mercoledì 23 aprile 2014

questo è l'esilio


 
«Oh se tu capissi:
chi soffre
chi soffre non è profondo».
(Milo De Angelis)



È come quando afferravi la falda
perché l'areola era impigliata all'occhio
quando la palpebra cadeva a picco
su ciò che il corpo aveva già negato.
Come ogni volta che qualcuno arriva
a riconoscere la forma vera
e poi torna a perderla nella stasi.
Come tutte le volte che lo specchio
piomba a interromperti a metà del passo.
Non chiamarlo destino: è solo carne
inchiodata per sempre al proprio corso.

Dovrei aver imparato ormai – da un pezzo
ad accettare ciò che è inevitabile
non credi? Dovrebbe essere superfluo
persino dirlo – e ancora di più scriverlo.
(Se non sono bastati quarant'anni
quand'è mai che arriverà la saggezza?)
Solo una cosa è certa: la poesia
non chiede svolgimento o evoluzione
è un attimo immobile la poesia
e i labbri della ferita rifiutano
di accostarsi. (Quanto sbaglia chi ha detto
che la Bellezza redimerà il mondo:
la Bellezza è il dolore più crudele
quello che agisce alla radice stessa
del nervo). Tutto potrei accettare
ma non questo lanciarsi sulla soglia
soltanto per saperla invalicabile
questa distanza che separa i petti
e rende così inutile l'abbraccio.

Ciò che possiedo è ciò che più mi manca
ciò che ho intravisto premere la stoffa
senza poter mai completare il gesto.

martedì 22 aprile 2014

orari sindacali (cronache familiari)



"Lorenzo, dai, spegni il Sapientino, che sennò si scarica."
"Va bene, ola ppengo. Cotì ti lipota anche quetto tignole qui dentlo."

lunedì 21 aprile 2014

lampi - 246


Non bevo, guido con prudenza, non ho mai fumato una sigaretta in vita mia, né fatto qualcosa di nemmeno vagamente pericoloso. Tutti mi considerano l'immagine dell'equilibrio e della serenità.
Eppure io, proprio io, mi chiedo perché le cose che ci fanno male esercitino su di noi un'attrazione così irresistibile; perché, nonostante tutti gli sforzi, vi torniamo sempre; per assaporare di nuovo la morsa, lo spasimo, il crepacuore.

domenica 20 aprile 2014

tutto è stato già detto



Que c'est triste Venise  
Au temps des amours mortes...



Venezia è l'ideale
per essere infelici: specialmente
se il giorno è nel pieno della sua oltranza
e i passi seguono i passi che seguono
la traccia di un odore.
In nessun altro luogo la bellezza
è talmente impudica
sulla sua carne erosa
vanno a impattare i pensieri astratti.
Ad esempio: che la forma più alta
di amore è la rinuncia
lo penso proprio davanti al rollio
di due gondole in plastica
(una otto euro – due tredici)
in Campo San Moisè
alle sedici e trenta del ventotto
di marzo del quattordici
con un forte dolore tra le vertebre.
Un cameriere si affaccia a scrollare
lo straccio della polvere
e solo per un attimo i suoi occhi
colgono la mia sagoma.
Io continuo a pensare
a cose che resteranno pensieri
e la luce dall'alto del rosone
inquadra le Tavole della Legge.
I turisti hanno un'aria insoddisfatta
ascoltano cantare 'O sole mio.
Tutto è stato già detto
tante altre volte – e meglio di così.


nell'immagine: l'altare maggiore della chiesa di San Moisé, a Venezia,
di Enrico Merenga (sculture) e Giacomo Casa (tela), 1851

sabato 19 aprile 2014

invano sono cresciuta (due poesie di Ana Blandiana)




Cerco il principio del male
come da bambina cercavo i margini della pioggia.
Con tutte le forze correvo per trovare
il luogo dove
sedermi per terra e contemplare
da una parte pioggia, da un'altra parte niente pioggia.
Ma sempre la pioggia smetteva prima
che ne scoprissi i confini
e ricominciava prima
di capire fin dove è sereno.
Invano sono cresciuta.
Con tutte le forze
corro ancora per trovare il luogo
dove sedermi a terra e contemplare
la linea che separa il male dal bene.
Ma sempre il male smette prima
che ne scopra il confine
e ricomincia prima
di capire fin dove è bene.
Io cerco il principio del male
su questa terra
volta per volta
grigia e assolata.


* * *


Il nostro posto non è qui.
Invano cerchiamo di marcire -
i semi in noi,
molti come nelle melagrane,
non troveranno abbastanza
terra in cui attecchire.
Ancora non moriamo,
abbiamo ancora
da patirlo questo splendore
che si lascia varcare
dormendo nel sogno che ci assorda,
il nostro posto
è altrove, più lontano,
o magari è passato
e non l'abbiamo riconosciuto.


Ana Blandiana

giovedì 17 aprile 2014

esattamente



Potrebbe essere una giustificazione
il fatto che oggi a Santa Maria Rossa
almeno metà del cielo sia serena
e che l'altra metà – nonostante
i cumulonembi che torreggiano
pronti a scaricare pioggia –
sia gentilmente modellata dalla luce
questa luce dorata quasi orizzontale
che depone lungo la strada le ombre
dei tronchi e gonfia il rosa
della tortora appollaiata sul cancello.
È così grande il cielo a Santa Maria Rossa
alle cinque e ventisette del pomeriggio
esattamente a quest'ora in questo punto.

mercoledì 16 aprile 2014

lampi - 245


La brevità della concentrazione.
E quella del fiato corto.