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lunedì 9 dicembre 2013

solo un consiglio...




"Per tutti i problemi complessi esiste una risposta semplice. 
Il problema è che quella risposta è sbagliata".
(Gianni Pacinotti, in arte Gipi)



Questo è il suo ultimo libro:
"Unastoria" (Coconino Press 2013, € 18)



Qui trovate le prime dieci tavole.




(Posso darvi un consiglio? Compratelo. 
18 euri ben spesi)

martedì 13 marzo 2012

omaggi a moebius


Sul blog del fumettista Raul Cestaro, una bella scelta di immagini (tra cui quelle qui sopra e qui sotto).
Sul blog di Gipi, un racconto su di lui e sulle penne a china.

venerdì 17 febbraio 2012

customized Jesus


Se c'è una cosa che mi piace della religione cattolica moderna è la sua possibilità di customizzazione. Nessuno, io per primo, vorrebbe una religione antiquata come quella professata in molti paesi del medio oriente, o qualche altra roba che implichi dedizione e sacrifici e rigidità. Insomma, siamo nel 2012, l'anno del contatto, non è che possiamo continuare a interpretare le parole di Dio come nel medioevo.
La religione cattolica è fatta per essere customizzata. Nasce così, in quella forma adatta, modulare. Uno dei comandamenti più interessanti, per esempio, è quello che dice "Non nominare il nome di Dio invano".
Questo è uno dei primi esempi di customizzazione religiosa di alto livello, in altre parole una trasformazione del senso di un dettato religioso ai fini di una sua migliore e più efficace utilizzazione in ambito moderno messa in atto non dalla base ma dall'elite religiosa stessa. (Potete respirare).


Dal blog di quel genio di Gipi. Irriverente, politicamente scorrettissimo: insomma, esilarante.
Clicca qui per continuare a leggere.

venerdì 14 maggio 2010

l'anemone e il pesce pagliaccio


Il Pesce Pagliaccio vive in simbiosi con con gli Anemoni (per questo a volte è detto "pesce Anemone") come Entacmaea quadricolor, Heteractis aurora, e Stichodactyla gigantea.
I tentacoli dell'anemone proteggono il Pesce Pagliaccio dai predatori. L'anemone a sua volta, trae profitto dal movimento del pesce fra i suoi tentacoli i quali aumentano il riciclo dell'acqua e perciò dell'ossigeno. L'anemone inoltre può alimentarsi anche degli escrementi del pesce.
In età adulta il Pesce Pagliaccio si "trasferisce" dall'anemone al corallo anche se alcuni non si muovono mai dai loro anemoni.

(fonte: Animal Store/aquariologia.)

sabato 6 febbraio 2010

Perdenti Dentro

Che il PD fosse in stato confusionale, lo si era capito da un pezzo.
Gli ultimi manifesti elettorali sono solo l'ennesima conferma.
Leggetevi questo commento di Gipi sul suo blog. Lo dice meglio di quanto potrei fare io.

domenica 27 dicembre 2009

recensioni in pillole 51 - "Diario di fiume"

Gipi, Diario di fiume e altre storie, Coconino Press, 2009 (125 pp., € 17)

E siamo a cinque.
Cinque Gipi in un anno configurano uno stato di seria dipendenza.
Comunque: questo “Diario di fiume” raccoglie dodici storie brevi o brevissime (la più lunga, quella che dà il titolo al volume, è di una ventina di tavole, ma ce ne sono anche di una o due) pubblicate qua e là negli ultimi dieci anni.
Tecniche e temi sono i più vari: due ragazzi che discendono un fiume in canoa; un pugile in un incontro truccato; due uomini, entrambi segnati da un dolore recente, che vanno a raccogliere funghi; una bacinella Moplen piena di Campari Soda; un vagabondo di nome Puzzola; migranti africani; una sex-doll iperrealistica; un appuntamento mancato. E l'ultima storia che, in qualche modo, si ricollega alla prima.
Storie tenere, ciniche, ironiche, tragiche, liriche, grottesche, come sempre in Gipi.
Insomma, che parlo a fare? Leggetelo, e basta.

venerdì 30 ottobre 2009

recensioni in pillole 40 - "S."

Gipi, S., Coconino Press 2007 (112 pp., 15 €)

Continua la mia dipendenza da Gipi (con questo siamo a quattro solo quest'anno). D'altra parte io non ho la minima intenzione di far nulla al riguardo. Ormai Gipi mi sembra di conoscerlo da sempre, e ogni volta che compro un suo libro mi pare di ricevere la lettera di un amico.
Questo l'ho comprato ieri mattina e ho finito di leggerlo stanotte, verso l'una.
"S." è Sergio, il padre dell'autore, il centro della storia. Attorno a lui si costruisce un racconto fatto di andirivieni tra passato e presente, con due episodi che fanno da cardine alla narrazione: una gita in barca che per poco non finisce male e il bombardamento americano su Pisa del 31 agosto 1943, in cui il padre e la madre rischiano entrambi di morire (la madre vi perderà quasi tutta la famiglia).
Gipi, come suo solito, si mette a nudo raccontando le proprie vicende più intime senza alcun pudore, ma paradossalmente è proprio questo che gli permette di evitare il sentimentalismo e di costruire una narrazione sobria, emozionante: ci sono i racconti del padre, misti di realtà e immaginazione, ci sono i ricordi d'infanzia, gli scherzi, i litigi, l'allegria e la tragedia, la morte e l'affetto (la sequenza della cremazione è una delle più tenere che mi sia mai capitato di leggere).
I disegni, a differenza di altri testi, si mantengono semplici e lineari: poche linee, volti stilizzati, acquerelli leggeri e trasparenti. Insomma, quella semplicità così - apparentemente - facile, e invece così difficile da ottenere.
Forse "S." non è il libro migliore di Gipi (il migliore, secondo me, è "Appunti per una storia di guerra"), ma di sicuro è il più misurato, equilibrato, e insieme il più diretto.
Fra qualche settimana dovrebbe uscire per Coconino il nuovo libro, intitolato "Diario di fiume e altre storie". E io, come al solito, lo aspetto fedelmente. Degli amici ci si deve fidare.

sabato 19 settembre 2009

recensioni in pillole 30, 31, 32 e 33 - fumetti assortiti

Joann Sfar, Il gatto del rabbino 2, BUR 2009 (144 pp., € 17,50)

Moujroum è il gatto di Abraham Sfar, un candido rabbino, e di sua figlia, la bellissima e irascibile Zlabya. Ma è un gatto particolare: pensa e parla come un essere umano ed è il miglior amico del suo padrone. Nel primo volume delle sue avventure lo avevamo visto aggirarsi per l'Algeria degli anni '20 e fare anche una capatina a Parigi. Qui ritroviamo tutti i personaggi, compresi il filosofo-ciarlatano Malka con il suo vecchio leone e il simpatico saggio islamico Mohammed Sfar (sì, si chiamano tutti Sfar, guarda un po'), e ne conosciamo altri, tra i quali un ebreo russo, diretto in Etiopia per cercare la Gerusalemme terrestre. Sfar, nato a Nizza nel 1971, rielabora i racconti e le leggende ascoltati da sua nonna, ebrea sefardita. Narra con la semplicità e l'abilità di un cantastorie e disegna con uno stile finto-naïf, che nasconde un attento studio delle atmosfere e delle espressioni. E soprattutto sa trasmettere, senza darlo a vedere, un messaggio di umiltà, rispetto per il prossimo e accettazione della vita in tutta la sua gioiosa diversità. Incantevole.

Bastien Vivès, Il gusto del cloro, Blackvelvet/That's Life 2009 (135 pp., € 18)

Sempre dalla Francia arriva Bastien Vivès, parigino, classe 1984. “Il gusto del cloro” è un libro minimale. I disegni sono ridotti a linee sottili e a campiture di colori puri, spenti: il bruno della pelle, il verde dell'acqua, poco altro (qui qualche esempio). E anche la storia è quasi nulla: un ragazzo va in piscina per curarsi la scoliosi, conosce una ragazza, ogni tanto si parlano, perlopiù nuotano e basta, per pagine intere; alla fine non succede niente; o forse sì. Però, questo quasi-nulla, Vivès lo impregna del senso della vita che scorre, di quelle piccole, impalpabili epifanie che le danno senso. Può affascinare o annoiare, a seconda dei gusti. A me è piaciuto.

Paolo Parisi, Coltrane, Blackvelvet/Biopop 2009 (125 pp., € 13)

Non è una biografia di Coltrane, e questo è un bene. Non solo perché la vita di Coltrane fu priva di elementi spettacolari o coloriti, e lui stesso fu una persona tranquilla, completamente dedita alla propria ricerca musicale e spirituale; ma anche perché la biografia è sempre a rischio di cadere nel banale didascalismo, quando non nella morbosità fine a se stessa. Parisi, invece, costruisce il libro su una serie di flash: episodi della vita di Coltrane, sequenze di lui che suona o che discute con colleghi e amici, titoli di dischi, ritratti di musicisti, dichiarazioni di critici, il tutto disposto senza alcuna consequenzialità cronologica, anzi con accostamenti inaspettati fra piani temporali diversi. Il tutto è organizzato in quattro parti, che corrispondono ai quattro movimenti di “A Love Supreme”. L'impostazione grafica è essenziale, rigorosa, priva di qualsiasi virtuosismo. Ne esce un bel ritratto di Trane, sobrio e appassionato.

Gipi, Esterno notte, Coconino Press, 2009 (110 pp. non num., € 17)

Lo ammetto, ho un problema. Il mio problema si chiama Gipi: ogni volta che vedo un suo libro, non sono in grado di lasciarlo sullo scaffale. Devo comprarlo. “Esterno notte” è la ristampa di un volume del 2003 e contiene cinque storie brevi, accomunate dalla tecnica: pittura ad olio su fondi preparati, con sovrapposti disegni a china, spesso su carta trasparente. L'effetto è straordinario, materico, di enorme suggestione. Consigliato a chiunque ancora dubiti che Gipi sia un GRANDE disegnatore. (Ah, a proposito: le storie sono, come sempre, geniali, lampi di vita crudi, violenti e pieni di poesia).

giovedì 19 marzo 2009

recensioni in pillole 9: "Questa è la stanza"


Gipi, Questa è la stanza, Coconino Press 2007, € 17

Gipi sta diventando una malattia. Lo testimonia il fatto che, appena visto questo libro sullo scaffale della libreria, l'ho preso senza nemmeno aprirlo, anzi senza nemmeno guardare il prezzo e controllare se avevo in tasca abbastanza soldi.
Dopo la magistrale graphic novel “Appunti per una storia di guerra” (l'ho detto e lo ripeto: uno dei più bei romanzi italiani di quest'ultimo decennio) e prima dello struggente ed esilarante “La mia vita disegnata male”, con questo “romanzo a fumetti” Gipi si era confermato come uno dei pochi veri narratori che abbiamo in questo paese.
Il tema è, ancora una volta, l'adolescenza. I protagonisti sono quattro ragazzi che si muovono nel solito paesaggio di provincia, tra campagna e periferia, e hanno il sogno comune di quasi tutti gli adolescenti: fondare una rock band. La stanza del titolo è una porta d'accesso verso se stessi: un posto tutto loro, dove possono “chiudere fuori il mondo, suonare e basta”, coltivare i propri sogni lontano dagli adulti.
Tutti e quattro hanno vite difficili, tese sul filo: il padre di Giuliano ha occhi solo per i suoi cani da caccia; a Stefano è morto un fratello, i suoi genitori vivono nell'angoscia e lui dà fuori di matto per mascherare il dolore; Alex ha la camera piena di poster nazisti e vive con una madre e una zia a lui morbosamente devote (il padre è sparito, scappato chissà dove con tutti i soldi della ditta) ; Alberto si dedica al padre, che dopo una malattia si trascina in un'esistenza spenta e catatonica, perso dietro i suoi modellini di aereoplano.
Ma tutto ciò Gipi lo lascia solo intuire. Il centro del racconto è la stanza dove i ragazzi provano, i loro strumenti che sfrigolano e si guastano, la voglia di spaccare il mondo, di fregarlo. Gipi, l'ho già detto, è uno dei pochi che riescono a raccontare l'adolescenza per quel che è: l'età in cui si è senza pelle, in cui tutti i sensi sono dolorosamente acuti, in cui le responsabilità non esistono, si vive e basta, per sé e per gli amici, e questo è tutto quel che conta, il mondo finisce lì.
Un mondo raccontato senza filtri, con una precisione e un'adesione lancinanti, e insieme con il totale controllo dei propri mezzi, grafici e narrativi. Ed è la prima volta che mi capita di trovare spiazzante un lieto fine.

mercoledì 14 gennaio 2009

recensioni in pillole 3: "La mia vita disegnata male"


Gipi (Gianni Pacinotti), “La mia vita disegnata male”, Fusi Orari/Coconino Press, 2008
“...ero ancora (quasi) un adolescente. La forma di vita più inutile e malvagia che si possa immaginare, se si esclude un gremlin bagnato”.

Lo sappiamo tutti che l'adolescenza è uno schifo. E sappiamo tutti che poi quello schifo ci sembra un paradiso. E la terza cosa che sappiamo tutti è che chi cerca di raccontare quello schifo nove volte su dieci produce uno schifo anche peggiore.
Questa, secondo me, è la ragione principale per cui Gipi è un genio.
Perché in questo “romanzo disegnato” riesce a raccontare un'adolescenza (e che adolescenza: droghe, autolesionismo, ribellioni senza causa, periferie, amici fatti dondolare sui falò e poi lasciati cadere dentro senza un perché, tentativi di suicidio finiti in lanci di bouquet, dieci giorni in galera), mescolandola con deliri, sedute psicoanalitiche, sogni, traumi infantili, orsi che dicono “cazzo”, tentati sturpi, problemi di erezione, visite mediche, storie di pirati, producendo alla fine un'opera di pura poesia.
E se dico “poesia”, la parola non esclude affatto la comicità. Anzi, LMVDM è un libro in cui si ride spesso, e di gusto, anzi, si ride proprio dove il racconto sembrerebbe più tragico (del resto, lo dice lui stesso: “delle tragedie si dovrebbe ridere sempre”).
Gipi si racconta senza il minimo pudore, con toscana, puntuta brutalità.
Disegna “male”, probabilmente, eppure conosco fior di disegnatori che darebbero un braccio per “disegnare male” così, con quel tratto aggrovigliato, nervoso, che a volte diventa leggero come una brezza a volte sembra voler incidere il foglio fino a lacerarlo. I suoi panorami di periferia sono tra le cose più struggenti che mi sia mai capitato di vedere, e i suoi acquerelli sono semplicemente magistrali. I suoi volti, poi, e i suoi corpi: pigri, pieni di spunzoni e di parti molli.
Per inciso, il suo “Appunti per una storia di guerra”, uscito per Rizzoli un paio d'anni fa, è uno dei più bei romanzi italiani di questo decennio che sta per finire.
A proposito, Gipi sta diventando famoso. Negli Stati Uniti l'hanno osannato come “uno dei più grandi autori europei di graphic novels”. È andato persino in TV, e con la sua spigolosa simpatia pisana ha fatto un figurone. Ma non si prostituirà mai al successo, è troppo dolorosamente onesto.
L'ho già detto che è un genio?