lunedì 30 maggio 2016

tre poesie di Albrecht Haushofer

Albrecht Haushofer (1903-1945) fu professore di Geografia Politica all'Università di Berlino, ma si dedicò – perlopiù in privato – anche all'attività letteraria.
Suo padre, Karl, fu anch'egli un docente universitario, liberale conservatore di idee nazionaliste e perciò vicino al nascente nazismo (era amico personale di Rudolf Hess). Pare si debba proprio a lui l'invenzione dell'espressione Lebensraum (“spazio vitale”), poi diventata parte degli slogan nazisti. Egli, comunque, si allontanò dal nazismo quando ne comprese il carattere dittatoriale.
Albrecht, da parte sua, disprezzò sempre i nazisti, ma accettò di collaborare con il regime nella speranza di poterne influenzare le posizioni, non risparmiando comunque le critiche verso la politica hitleriana. L'amicizia del padre con Hess lo salvò dalle persecuzioni razziali – sua madre era ebrea – ma infine, nel dicembre 1944, fu arrestato perché sospettato di collusione con un fallito attentato a Hitler. Venne rinchiuso nel carcere di Moabit, vicino Berlino, dove restò per circa quattro mesi.
Fu giustiziato dalla Gestapo, insieme ad altri prigionieri, nella notte tra il 22 e il 23 aprile 1945, qualche giorno prima che Hitler si suicidasse e le truppe russe entrassero a Berlino. Suo padre e sua madre si uccisero nel marzo dell'anno seguente.
Fra le carte di Albrect, furono ritrovati 80 sonetti, scritti durante la prigionia. Sono stati pubblicati nel 2012 dall'editore Beck, con il titolo di Moabiter Sonette (“Sonetti di Moabit”). Ne traduco qui tre.
Altri testi – non nella mia traduzione, ovviamente – sono sul numero 309 della rivista “Poesia” (novembre 2015).

* * *

Madre

Ti vedo ferma a un lume di candela
nella cornice di una porta scura.
Senti arrivare il fresco giù dai monti.
Hai freddo, madre. Eppure non ti muovi.

Mi guardi mentre fuggo nella notte
nei giorni incerti di un destino oscuro
con un sorriso che è soltanto lacrime
con un dolore senza guarigione.

Ti vedo nella luce del tuo amore
nel tremolio dei tuoi capelli bianchi.
Senti soffiare il grande, buio freddo...

E lenta lenta affonda la tua faccia.
Lontana, ancora brilla la candela.
Hai freddo, madre. Madre, torna dentro.

* * *

Acheronte

Bisogna smuovere anche l'Acheronte
(osò dire un grandissimo poeta)
quando gli dei non corrono in aiuto:
ostinato, mio padre lo citava.

Mio padre, cieco al sogno di potenza.
Io invece avevo tutto presentito:
rovina, fuoco, fame, morte e sangue,
l'orrore intero dell'infera notte...

Cosciente, spesso ho già preso congedo
da tutto il bello che la vita offriva,
patria, lavoro, amore, pane e vino.

Adesso il buio è sceso su di me.
Qui è l'Acheronte. Lontana è la vita.
Gli occhi tranquilli cercano una stella.

* * *

Cassandro

Cassandro, mi chiamavano al potere,
perché, come l'antica visionaria,
avevo già previsto gli anni amari
e l'agonia del popolo e del Reich.

Giudicavano alto il mio sapere,
ma nessuno prestava mai orecchio,
si adiravano che li disturbassi
quando, implorante, indicavo il futuro.

Nel fortunale spinsero la barca
a gonfie vele tra gli scogli angusti
giubilando vittorie premature.

Adesso naufraghiamo: noi e loro.
Nell'ora estrema è sfuggito il timone.
Ora aspettiamo che ci inghiotta il mare.

(traduzioni mie)

domenica 29 maggio 2016

rose astratte

Mie idee astratte,
dal tanto toccarle, diventeranno concrete:
sono rose familiari
che il tempo mette a portata di mano,
rose che assistono all'inaugurazione di nuove ere
nel mio pensiero,
nel pensiero del mondo in me e in noi:
di nuove ere, ma tuttavia
che il tempo ha conosciuto, conosce e conoscerà.


Rose! Rose!
Come vorrei ci fossero
rose astratte per me.

(Murilo Mendes – traduzione mia)

sabato 28 maggio 2016

poesie per un'amica lontana - 3

A volte penso a te come a un'immagine
intravista un attimo per la strada
uno sguardo incrociato una parola
che avrebbe potuto essere detta

a volte mi sembra che tutto il tempo
passato si concentri in pochi istanti
e ho bisogno di stringerli il più forte
possibile per salvarli dal nulla.

venerdì 27 maggio 2016

da Facebook


poesie per un'amica lontana - 2

È che mi torni in mente a soprassalti
mi interrompi nei gesti quotidiani
e se mi guardo intorno
è per fermarti prima di svanire
sulla soglia.
                       This campus is a maze
mi guidavi nel grigio
verso il dono e l'abbraccio. – È colpa mia
lo so: però dovremmo
trovare una giornata anche soltanto
un pomeriggio – solo per noi due.

Ora puoi immaginarmi – ed io ti immagino
e poi è grigio anche qui stamattina
e se non fosse per certi dettagli
(il distacco improvviso delle ali
dall'acqua il vorticare
del Wey sotto le chiuse) mi verrebbe
da chiamarti farti leggere questi
versi di Murilo Mendes che stavo
traducendo
                      “Mie idee astratte
dal tanto toccarle, diventerebbero
concrete: sono rose familiari
che il tempo mette a portata di mano”

(e pazienza se in mano
trovo il vuoto – l'idea della tua guancia.)

giovedì 26 maggio 2016

poesie per un'amica lontana - 1

Stavo per scriverti una poesia
ma mi sono fermato
perché avrei ripetuto parole
già scritte tante volte.
Poi però ho pensato alle cose
che mi danno gioia: cose come
un cambio di luce nel cielo
un respiro accanto al mio
camminare sicuri sulla terra
insomma cose piccole persino
minuscole ma ipersensibili
ai cambi di fase della memoria
e allora ho deciso di scriverla
questa poesia anche solo per dirti
cose banali: ad esempio
che mi manca il tuo viso
e anche la tua voce e i tuoi gesti
e il calore quieto della tua presenza
e che vorrei essere con te baciarti
una guancia dire che è bello rivederti.

mercoledì 25 maggio 2016

crepuscolo

La poesia dovrebbe parlare anche di questo
del momento in cui resti immerso nel grigio
e non succede assolutamente nulla
nessuno scende dalle scale
nessuno ti interrompe il respiro
con parole fuori sincrono e non pensi
assolutamente a nulla non provi
nemmeno a spostare il braccio intorpidito fosse
per te lasceresti fare alla muscolatura involontaria
i polmoni si regolano da sé il cuore
pompa il minimo indispensabile
qualunque pensiero declina appena lanciato
la poesia dovrebbe scendere fino a questo punto
infimo del metabolismo animale
per mettersi alla prova esercitarsi all'apnea
sono bellissime le foglie lassù in alto
ma nessuno dovrà toccarle mai.