Dal mio odore di legno
ha cosparso la sua pelle color d’uvetta
ed è tornata
addolcita in musica brillante:
Il suo canto è la nostra nuova stagione.

per Shirl

* * *

NEW SEASON

My woman has picked
all the leaves,
rolled her hands into locks,

gone into the woods

where I have taught her

the language of these wood leaves,

and the red sand plum trees.

It is a digest

of my taking these leaves with hunger;
it is love she understands.

From my own wooden smell
she has shed her raisin skin
and come back
sweetened into brilliant music:

Her song is our new season.
for Shirl

sabato 15 agosto 2009

sulle panchine (ora che è estate)


Spazio, per favore, fate spazio
intorno agli innamorati.
Lasciate che si espanda la bolla di luce
dei loro corpi.
Passate in silenzio, non chiedete nemmeno il saluto
magari assaggiate l'aria
e allontanatevi migliori.