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giovedì 25 dicembre 2014

l'amore fino all'osso

entrando scalza nell'erba.....del presepe
tra il muso della gente delle pecore dei cani
tra la fame e la guerra che ha scarnificato la notte.....la morte

e l'amore fino all'osso

ho sentito improvvisamente il fuoco
attraversare il cielo in una forma esatta

giù.....incandescente immergersi in terra
e in me.....riempirmi la bocca illuminandola interiormente

mentre canto la tua e la mia nascita
io più povera dell'erba più breve più tenera più niente

la neve scende bianco e odora

natale con te: la cometa in corpo



(Anna Maria Farabbi, da “Abse”, Ponte del Sale, 2013)

sabato 18 ottobre 2014

vecchie e bellissime

perché siamo creature vecchie e bellissime, anima mia,
non sogniamo più la perla unica in fondo alla notte

sappiamo ridere della scrittura che ci tesse la faccia
mentre ne lecchiamo via i segni con quel gioco di lingua

abitiamo il plesso della nostra clessidra
custodendo interiormente la sonorità

del passaggio



 Anna Maria Farabbi
(da "Abse", Ponte del Sale, 2013)

venerdì 13 luglio 2012

pesci rossi su carte sensibili


(di Anna Maria Farabbi)

Sono molti i poeti più o meno noti che insegnano. Pochi quelli che fanno circolare la poesia viva, in carne ed ossa, malgrado tutte le difficoltà di organizzazione, gestione ed economia. Del resto, in questi tempi terribili in cui l’arca della scuola frana, si spacca, si estingue, con tutta la classe degli insegnanti dentro, come vivificare il cuore e le tempie dei ragazzi attraverso la poesia, è uno dei mille problemi. Non l’unico, purtroppo. Conosco moltissimi poeti e poete che insegnano dalla scuola elementare all’università.
Vorrei coinvolgerli per una loro testimonianza, cercando di trovare il filo di questa orribile matassa: perché la poesia non emoziona in classe? Perché si ammazza fin dai banchi delle scuole medie (non elementari)? Che cosa si potrebbe fare e che cosa si sta facendo? Ho chiesto a Sergio Pasquandrea per cominciare, scegliendo la sua serietà e la sua qualità e la sua ironia. Mi ha risposto così
.

(... leggi la risposta su Carte Sensibili)

martedì 22 novembre 2011

ancora su Anna Maria Farabbi


Notturno (da "Adlujè", Il Ponte del Sale 2003)

I.

Mezzanotte prugna
in corpo:
sangue saliva e mosto.


II.

Scrivo la respirazione delle lettere,
intingendo nel buio
del foglio
la mia lingua calda.


V.

La luce nella pesca. La pesca
Silenziosa
che rotola nella notte.

Dentro i miei occhi
e con la stessa costosa lentezza
si allontana.


VI.

Sono scappati perché sono bella e perché hanno paura di leggere i cromi
della notte,
la lentissima fioritura del tuorlo,
la nudità della creatura
e del creato.

Non vogliono tremare,
per questo quando si allontanano
parlano.

Mentre io voglio la lingua
per l'intimità, l'umidità, il silenzio
profondo.

Il bacio.


VII.

Non è il refolo che accarezza
il trifoglio.

Qui a Montelovesco,
è la terra che si muove. L'odore.
Allegro con fuoco. Preistorico.

Qui è mezzanotte: lume e stelle
sono in calore.
Il sole è sotto.
Nelle incisioni sul mio palmo,
tra gli inchiostri,
brillano gli schizzi salini del tsunami.

Dentro la voce di Andrea Zanzotto:
26.12.1997, ore 23,20.


X.

Da queste parti le creature non conoscono il mare.

Racconto il movimento degli azzurri.
L'orizzontalità cangiante.
L'impossibilità del taglio.
L'unico, il lunghissimo, lontanissimo
lato.

Ma nessuno lo chiede.
Stanno in terra, dentro la notte,
guardando la profondità del cammino
con il fuoco che dal petto
gli fa luce.

Poi, quasi all'alba, prima del tuorlo,
mi tolgono l'argilla dagli occhi
leccandomi il muso.


* * *


(da: "La magnifica bestia", Travenbooks 2007)



Contabilità dell’amore

Giusto na cantatina sott’ala fenestra
ntra che la neve me gela
l’amore nbocca.

La cicalina brilla ncla gola sciuerta
lsu ncantesimo contro l’inverno
e pu fatta
lascia cadé la soletudine dle lune
e la scortsa del fieto
nterra.

Canto: magno la notte e la morte.
Paro la mi festa.


Giusto una canzoncina sotto la finestra / mentre la neve mi gela / l’amore in bocca. // La cicalina brilla con la sua gola scordata / il proprio incantesimo contro l’inverno / e poi scoppiando / lascia cadere la soletudine dell’inquietudine / e la buccia del fiato / in terra. // Canto: mangio la notte e la morte. / Pascolo la mia festa.


* * *

Mater/icità dell’amore
Gnuda.

Drento ltu corpo
so l’incesto dla luna ncol sole.
Terra cottora. L’odore
che s’asoda ntle tu froge.

Lengua corrente
sciolta ntol sangue.


Nuda. - Dentro il tuo corpo / sono l’incesto della luna con il sole. / Terra da cuocere. L’odore / che mi condensa nelle tue narici. // Lingua corrente / sciolta nel sangue.

lunedì 21 novembre 2011

Anna Maria Farabbi



Ci sono poesie che ti piacciono o non ti piacciono. Poi ci sono le poesie che, come quelle di Anna Maria Farabbi, semplicemente ti mordono alla gola e non si staccano
Mannaggia a me che ho vissuto vent'anni a Perugia, a due passi da lei, senza conoscerla.



da "Adlujè" (Il Ponte del Sale, 2003)

Canto la madre non vergine
mentre fa l'amore con me

Madre dei sordomuti,
e delle cornacchie che dalla paura
pisciano in volo, madre
che scompari accadi e accadi,
con una lingua precipitosa insisti
e insisti
dentro il mio inguine. Madre
che mi fecondi con la tua saliva seminale:
ti ricevo:
qui e ora:
apro le cosce cuore e cervello.

Le donne del mio paese sono tutte in lutto
per questo ti vengono a pregare
chiudendo gli occhi per fondersi
al nero.
S'inginocchiano sopra il tuo corpo
cioè sopra un magnifico altopiano
si racchiudono
riassumendo la forma e il significato
del feto.

Io sono uscita dal loro branco.
Mi sono strappata le palpebre per vederti
fino in fondo
e con il fondo dei miei piedi ti cammino
per avvicinarmi,
e più mi avvicino
latro
con la fame in gola
e la gola tra le cosce. Madre
che mi hai partorito urlando,
il tuo sudore e la tua lingua mi bagnano:
sono qui. Qui e ora. Qui,
secondo la mia natura di figlia
disuguale
che scopa con i sordomuti
e per sempre li contamina
e avvolge teneramente le cornacchie calve
soffiando loro
la mia aria
calda. La mia aria calda.


* * *


Madre! Non dormo! Nemmeno questa volta dormo!
Nemmeno adesso che il nero copre ogni cosa
e intorpidisce gli occhi

Ha colpa il rospo
che dal fondo delle mie orecchie intona
ciò che dura ed è durevole
intrigandomi

Più lo ninno e lo staccio
più lui di verde si ostina
brilla
e vuole fare l'amore


* * *


VARIAZIONI SUL BUIO DI MIO FIGLIO

I.

E' NEL SONNO CHE SI DILATA E S'INCANTA
RICEVENDO,
ANCHE PER ME CHE LO VEGLIO,
RICEVENDO NEL SOGNO
I MIRACOLI DEGLI DEI.


Mio figlio dorme dentro l'inverno
mentre la vita gli tinge
il tenerissimo buio
delle narici.

Vi si sgelano gli angeli e gli uccelli
scoccati da dio.

II.

E' NEL SONNO CHE SI DILATA E S'INCANTA
RICEVENDO,
ANCHE PER ME CHE LO VEGLIO,
RICEVENDO NEL SOGNO
I MIRACOLI DEGLI DEI.

Mio figlio dorme
coperto dai suoi occhi chiusi:
sta cadendo in sé
come una piumina bianca.

Sottosotto è morbido il caldo
del suo terriccio cuore
dentro cui sta crescendo,
anche nel sonno,
la pianta.


III.

E' NEL SONNO CHE SI DILATA E S'INCANTA
RICEVENDO,
ANCHE PER ME CHE LO VEGLIO,
RICEVENDO NEL SOGNO
I MIRACOLI DEGLI DEI.

Mio figlio dorme
uscendo dalla luce
come un tranquillissimo fiume
notturno
che nel fluire dentro la sua lunghezza
tocca terra e mare
contemporaneamente.

Nel suo silenzio subacqueo
sono liquidi anche i venti e i canti
dei pesci.