Visualizzazione post con etichetta televisione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta televisione. Mostra tutti i post

mercoledì 27 agosto 2014

parental concerns

Ultimamente, mi preoccupavo del fatto che i miei bimbi passassero troppo tempo davanti alla televisione.
Poi mi sono messo a pensare a ciò che vedevo io nella mia infanzia e adolescenza: e mi sono reso conto che ho assorbito una quantità impressionante di televisione. A parte i cartoni giapponesi, che costituiscono un capitolo a sé, ho in memoria una lista di telefilm americani, il cui numero mi suona piuttosto inquietante. In calce a questo post, trovate i primi che mi sono venuti in mente, in ordine rigorosamente casuale.

Mi rendo conto conto che alcuni di essi hanno contribuito a edificare alcuni pilastri della mia mitologia personale. Gli scanzonati inseguimenti automobilistici di Hazzard (e, vabbè, i vestitini striminziti della cugina Daisy, alias Catherine Bach); il petto villoso di Tom Selleck in Magnum P.I.; la sciatteria sorniona di Peter Selleck in Colombo; il maestoso trapper Zeb Macahan, interpretato da James Arness in Alla conquista del West (anche se mi pare di ricordare che, all'epoca, il mio personaggio preferito fosse il giovane e scapestrto Luke); gli esilaranti battibecchi fra George e Wizzie ne I Jefferson; le curve a novanta gradi di Automan; la stralunata comicità di Robin Williams in Mork e Mindy.
Per non parlare di quelle meno note, che per qualche ragione ricordo con particolare affetto: I ragazzi del computer, Simon and Simon, Sanford and Son.

E infine, le sigle: non escludo che le colonne sonore funky di quelle serie siano una delle fonti della mia passione per la musica nera.
Insomma, ho poco da redarguire i miei bimbi. Teledipendente che non sono altro.

* * *

Magnum P.I.
Hazzard
Simon and Simon
Starsky e Hutch
Miami Vice
Per le strade di San Francisco
Kojak
Hardcastle e McCormick
Riptide
Alla conquista del West
Charlie's Angels
Lassie
Colombo
Furia
I ragazzi del computer
I Jefferson
Sanford and Son
I Robinson
Arnold
Happy Days
Cheers
A Team
Mork e Mindy
Vita da strega
Strega per amore
Ralphsupermaxieroe
Alf
La famiglia Addams
Saranno famosi
Due nipoti e un maggiordomo
Simpatiche canaglie
L'uomo da sei milioni di dollari
La donna bionica
Manimal
Supercar
La signora in giallo
Mike Hammer
McGyver
Ellery Queen
CHiPs
Tre cuori in affitto
Casa Keaton
Genitori in blue jeans
Automan

sabato 15 dicembre 2012

sono nato nell'epoca sbagliata


Questa roba meravigliosa è datata 1972.
Sono passati quarant'anni e qualcosa, nella cultura italiana, è morto. Ma che cosa? E di chi è la colpa?

martedì 31 gennaio 2012

perché Sanremo è Sanremo


http://youtu.be/rcXWRemCREQ

Tempo e luogo: 25 gennaio 2012, TG1 delle 20.

Protagonisti: un anziano cantante/presentatore, un comico di mezza età e una bella ragazza ventenne di origine ceca, impegnati nella promozione di un evento musical-televisivo.

I fatti: durante l'intervista, arriva il turno della bella ragazza. Non appena lei inizia a parlare, l'anziano le toglie il giubbotto e mostra al pubblico italico una generosa scollatura. Il comico di mezza età osserva il tutto con sguardo lubrico, poi comincia a suggerire alla ragazza le battute, come se avesse tre anni. Lei sorride e asseconda, con sguardo da lobotomia.

Il tutto in prima serata, con le famiglie che pasteggiano a tette e canzonette.
Decenni di femminismo andati a puttane.
Viva l'Italia.

(un commento qui)

mercoledì 23 novembre 2011

fuori dal tunnel


http://www.youtube.com/watch?v=jx8GhXm-HcA

L'altro giorno ho aperto l'armadio e ho constatato che il mucchio di panni in attesa di stiratura stava pericolosamente aumentando la propria tendenza alla lievitazione.
E chissenefrega, direte voi.
Fatto sta che, dopo cena, abbiamo raggiunto un compromesso. Mia moglie si è portata i bimbi in camera da letto, al piano di sopra, e io sono rimasto in cucina a stirare; come succede spesso, d'altronde.
Mentre stiravo ho acceso la televisione e sono incappato nel programma di Fiorello, "Il più grande spettacolo dopo il weekend". Tre ore buone, seguite da un'intera puntata di "Porta a porta", che sviluppava il tema: quant'è bravo Fiorello, quanto ci piace Fiorello, viva Fiorello, Fiorello erede del grande varietà, Fiorello santo subito.
Ora, non voglio dire negare che Fiorello abbia una notevole abilità di entertainer: canta discretamente, regge la scena, sa come bucare il video, conosce i tempi comici, oltre al fatto di aver dietro una squadra di autori che gli scrive i testi. Insomma, è l'ultima ruota di un ingranaggio congegnato per fare audience, e devo rendergli il merito di farlo funzionare alla perfezione. Tra grandifratelli e mariedefilippi, Fiorello ci fa persino la parte del garbato, quasi del colto.
Però.
Però, a ben guardare, Fiorello non si è mosso di un millimetro dai suoi esordi. Era, e resta, un animatore da villaggio turistico.
Ora, parliamo fuori dai denti: ci sono poche categorie umane che odio e detesto con tutta l'anima. Una di queste è quella degli animatori. Gente che ha privato l'umanità di un fondamentale e sacrosanto diritto: quello di annoiarsi. Gente per cui la quiete e il silenzio, che sono preludio e presupposto del pensiero, sono nemici da abbattere. (Un altro è DJ Francesco, che sta faticosamente percorrendo la sua carriera di Fiorello dei poveri di spirito).
Il successo di Fiorello, con la sua comicità bonacciona, caciarona e nazionalpopolare, capace di produrre share misurati in milioni, testimonia dell'avvenuta trasformazione dell'Italia in un unico, grande villaggio turistico.
E' ora di affermare una verità che dovrebbe essere lapalissiana. Il divertimento è una droga. Il divertimento è una tossina neuronale. Il divertimento dà assuefazione. Il divertimento uccide te e chi ti sta intorno.
Io non sono mai entrato nel tunnel, e posso aiutarvi a uscirne.


P.S.: lo so, lo so, anche Caparezza era ospite di Fiorello. Diciamo che il video postato in alto è un tipico esempio di eterogenesi dei fini.

lunedì 17 ottobre 2011

celebrità catodica

[A metà anni '80] avevo preso in affitto un appartamento a Torino. La zona era tremenda, proprio dietro la stazione di Porta Nuova. Un quartiere frequentato da spacciatori, malviventi di vario genere, puttane e travestiti, di quelli anziani e con la faccia mal rasata. Il quartiere, che si chiamava San Salvario, non a caso era stato nominato "San Calvario". Piuttosto deprimente. Io però ci stavo bene: era in sintonia con il mio umore di quel periodo [Rava aveva appena divorziato dalla prima moglie Graciela] e poi l'appartamento era molto grande, con i soffitti alti. Una casa di fine Ottocento con i muri spessi. Potevo suonare senza sordina tutto il giorno perché al piano di sopra non c'era mai nessuno. I vicini ogni tanto vedevano la mia foto sul giornale, ma nel complesso non gliene fregava niente. Poi un bel giorno Wanda, la portinaia, esce dal suo gabbiotto insieme a un forte odore di cavoli, mi blocca e comincia: "Complimenti signor Rava!". Due inquilini si fermano e tutti in coro: "Sì, complimenti per ieri sera! Veramente! Siamo fieri che lei viva in questo palazzo!". Il fatto è che non avevo fatto niente la sera prima. Non riuscivo a capire. Poi il mistero venne svelato. In un telequiz Mike Bongiorno aveva chiesto al concorrente: "Che strumento suona il jazzista Enrico Rava?". Non volli indagare se il poveretto avesse o meno indovinato, anche se ne dubito. Di colpo vidi la realtà in tutta la sua tragicità fantozziana: avrei potuto avere un successo enorme al Teatro Regio, anzi alla Scala o alla Carnegie Hall che agli inquilini di via Nizza 27 non si sarebbe smosso un pelo. Venivo menzionato in un telequiz nazional popolare ed eccomi trasformato in eroe.

Enrico Rava, "Incontri con musicisti straordinari", Feltrinelli 2011, pag. 219-220

martedì 29 giugno 2010

la risata che ci ha seppellito


da: Nicola Lagioia, Riportando tutto a casa, Einaudi 2009, pp. 23-25
Poi arrivava la fine della giornata, le sere di quel 1984, e insieme con la sera scendeva su di noi un velo, un bagliore azzuro, a metterci d'accordo, a fare giustizia...
... da gennaio a dicembre scendeva su mia madre, scendeva su mio padre, sui direttori di banca, sui grossisti ormai lontani dai loro capannoni, scendeva questo bagliore che i tecnici sapevano essere la combinazione dei tre colori primari - il rosso, il verde, il blu, mischiati tra loro sullo schermo in tutti i possibili colori. Non si chiamava ancora televisione commerciale. Era, semplicemente, "la Cosa Nuova".
E quello che a me sembrava una presa diretta da una dimensione paralela era stato invece registrato quarantott'ore prima a Roma, finito di montare il giorno stesso, precisamente negli stabilimenti della Dear, una lunga giustapposizione di studi televisivi e camerini e corridoi a collegare un braccio all'altro della struttura verso la quale sugli autobus, sui taxi, sulle automobili private arrivavano settimanalmente le ballerine e i comici e le loro spalle e questo cocker triste di proprietà di un caro amico del comico più anziano che avremmo ricordato per i monologhi di fine puntata; e insieme a loro l'autore e il regista della trasmissione, gli unici a non passare dalla sala trucco. Ma prima della sala trucco, prima dei camerini e dei travestimenti - le ballerine, che poi non erano vere e proprie ballerine bensì ragazze di bella presenza con una disperata vocazione all'anominato, si travestivano da ragazze fast food mentre i comici, i due più noti perlomeno, il capocomico di mezza età e un trentenne di Biella la cui faccia era una vittoriosa antitesi delle facce degli attori d'avanspettacolo (Ezio Greggio, un monumento al niente), questi due comici indossavano enormi giacche colorate dai baveri taglienti -, prima dei camerini e della sala trucco, delle lucine accese sulle telecamere, capitava che le ballerine parlottassero tra loro, e i comici si consultavano con l'autore della trasmissione, poi l'autore col regista, poi arrivava un vassoio coi bicchierini di plastica sbaffati di caffè, e ancora chiacchiere e consultazioni prima di andare in onda... E la vera novità stava nel fatto che, a differenza di ciò che succedeva negli spettacoli televisivi del passato, i quarantacinque minuti della trasmissione vera e propria non erano la bella copia, il salire quei due o tre gradini che separavano il rodaggio precedente dal risultato finale, ma una discesa, uno scientifico abbassarsi sotto le quote dell'intelligenza, della grazia, dell'arguzia, dello spessore presenti in ogni essere umano coinvolto in quella trasmissione. Per questo il programma funzionò così bene, per questo fu una rivoluzione. Drive In... Il primo tentativo serio di portare in Italia ciò che oltreoceano stava accadendo già da qualche tempo - ovvero cambi di scena fulminanti, sketch veloci il doppio, il triplo rispetto a quelli del passato e presentati soprattutto come se fossero spot pubblicitari. E il suo autore, Antonio Ricci, uno che durante il Maggio francese aveva avuto diciott'anni, e aveva naturalmente manifestato e ciclostilato e cineforumizzato e solidarizzato con il lancio delle uova alle prime della Scala... il suo programma degli anni Ottanta non fu il tradimento della sua vita precedente, semmai al contrario la sua realizzazione più profonda - così come ci si era avvolti nel vento caldo della contestazione, adesso si tendevano le vele per sfruttare il vento gelido, che di quel vento caldo era stato il mandante, il vero soffio d'alimento.

lunedì 7 giugno 2010

nnnon ci posso cccredere!!!


Da quanto tempo non si vedeva il jazz sulla tv pubblica?
Si accettano scommesse, ma (se si esclude qualche cameo e comparsata a Sanremo o da Arbore) direi almeno 10-15 anni. Da quando Rai3 ha smesso di programmare "Schegge di jazz" e di mandare i concerti di Umbria Jazz (sì, lo so, li mandava a notte fonda, ma vabbè).
Insomma, sono finiti i tempi in cui Mamma Rai ospitava in prima serata roba del genere.


http://www.youtube.com/watch?v=jz_oG5OpyFU

Quindi, quello che succederà l'8, 9 e 10 giugno (in seconda serata, ma vabbè) è quasi un evento.
Succederà che arriva in televisione "Il Dottor Djembè" (sottotitolo: "Via dal solito tam-tam"), la geniale, surreale, divertentissima trasmissione radiofonica condotta da David Riondino insieme a quei due spiritacci di Stefano Bollani e Mirko Guerrini (chi non la conosce è caldamente invitato a scaricarsela in podcast qui).
Ci saranno ospiti come Enrico Rava, Cristina Zavalloni (come? non conoscete Cristina Zavalloni? subito un'occhiata qui, please) e Peppe Servillo, e verranno trasmessi spezzoni delle puntate radiofoniche alle quali hanno partecipato Renzo Arbore, Nicola Piovani, Antonello Salis, Giovanni Sollima, Paolo Fresu (e vi giuro che vedere quelle puntate è tutt'altra cosa dal sentirle: ecco un esempio; e anche un altro, dato che oggi mi sento generoso).
"Buonasera Dottor Djembè" è il titolo. Inizia intorno alle 23,20; su Rai3, ovviamente. Guardatelo. Perché, che ci crediate o no, il jazz può essere esilarante.

venerdì 30 aprile 2010

don't worry be happy


Quando ho preso il mio primo televisore, ho smesso di preoccuparmi troppo di avere relazioni intime con altre persone. Ero stato ferito molto, quanto puoi esserlo solo se vuoi molto bene. Perciò, credo di aver voluto molto bene, nei giorni prima che si fosse mai sentito parlare di “pop art” o “film underground” o “superstar”.
Quindi a fine anni '50 cominciai una storia d'amore con la mia televisione che è continuata fino al presente, quando sto a spassarmela nella mia camera da letto con qualcosa come quattro alla volta. Ma non mi sono davvero sposato fino al 1964, quando ho preso il mio primo registratore. Mia moglie. Il mio registratore ed io siamo sposati ormai da dieci anni. Quando dico “noi”, intendo il mio registratore e io. Molta gente non lo capisce.

L'acquisto del mio primo registratore ha messo fine a qualunque vita emozionale io potessi avere, ma sono stato felice di vederla finire. Niente era più un problema, perché un problema significava solo un buon nastro, e quando un problema si trasforma in un buon nastro, non è più un problema.


Andy Warhol

giovedì 29 aprile 2010

amarcord televisivo - 1981

Che strana cosa, la memoria...
Del 1981 (avevo 6 anni) non mi ricordo nulla dell'attentato a Reagan, né dell'arresto di Giusva Fioravanti, dello scandalo P2, del rapimento Dozier, del primo volo dello Shuttle Columbia. Non mi ricordo nemmeno della morte di Rino Gaetano, di Alfredino Rampi caduto nel pozzo, del primo pc IBM.
Però mi ricordo benissimo di questo:

http://www.youtube.com/watch?v=nDjQL8EO5EQ&feature=related

E di questo:

http://www.youtube.com/watch?v=xzzzMVFqsWU

giovedì 15 aprile 2010

domenica 24 gennaio 2010

l'arma finalen del doktor goebbels


http://www.youtube.com/watch?v=9E--xLaTboY

lunedì 28 dicembre 2009

italia mia, benché 'l parlar sia indarno...


Ma che belle personcine abbiamo in Italia. Nel mondo dello spettacolo, poi...
Secondo voi, chi è che si dice "felice ed entusiasta di essere mussoliniano"?
Clicca sulla frase per scoprirlo.

lunedì 14 dicembre 2009

involuzione

Mina (in carne ed ossa) per la Barilla nel 1967. Regia di Antonello Falqui. Pura avanguardia televisiva.

http://www.youtube.com/watch?v=obucaJJ9p_c

Mina (solo voce) per la Barilla nel 2009. Regia di tale Nicolas Caicoya (??). Giudicate da soli.

http://www.youtube.com/watch?v=utTVXOa1K7k

lunedì 30 novembre 2009

memento (3)


Il mondo mi sfugge, ancora, non so dominarlo
più, mi sfugge, ah, un'altra volta è un altro...

Altre mode, altri idoli,
la massa, non il popolo, la massa
decisa a farsi corrompere
al mondo ora si affaccia,
e lo trasforma, a ogni schermo, a ogni video
si abbevera, orda pura che irrompe
con pura avidità, informe
desiderio di partecipare alla festa.
E s'assesta là dove il Nuovo Capitale vuole.
Muta il senso delle parole:
chi finora ha parlato, con speranza, resta
indietro, invecchiato.
Non serve, per ringiovanire, questo
offeso angosciarsi, questo disperato
arrendersi! Chi non parla, è dimenticato.

Pier Paolo Pasolini
da “La rabbia” (1960), in “La religione del mio tempo”

giovedì 10 settembre 2009

amarcord musicale - 1


Dedicato a chi ha fra i trenta e i quarant'anni, e ha vissuto la sua infanzia fra gli anni Settanta e i primi anni Ottanta. Ci sono memorie comuni a tutta una generazione, e sicuramente la musica è una delle madeleine più potenti. Queste credo siano tra le primissime musiche di ho conservato memoria.

La prima è la colonna sonora scritta da Fiorenzo Carpi per il Pinocchio televisivo, capolavoro di Comencini (altro che i calzoncini tirolesi di Walt Disney o la favoletta pacchiana di Benigni). Tutti i brani sono memorabili, dalla legnosa marcetta di Pinocchio alla struggente canzone di Geppetto ("com'è triste l'uomo solo / che si guarda nello specchio") alla canzone della Fata Turchina ("tre per tre fa soltanto nove"), e così via.
Questo è semplicemente il mio preferito.



La seconda è la sigla d'apertura dell'Almanacco del giorno dopo, bellissimo e rimpiantissimo programma della TV italiana dei bei tempi. Mi suscitava, non so perché, una strana inquietudine, amplificata da quelle figure da lunario rinascimentale accompagnata da quei motti enigmatici. Ho scoperto solo da poco che si trattava di un brano di Guillaume de Machaut, ma l'ho trovato citato come Chanson Balladée, che in effetti non è un titolo, ma il nome generico di un tipo di composizione. Ad ogni modo il brano è stato profondamente riarrangiato. Gli esecutori sono una non altrimenti nota "Orchestra del Chianti".



Ah, e poi c'è un altro pezzo di storia della TV: Quark, con l'aria bachiana cantata dagli Swingle Singers. C'era quando ero piccolissimo, c'è ancora e - presumo - sempre ci sarà. Questa è la prima sigla che ricordo (YouTube la data al 1981).



E infine l'Intervallo, ovvero l'Aria di François Couperin.

martedì 21 aprile 2009

scampoli di TG1


(Dal TG1 delle 13,30 di oggi.)

Noi chi?
La Sinistra non speculi sul 25 aprile. Noi c'eravamo sessant'anni fa e ci siamo ancora oggi.
Luca Volontè, UdC (nato nel 1966)

C'erano, c'erano, porca miseria!
Sessant'anni fa ci stavano quelli che volevano la democrazia, e ci stavano quelli che volevano sostituire una dittatura con un'altra dittatura. Anche oggi ci stanno altre manifestazioni per il 25 aprile, oltre a quelle della Sinistra estrema, e non è Franceschini che decide dove deve andare Berlusconi.
Fabrizio Cicchitto, ex-PSI, ex-P2, ex-PSR, ex-FI, attualmente PdL

lunedì 2 marzo 2009

metafisica di sanremo


Sanremo di quest’anno è stato un avvenimento di portata quasi metafisica. L’ha vinto un cantante che non esiste, se non in forma catodica. E’ fisicamente insignificante, non ha alcun talento, cantava una delle canzoni più brutte del festival, ma è bastata la sua forza mediatica (anche senza tirare in ballo inciuci e call-center comprati) a farlo vincere.
Se qualcuno aveva ancora dubbi circa il fatto che la TV contemporanea non imita né riproduce la realtà, ma semplicemente la sostituisce, credo che questa ne sia la prova definitiva, l’experimentum crucis.