domenica 26 settembre 2010

marginalità


Quest'anno, lo saprete tutti, è stato consumato l'ultimo degli infiniti, decennali massacri a danno della scuola pubblica: la tanto conclamata "riforma" della Gelmini, che in quattro parole si può riassumere nell'ennesimo taglio di fondi e di cattedre e nell'ennesima coltellata alla schiena per il futuro del nostro Paese.
Oltre al danno, la Mariastella ha pensato di aggiungere la beffa, diramando alle scuole un corposo papier (varie centinaia di pagine) di indicazioni per i nuovi programmi, intitolato Schema di regolamento recante “Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali di cui all’art. 10...", eccetera eccetera.

Ora, sorvoliamo sul fatto che il documento è redatto da un comitato di presunti "esperti", che palesemente non hanno mai messo piede in un'aula scolastica, non ne conoscono i problemi e le potenzialità, e che hanno prodotto nient'altro che un pomposo e farraginoso proclama, denso di gergo accademico e povero di concrete indicazioni didattiche.
Sorvoliamo anche sul fatto che, a una drammatica riduzione delle ore, corrisponde un aumento sproporzionato dei programmi che i docenti sarebbero chiamati svolgere.
Sorvoliamo anche sulla totale mancanza di senso di tali programmi, in cui le nozioni si accumulano sulle nozioni, senza mai nemmeno tentare di trovare un filo conduttore, una logica, una linea-guida per chi dovrebbe insegnare e apprendere.
Sorvoliamo, perché a tutto ciò dovremmo essere abituati. E' la scuola italiana, è così da decenni e così resterà, nei secoli dei secoli.

Quel che mi interessa è che il documento menziona (Allegato E) anche un costituendo "Liceo coreutico-musicale": che a conti fatti si rivela essere nient'altro che un liceo qualsiasi, con più o meno gli stessi programmi di tutti gli altri, al quale vengono appiccicate artificiosamente una sezione di musica e una sezione di arte coreutiva.
In pratica, una copia sbiadita di un Conservatorio o di un'Accademia di danza: ancora una volta, senza alcuno sforzo di trovare un'integrazione o una linea comune nei programmi di studio.

Ma la più bella arriva quando si leggono gli argomenti che andrebbero svolti nel quinto anno del corso di Storia della Musica.
Cito testualmente da pag. 282:

Lo studente conosce il profilo storico dal secolo XIX ai giorni nostri e analizza autori come Liszt, Verdi, Wagner, Brahms, Puccini, Debussy, Mahler, Stravinskij, Schönberg, Bartók, Webern, Šostakovic, Britten, Berio, Stockhausen ecc., nonché a margine fenomeni come il jazz, la ‘musica leggera’ e la cosiddetta popular music.

In altre parole: per gli eccelsi intelletti che hanno redatto il documento, jazz e popular music (a proposito: e il rock?) sarebbero un fenomeno "marginale" nella musica del Novecento.
Louis Armstrong, Duke Ellington, Miles Davis, Charlie Parker, Billie Holiday, John Coltrane, i Beatles, Bob Dylan, Leonard Cohen, Jimi Hendrix, Bruce Springsteen, Domenico Modugno, Fabrizio De Andrè, Piero Ciampi, Muddy Waters, Ray Charles, James Brown, eccetera eccetera eccetera. Tutto ciò, nella loro mente, sta "a margine", in un angolino. E di grazia se è stato nominato.

Ora, aiutatemi voi. Come lo chiamiamo questo: snobismo? puzza sotto il naso? o pura e semplice idiozia?

7 commenti:

amanda ha detto...

avulsione dal proprio contesto storico-sociale

come tutto nella politica attuale

lillo ha detto...

beh, magari sono nati tutti intorno al 1860, con la repubblica e pensano che il jazz e il rock siano generi troppo "eccitanti" per i nostri studenti.
del resto, se devi studiare berio, perchè togliere tempo utile per l'approfondimento di miles davis, solo perchè in fondo, anche se jazzista e per di più nero americano, è stato un musicista infinitamente superiore?? noooooooooooo!

guardareleggere ha detto...

Niente di tutto questo.
Serve per farti riconoscere da chi è dalla tua parte.
Non c'è nessuna valutazione di qualità in questa esclusione. C'è il riconoscimento del fatto che i tuoi (cioè il tuo elettorato, i docenti che votano per te) si riconoscono in un'opinione di questo genere, anche quando (specie quando) non hanno nessuna vera competenza in merito.
Pura logica clientelare, insomma, come peraltro tutto il resto!
Ciao
db

Anonimo ha detto...

Per rispondere alla domanda,dovendo scegliere le tre opzioni, direi l'ultima. Aggiungerei anche un bel po' di ignoranza (in senso letterale e non dispregiativo). Dopodiché le cause di questa ignoranza e del perché siano scelte persone del genere a stilare i programmi di insegnamento per un'intera generazione rimarrà un mistero; se ne potrà parlare a lungo, formulare ipotesi e congetture di ogni tipo, ma sostanzialmente resterà un mistero!

aL

Davide Ruffini ha detto...

lo chiamiamo super-minimo sindacale e (musicale)

Alessandro Oresti ha detto...

io ho fatto il liceo artistico, e mi sono sempre stupito, durante i 5 anni in cui l'ho frequentato (4 regolari + un anno integrativo pomeridiano per accedere all'università), dl fatto che non fosse prevista la "materia" musica!...
sentivo dire che ci fossero dei corsi pomeridiani sulla musica, ma non ne ho mia avvertito la portata, tant'è che quello per cui il liceo emergeva, quello cui si dava importanza erano solo le opere figurative...
liceo sempre strapieno di quadri e sculture di cui continua ad essere orgoglioso, ma nessuna intenzione di prendere in considerazione, di dare il giusto risalto anche alla musica!...
non so, non posso dire con certezza se gli altri licei artistici di tutta italia siano pure così (io conosco quello che ho fatto io), ma vero è che i programmi dovrebbero essere uguali per tutta la nazione, e se la musica non è prevista nell'orario del liceo artistico di trapani, dovrebbe essere così anche per quello di napoli o di trieste...
questo per dire che non c'era nessun bisogno, a mio parere, di creare un nuovo liceo dedicato alla musica, perchè ce n'è già uno pronto ad accoglierla in quanto arte!...
come sempre, in questo genere di cose sfugge un concetto semplice ma fondamentale: che il cambiamento, l'innovazione culturale, non sta tanto (e necessariamente) nell'introduzione di qualcosa di nuovo (peggio ancora se è nuovo solo in apparenza, ma poi ripropone cose già viste), ma che si può essere innovativi, spesso, anche soltanto rimodellando e "aggiustando" ciò che già esiste!
un saluto!

sergej ha detto...

grazie a tutti per i commenti.
io continuo a lottare anche per la causa della musica, nonostante tutto...