giovedì 1 settembre 2011

etica della critica

[Al festival jazz di Sanremo], la sera prima avrebbe dovuto suonare Sonny Rollins con il trio di Stan Tracey. Il trio era arrivato da Londra, ma Rollins no. Non aveva avvisato né niente. Semplicemente non si era presentato. Fino all'ultimo momento gli organizzatori avevano sperato che arrivasse. Niente da fare. Suonò il trio di Stan Tracey senza Rollins. Ma poiché la defezione di Rollins era stata annunciata solo all'inizio del concerto, molti giornalisti avevano già scritto la recensione e l'avevano mandata al giornale (allora le dettavano telefonicamente). Il giorno dopo, i principali quotidiani italiani dedicavano al grande Sonny la prima pagina degli spettacoli: "Trionfa Rollins al festival di Sanremo", "Il re del sax si conferma il più grande!". Alcuni si erano lasciati prendere la mano dall'entusiasmo ed erano persino entrati nei dettagli "...particolarmente pregnante la sua versione di Polka Dots" "...peccato quella caduta di stile con St. Thomas". Insomma, un delirio.

Enrico Rava, Incontri con musicisti straordinari, Feltrinelli 2011, pag. 57


P.S.: l'aneddoto non è datato, ma dovrebbe risalire più o meno al 1966; non che da allora le cose siano cambiate molto, comunque. (Ve lo dice uno del mestiere).

3 commenti:

lillo ha detto...

sono quegli aneddoti che mi riscandano il cuore :)

rodolfo ha detto...

bisognerebbe abolire le recensioni e recuperare il ruolo del critico per cose più nobili. Sono abb noiose le cronache dei concerti per non parlare della stereotipata superficialità di recensioni discografiche redatte a canovaccio. Sarebbe da rivedere il ruolo delle riviste di settore, comprese quelle storiche. Una che a mio avviso si salva è Il Giornale della Musica perchè fa bene il suo semplice lavoro: fornisce informazioni, osserva il fenomeno musicale da tutte le angolazioni, comprese quelle politiche e sindacali, tanto per intendersi. L'unica che si sia occupata della recente riforma dei Conservatori, quei luoghi che dovrebbero formare i futuri protagonisti musicali e dei quali non si sa praticamente nulla. Questi sono argomenti interessanti per una rivista, per il resto ci sono adeguate bibliografie molto esaustive. Invece le altre riviste hanno tutte la medesima impostazione: interviste superficiali, le solite monografie, e recensioni inutili e dannose.
OK, era uno sfogo.

sergio pasquandrea ha detto...

@rodolfo
credo tu abbia in larghissima parte ragione.
non seguo il giornale della musica da un po' di tempo, ma so che, perlomeno per la parte jazzistica, è redatto da persone serie.
per quanto riguarda l'attività del critico musicale, resti tra noi, ma io mi sto parecchio scocciando, e più o meno per le ragioni che dici tu stesso; e non è detto che prima o poi non molli tutto.