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lunedì 30 novembre 2009

memento (3)


Il mondo mi sfugge, ancora, non so dominarlo
più, mi sfugge, ah, un'altra volta è un altro...

Altre mode, altri idoli,
la massa, non il popolo, la massa
decisa a farsi corrompere
al mondo ora si affaccia,
e lo trasforma, a ogni schermo, a ogni video
si abbevera, orda pura che irrompe
con pura avidità, informe
desiderio di partecipare alla festa.
E s'assesta là dove il Nuovo Capitale vuole.
Muta il senso delle parole:
chi finora ha parlato, con speranza, resta
indietro, invecchiato.
Non serve, per ringiovanire, questo
offeso angosciarsi, questo disperato
arrendersi! Chi non parla, è dimenticato.

Pier Paolo Pasolini
da “La rabbia” (1960), in “La religione del mio tempo”

lunedì 26 ottobre 2009

nostalgie


(ad Antonio, con nostalgia comune)

Sono nato nel 1975.
Ho cominciato a interessarmi alla politica tra la fine degli anni '80 e i primi anni '90, quando i muri crollavano e il vecchio PCI celebrava la propria ecpirosi. Cominciava a nascere quella cosa informe, molliccia, ameboide, multitentacolata, che è la Sinistra italiana dello scorso quindicennio.
Non rimpiango il Partito, né tantomeno rimpiango il socialismo reale nelle sue varie metamorfosi (tutte più o meno mostruose).
Non rimpiango nemmeno chi si è colluso, in maniera più o meno consapevole, con gentaglia come Stalin, Mao o Fidel Castro.
Rimpiango la possibilità di pensare in maniera diversa.
Rimpiango un'alternativa.
Rimpiango una speranza, in mezzo ai bastioni dorati del consumismo che ormai ci si sono saldati intorno in maniera irreparabile.
Noi (pochi) siamo dentro, (tanti) altri sono fuori.
Il comunismo era la possibilità di pensarci tutti fuori.
Il consumismo è la voglia di chiuderci tutti dentro.