Dicono che canzone e poesia sono due cose diverse, e forse hanno ragione. Lui però, almeno, ci ha provato. Con esiti altissimi.
Poi è sparito dalla vista pubblica, si è stampato i libri da solo, fuori dalla grande distribuzione (questo, per esempio). Non è mai sceso a compromessi. Come dice anche Antonio, forse era l'ultimo uomo di un'altra epoca, non so se migliore o peggiore.
Adesso, non so che cosa augurar-gli/mi: che entri nel mainstream, magari in un volume dello Specchio o dei Meridiani, rischiando di finire sepolto nel cicaleccio, oppure che rimanga lì, nel silenzio, come una voce sempre a disposizione di chi vuole ascoltarla.
Troppi vuoti, troppe assenze. Troppi maestri consegnati al passato, che non parleranno più, se non dalle loro pagine. Wisława Szymborska, Elio Pagliarani, non tra i miei poeti preferiti, ma due voci che ammiravo e rispettavo. Jean Giraud, in arte Moebius, uno dei grandi visionari dello scorso secolo. E – posso dirlo? – Lucio Dalla, uno che era riuscito a forgiare qualche gemma di quell’arte leggera e ardua che è la canzone. Troppa bellezza che viene meno.
La settima luna era quella del luna-park lo scimmione si aggirava dalla giostra al bar mentre l'angelo di Dio bestemmiava facendo sforzi di petto grandi muscoli e poca carne povero angelo benedetto
La sesta luna era il cuore di un disgraziato che maledetto il giorno che era nato ma rideva sempre da anni non vedeva le lenzuola con le mani sporche di carbone toccava il culo a una signora e rideva e toccava sembrava lui il padrone
La quinta luna fece paura a tutti era la testa di un signore che con la morte vicino giocava a biliardino era grande ed elegante né giovane né vecchio forse malato sicuramente era malato perché perdeva sangue da un orecchio
La quarta luna era una fila di prigionieri che camminando seguivano le rotaie del treno avevano i piedi insanguinati e le mani senza guanti ma non preoccupatevi il cielo è sereno oggi non ce ne sono più tanti.
La terza luna uscirono tutti per guardarla era così grande che più di uno pensò al Padreterno sospesero i giochi e si spensero le luci cominciò l'inferno la gente corse a casa perché per quella notte ritornò l'inverno
La seconda luna portò la disperazione tra gli zingari qualcuno addirittura si amputò un dito andarono in banca a fare qualche operazione ma che confusione la maggior parte prese cani e figli e corse alla stazione
L'ultima luna la vide solo un bimbo appena nato aveva occhi tondi e neri e fondi e non piangeva con grandi ali prese la luna tra le mani e volò via e volò via era l'uomo di domani l'uomo di domani
...Lucio Dalla era un mezzo genio. Dedicato a tutti quelli che non lo sanno.
http://www.youtube.com/watch?v=KkqirmyTXNU
Anidride solforosa (1975) testo di Roberto Roversi, musica di Lucio Dalla
Sono andata via perché rimanere sempre a Faenza non è che mi interessasse troppo. Non puoi sempre rifugiarti nella foresta e sulla spiaggia del mare: l'ombra si scioglie e ti fa disperare. Ero una ragazza un po' nervosa ma intelligente, però di calcio non capivo niente. Per questo non mi sono sposata, va'. Ma io guardavo il mondo, piangendo perché ero contenta, perché ero contenta, perché ero contenta.
Ieri la città si vedeva a malapena; oggi la città si vede tutta intera. Ieri il mare si scuoteva da fare pena; oggi il mare ha la barba tutta nera. Gli elaboratori hanno per sorte di aiutare l'uomo a vincere la morte. Infatti se il vento dell'inquinamento tende a salire, l'aiutano a morire. E aiutano anche l'amministrazione e il patrimonio forestale in distruzione.
Verrò, verrò: è fuori discussione, perché qualcosa deve pur accadere. In giro c'è molta rivoluzione; tu sbagli sempre tutto, e soprattutto non mi dai attenzione. Non vedi tu, non vedi come il mondo sembra brutto, però posso incontrarti, posso vederti, posso rivederti in un giorno della settimana, anche se abiti in una città lontana? L'uomo, l'uomo si serve degli elaboratori, per migliorare il mondo in cui si vive! Percentuali di particelle solide presenti nell'atmosfera. Tutti i dati raccolti sono trasmessi all'elaboratore.
Sapremo quante volte fare l'amore, o quante volte i fiumi, in Italia, traboccano. Ma i cittadini di Philadelphia vivono sotto un cielo pulito. Io ti segno a dito; tu segna pure me: sono felice.
... ma io raramente ho visto qualcosa di più inquietante.
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