martedì 7 settembre 2010

la squola



http://www.youtube.com/watch?v=TNORVPdhc18


Come i più fedeli tra i miei lettori forse ricordano, quest'anno, dopo alcuni anni in aspettativa per incarichi con l’università, torno ad insegnare alle superiori.
Venerdì, primo collegio docenti.
Il preside mi assegna tre prime, italiano e storia. Un po’ faticoso, neanche una classe di triennio, ma vabbè. Vado a vedere la lista degli alunni: rispettivamente 29, 30 e 31.
“C’entrano nelle classi?”, chiedo al preside.
“No”, mi risponde, “siamo ben oltre i limiti di sicurezza, ma in Provveditorato un’altra prima non me l’hanno voluta dare”.
“E come facciamo?”.
“Non lo so. Stiamo cercando una soluzione”.
“Manca una settimana all’inizio dell’anno scolastico”.
“Lo so, Pasquandrea, lo so”.

Ieri ho partecipato agli scrutini per gli alunni con “sospensione di giudizio” (ora si chiamano così: in pratica, sono i vecchi “rimandati a settembre”), in sostituzione di una collega che c’era l’anno scorso, precaria, non riconfermata. Mia compagna d'università, per inciso.
Su quattro alunni da giudicare, due non si sono presentati. Uno era ricoverato in nefrologia: è tossicodipendente. L’altro ha 21 anni, è stato già bocciato tre volte, vive praticamente per strada.

Mi ricordo una mia vecchia preside: sosteneva che per fare gli insegnanti "ci vuole spirito di sacrificio" (leggi: lavorare senza esser pagati), e io ribattevo che, finché noi insegnanti saremo considerati (e continueremo a considerarci) missionari, invece che professionisti, la scuola continuerà ad andare a rotoli.
Mi viene da pensare che, certe volte, anche solo fare il proprio mestiere sia quasi un atto d'eroismo.

5 commenti:

amanda ha detto...

da quanti anni la scuola pubblica agonizza? evidentemente si è deciso di tirale il colpo di grazia.
tanto loro pagano: la loro scuola, la promozione delle trote, gli insegnanti che i loro figli "razza padrona" potranno trattare a pesci in faccia agli altri una merda doppio brodo maristar

Davide Ruffini ha detto...

mi sono sempre chiesto se oltre alla paga (dicono scarsa) ci sia una reale soddisfazione a insegnare.
me lo chiedo anche perché (pur arrangiandomi in vari modi) sono iscritto a una specialistica di lettere... in editoria... il terrore di finire nell'occhio del ciclone c'è. (e so che a quel punto dovrei pure ritenermi fortunato a esserci caduto).
lei sergio che può dirmi?

sergej ha detto...

innanzi tutto ti dico di darmi del tu ;-)
scherzi a parte, io sono un po' un caso a parte, anzi direi proprio una mosca bianca, perché sono entrato direttamente di ruolo, a 25 anni, e senza aver mai fatto un solo giorno di supplenza.
in buona parte (e non lo dico per falsa modestia) è stata anche fortuna, perché ho beccato l'ultimo mega-concorso, quello del 2000, dopo il quale è cominciata l'odissea delle sciagurate ssis.
poi, la mia carriera di insegnante è stata un po' frammentaria: tre anni alle medie, uno alle superiori, poi 2 anni di congedo per dottorato, poi ancora un anno di insegnamento, e 3 anni di aspettativa per assegno di ricerca...
detto questo, devo dire anche che, a conti fatti, insegnare è il lavoro che mi piace di più fra tutti quelli che ho fatto. il problema è: se lo lasciassero fare...
se non sommergessero gli insegnanti di scartoffie, di adempimenti inutili, di regolamenti assurdi, se non cambiassero le regole una o due volte all'anno, se la gente potesse sperare di lavorare senza dover rischiare 10 o 20 anni di precariato, se gli stipendi non fossero ridicolmente bassi...
se uno supera tutto ciò, sì: insegnare è bello.

Davide Ruffini ha detto...

il lavoro universitario mi appare come una bella sfogliatura di soddisfazioni. si seguono progetti di studio che vuoi o no ti sono cari. è un'opera di divulgazione. se gli studenti se ne fregano resta sempre la cosa in sé, le tue ricerche, il tuo accanimento di animale accademico.
sui vari licei, scuole professionali o medie, per come la vedo io (un mezzo profano) è forse davvero questione di vocazione. di taglio.
io non sono così, ma , ora come ora, ci metterei la firma. è un lavoro che dovrebbe lasciare del 'buon' tempo libero che per me si traduce in varie occupazioni interessanti e appaganti. se uno d'altronde vuole 'morire' (di noia, cerebralmente, fisicamente), muore anche tra le più frenetiche sollecitazioni... unicuique suum! buonanotte

pippo ha detto...

ok, adesso ho capito il discorso sugli insegnanti missionari :)
buona fortuna per questo anno di insegnamento, sergio