venerdì 2 settembre 2011

S.O.S. didattico


Quest'anno insegno italiano in seconda (liceo socio-pedagogico). Ciò significa che il programma di antologia (materia abominevole, se mai ce n'è stata una) prevede che si leggano poesia e teatro.
Il problema è che il il testo è del tutto impraticabile, fra trombonate sulla "poesia che rivela il mondo", pallosissime schede di metrica e testi francamente improponibili per un quindicenne (non so voi, ma io sono colto da accessi irrefrenabili di risa quando vedo aprire un'introduzione alla poesia con "Chiare, fresche, dolci acque").
Ora, la domanda che mi/vi pongo è: come fare un'introduzione alla poesia che sia fresca, accattivante, e possibilmente non libresca? Insomma, come riuscire a non far odiare la poesia, senza per forza somigliare al professor Keating de "L'attimo fuggente"?
La mia idea sarebbe di fare il meno possibile, e lasciare invece che siano i ragazzi a scoprire, esplorare, smontare, masticare i testi. Insomma, che si divertano, una volta tanto, poveracci...
E qui entrate in ballo voi, miei fedelissimi ventiquattro lettori. Idee? testi da leggere? percorsi da creare? Commentate commentate commentate: ogni tipo di proposta è ben accetta.

16 commenti:

Jazz nel pomeriggio ha detto...

[Diamine, un hacker si è forse impadronito del sito di Sergio Pasquandrea?]

un'introduzione alla poesia che sia fresca, accattivante,

«Ammiccante», magari, no?

possibilmente non libresca?

Questa la vedo dura, le poesie risiedono, almeno in prima istanza, nei libri, ahimé ahimé, accipicchia. Però si possono mettere sull'iPad, immagino.

Insomma, che si divertano, una volta tanto, poveracci...

Ma sì, poveracci.Una risata e passa tutto…

Uscendo dal sarcasmo (che non meriti, lo so), comincia a proporre loro le tue, di poesie. Con quello che hai detto, e se hai il cuore e il fegato nelle tue poesie, come io sono certo tu abbia, mi sembra il ricorso più pratice e immediato. C'è di fatto che le tue poesie non sono così facili; richiedono lavoro e, gasp, sono molto libresche, vivaddìo.

Marco

sergio pasquandrea ha detto...

io credo fortemente nel valore del divertimento. che le cose si debbano sempre soffrire e sudare, mi sembra un'etica penitenziale, di probabile matrice cattolica.
guarda il peso relativo che, nella nostra letteratura hanno autori come folengo, pulci, porta... sono autori messi da parte non solo perché dialettali, ma anche perché divertenti.
l'ironia, per come la vedo io, è una delle forme dell'intelligenza. chi non sa ridere non è una bella persona, e questo vale anche per i poeti, e per i lettori di poesia. ricordo che in america c'erano reading poetici ai quali la gente applaudiva, rideva... a me, onestamente, sembra una cosa bella.
e che le poesie debbano essere sempre confinate nei libri, è uno dei motivi perché nessuno le legge. le poesie dovrebbero tornare nella loro sede originaria: la bocca dei poeti. uscire all'aperto, scrollarsi di dosso un po' di muffa.
ed è (anche) per questo che non proporrei le mie poesie (non subito, almeno): perché, oltre che difficili, sono anche tristi, in larga parte (lo so, predico bene e razzolo male, però putroppo si scrive come si può, non come si vuole).
insomma: si può leggere petrarca, d'accordo, ma si può anche leggere rodari (grande poeta, per come la vedo io), o magari palazzeschi, o belli.
si può leggere il dante stilnovista, ma anche il dante delle rime comiche o dei canti delle malebolge; il leopardi dei canti, ma anche quello delle operette o della batracomiomachia, che spesso è irresistibilmente comico.
soprattutto, appioppare a un ragazzo una scheda di metrica è il modo migliore per fargliela odiare: se invece gli fai scoprire la metrica in corpore vivo, è molto più probabile che ci si appassioni, e magari poi arrivi a leggere cose più impegnative. sporcarsi le mani, lavorare su una poesia come se fosse un oggetto da smontare. questa è la mia idea.

sergio pasquandrea ha detto...

errata corrige: quando ho scritto folengo, in realtà intendevo ruzante. ma il discorso torna lo stesso.

Tommaso ha detto...

Butto lì una banalità: provare a cominciare con i testi dei loro cantanti preferiti, per poi provare accostare quei testi alla poesia "vera"?

sergio pasquandrea ha detto...

se ascoltassero de andrè o de gregori, si potrebbe pure.
ancora con ligabue o vasco rossi, per quanto arduo, ci si potrebbe provare.
con gli zero assoluto e noyz narcos, la vedo davvero dura...

Jazz nel pomeriggio ha detto...

io credo fortemente nel valore del divertimento. che le cose si debbano sempre soffrire e sudare, mi sembra un'etica penitenziale, di probabile matrice cattolica.

Prima, prima, oy vey! Comunque è vero che io non credo nel valore del divertimento - quando comincia ad avere un valore pedagogico, utile mixtum dulci, io finisco di divertirmi.

l'ironia, per come la vedo io, è una delle forme dell'intelligenza.

Per me è un dispositivo retorico che solo per larghissimo traslato (l'"ironia romantica", per esempio) diventa una visione del mondo. Sia chiaro che non mi riferisco a te nemmeno da lontano, ma l'ironia che comunemente viene pregiata oggi - il non prendere mai niente sul serio, lo scherzare su ogni disgrazia (a patto che non riguardi noi stessi, si capisce) - mi sembra la merce di chi non ha di meglio da offrire.

chi non sa ridere non è una bella persona

Né chi ride sempre e di tutto lo è per forza, sarai d'accordo.

insomma: si può leggere petrarca, d'accordo,

Oh. Respiro.

ma si può anche leggere rodari (grande poeta, per come la vedo io), o magari palazzeschi, o belli.

Ma certo, e mi spiace se ti ho dato l'impressione di pensarla altrimenti. Si può anche, mi auguro, continuare a fare delle distinzioni e decidere di non raggruppare Petrarca, Porta e Belli con Palazzeschi (che io amo, non come poeta, però).

il leopardi dei canti, ma anche quello delle operette o della batracomiomachia, che spesso è irresistibilmente comico.

Così gli studenti che si annoiano con i Canti o con il Petrarca si sbellicheranno dalle risate con la Batracomiomachia o con la contesa con Forese Donati…

Non so, l'insegnante sei tu. Auguri e facci sapere!

Marco

Alessandro Oresti ha detto...
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Alessandro Oresti ha detto...

ciao a tutti!

voglio provare a dare anch'io un mio umile consiglio: secondo me bisogna evitare di far accostare la poesia a qualcosa di diverso dalla poesia stessa, non bisogna sottovalutare lo spirito critico dei quindicenni, perchè penso siano già in grado di distinguere il valore "ludico" (chiamiamolo così) della musica leggera che preferiscono da quello più didascalico e impegnativo della poesia...
per cui, il mio consiglio è, per contro, di invitare i ragazzi a tentare loro stessi di comporre qualche poesia...perchè non provare a concedergli questa fiducia?
penso sia un po' come per i disegnatori di fumetti: per diventare in gamba, cominciano copiando i grandi...e forse il miglior modo per far innamorare un ragazzo della poesia è fargliela scoprire personalmente, vedere fino a che punto imita dante o leopardi o montale, e tentare questo tipo di confronto, a posteriori...

qualunque sia la tua scelta, buona fortuna!

sergio pasquandrea ha detto...

@marco
l'ironia è la capacità di vedere le cose da un'altra angolazione; quindi, un segno d'intelligenza.
ed è anche un mezzo utile per introdurre un concetto fondamentale: che un testo non dev'essere per forza un mattone calato sulla testa, ma anche qualcosa che può dare piacere.
ecco, se non ti piace il termine "divertimento", che ne dici di "piacere"? e se, una volta tanto, andare a scuola diventasse qualcosa di piacevole, invece che di noioso e doloroso?

(poi, ci sono ragazzi abbastanza intelligenti da fare le giuste distinzioni tra vasco rossi e petrarca; e ce ne sono altri che invece non lo sono, e qui non posso proprio farci niente).

sergio pasquandrea ha detto...

@alessandro
non si scrive poesia su invito, né tantomento su coercizione. la si scrive solo se se ne sente la necessità.
se, alla fine dell'anno, sarò riuscito a far amare la poesia a qualcuno, al punto da convincerlo a scriverne, tanto meglio.

Tommaso ha detto...

Io ti riporto la mia esperienza: in prima o seconda superiore la professoressa di italiano ci fece analizzare i testi di canzoni scelte da noi come fossero poesie (per altro senza nascondere che molte non le piacevano). Ricordo che le cose più interessanti uscirono fuori con i testi di Jovanotti, ed erano ancora gli anni 80, quindi parliamo del Jovanotti di "Gimmie Five" e "Sei come la mia moto", non so se rendo l'idea...
Quanto questo abbia poi funzionato come aggancio alla poesia vera non te lo so dire... con me no di sicuro, che la poesia l'ho scoperta per conto mio più tardi... sempre passando dai testi delle canzoni, comunque.

khkk ha detto...

"ragazzi, alla prossima lezione ognuno porta una poesia.
può essere scritta da chiunque: da un poeta più o meno conosciuto, da un vostro amico, parente, da un premio nobel. meglio ancora da voi stessi. può anche essere il testo della vostra canzone preferita.... "

se sbaglio mi corriggirai

Alessandro Oresti ha detto...

sì, in effetti hai ragione quando dici che non si può fare poesia a comando.
avevo pensato ad un approccio simile rifacendomi alla mia esperienza, io ho imparato la "grammatica applicata" - cioè la scrittura corretta pur non conoscendo le regole della sintassi - copiando le domande dei quiz TV...
poi da lì ho imparato a fare le domande da solo, e quindi a cercare le cose che mi interessano, comprese le poesie...

del resto non si pretende di fare di ogni quindicenne di una classe il futuro pasolini, e c'è sempre l'alunno che recepisce più le cose rispetto ad un altro...chissà, ripensandoci quella della canzoni potrebbe essere la soluzione migliore...

amanda ha detto...

io ad una mia paziente adolescente ho proposto di leggere "besta di gioia" di Mariangela Gualtieri ed ha molto gradito, ma poi a quell'età o li catturi con tutto, se ben proposto, o con nulla.

Certo creare un percorso... mica facile

potresti chidere loro di formulare un immagine e poi guidarli a cercare quell'immagine nei testi di poeti e da lì partire, ad ognuno un percorso diverso e poi trovare le coincidenze, le comunanze, gli stili

boh idea bislacca

Anonimo ha detto...

Ci si avvicina alla poesia, alla letteratura, all'arte in genere, quando non è imposta, e la trovi quasi occasionalmente. Io credo che leggere anche velocemente uno zibaldone, esempio qualche pagina del Breviario mediterraneo di Predrag Matvejevic che parla dei luoghi, dei popoli, delle tradizioni e culture del mediterraneo può essere d'aiuto, oppure Lo scrittore e i suoi scrittori di Ernesto Sabato.

Anonimo ha detto...

scusate l'opera di Sabato è Lo scrittore e i suoi fantasmi