sabato 30 aprile 2011

lo studio è aperto (e il cervello è scappato)


Okay, precisiamo: questa non è mia, ma di un utente del forum di Tex Willer (del quale sono un appassionato frequentatore) che si firma Sunset, ma l'ho trovata talmente esilarante che, con il suo permesso, ho deciso di postarla qui.
Esilarante, come solo la realtà sa essere.
Buon divertimento.



Di solito [la puntata-tipo di "Studio Aperto"] è strutturata così:

-Apertura con il più efferato omicidio del momento: si parte con una musichetta strappalacrime, interviste ad amici e parenti che immancabilmente lodano il defunto. Se il colpevole è uno straniero, apriti cielo: è immancabile l'intervista ad un rumeno o marocchino, con la telecamera sfocata e le riprese dal basso verso l'alto (non esere sdati noi, noi esere onesti). A concludere, la filippica dell'inviato (era un angelo, ora è caccia all'uomo). Come possibile corollario, un'intervista alla voce del popolo (questi rumeni... stuprano, uccidono, che tornino al loro paese).

-Notizie politiche: Berlusconi assolto dai processi, un deputato PD coinvolto in uno scandalo, la Santanchè o La Russa ignobilmente aggrediti da Santoro, Travaglio ha un ascesso o un unghia incarnita, D'Alema con cachemire a Cortina. A volte ci scappa l'editoriale di Giordano, che si può riassumere così: Berlusconi ha ragione, Vendola è un frocio comunista (si sospetta che mangi i bambini assieme ad Emiliano), Bersani ha torto, i terroni e gli zingari ai loro paesi.

- Si torna alla cronaca nera: musichetta straziante, ecco il servizio su Yara o Sarah Scazzi o chi ne fa le veci in quel periodo. Inquadratura che parte dalla stanza delle poverette, con i peluche in primo piano, e procede intervistando qualsiasi essere umano che abbia perlomeno intravisto una volta nella sua vita la merce in oggetto (era un angelo, e ci è stato strappato... pena di morte!).

-Rumeno stupra un italiana: è caccia all'uomo. Intervista ad un sedicente esperto, che con assoluta nonchalanche declama che gli zingari c'hanno il furto e lo stupro nel DNA, e Bossi ha rrragggione a volerli cacciare.

-Parte il pezzo forte del tg: i servizi sul sociale. Immancabile il servizio sul meteo: se è estate, immagini di repertorio di gente che si getta nelle fontane e interviste a vecchi sudati e giovani cafoni (che tempo fa? fa caldoooooo). Se si è in inverno, si vede l'inviata (di solito Silvia Vada) in giro tutta infagottata a chiedere se fa freddo.

-Servizio sulla movida dei giovani. Se c'è al governo lo psiconano si vedono frotte di giovani belli, abbronzati e in forma: c'è chi va a mare, c'è chi si dedica al volontariato, c'è chi è con la fidanzata, c'è chi mangia un gelato... servizio rigorosamente a Riccione o a Capri.
Se invece al governo c'è Prodi o qualcuno che non sia il Berluska, ecco partire le tinte fosche, le riprese traballanti e incerte di punkabbestia e sballatoni dediti a fumare canne o a tracannare alcolici. L'inviata (di solito Silvia Vada) con la faccia funerea esclama: "Lo chiamano fumo/ecstasy/bamba/mdma, è la nuova droga del terzo millenio, ed ora vi mostro come è facile procurarsela". E si vede la sgambettante giornalista avvicinarsi ad un punkabbestia col cane, e domandare: avete la droga? si certo. Chiosa in sfumatura, con un'immagine distorta di giovani ragazzine ubriache marce in discoteca o sotto i portici. Servizio da fare rigorosamente nella rossa Bologna o nella terrona Napoli.

-Servizi vari ed eventuali, in base a ciò che offre il gossip: le tette della Arcuri, un gelataio a Rimini che ha inventato il gelato al carciofo (come vende? eh bene bene, la crisi non esiste), l'orsetto Knut allo zoo di Berlino che si accoppia/sente caldo/mangia i ghiaccioli/è morto, nozze di vip o pseudo tali (William e Kate è solo la punta dell'iceberg), fiera del ravanello ripieno a Venaria Reale, crisi coniugali, servizi pseudo scientifici sull'acceleratore di particelle a Ginevra, con intervista annessa ai napoletani (cos'è l'acceleratore? quello per accelerare) ecc. ecc.

-Un'agenzia di stampa batte la notizia dell'ultim'ora: omicidio in Val Padana, sospettato un senegalese. Si rinviano gli aggiornamenti all'edizione delle 18.40.

venerdì 29 aprile 2011

recensioni in pillole 103 - "Tex Willer. Il romanzo della mia vita"

Mauro Boselli, Tex Willer. Il romanzo della mia vita, Mondadori 2010 (223 pp., 17 euro)

Ci sono due tipi di potenziali lettori per questo libro: quelli che non hanno mai letto Tex e quelli che sono cresciuti cavalcando con lui e con i suoi tre pards fra il trading post di Kayenta, la Sierra Nevada e il Deserto Dipinto.
I lettori del primo tipo troveranno una narrazione western svelta ed efficace, con elementi horror a speziare la trama avventurosa.
I lettori del secondo tipo (tra i quali si annovera il vostro affezionato blogger) potranno adottare due modalità di approccio: aspettarsi che il romanzo rifletta in tutto e per tutto il fumetto, e provare quindi disappunto nel riscontrare variazioni e discrepanze; oppure accettare che il processo di transcodifica comporti gli indispensabili riaggiustamenti, e quindi calarsi nell'operazione architettata da Mauro Boselli.
Il quale, per chi non lo sapesse, è uno dei più abili e indaffarati sceneggiatori bonelliani e, da qualche anno a questa parte, autore principale delle avventure di Tex (oltre che appassionato di vecchia data del Ranger).
“Tex Willer. Il romanzo della mia vita” parte del più classico dei pretesti: siamo nel 1899 e un giornalista di Chicago va in Arizona per intervistare una leggenda del vecchio West. Un Tex Willer ormai avanti con gli anni gli racconta la propria vita: la giovinezza da fuorilegge, il matrimonio indiano, l'ingresso nel corpo dei Texas Rangers, l'elezione a capo dei Navajos, gli incontri con amici (Jim Brandon, Montales, Gros-Jean, El Morisco) e nemici (Mefisto, i machiavellici Brennan e Teller, la diabolica Mitla).
Le vicende sono, ovviamente, soltanto una minimissima parte di quelle contenute in sessantatré anni di gloriosa vita in strisce, tavole e balloons. Ma è la prima volta che le sentiamo narrate (e le vediamo vissute) direttamente dagli occhi e dalla voce del protagonista.
Alcuni fans texiani l'hanno odiato. A me è piaciuto.

giovedì 28 aprile 2011

lampi - 126


La domanda non è perché la Bellezza debba farci male, ma perché noi le chiediamo di farci male.

mercoledì 27 aprile 2011

lampi - 125


Sexy women with unsexy names.

martedì 26 aprile 2011

su ciò che non è mai stato




Io lo so qual è l'inizio l'argomento
dove si inerpicavano le voci – tutte
tranne una che piegò la traiettoria
rasente al tuo profilo. La prossima
dovrò attenderla a lungo perché sveli
l'onda più scura sulla guancia il gioco
preciso delle clavicole e ancora
perché si incontrino a mezza strada il mio sangue
e l'odore del tuo seno. Ma lo so
lo so a bruciapelo – quanto è stato strano
fin dall'inizio saperti dire
le ultime parole.


(nell'immagine: un quadro di Dino Valls)

lunedì 25 aprile 2011

liberazione


VIII. Tutto bruciato

Marco appare. "Il paese bruciato.
Guarda le case, tronchi senza vita,
macerie, polvere.
La forte gioventù morta, fuggita".
Il sole indora la campagna,
cade dai nevai;
odore di un fuoco calmo dentro al vento.
La gente ferma sulla piazza.
M'azzanna il cuore una vespa infuriata.
"I mongoli affamati
dànno alla nostra carne questi morsi.
I tedeschi li armano, li avventano
ubriacandoli; bruciati dalla grappa
cadono urlando sulla strada,
prendono le donne come cani.
Pecore siamo nell'Italia morta".
M'avvio nella valle solcata
da un fiume, con cime fuggenti,
stormire d'alberi,
ruscelli stenti migrano, fra onde
di foglie i castelli persi nelle ombre.
Case incendiate specchiano le nubi;
dentro ai paesi occhi e ossa d'uomini
tendono la mano, pellegrini
vinti da una sciagura.
Pendono le travi delle case.
"Le donne uccise", dicono, "o scampate
al massacro, spente di paura
giacciono nel buio delle stalle.
Da uscio a uscio per fienili e case
i mongoli cercarono, fra le balle
di paglia, carrette rovesciate;
bruciò il paese, fuggono le donne
rauche disfatte pazze di terrore".
I vigorosi uomini lontani.
Pagarono le donne con la vita
la breve età felice
e i neri capelli.
Tornano adesso i giovani strisciando
lungo le siepi della valle.

[...]

X. La piazza è in festa

Carri armati posano
sotto gli alberi, i negri
ridono, stendono le mani,
la gente nelle vie,
tutte le finestre al sole.
Giorno sacro d'aprile. Alti vocianti
feroci uomini nuovi.
"E' finita la guerra", questo
il popolo grida; gli anni si frantumano,
un mondo nuovo affiora ribollendo
dalle schiuma aspra del dolore.
La piazza bianca di calce, bianca nell'aria d'aprile,
tacque; un uomo apparve sul palco,
parlò poche parole aprendo
la nuova storia.

Roberto Roversi, "Il tedesco imperatore"
(da Dopo Campoformio, 1962)