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lunedì 7 giugno 2010

nnnon ci posso cccredere!!!


Da quanto tempo non si vedeva il jazz sulla tv pubblica?
Si accettano scommesse, ma (se si esclude qualche cameo e comparsata a Sanremo o da Arbore) direi almeno 10-15 anni. Da quando Rai3 ha smesso di programmare "Schegge di jazz" e di mandare i concerti di Umbria Jazz (sì, lo so, li mandava a notte fonda, ma vabbè).
Insomma, sono finiti i tempi in cui Mamma Rai ospitava in prima serata roba del genere.


http://www.youtube.com/watch?v=jz_oG5OpyFU

Quindi, quello che succederà l'8, 9 e 10 giugno (in seconda serata, ma vabbè) è quasi un evento.
Succederà che arriva in televisione "Il Dottor Djembè" (sottotitolo: "Via dal solito tam-tam"), la geniale, surreale, divertentissima trasmissione radiofonica condotta da David Riondino insieme a quei due spiritacci di Stefano Bollani e Mirko Guerrini (chi non la conosce è caldamente invitato a scaricarsela in podcast qui).
Ci saranno ospiti come Enrico Rava, Cristina Zavalloni (come? non conoscete Cristina Zavalloni? subito un'occhiata qui, please) e Peppe Servillo, e verranno trasmessi spezzoni delle puntate radiofoniche alle quali hanno partecipato Renzo Arbore, Nicola Piovani, Antonello Salis, Giovanni Sollima, Paolo Fresu (e vi giuro che vedere quelle puntate è tutt'altra cosa dal sentirle: ecco un esempio; e anche un altro, dato che oggi mi sento generoso).
"Buonasera Dottor Djembè" è il titolo. Inizia intorno alle 23,20; su Rai3, ovviamente. Guardatelo. Perché, che ci crediate o no, il jazz può essere esilarante.

martedì 3 novembre 2009

i racconti dell'età del jazz - "Le mani di Thelonious"

Sono quasi vent’anni che mi interesso di jazz, e ne ho sentite tante.
Ho sentito dire che il jazz è musica per intellettuali, che è complicato, incomprensibile, o nel migliore dei casi che è fico, cool, “un sacco yeah”, come diceva un mio amico.
Però spesso sfugge un particolare: che il jazz è musica di origine africana, quindi è musica che parte dal corpo e deve arrivare al corpo, deve farti muovere, farti battere il piede. Altrimenti è tutto inutile.
Prendiamo Thelonious Monk, per esempio: si è sempre detto che la sua musica è criptica, oscura, idiosincratica, cerebrale, e così via. Però si dimentica che spesso Monk, durante i concerti, si alzava e ballava. Sì, ballava, muovendosi come un grosso orso nero su e giù per il palcoscenico. Forse, a conti fatti, quella musica non era poi così cerebrale.

(...continua su "La poesia e lo spirito")

venerdì 2 ottobre 2009

i racconti dell’età del jazz 9 - "Conversations with Bill"

C’è stato un periodo in cui ero convinto di essere Bill Evans.
Nel senso che dire “mi piaceva Bill Evans” è troppo poco. Innanzi tutto, la scoperta della sua musica, per me, ha in pratica coinciso con la scoperta del jazz; in secondo luogo, l’ascolto della sua musica è stato un’esplorazione di territori psichici che non ero del tutto cosciente di possedere.
Le ragioni sono facili da intuire: fra tutti i jazzisti della sua epoca Bill Evans fu, senza alcun dubbio, quello con le più profonde e complesse radici nella musica classica europea, e uno dei pochi che riuscì a fondere quelle radici con il jazz in modo talmente perfetto da non lasciar percepire nemmeno la più sottile linea di cesura. Per me, che cominciavo ad addentrarmi nel jazz, ma che fino ad allora mi ero nutrito a dosi massicce di Bach, Chopin, Debussy e Ravel, la sensazione di aver trovato un fratello gemello era insopprimibile.

(...continua su La poesia e lo spirito)

lunedì 7 settembre 2009

i racconti dell'età del jazz 7 - quando Billie Holiday era felice


Oddio, proprio felice forse non lo è stata mai, e non sto nemmeno a spiegare il perché. Però mi sono un po' scocciato di sentir parlare della vita di Billie, dei tormenti di Billie, degli amori infelici di Billie, della voce di Billie ridotta a cartavetrata. Insomma, mi sono scocciato di vederla ridotta a una Madonnina dei Sette Dolori.

(...continua su La poesia e lo spirito)