sabato 30 agosto 2014

cronache familiari: fantasia

"Papà, guarda: ho trovato una nuvola a forma di coniglio!"
"Brava, e quella a che cosa somiglia?"
"A una tartaruga!"
"Papà!"
"Dimmi, ciccio, che c'è?"
"Io ne ho tlovata una a fomma di niente!"

venerdì 29 agosto 2014

de profundis




E adesso?
Tutto è compiuto
non c'è più speranza

la luce è diventata terra
la carne è gialla
non c'è tempo per la redenzione

nessuno di questi corpi
conoscerà il giorno
il sole che odora di limoni.



Caravaggio, Il seppellimento di Santa Lucia (1608)
Siracusa, Chiesa di Santa Lucia alla Badia

giovedì 28 agosto 2014

deus absconditus



Avete un bel cercarmi: potrei essere
l'uno o l'altro degli angeli in caduta
o nascondemi nel buio catramoso
inviolato dalle torce

o ancora aspettare il mio turno
per un sorso denso di pietà
prima di finire disteso
sopra un lenzuolo sporco

ma state sicuri che ci sono
sbucherò fuori al momento giusto
per ora lasciatemi dormire
in questo grumo di vernice.



Caravaggio, Le sette opere di misericordia (1606-1067)
Napoli, Pio Monte della Misericordia

mercoledì 27 agosto 2014

parental concerns

Ultimamente, mi preoccupavo del fatto che i miei bimbi passassero troppo tempo davanti alla televisione.
Poi mi sono messo a pensare a ciò che vedevo io nella mia infanzia e adolescenza: e mi sono reso conto che ho assorbito una quantità impressionante di televisione. A parte i cartoni giapponesi, che costituiscono un capitolo a sé, ho in memoria una lista di telefilm americani, il cui numero mi suona piuttosto inquietante. In calce a questo post, trovate i primi che mi sono venuti in mente, in ordine rigorosamente casuale.

Mi rendo conto conto che alcuni di essi hanno contribuito a edificare alcuni pilastri della mia mitologia personale. Gli scanzonati inseguimenti automobilistici di Hazzard (e, vabbè, i vestitini striminziti della cugina Daisy, alias Catherine Bach); il petto villoso di Tom Selleck in Magnum P.I.; la sciatteria sorniona di Peter Selleck in Colombo; il maestoso trapper Zeb Macahan, interpretato da James Arness in Alla conquista del West (anche se mi pare di ricordare che, all'epoca, il mio personaggio preferito fosse il giovane e scapestrto Luke); gli esilaranti battibecchi fra George e Wizzie ne I Jefferson; le curve a novanta gradi di Automan; la stralunata comicità di Robin Williams in Mork e Mindy.
Per non parlare di quelle meno note, che per qualche ragione ricordo con particolare affetto: I ragazzi del computer, Simon and Simon, Sanford and Son.

E infine, le sigle: non escludo che le colonne sonore funky di quelle serie siano una delle fonti della mia passione per la musica nera.
Insomma, ho poco da redarguire i miei bimbi. Teledipendente che non sono altro.

* * *

Magnum P.I.
Hazzard
Simon and Simon
Starsky e Hutch
Miami Vice
Per le strade di San Francisco
Kojak
Hardcastle e McCormick
Riptide
Alla conquista del West
Charlie's Angels
Lassie
Colombo
Furia
I ragazzi del computer
I Jefferson
Sanford and Son
I Robinson
Arnold
Happy Days
Cheers
A Team
Mork e Mindy
Vita da strega
Strega per amore
Ralphsupermaxieroe
Alf
La famiglia Addams
Saranno famosi
Due nipoti e un maggiordomo
Simpatiche canaglie
L'uomo da sei milioni di dollari
La donna bionica
Manimal
Supercar
La signora in giallo
Mike Hammer
McGyver
Ellery Queen
CHiPs
Tre cuori in affitto
Casa Keaton
Genitori in blue jeans
Automan

martedì 26 agosto 2014

ut pictura poesis

Antonio Vincenti, in arte Sualzo, fa fumetti.
Silvia Vecchini fa poesia (e anche altro).
Antonio e Silvia sono marito e moglie.
Allora si sono detti: perché non prendere i classici due piccioni con una fava?
E io dico: hanno fatto bene. Il blog si chiama DisegniDiVersi e questo è un esempio di ciò che ci potete trovare.




Di notte mi sveglio per i bambini 
mentre il buio preme alle finestre 
rimbocco coperte, sento il cane rigirarsi
nella cuccia, chiudo un rubinetto 
che goccia nel bicchiere, torno
a letto e ti guardo. Le tempie
chiarissime libere dagli occhiali,
ti bacio senza svegliarti, senza
chiederti se anche per te è uguale
se ti fa male il pensiero che sarebbe
potuto non capitare, che avrei potuto 
non incontrarti, mai amare.


disegni di Antonio Vincenti (Sualzo), versi di Silvia Vecchini

cronache familiari: chi altri?

"Mamma, ma quando due si sposano, poi non si lasciano più?"
"Eh, cicci, non sempre. A volte, i matrimoni vanno a finire male."
"E poi che succede?"
"Succede che i genitori si separano e i bambini devono andare a vivere un po' con il papà, un po' con la mamma."
"Ah..."
"Capito? Chi è che ci va sempre di mezzo? I ba..."
"I barbari!!!"

lunedì 25 agosto 2014

vox clamantis


I have measured out my life with coffee spoons;
I know the voices dying with a dying fall
Beneath the music from a farther room.
So how should I presume?
(T. S. Eliot, “The Love Song of J. Alfred Prufrock”)


oggi – perdonami – non scrivo di te
scrivo a te – di me
che è in fondo lo sai come
scrivere a me

scrivo perché non so più usare la voce
ammesso che l'abbia mai saputo
e perché chilometri d'aria
mi separano dalla tua

troppe facce mi guardano dallo specchio
giuro ho provato ad ascoltare
quelle che mi arrivano
non sono più parole

era così bello una volta avere
a disposizione tanto spazio
il silenzio pareva inviolabile
non richiedeva spiegazioni

e il tempo il tempo non era nemmeno
in discussione il tempo era lì
come un dato di fatto
una verità infrangibile

che cosa si è perso – mi chiedo
di così essenziale
e quanto andrebbe a dissiparsi
al solo articolare una falange

sembra così vasto ormai
il lavoro dei giorni
così lontane le ultime propaggini
del mio stesso corpo

tutto ciò che volevo chiederti
me ne accorgo solo adesso
è una scheggia di luce
inflitta alla paralisi