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giovedì 31 ottobre 2013

consigli diplomatici



"Cari genitori,
cosa ne pensate dell'inclusione, nella classe dei nostri figli, di un bambino zingaro? Io sono seriamente preoccupata, e anche mia figlia è spaventata.
La mamma di ***"

Cara mamma di ***,
penso che tu sei una stronza razzista e tua figlia, poveretta, a sei anni è già sulla buona strada. Per colpa tua, ovviamente.
Penso anche che sfogare le tue frustrazioni su un bambino, criminalizzarlo ed escluderlo sia la cosa più vigliacca che un essere umano possa fare.
Infine, penso che questa è la scuola pubblica (la scuola di tutti) e che se non ti va bene, puoi sempre mandare la tua figlioletta a una scuola privata. A spese tue, ovviamente.
Il papà di E.

Che dite, si può rispondere così o è meglio usare un po' di diplomazia?

venerdì 29 giugno 2012

dichiarazione

Con tutta l'antipatia (tanta) che posso provare per il calcio, e per quanto poco (diciamo pure: niente) me ne possa fregare del risultato di una partita, ci tengo a dichiarare pubblicamente che mi sento molto più connazionale di un ragazzo africano, nero come la pece, che a diciotto anni ha scelto di essere italiano, che non di un italiano di pelle candida, che è tale solo per un accidente genetico, o che lo diventa solo dopo le partite. E che poi si permette pure di sindacare sull'italianità altrui.

giovedì 27 gennaio 2011

solo contro tutti

Ventisei quaderni dalla copertina blu si ammucchiano sulla mia scrivania. Ventisei ragazzi di quattordici anni circa hanno fatto un componimento di geografia. Sì, insegno geografia e storia.
Fuori c'è ancora il sole. Come si deve stare bene nei parchi! Ma il dovere innanzi tutto. Correggo i quaderni e noto sul mio taccuino i buoni e i cattivi.
L'argomento, imposto dal consiglio, è questo: "Perché abbiamo bisogno di colonie?" Sì, perché?
Vediamo un po'.
Il nome del primo scolaro incomincia per B. Si chiama Bauer, Franz Bauer. In questa classe non ci sono nomi che cominciano per A. In compenso, abbiamo cinque B. Una rarità, tanti B, su ventisei scolari in tutto. E' vero che due sono gemelli.
Scorro macchinalmente la lista alfabetica dei nomi e constato che i B fanno concorrenza agli S. Sì, ci sono quattro S, tre M, due E, due G, due L, due R, un F, un H, un N, un T, un W, uno Z, mentre non ci sono né A, né C, né D, né I, né O, né P, né, Q, né U, né V, né X, né, Y.
Ebbene, Franz Bauer, perché abbiamo bisogno di colonie?
"Abbiamo bisogno di colonie perché abbiamo bisogno di materie prime in grande quantità; senza materie prime non potremmo far funzionare come si dovrebbe la nostra industria, con la spiacevole conseguenza che il nostro lavoratore ridiventerebbe disoccupato".
Benissimo, caro Bauer.
"Ma non si tratta soltanto dell'operaio".
E di che cosa allora, Bauer?
"Si tratta di tutta la nazione, poiché, in definitiva, anche l'operaio fa parte della nazione".
Già, in definitiva, questa è davvero una scoperta straordinaria, penso; e mi colpisce una volta di più la constatazione che spesso ai nostri giorni verità vecchie come il mondo passano per parole d'ordine nuove fiammanti. O sarà sempre stato così?
Non ne so nulla.
So soltanto che devo leggere e rileggere ventisei compiti, che, da premesse storte, traggono conclusioni false. Come sarebbe bello se storto e falso si neutralizzassero a vicenda. Ma non lo fanno, passeggiano insieme a braccetto, e cantano frasi vuote.
Mi guarderò bene, naturalmente, come funzionario dello Stato, dal muovere la più piccola obiezione a questo grazioso canto. Mi dà fastidio, certo; ma che cosa si può fare, quando si è soli contro tutti? Nient'altro che avvelenarsi il sangue.
Spicciati a correggere, che devi ancora andare al cinema. Ma che cosa scrive quest'altro...?
"Tutti i negri sono mascalzoni, vili e pigri."
Una cosa davvero troppo stupida, questa. Cancelliamo.
E scrivo in margine, con inchiostro rosso: "Assurda generalizzazione!" Mi fermo. A proposito, non l'ho udita poco fa, questa frase sui negri? Dove? Ah, ecco, in trattoria, urlata dall'altoparlante. Sì, e mi aveva quasi tolto l'appetito.
Lascio quindi la frase intatta, poiché nessun professore ha il diritto di cancellare in un quaderno ciò che si dice per radio. E, mentre seguito a leggere, odo continuamente la radio: sussurra, stride, urla, geme, minaccia. E i giornali riportano le sue parole, e i ragazzi le copiano.

Ödön von Horváth, Gioventù senza Dio (1938)

purezza

La purezza è l'inversione maligna dell'innocenza. L'innocenza è amore dell'essere, sorridente accettazione dei nutrimenti celesti e terrestri, ignoranza dell'infernale alternativa purezza-impurità. Di questa santità spontanea e come naturale, Satana ha fatto una scimmiottatura che è somigliante ed è tutto il contrario: la purezza. La purezza è orrore della vita, odio dell'uomo, passione morbosa del nulla. Un corpo chimicamente puro ha subito un trattamento barbaro per pervenire a un simile stato assolutamente contro natura. L'uomo cavalcato dal demone della purezza semina intorno a sé la rovina e la morte. Purificazione religiosa, epurazione politica, salvaguardia della purezza della razza, sono numerose le variazioni su questo tema atroce, ma tutte sboccano in infiniti crimini, il cui strumento privilegiato è il fuoco, simbolo della purezza e simbolo dell'inferno.

(Michel Tournier, Il re degli ontani)

giovedì 11 febbraio 2010

bruciarli tutti

Vedo soltanto adesso questa brevissima, fulminante storia a fumetti in due sole tavole, pubblicata sul blog di Luca Boschi il 27 gennaio scorso, in occasione del Giorno della Memoria.
Gli autori sono Giancarlo Malagutti e Manlio Tuscia, e il post originale si può leggere qui.

(Cliccare sulle immagini per ingrandirle)

venerdì 29 gennaio 2010

élite


Il problema è che tutti coloro che sostengono la naturale preminenza di un'élite di qualunque tipo (si chiami essa nobiltà di sangue, sinarchia, razza ariana, aristocrazia spirituale, eccetera eccetera) inevitabilmente ritengono di far parte essi stessi di tale élite.
Non so perché, ma la cosa mi puzza.



(nell'immagine: René Guénon)

sabato 9 gennaio 2010

è un mondo difficile...

Commento sul forum di Radio Padania Libera circa i fatti di Rosarno (clicca per ingrandire):


(l'immagine e la notizia sono riprese da qui)

il test della lupara contro la violenza immigrata

Maroni: "Troppa tolleranza con gli stranieri"
Roberto Maroni non ha dubbi: dietro la guerriglia urbana degli immigrati per protestare per il ferimento dei loro connazionali c'è il "lassismo" delle politiche immigratorie.

Plaudiamo all'acume del nostro Ministro dell'Interno, il quale ha subito individuato la vera causa degli scontri di Rosarno: negli ultimi anni l'Italia ha consentito l'accesso a milioni di sovversivi bolscevichi che, quando si vedono sparare addosso, pretendono addirittura di reagire.
Il vostro umilissimo blogger si permette di suggerire un rimedio semplice, fattibile e portata di mano. D'ora in poi, sarà sufficiente effettuare un banalissimo test d'ingresso: ogni immigrato sarà messo contro un muro e gli sarà sparato contro un colpo di lupara.
Solo quelli che sopporteranno la scarica di pallettoni senza scansarsi, con stoica impassibilità, riceveranno il visto.
Urge una raccolta di firme in favore dell'iniziativa.

giovedì 19 novembre 2009

natale bianco


“Ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,35)

da Repubblica di ieri:

Il diktat della Lega contro i clandestini: "E' Natale, cacciamo tutti gli irregolari"

A Coccaglio (Brescia) l'assessore leghista Abiendi ha aperto la caccia agli immigrati irregolari con l'operazione denominata "White Christmas" perché - spiega - "il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana e della nostra identità". Il sindaco Claretti: "Il nostro obiettivo è fare pulizia"
di Sandro De Riccardis

A Coccaglio la caccia ai clandestini si fa in nome del Natale. L’a mministrazione di destra — sindaco e tre assessori leghisti, altri tre assessori targati Pdl — ha inaugurato nel piccolo comune bresciano l’operazione "White Christmas" per ripulire la cittadina dagli extracomunitari. Un nome scelto proprio perché l’operazione scade il 25 dicembre. E perché, spiega l’ideatore dell’operazione - l’assessore leghista alla Sicurezza, Claudio Abiendi - "per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità". È così che fino al 25 dicembre, a Coccaglio, poco meno di settemila abitanti, 1.500 stranieri, i vigili vanno casa per casa a suonare il campanello di circa 400 extracomunitari. Quelli che hanno il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e che devono aver avviato le pratiche per il rinnovo.
"Se non dimostrano di averlo fatto — dice il sindaco Franco Claretti — la loro residenza viene revocata d’ufficio". L’idea dell’operazione intitolata al Natale nasce dopo l’approvazione del decreto sicurezza che dà poteri più incisivi al sindaco, che poi chiede ai suoi funzionari di verificare i dati dell’Anagrafe sugli stranieri. Nel paese, in dieci anni, gli extracomunitari sono passati dai 177 del 1998 ai 1562 del 2008, diventando più di un quinto della popolazione. Con marocchini, albanesi e cittadini della ex Jugoslavia tra i più presenti. "Da noi non c’è criminalità — tiene a precisare Claretti — vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia". A Coccaglio fino a giugno e per 36 anni ha governato la sinistra.
"È solo propaganda — dice l’ex sindaco Luigi Lotta, centrosinistra — Io ho lasciato un paese unito, senza problemi d’integrazione. L’unico caso di cronaca degli ultimi anni, un accoltellamento tra kosovari, nemmeno residenti da noi, c’è stato sotto la nuova amministrazione". L’idea di accostare la caccia agli irregolari al Natale, ha provocato le proteste di un pezzo di città, del mondo cattolico e del volontariato. "Io sono credente, ho frequentato il collegio dai Salesiani. Questa gente dov’era domenica scorsa? Io a Brescia dal Papa", replica Abiendi, che si definisce "tra i fondatore della Lega Nord, nel 1992". Poi enumera i risultati dell’operazione "Bianco Natale": "Dal 25 ottobre abbiamo fatto 150 ispezioni. Gli stranieri irregolari sono circa il 50 per cento dei controllati".
E ora al modello Coccaglio guardano anche i sindaci leghisti dei comuni vicini. Quelli di Castelcovati e Castrezzato hanno già copiato il provvedimento. Lo scorso 24 ottobre, alla prima convention di sindaci leghisti, a Milano, la "White Chistmas" ha avuto l’appoggio convinto dello stato maggiore del partito. "Il ministro Maroni è un uomo pratico — dice ora Claretti — ci ha dato dei consigli per attuare il provvedimento senza incorrere nei soliti ricorsi ai giudici". Solo sul nome, su quel riferimento al Natale, il sindaco accetta le critiche. "Forse è stato infelice, questo posso capirlo. Ma l’operazione scadrà proprio quel giorno lì. Ma alla fine cosa cambia? Magari potevamo chiamarla operazione 'Stella cometa'".

“Tratterete lo straniero che risiede fra voi come colui che è nato fra voi;
tu l’amerai come te stesso” (Levitico 19,33-34)

“Amate lo straniero perché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto” (Deuteronomio 10,19)
“Non dimenticate l’ospitalità, perché alcuni, praticandola, hanno ospitato senza saperlo degli angeli” (Lettera agli Ebrei 13,2)

martedì 20 ottobre 2009

a che servono i negri

E visto che ci siamo, ci metto anche questo, a corollario del post precedente.


... sono loro che sono negri


Vi sentivate in colpa se parlavate male degli immigrati? Temevate di essere razzisti?
Tranquillizzatevi: è solo natura. Lo diceva, sul "Giornale" qualche settimana fa, Ida Magli (che, a quanto pare, dovrebbe essere un'antropologa, e ripeto: antropologa; il povero Malinowski si starà rivoltando nella tomba).
Qui e qui trovate tutto l'inestimabile articolo. Riporto solo le perle più spassose, e mi limito a rammentare la vecchia battuta: "non siamo noi che siamo razzisti...".

Il razzismo al contrario adesso rischia di contagiare l’Italia
di Ida Magli (dal "Giornale" di giovedì 3 settembre 2009)
Si tengono tanti discorsi per attutire, nascondere, motivare nei modi più diversi le difficoltà di convivenza fra gli immigrati e i vari popoli d'Europa, ma, di fatto, viviamo malissimo; e uno dei fattori principali di questa sofferenza è il timore, ormai inculcato in noi dai nostri governanti fin dalla nascita, che il malessere sia dettato dal razzismo. Bene, tranquillizziamoci: il razzismo non c'entra per nulla. Stiamo male perché siamo costretti a vivere nello stesso territorio con popoli diversi da noi, e diversi prima di tutto fisicamente. Le diversità fisiche colpiscono subito e creano immediatamente un senso d'estraneità. È la Natura che fa sì che i parenti si somiglino fisicamente fra loro, i genitori con i figli, con i fratelli, e poi, gradualmente sempre meno: i nipoti, i cugini, fino alle somiglianze di gruppo…
L'uguaglianza, cui ci si riferisce oggi in continuazione, è un valore meta-fisico, di cui sono in possesso tutti gli esseri umani in quanto esseri umani, prescindendo da qualsiasi altro connotato, fisico, psichico, sessuale, etnico… ma si tratta di un valore filosofico, difficilissimo da comprendere e da realizzare, e che non ha nulla a che fare con uguaglianze concrete, di cui, per fortuna, non esistono esempi in natura. Non c'è foglia uguale ad altra foglia, come dice un vecchio e saggio adagio popolare.
L'estraneità fisica è la caratteristica maggiore che impedisce agli uomini di potersi «identificare» l'uno nell'altro, sentirsi psicologicamente «simili». Maschio e femmina lo sanno benissimo: è impossibile per una donna identificarsi in un maschio, e viceversa. Ma è ugualmente quasi impossibile per un «bianco» identificarsi in un «nero»: comprendere i sentimenti, le percezioni, i gusti, intuire il tipo di intelligenza, le reazioni, gli interessi. Se si aggiunge a questo dato di partenza, la differenza di lingua, di religione, di storia culturale, ci si rende conto che vivere sullo stesso territorio non significa vivere «insieme». Non si amano le stesse cose; non si desiderano le stesse cose; soprattutto non si lavora per lo stesso futuro, non si hanno le stesse mete.
[...]
Perché mai gli immigrati non dovrebbero avere come meta di poter governare, avere la maggioranza, poterci dominare? Sono uomini e come tali non possono desiderare altro che lasciare la propria impronta nella storia, far vincere la propria lingua, la propria religione, il proprio gruppo… Insomma, se non si cambia del tutto la rotta seguita fino ad oggi, noi non abbiamo futuro.
[...]
Questo è il razzismo, questa è l'eredità genetica, questa è la peggiore delle ingiustizie. L'Unione Europea è in crisi perché era fin dal principio un'idea irrealizzabile. Ancor più irrealizzabile è l'idea dell'Unione Mondiale. Cominciamo a lavorare per sopravvivere come italiani.

giovedì 17 settembre 2009

anti-chi, anti-cosa

Opinioni a confronto.

OPINIONE 1:

IL TERRORISTA ISLAMICO - La nostra battaglia contro gli Ebrei è santa... noi non abbiamo niente da nascondere.
IL KKK - Diglielo!



OPINIONE 2:

In Europa, e segnatamente in Italia, sta passando l’equazione antisionismo uguale antisemitismo; infatti, il nostro presidente Napolitano durante la Giornata della Memoria del 2007 ha detto che va combattuta ogni forma di antisemitismo, anche quando si traveste da antisionismo, e qualche mese fa, il presidente della Camera Fini ha detto in tivù, di fronte all’accondiscendente presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici, che oggi l’antisionismo è la nuova forma che ha assunto l’antisemitismo. Come spieghi questo fenomeno? Che significato ha a livello politico internazionale?


[...] Tutto ciò non è solo falso e disonesto da un punto di vista politico, ma pericoloso per tutti gli ebrei del mondo. L’antisemitismo è effettivamente un problema che andrebbe combattuto assieme ad altre forme di razzismo. Definirlo solo in termini israeliani lascia altri ebrei della diaspora senza protezione. E’ quindi considerato accettabile essere antisemiti, vedi Fini e gli evangelisti americani come Pat Robertson, ad esempio, purché si è “pro-Israele”. Loro lo sono per vari motivi (principalmente perché Israele si è allineata con elementi destrorsi e fascisti ovunque nel mondo). Ma se sei critico di Israele come Paese, ed abbiamo tutti il diritto di esserlo, non sei antisemita però vieni condannato e zittito secondo la dottrina del “nuovo antisemitismo”. E’ conveniente per Israele ma pericoloso sia per gli ebrei della diaspora che per chiunque si batta a favore dei diritti umani e contro il razzismo.

(da un'intervista a Jeff Halper, pacifista israeliano: leggi qui)

lunedì 14 settembre 2009

una brava persona


da Yahoo Notizie

Padova, 14 set. (Adnkronos) - Un uomo di 56 anni e' andato in escandescenza quando ha notato che a prendersi cura di lui sarebbe stata una infermiera di colore. Al 56enne, un operaio ricoverato al 'Centro grandi ustioni' dell'ospedale di Padova, sono state diagnosticate ferite su tutto il corpo. Le lesioni sono piuttosto gravi ma nonostante il dolore l'uomo, travolto da una fiammata al lavoro, fuori di senno e' riuscito ad alzarsi dal letto e ad insultare l'infermiera notturna: una congolese di 40 anni.
"Non voglio che i negri mi tocchino. Tutti a casa. Bossi ha ragione": sono queste le dichiarazioni dell'uomo riportate dal sito del quotidiano 'Il Mattino di Padova'. Il 56enne, definito dai suoi colleghi di lavoro come una brava persona, e' stato riportato alla calma con una iniezione dal personale ospedaliero e poi dalla Polizia che e' intervenuta e ha fatto rapporto sulla vicenda.
L'infermiera, regolarmente assunta all'ospedale padovano dopo aver superato un regolare concorso, si è detta sconvolta.

martedì 8 settembre 2009

lampi - 14


Ecco, infine l'ha detto anche lui: non sono razzista, ma.

mercoledì 27 maggio 2009

noi e loro

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.
[...]
Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare.
Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purché le famiglie rimangano unite e non contestano il salario.
Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia.
Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.
La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

(Da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912).

giovedì 14 maggio 2009

le parole sono pietre


L'infame fogliaccio diretto da Mario Giordano ha dato la notizia di un'onoreficenza che Lamberto Dini riceverà il 10 giugno presso l'ambasciata giapponese in Italia. E fin qui tutto bene. Solo che il Farinelli del giornalismo ha avuto la felice idea di dare la notizia in questi termini:

«Lambertow fa incetta di consensi tra i musi gialli giapponesi. Va infatti a Lamberto Dini un premio che Tokyo riserva ai cittadini stranieri: il Gran cordone dell’Ordine del sol levante».

Provocando, com'è ovvio, una richiesta formale di scuse da parte dell'ambasciatore giapponese.

Qualche tempo fa, l'altrettanto infame fogliaccio diretto da Vittorio Feltri ha pubblicato un simpatico quiz intitolato "Chi è più razzista?", che potete leggere qui.
Io rinuncio a commentarlo perché mi mancano le parole.
Mi limito a far notare che il pezzo era incorniciato a destra da un'agiografia di Berlusconi e a sinistra da un pezzo in cui Marcello Veneziani ribadiva che che il governo di destra "non deve legittimare l'imbarbarimento" ma "porre limiti, come in tutti gli stati civili, all'immigrazione clandestina", che i fenomeni xenofobi sono "minoritari" e "folcloristici", che si tratta "non di razzismo, ma di rozzismo".

L'unica cosa che mi chiedo è: ma questa gente ci lavora, con le parole. E' possibile che non si renda conto? E, se se ne rende conto, come fa a dormire tranquilla la notte? Come fa a guardarsi allo specchio, la mattina?

martedì 12 maggio 2009

differenze



Le recenti dichiarazioni berlusconiane sull'Italia multietnica sono una chiara dimostrazione di quale sia la reale differenza tra lui e la Sinistra.
Berlusconi ha sempre avuto un sicuro intuito per la vera essenza della comunicazione pubblica, che non si basa sul ragionamento ma sulla suggestione, non sui distinguo ma sull'impatto, non sulle sottigliezze ma sui cazzotti argomentativi. La parola politica non prospera sul terreno fine e delicato della logica, ma su quello grasso e fecondo dei memi, delle metafore sintetiche, dei pensieri precotti.
“Italia multietnica” non è né una definizione, né un'analisi, né tantomeno una posizione politica: è uno spauracchio verbale. Berlusconi, con il fiuto del piazzista, ha individuato immediatamente la parola, “multietnica”, attorno alla quale si coagulano una serie di potentissime connotazioni secondarie: la paura del diverso, dello sconosciuto, del potenzialmente infetto, la difesa del territorio, il ritorno alle radici, il corazzamento dentro il proprio usbergo identitario. Detto da lui, “non vogliamo un'Italia multietnica” evoca tutta una processione di frasi-fantasma: se ne stiano a casa loro, qui i padroni siamo noi, quelli rubano, stuprano le nostre figlie, sono musulmani, difendiamo la fede cattolica, mamma li turchi.
Inutile ribadire con sottili disquisizioni, con appelli alla tolleranza e all'amore fraterno. Un ragionamento si svolge nel tempo, richiede attenzione e sforzo. Due parole come “Italia multietnica” si schiantano sull'ascoltatore sollevando uno scroscio di paure irrazionali e di istinti animaleschi.
La pancia viene prima del cervello, e anche prima del cuore.

sabato 9 maggio 2009

più chiaro di così...


"La Sinistra in passato ha accolto tutti gli immigrati, dimostrando che il suo fine era quello di creare un'Italia multietnica. La nostra idea è completamente diversa".
(Silvio Berlusconi, al TG1 di stasera)

rimpatri

Oggi avevo intenzione di parlare di tutt'altro (dei Beatles, tanto per dire), ma questa storia è agghiacciante.
L'altroieri, 7 maggio 2009, nel CIE (Centro di Identificazione ed Esplusione, in pratica gli ex-CPT) di Ponte Galeria, a Roma, è stato trovato il cadavere di una donna tunisina di nome Nabruka Mimuni, suicida.
Pare avesse una quarantina d'anni, che fosse in Italia da parecchio tempo (20 o 30 anni, a seconda delle fonti), regolarmente impiegata, ma che avesse perso il lavoro e quindi il permesso di soggiorno. Due settimane fa era in questura per rinnovarlo, quando la polizia l'ha arrestata e portata al CIE. Oggi avrebbero dovuto espellerla.
Si è suicidata per non tornare in un paese dove non voleva tornare.
In questo articolo di Nazione Indiana trovate il link a un'intervista a una donna che la conosceva, anche lei reclusa nello stesso CIE, realizzata da Radio Blackout, una radio anarchica di Torino.
Ho controllato un po' su Internet, la notizia è autentica. Ovviamente nessun TG ne ha parlato; qualche giornale ha pubblicato due righe sulla notizia (pare che su Repubblica ci fosse scritto che era stata arrestata per spaccio, ma non ho controllato).
In compenso, proprio oggi Maroni ha annunciato orgogliosamente che chiunque tenti di entrare in Italia sarà rispedito indietro, senza controlli, senza nemmeno appurare se si tratta di profughi politici, di rifugiati di qualche tipo.
E la Lega ha proposto di istituire carrozze separate in metropolitana (per fortuna, la proposta era troppo vergognosa persino per il PdL: ma non è ancora detto, aspettiamo e si vedrà).
Qualche tempo fa Michele Serra scriveva che "quasi tutti i Paesi europei hanno un partito xenofobo: è un fenomeno fisiologico in epoca di grandi migrazioni. Noi siamo il solo Paese in cui quel partito fa parte del governo. I Borghezio, in Europa, sono un problema delle questure. Da noi sono al potere".