sabato 24 settembre 2016

colloqui - 3

Quello che farò con te
sarà l'ultimo tentativo
di assediare il rosso
la fiamma intricata all'iride.
La sera è diventata rapida
senza il tuo richiamo – fioco
alla fine del sonno.
Mi sono visto spegnere la bocca
gli intervalli del respiro troppo brevi
per lasciarmi spazio.
Ricordo a malapena
la tua schiena stretta nel sorriso.
Ho seguito l'odore fino al palmo
dove ho smarrito l'ultimo indizio.

venerdì 23 settembre 2016

estiva - 2

I bambini hanno pelli di lontra
le ragazze camminano
con impresso il segno della resa.
Di quanti corpi puoi leggere il rovescio
indovinare il punto
dove la voce si spezza il futuro
tendersi delle guance.
Tutto si confonde nel bagliore
la pelle tesa a rompere nel grido.

giovedì 22 settembre 2016

estiva - 1

Resiste a lungo la scia sonora
dell'areo da caccia
anche dopo che è scomparso
dietro l'altura verde di agavi
salutato dai bagnanti additato
dai bambini coperti di sabbia
e briciole di brioche
resta il rombo cupo quando forse
le ali planano già su Grosseto
è uno spettacolo bello l'ordigno
che taglia l'aria in linea retta
parallelo alla costa
chissà il pilota cosa vede cosa
pensa – schermi
cloche pulsanti l'azzurro
del cielo e del mare
fusi insieme a tracciare la rotta.

mercoledì 21 settembre 2016

Tetramorium caespitum

Il mondo senza l'uomo sarà delle formiche. Come questa che insiste ad attraversarmi la pagina, confondendo gli arabeschi neri delle zampe con i caratteri stampati; e ritorna sempre, anche dopo essere stata proiettata lontano da un colpo secco dell'indice o del medio; e mi passeggia sulle gambe, fermandosi ogni tanto per assestarmi un morso sulla pelle nuda (il formicaio, me ne accorgo ora, è a mezzo metro da dove ho steso il telo), una fitta di sorprendente intensità per un essere tanto minuscolo; e a niente vale scacciarla ancora più lontano, perché pochi minuti dopo una consorella arriverà a ripiantare le mandibole, ad avvisarmi che sì, questo scampolo di pineta, con la fitta macchia di ginepri e i lentischi e i gigli di mare, è solo il primo avamposto del dominio futuro, del mondo senza l'uomo, percorso da infinite brulicanti generazioni di imenotteri, intriso di feromoni, tramato dai grovigli oscuri delle tane.

martedì 20 settembre 2016

colloqui - 2

Le gambe levate il fianco
lasciato nudo
con i chiodi piantati alla spalla
ritorni saltellando sui riflessi.
Dietro di te una spiaggia appena nata.
Sono milioni e milioni le cicale
emerse stanotte dalla terra.
Nel largo vuoto si fa strada l'aria
porta odori di bestia. Insieme
osservavamo i pinnacoli di fumo
mentre il sole ti bruciava le guance.
Se davvero avessimo vissuto
non cercheremmo questa giovinezza
il fondiglio dei rimorsi.
Aprendo gli occhi appare tutto bianco
mi chiedi di prenderti alle spalle
stringi forte alle caviglie preghi
che la visione sia chiara.
Arriverai così: appesa
alle tue piccole mani
inginocchiata con la bocca al seno.
Chi ti ha ingannata è già lontano
tu fumi con le dita contro il vento.

lunedì 19 settembre 2016

Streptopelia turtur

La minuscola mente di Lorenzo fa attrito con l'idea della morte.
“Morirò anch'io?”, chiede, “Anche se prego tanto tanto Gesù?”. “Avrò tempo di fare tutte le cose nella mia vita?”. “Che si nasce a fare, se dopo muori?”. E ancora: “Nascerà mai un altro me?”.
Gli risulta impossibile accettare che la sua piccola fiammella di identità possa un giorno spegnersi, arrendersi all'indifferenziato e buio nulla.
Inutile anche spiegargli che tutto muore, anche gli animali e le piante, insomma tutti gli elementi della natura. “Ma noi non facciamo parte della natura!”, obietta.
Per mesi, in un angolo del piccolo parco di fronte alla palestra, è rimasto il cadavere di una tortora. Pian piano se lo sono mangiato le formiche; ora tutto ciò che ne resta è un ciuffo di piume scolorite, ridotte quasi al solo calamo, e qualche osso grigio e semisbriciolato.
“Gesù non ha un corpo?”, insiste. “Ma allora ha solo la testa? Ma se non ha la carne che cos'ha, solo le ossa? È uno spirito? Ma uno spirito, come i fantasmi che ti spaventano la notte?”.
Gli sembra strano, soprattutto, che Gesù esista, ma non si possa vedere. “Ma non c'è neanche un film? Un DVD? Almeno una foto!”

domenica 18 settembre 2016

fai bene se t'astieni (rime di Argìa Sbolenfi)

Di Olindo Guerrini ho parlato qualche giorno fa, pubblicando le poesie del suo alter ego tisico-maudit Lorenzo Stecchetti. Oggi è la volta di un altro dei suoi pseudonimi: Argìa Sbolenfi, zitellona bolognese alla perpetua ricerca di un marito.

* * *

Si compiace delle prossime nozze
(sonetto sbolenfio)


Spero davvero che il mio fiero isterico
Male, che assale quale un fucil carico,
Cessi gli spessi accessi e il mio rammarico
Cada per strada e vada nel chimerico.

Bandito è il rito ed un vestito serico
Stato è tagliato, come ho dato incarico;
Del normal verginal segnai mi scarico,
Che l’ara cara già prepara il chierico.

Sposo! ed oso un focoso panegirico
In onor di chi al cor l’amor teorico,
(Che splende e non accende) or rende empirico.

Chi è matto affatto, questo fatto storico
Può far burlar nel suo ghignar satirico,
Ma intanto io canto e accanto a LUI mi corico!

* * *

Favolette morali

VII.

Un tonno innamorato
        Lesse i Promessi Sposi
        E tutto riscaldato
        Da sensi religiosi,
        Andò pianin pianino
        A farsi cappuccino.

Morale

Fai bene se t’astieni
        Dal legger libri osceni.


XXII.

La sega ed il ditale
        Sposi a dieci anni soli
        Dal nodo coniugale
        Non ebbero figliuoli,
        Perciò, con atto egregio,
        Fondarono un collegio.

Morale

Son sterili soventi
        Le nozze tra parenti.

* * *

La capretta

Florentem cytisum sequitur lasciva capella.
VIRG. Ecl. II, 64.



Quando trovo qualcun che me la mena,
        La mia capretta, a pascolar sul monte,
        Tutta la sento di dolcezza piena
        Guizzar pel gusto che le brilla in fronte:

E se poi qualchedun me la rimena,
        Corro tosto a lavarla ad una fonte,
        Indi l’asciugo e non è asciutta appena
        Che a trastullarsi ancor le voglie ha pronte.

Sempre sana e piacente, al caldo e al gelo
        Va intorno e cogli scherzi altrui diletta,
        Tanto la tenni e l’educai con zelo.

Eccola quì che una carezza aspetta,
        Fresca, pulita e non le pute il pelo.....
        Dite, chi vuol baciar la mia capretta?

* * *

Ad un orologio guasto

Poi che il pendolo tuo giù penzoloni
            Non ha più moto ed impotente stà
E gl’inutili pesi ha testimoni
            Della perduta sua vitalità,

Vecchio strumento, m’affatico invano
            A ridestar l’antica tua virtù;
Inutilmente con l’industre mano
            Tento la molla che non tira più.

Questa tua chiave, che ficcai si spesso
            Nel suo pertugio, inoperosa è già;
Rotto è il coperchio e libero l’ingresso
            Ad ogni più riposta cavità.

Deh, come baldanzoso un dì solevi
            L’ora dolce del gaudio a me segnar
E petulante l’ago tuo movevi
            Non mai spossato dal costante andar!

Quante volte su lui lo sguardo fiso
            Or tengo e penso al buon tempo che fu.
Se almen segnasse mezzodì preciso.....
            Ma sei e mezza!... e non si move più!