mercoledì 18 settembre 2013
mi è sembrato di sentire un rumore
domenica 19 febbraio 2012
sono solo canzonette?
«E i messaggi, cosa si può dire dei messaggi delle canzoni? Che sono tanti, differenziati, complessi e si nascondono là dove meno te li aspetti, se è vero che un poeta come Roberto Roversi ha potuto compiere su "Rinascita" del 25 novembre '83 un'analisi assai approfondita e ricca di spunti di due brani all'apparenza banalissimi, quel Vamos a la playa dei Righeira e quel Tropicana del Gruppo Italiano che hanno furoreggiato nel corso dell'estate 1983. La catastrofe atomica - dice Roversi - è già sopravvenuta, noi siamo i superstiti di questa catastrofe. Quindi non è più in atto il terrore dell'attesa e il conseguente impegno per prevenirlo. Ogni azione è conclusa, ogni progetto è annientato, ogni parola bruciata. Non c'è più nulla da raccontare in quanto tutto è già stato visto. Per questo le due canzoni sono "terribili" per l'assenza e non "catastrofiche" per la violenza, perché non promettono ma constatano; e si appoggiano a relitti o a reperti geologici che galleggiano su un mare ancora ribollente, ma che si sta progressivamente quietando, dopo non una sola, ma dopo le esplosioni atomiche di una guerra. Le parole cantate si capiscono male; arrivano a spizzichi, a intermittenze, sono tanti piccoli bagliori/segnali accesi, spenti.
"Dimmi, dimmi non ti senti come al cinema?" La domanda è in Tropicana. Anche lì l'acqua che ribolle (quindi un mare è vicino), una esplosione che si sta spegnendo dolce (quindi la violenza c'è già stata); infatti si accenna ad una abbronzatura atomica, alla lava incandescente, all'uragano (conseguenza dell'esplosione) che travolge i bungalows. "Dimmi, dimmi non ti senti come al cinema?". Non le hai già viste queste cose? Questa violenza, dopotutto, non ti annoia?
I giovani non temono più il diluvio ma si dispongono a ricevere ciò che resterà del mondo dopo l'esplosione finale. Non molto, se ci sarà qualcosa. La violenza di chi urla correndo sulle onde. I bungalows che bruciano. E su quella parte di sabbia che resta disponibile, personaggi piallati e calcificati, con una passata di spray rosso azzurro sulla faccia, sono sdraiati in una lucida fissità, bersagliati dal riverbero dinamico dei colori che si riversano dai monitor come l'impeto di un'acqua che si sparpaglia intorno e brucia sabbia o erbe. Così cominciano a vivere un poco. Senza contare i morti. Che sono cenere... "perché il sole ha una forza tremenda / e Mara sa che può distruggere il sole e l'universo / e sta vedendo davanti a sé la forza come il film di Guerre Stellari ecc. ecc.".
Non è stato del resto proprio Roversi a scrivere una volta che la canzone è filosofia e festa e tenerezza, e che la verità passa più spesso attraverso la cruna di un ago piuttosto che imboccare con stivali di cuoio i saloni dell'accademia?»
giovedì 8 luglio 2010
le donne di francesco 1 - alice

La ascoltai forse a 13 o 14 anni, quando De Gregori non sapevo neanche chi fosse, e ci capii poco o niente, ma che importa? Quelle figure femminili sfuggenti, enigmatiche mi si impressero subito in maniera indelebile.
Per qualche anno, credo dai 14 ai 17 o giù di lì, ascoltai De Gregori quasi ossessivamente. Il primo lp suo che comprai fu Miramare (1989), che è un disco un po' strano, un po' di transizione se vogliamo, forse non del tutto risolto, ma secondo me ancora affascinante. Poi recuperai tutti i suoi lavori precedenti, e continuai a seguirlo fino al '92 o '93.
Poi uscì Canzoni d'amore, che non mi piacque (e continua a non piacermi), e contemporaneamente scoprii il jazz, quindi lasciai indietro De Gregori per farmi prendere da altre passioni.
Però l'imprinting di "Alice" dev'essermi rimasto, perché ancor oggi una delle cose che più mi piacciono di lui sono i suoi ritratti di donna.
E dunque, ecco il primo post della serie.
I riferimenti, per quel che serve: "Alice" esce su Alice non lo sa (1973), il primo disco a suo nome. De Gregori la porta a "Un disco per l'estate" e arriva ultimo tra gli ultimi.
Irene è la protagonista di un'altra canzone dello stesso disco; Cesare è Pavese, che realmente si innamorò di una ballerina e si buscò una polmonite per averla aspettata sei ore sotto la pioggia; lo sposo continua a emettere il suo grido muto, tra l'indifferenza dei parenti.
In origine, il "qualcosa" che il mendicante arabo ha nel cappello era "un cancro", ma la censura non accettò di far passare un verso cotanto scandaloso. Altri tempi (o forse no?).
Ma Alice (in Wonderland?), con i suoi gatti pigri, tutto questo "non lo sa".
http://www.youtube.com/watch?v=6WdopDCbr3Q
Alice guarda i gatti e i gatti guardano nel sole
mentre il mondo sta girando senza fretta.
Irene al quarto piano è lì tranquilla
che si guarda nello specchio
e accende un'altra sigaretta.
E Lilì Marlene bella più che mai
sorride e non ti dice la sua età
ma tutto questo Alice non lo sa.
Ma io non ci sto più
gridò lo sposo e poi
tutti pensarono dietro ai cappelli
lo sposo è impazzito oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa
non è così che se ne andrà.
Alice guarda i gatti e i gatti muoiono nel sole
mentre il sole a poco a poco si avvicina
e Cesare perduto nella pioggia
sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina
E rimane lì
a bagnarsi ancora un po'
e il tram di mezzanotte se ne va
ma tutto questo Alice non lo sa.
Alice guarda i gatti e i gatti girano nel sole
mentre il sole fa l'amore con la luna.
Il mendicante arabo ha qualcosa nel cappello
ma è convinto che sia un portafortuna.
Non ti chiede mai
pane e carità
e un posto per dormire non ce l'ha
ma tutto questo Alice non lo sa.
Ma io non ci sto più
gridò lo sposo e poi
tutti pensarono dietro i cappelli
lo sposo è impazzito oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa
non è così
che se ne andrà.
giovedì 10 dicembre 2009
chapeau
Ma davanti a certe cose bisogna arrendersi.
Giù il cappello, signori.
lunedì 9 novembre 2009
amarcord musicale 4 - un'estate al mare
Un esempio è Un'estate al mare, che io per anni ho considerato una delle tante canzonette estive, prima di rendermi conto che parlava di prostitute che bivaccano sull'autostrada bruciando copertoni e offrendosi a chiunque passa. L'estate al mare del titolo è un sogno, un'evasione fantastica, grottesca nella sua spensieratezza pop (e infatti il ritornello, gaio e solare, contrasta acutamente con la cupezza delle strofe).
Presumo che di questa ambiguità, come me, non se ne saranno accorti in tanti, tant'è vero che la canzone diventò un tormentone estivo.
Tanto per curiosità, pare che nella versione originale le "fantastiche illusioni" fossero delle (più realistiche) "fantastiche erezioni".
testo di Franco Battiato, musica di Giustino Pio
Per le strade mercenarie del sesso
Che procurano fantastiche illusioni
Senti la mia pelle com'è vellutata
Ti farà cadere in tentazioni
Per regalo voglio un harmonizer
Con quel trucco che mi sdoppia la voce
Quest'estate ce ne andremo al mare
Per le vacanze
Un'estate al mare
Voglia di remare
Fare il bagno al largo
Per vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni
Un'estate al mare
Stile balneare
Con il salvagente per paura di affogare
Sopra i ponti delle autostrade
C'è qualcuno fermo che ci saluta
Senti questa pelle com'è profumata
Mi ricorda l'olio di Tahiti
Nelle sere quando c'era freddo
Si bruciavano le gomme di automobili
Quest'estate voglio divertirmi
Per le vacanze
Un'estate al mare
Voglia di remare
Fare il bagno al largo
Per vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni
Un'estate al mare
Stile balneare
Con il salvagente per paura di affogare
Quest'estate ce ne andremo al mare
Con la voglia pazza di remare
Fare un po’ di bagni al largo
Per vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni
Un'estate al mare
Stile balneare
Toglimi il bikini...
martedì 6 ottobre 2009
quando ancora non portava il parrucchino...
Dedicato a tutti quelli che non lo sanno.
Anidride solforosa (1975)
testo di Roberto Roversi, musica di Lucio Dalla
Sono andata via
perché rimanere sempre a Faenza non è che mi interessasse troppo.
Non puoi sempre rifugiarti nella foresta e sulla spiaggia del mare:
l'ombra si scioglie e ti fa disperare.
Ero una ragazza un po' nervosa ma intelligente,
però di calcio non capivo niente.
Per questo non mi sono sposata, va'.
Ma io guardavo il mondo,
piangendo perché ero contenta,
perché ero contenta,
perché ero contenta.
Ieri la città si vedeva a malapena;
oggi la città si vede tutta intera.
Ieri il mare si scuoteva da fare pena;
oggi il mare ha la barba tutta nera.
Gli elaboratori hanno per sorte
di aiutare l'uomo a vincere la morte.
Infatti se il vento dell'inquinamento
tende a salire, l'aiutano a morire.
E aiutano anche l'amministrazione
e il patrimonio forestale in distruzione.
Verrò, verrò: è fuori discussione,
perché qualcosa deve pur accadere.
In giro c'è molta rivoluzione;
tu sbagli sempre tutto, e soprattutto non mi dai attenzione.
Non vedi tu, non vedi come il mondo sembra brutto,
però posso incontrarti, posso vederti,
posso rivederti in un giorno della settimana,
anche se abiti in una città lontana?
L'uomo, l'uomo si serve degli elaboratori, per migliorare il mondo in cui si vive!
Percentuali di particelle solide presenti nell'atmosfera.
Tutti i dati raccolti sono trasmessi all'elaboratore.
Sapremo quante volte fare l'amore,
o quante volte i fiumi, in Italia, traboccano.
Ma i cittadini di Philadelphia
vivono sotto un cielo pulito.
Io ti segno a dito;
tu segna pure me: sono felice.
domenica 22 febbraio 2009
visto da lontano

sabato 21 febbraio 2009
sono solo canzonette?
La vecchia e dibattuta questione, se la canzone (d'autore? o magari anche la canzonetta?) sia o non sia poesia, è un classico esempio di domanda mal posta. domenica 23 novembre 2008
'nu poco 'e sentimento

...come cantava Pino quando era ancora Pino.
Quando riusciva a unire, in una miscela di inaudita potenza, la passione melodica napoletana e la ruvida energia del blues, la raffinatezza tecnica e armonica del jazz e la capacità poetica di cogliere l'essenziale, di renderlo in pochi tratti sapienti e definitivi.
Il Pino che sperimentava sul linguaggio, che mescolava dialetto, italiano, inglese, spagnolo, che si inventava un grammelot linguistico-musicale tra i più originali di tutta la musica leggera italiana.
Dov'è finito? Chi si è fregato il Pino Daniele lucido di sudore in piazza Plebiscito nel 1981, davanti a 200mila persone; il Pino che si circondava di una masnada di magnifici musicisti (James Senese, Enzo Avitabile, Rino e Marco Zurzolo, Agostino Marangolo, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Joe Amoruso, Wayne Shorter, Alphonso Johnson, Nana Vasconcelos...), che indossava canottiere da tamarro e si legava la debordante zazzera con fasce dai colori inverosimili? Chi l'ha sostituito con quel manichino phonato, con quella macchietta blaterante che oggi usurpa il suo nome?
Aridatecelo, vi prego, vi supplico. Solo cinque minuti, ma aridatecelo.
Lazzari felici (da "Musicante", 1984)
Simmo lazzari felici
gente ca nun trova cchiù pace
quanno canta se dispiace
è sempe pronta a se vuttà
pe' nun perdere l'addore.
Simmo lazzari felici
male 'e rine ma nun se dice
musicanti senza permesso 'e ce guarda'
e cu 'e spalle sotto 'e casce
nun se sente cchiù l'addore 'e mare
c'o volto santo 'mpietto
e 'a guerra dint'e mmane
sapenno ca è fernuto.
Si haje asci' po' fatte 'a croce
cammenanno nun po' fa' pace
aiza 'a capa e so' tutte 'nciuce
ca nun se ponno acchiappà
e cu 'a faccia già scippata
'a chesta musica ca è mariola
ca dinto 'e carusielle s'arrobba 'a vita e sona
sapenno ca è fernuta.
E intanto passa 'stu noveciento
passammo nuje s'acconcia 'o tiempo
si arape 'o stipo saje addo' staje
e nun t'o scuorde maje.
E intanto passa 'stu noveciento
cammisa 'a fora 'ncuorpo t'o ssiente
e rieste all'erta tutt'a nuttata
penzanno addo' si' stato
sapenno addo' si' stato...
