lunedì 30 novembre 2009

memento (3)


Il mondo mi sfugge, ancora, non so dominarlo
più, mi sfugge, ah, un'altra volta è un altro...

Altre mode, altri idoli,
la massa, non il popolo, la massa
decisa a farsi corrompere
al mondo ora si affaccia,
e lo trasforma, a ogni schermo, a ogni video
si abbevera, orda pura che irrompe
con pura avidità, informe
desiderio di partecipare alla festa.
E s'assesta là dove il Nuovo Capitale vuole.
Muta il senso delle parole:
chi finora ha parlato, con speranza, resta
indietro, invecchiato.
Non serve, per ringiovanire, questo
offeso angosciarsi, questo disperato
arrendersi! Chi non parla, è dimenticato.

Pier Paolo Pasolini
da “La rabbia” (1960), in “La religione del mio tempo”

domenica 29 novembre 2009

vecchi versi


Ritrovati mettendo in ordine i cassetti. Questa è datata 7 aprile 2005.

C’è chi stringe la vita talmente
forte che gli schizza via di mano


e c’è chi lascia che gli si sformi

addosso, come un vecchio maglione.


Mio nonno morì

con la lingua nera, la gamba sinistra

un moncherino. Mia nonna
non mi riconosceva più, la fronte tesa sull’osso,
la pelle afflosciata sotto i gomiti.
Carlo

(mi dicono, non c’ero) lasciò andare
un filo di saliva all’angolo della bocca.

Il canarino morì a sobbalzi

(un motore ingolfato) nelle mani della bambina.


La vita non concede armistizi.

Oggi, per esempio:

la casa odora forte di candeggina, sono sul terrazzo

e mentre aspetto che gli acari muoiano lascio tracce biologiche
del mio passaggio, ascolto il lavorio del mio corpo,

immagino la mia, di morte,

come uno schianto secco di fascine.

sabato 28 novembre 2009

ascesi e cazzo (ovvero: un poeta in brasile)


Gerarchia

Se arrivo in una città
oltre l'oceano
Molto spesso arrivo in una nuova città, portato dal dubbio.
Divenuto da un giorno all'altro pellegrino
di una fede in cui non credo;
rappresentante di una merce da tempo svalutata,
ma è grande, sempre, una strana speranza -
Scendo dall'aeroplano col passo del colpevole,
la coda tra le gambe, e un eterno bisogno di pisciare,
che mi fa incamminare un po' ripiegato con un sorriso incerto -
C'è da sbrigare la dogana, e, molto spesso, i fotografi:
comune amministrazione che ognuno cura come un'eccezione.
Poi l'ignoto.
Chi passeggia alle quattro del pomeriggio
sulle aiuole piene di alberi
e i boulevards d'una disperata città dove europei poveri
sono venuti a ricreare un mondo a immagine e somiglianza del loro, spinti dalla povertà a fare di un esilio una vita?
Con un occhio alle mie faccende, ai miei obblighi -
Poi, nelle ore libere,
comincia la mia ricerca, come se anch'essa fosse una colpa -
La gerarchia però è ben chiara nella mia testa.
Non c'è Oceano che tenga.
Di questa gerarchia gli ultimi sono i vecchi.
Sì, i vecchi alla cui categoria comincio ad appartenere
(non parlo del fotografo Saderman che con la moglie
già amica della morte mi accoglie sorridendo
nello studiolo di tutta la loro vita)
Sì, c'è qualche vecchio intellettuale
che nella Gerarchia
si pone all'altezza dei più bei marchettari
i primi che si trovano nei punti subito indovinati
e che come Virgili conducono con popolare delicatezza
qualche vecchio è degno dell'Empireo,
è degno di star accanto al primo ragazzo del popolo
che si dà per mille cruzeiros a Copacabana
ambedue son lo mio duca
che tenendomi per mano con delicatezza,
la delicatezza dell'intellettuale e quella dell'operaio
(per lo più disoccupato)
la scoperta dell'invariabilità della vita
ha bisogno di intelligenza e di amore
Vista dall'hotel di Rua Resende Rio -
l'ascesi ha bisogno del sesso, del cazzo -
quella finestrella dell'hotel dove si paga la stanzetta -
si guarda dentro Rio, in un aspetto dell'eternità,
la notte di pioggia che non porta il fresco,
e bagna le strade miserabili e le macerie,
e gli ultimi cornicioni del liberty dei portoghesi poveri
sublime miracolo!
E dunque José Carrea è il Primo nella Gerarchia,
e con lui Harudo, sceso bambino da Bahia, e Joaquim.
La Favela era come Cafarnao sotto il sole -
Percorsa dai rigagnoli delle fogne
le baracche una sull'altra
ventimila famiglie
(egli sulla spiaggia chiedendomi la sigaretta come un prostituto)
Non sapevamo che a poco a poco ci saremmo rivelati,
prudentemente, una parola dopo l'altra
detta quasi distrattamente:
io sono comunista, e: io sono sovversivo;
faccio il soldato in un reparto appositamente addestrato
per lottare contro i sovversivi e torturarli;
ma loro non lo sanno;
la gente non si rende conto di nulla;
essi pensano a vivere
(mi parla del sottoproletariato)
La Favela, fatalmente, ci attendeva
io gran conoscitor, egli duca -
i suoi genitori ci accolsero, e il fratellino nudo
appena uscito di dietro la tela cerata -
eh sì, invariabilità della vita, la madre
mi parlò come Lìmardi Maria, preparandomi la limonata
sacra all'ospite; la madre bianca ma ancor giovane di carne;
invecchiata come invecchiano le povere, eppur ragazza;
la sua gentilezza con quella del suo compagno,
fraterno al figlio che solo per sua volontà
era ora come un messo della Città -
Ah, sovversivi, ricerco l'amore e trovo voi.
Ricerco la perdizione e trovo la sete di giustizia.
Brasile, mia terra,
terra dei miei veri amici,
che non si occupano di nulla
oppure diventano sovversivi e come santi vengono accecati.
Nel cerchio più basso della Gerarchia di una città
immagine del mondo che da vecchio si fa nuovo,
colloco i vecchi, i vecchi borghesi
ché un vecchio popolano di città resta ragazzo
non ha da difendere niente -
va vestito in canottiera e calzonacci come Joaquim il figlio.
I vecchi, la mia categoria,
che vogliano o non vogliano -
Non si può sfuggire al destino di possedere il Potere,
esso si mette da solo
lentamente e fatalmente in mano ai vecchi,
anche se essi hanno le mani bucate
e sorridono umilmente come martiri satiri -
Accuso i vecchi di avere comunque vissuto,
accuso i vecchi di avere accettato la vita
(e non potevano non accettarla, ma non ci sono
vittime innocenti)
la vita accumulandosi ha dato ciò che essa voleva -
accuso i vecchi di avere fatto la volontà della vita.
Torniamo alla Favela
dove non si pensa nulla
o si vuole diventare messi della Città
là dove i vecchi sono filo-americani -
Tra i giovani che giocano biechi al pallone
di fronte a cucuzzoli fatati sul freddo Oceano,
chi vuole qualcosa e lo sa, è stato scelto a sorte -
inesperti di imperialismo classico
di ogni delicatezza verso il vecchio Impero da sfruttare
gli Americani dividono tra loro i fratelli superstiziosi
sempre scaldati dal loro sesso come banditi da un fuoco di sterpi -
E' così per puro caso che un brasiliano è fascista e un altro sovversivo;
colui che cava gli occhi
può essere scambiato con colui cui gli occhi sono cavati.
Joaquim non avrebbe potuto mai essere distinti da un sicario.
Perché dunque non amarlo se lo fosse stato?
Anche il sicario è al vertice della Gerarchia,
coi suoi semplici lineamenti appena sbozzati
col suo semplice occhio
senz'altra luce che quella della carne
Così in cima alla Gerarchia,
trovo l'ambiguità, il nodo inestricabile.
O Brasile, mia disgraziata patria,
votata senza scelta alla felicità,
(di tutto son padroni il denaro e la carne,
mentre tu sei così poetico)
dentro ogni tuo abitante mio concittadino,
c'è un angelo che non sa nulla,
sempre chino sul suo sesso,
e si muove, vecchio o giovane,
a prendere le armi e lottare, indifferentemente,
per il fascismo o la libertà -
Oh, Brasile, mia terra natale, dove
le vecchie lotte - bene o male già vinte -
per noi vecchi riacquistano significato -
rispondendo alla grazia di delinquenti o soldati
alla grazia brutale.

Pier Paolo Pasolini
(da: Trasumanar e organizzar, 1971)

venerdì 27 novembre 2009

memento (2)



Tutti si giurano puri:
puri nella lingua... naturalmente:
segno che l'anima è sporca.
È stato sempre
così. Per mentire non bisogna essere oscuri.
[...]
Sono infiniti i dialetti, i gerghi,
le pronunce, perché è infinita
la forma della vita:
non bisogna tacerli, bisogna possederli:
ma voi non li volete
perché non volete la storia, superbi
monopolisti della morte: i poeti
parlano come preti, e, profetiche,

urlano vittora, tutt'intorno
le Cassandre: è passato il tempo delle speranze!
Avevano ragione loro, nascoste
dentro le parrocchie.
Adesso riescono alla luce del giorno,
cornacchie delle privilegiate angoscie,
delle libere speranze imposte
dalla forza del capitale che non si estingue.
[...]

Non c'è via di scampo, anche chi si oppone
è quell'uomo, miserabile, empio,
stupido, freddo, ironico,
che rende faziosa ogni sua più seria
passione, che non crede all'altrui passione...
E in questo accomunano i giorni della distensione
nemici e amici: ricomincia la guerra vile
del discredito, della malizia, della
cecità di cellula
o sacrestia: e ritorna lo stile
di un tempo, nei cuori
come nei versi: ed è meglio morire.

Pier Paolo Pasolini, “La reazione stilistica” (1960)
(da: La religione del mio tempo)

(Nell'immagine: il cadavere di Pasolini, così come fu ritrovato all'Idroscalo di Ostia, la mattina del 2 novembre 1975)

giovedì 26 novembre 2009

e anche quest'altro è andato...

(clicca sul titolo per leggere l'articolo).


Non commento, ma mi limito a rimandare a questo commento di Giulio Mozzi, che esprime benissimo il mio pensiero.

amarcord musicale 7 - chi ha acceso il fuoco

Non sono un fan di Billy Joel, anzi così su due piedi non saprei citare neanche un titolo di una sua canzone (che questa sia sua, l'ho scoperto da poco).
Però questa me la ricordo, chissà perché.
Il testo, poi, è interessante: un tour de force di fatti e personaggi storici che fanno dal 1949 (anno della nascita di Joel) al 1989 (anno di uscita della canzone). Ogni strofa è dedicata a un anno, in ordine cronologico, con l'eccezione delle ultime quattro, che riassumono gli anni tra il 1964 e il 1989.
Anche il video è carino, ma non posso postarlo perché su YouTube hanno bloccato l'embedding, comunque lo trovate qui. Su Wikipedia una spiegazione dei riferimenti storici.


We Didn't Start The Fire

Harry Truman, Doris Day,
la Cina rossa, Johnnie Ray,
"South Pacific", Walter Winchell,
Joe DiMaggio.

Joe McCarthy, Richard Nixon,
Studebaker, la televisione,
Nord Corea, Sud Corea,
Marylin Monroe.

I Rosemberg, le bombe-H,
Sugar Ray, Pan-Mun-Jon,
Brando, "The King and I"
e "The Catcher in the Rye".

RITORNELLO:
Non siamo noi che abbiamo acceso il fuoco:
stava già bruciando da quando gira il mondo.
Non siamo noi che abbiamo acceso il fuoco,
no, non l'abbiamo acceso, ma abbiamo cercato di combatterlo.

Giuseppe Stalin, Malenkov,
Nasser e Prokofiev,
Rockefeller, Campanella,
il blocco comunista.

Roy Cohn, Juan Peron,
Toscanini, il dacron,
Dien Bien Phu cade,
"Rock Around the Clock".

Einstein, James Dean,
Brooklyn ha una squadra vincente,
"Davy Crockett", "Peter Pan",
Elvis Presley, Disneyland.

Bardot, Budapest,
Alabama, Kruschev,
la principessa Grace, "Peyton Place",
problemi a Suez.

(RITORNELLO)

Little Rock, Pasternak,
Mickey Mantle, Kerouac,
lo Sputnick, Chou-En-Lai,
"Il ponte sul fiume Kwai".

Il Libano, Charles De Gaulle,
il baseball in California,
gli omicidi di Starkweather,
i figli del Thalidomide.

Buddy Holly, "Ben Hur",
scimmie nello spazio, mafia,
gli hula hoop, Castro,
la Edsel è un fallimento.

Lo U-2, Syngman Rhee,
la "payola" e Kennedy,
Chubby Checker, "Psycho",
i Belgi in Congo

(RITORNELLO)

Hemingway, Eichmann,
"Straniero in terra straniera",
Dylan, Berlino,
l'invasione della Baia dei Porci.

"Lawrence d'Arabia",
la Beatlesmania britannica,
la "Vecchia Signora", John Glenn,
Liston batte Patterson.

Papa Paolo, Malcolm X,
il sesso dei politici britannici,
JFK fatto fuori,
che altro devo dire?

(RITORNELLO)

Controllo delle nascite, Ho Chi Minh,
Richard Nixon ritorna,
il lancio sulla luna, Woodstock,
il Watergate, il punk rock.

Begin, Reagan, la Palestina,
terrore sulla linea aerea,
gli Ayatollah in Iran,
i Russi in Afghanistan.

"La ruota della fortuna", Sally Ride,
l'heavy metal e i suicidi,
debiti esteri, veterani senzatetto,
AIDS, crack, Bernie Goetz.

Ipodermiche sulla spiaggia,
la Cina è sotto la legge marziale,
la guerra della Cola con i rocker,
non ne posso più...

(RITORNELLO)

Non abbiamo acceso il fuoco,
ma quando ce ne saremo andati,
brucerà ancora, e ancora,
e ancora, e ancora...

mercoledì 25 novembre 2009

a un figlio non nato


In fondo a quel candido ponte nuovo sul Tevere
finito dai cattolici per non smentire i fascisti
tra i fregi, i cippi, i falsi frammenti, i finti ruderi,
un gruppo di donne aspettava i clienti al sole.
Tra queste c'era Franca, una venuta da Viterbo,
bambina, e già madre, che fu la più svelta:
corse allo sportello della mia macchina, gridando,
così sicura che non potei disingannarla:
salì, si accomodò, allegra come un ragazzo,
e mi condusse verso la Cassia: passammo un bivio,
corremmo per una strada abbandonata al sole
tra cantieri di gesso e casupole tripoline,
e arrivammo al suo posto: era un praticello
sotto un'altura cosparsa di borraccine e grotte.
Un vecchio cavallo marrone, in fondo, sull'erba umida,
un'automobile vuota, in mezzo ai cespugloi,
e non lontano, qua e là, festosi echi di spari:
tutt'intorno era pieno di coppie, ragazzi e poveri.
In questi giorni la mia vita, il mio lavoro erano pieni,
nessuno squilibrio, nessuna paura mi minacciava:
ero andato avanti per anni, prima per fisica grazia,
– mitezza, salute e entusiasmo che ho avuto nascendo,
poi per una luce di pensiero, benché incerto ancora,
– amore, forza e coscienza che ho acquistato vivendo.
Eppure, primo e unico figlio non nato, non ho dolore
che tu non possa mai esser qui, in questo mondo.

Pier Paolo Pasolini

Da “Umiliato e offeso. Epigrammi” (1958),
in La religione del mio tempo