Il blog, in quanto blog, è morto, e non da ora. Questa comunicazione è giusto per ufficializzare il decesso. Potrei, di tanto in tanto, usarlo per pubblicizzare qualcosa (pubblicazioni, premiazioni, iniziative varie), ma dubito che tornerò ad aggiornarlo con regolarità.
Se mi tornasse la vena poetica, che al momento attuale è inaridita, mi trovate sull'altro blog, quello dedicato specificamente alla poesia.
Rilancio questa cosa bellissima: su Radio Emilia Romagna, due miei
racconti, tratti da "Volevo essere Bill Evans", libriccino di qualche
anno fa, che continua a vivere grazie all'impegno dell'editore Alessandro Ramberti.
Condivido la scoperta che ho appena fatto, passando per caso in libreria.
L'editore Arcana ha ristampato la mia "Breve storia del pianoforte
jazz", uscita in origine nel 2015 e passata pressoché sotto silenzio,
tranne per quegli happy few che l'hanno letta.
Cadono i crepuscoli sul mare,
seta bianca ed esile.
Le onde, simili a piccole folli,
ciarlano, ragazze all'uscita di scuola,
tra il fusciare delle vesti,
seta verde iridata!
Le nuvole, solenni viandanti,
concordano la prossima burrasca,
e davvero è uno sfondo troppo solenne
da acquerello inglese.
Le onde, le piccole onde,
non sanno più dove mettersi,
perché ecco il maligno acquazzone,
frusciare di gonne svolazzanti,
seta verde impazzita!
Ma la luna, che tutti compatisce,
porta pace nel grigio conflitto
e lenta carezza le piccole amiche
che s'offrono come labbra d'amanti
al bacio tiepido e bianco.
Poi, più nulla...
Solo le tarde campane
di chiese fluttuanti!
Angelus delle onde,
seta bianca acquietata!
Claude Debussy - da «Proses Lyriques», 1892
(traduzione mia)
* * * Grève Sur la mer les crépuscules tombent, soie bianche effilée. Les vagues, comme de petites folles, jasent, petites filles sortant de l'école, parmi les froufrous de leur robe, soie verte irisée! Les nuages, graves voyageurs, se concertent sur le prochain orage, et c'est un fond vraiment trop grave à anglaise aquarelle. Les vagues, les petites vagues, ne savent plus où se mettre, car voici la méchante averse, froufrous de jupes envolées, soie verte affolée! Mais la lune, compatissante à tous! vient apaiser ce gris conflit et caresse lentement ses petites amies qui s'offrent comme lèvres aimantes à ce tiède et blanc baiser. Puis, plus rien... Plus que les cloches attardées des flottantes églises! Angélus des vagues, soie blanche apaisée!
Alle piccole membra di questi versi ancora
pende rugiada notturna.
Dalla muta sorgente, a cui i cavalli
abbevera il mattino,
li ho tratti.
Tremano ancora, come appena desti.
L’occhio vacilla ancora, come privo di senso,
se non quello dello strano, oscuro potere,
che laggiù, nell’abisso, vive.
Christian Morgenstern (1871 – 1914)
traduzione mia
* * *
Verse beim Erwachen
An dieser Verse kleinen Gliedern hängt noch Tau der Nacht. Ich hab’ sie aus dem stummen Born, darin der Morgen seine Pferde tränkt, heraufgebracht. Sie frösteln noch, als eben erst erwacht. Ihr Auge flackert noch, als ohne Sinn, denn den der fremden, dunklen Macht, die drunten in der Tiefe wohnt…
...ho deciso di farlo io, su invito di Alessandro Canzian, per Laboratori di poesia.
"Approssimazioni è la prima silloge interamente a mio nome che io abbia mai pubblicato. Non la prima che ho scritto, perché il mio primo libro è uscito in realtà qualche anno dopo (questo però è un altro discorso): piuttosto, il primo libro di una certa consistenza tutto mio, se si escludono un paio di plaquette. Lo scrissi fra il 2011 e il 2013 e lo pubblicai, per i tipi di Pietre Vive Editore, nel 2014, a trentanove anni: un esordio tardivo. Se dico ciò, non è per tediarvi con i casi miei, ma perché, dopo quattro anni dall’uscita, posso considerare ormai quel testo come opera non più mia, ma di un altro, e quindi guardarlo con l’oggettività che deriva dal distacco. In realtà, considero tutti i miei libri come opere postume perché, quando arrivo a pubblicarli, essi testimoniano la chiusura di un percorso; tuttavia il discorso vale soprattutto per questo, e le ragioni le spiegherò tra breve. Questo pezzo mi è stato richiesto come una (auto)stroncatura. Ora, ho scritto libri peggiori di Approssimazioni, libri dei quali potrei indicare senza troppa fatica i punti deboli. Questo invece (lo dico senza falsa modestia) credo possa occupare un suo posto nel vasto e magmatico panorama della poesia italiana d’oggi: non un capolavoro, ma un titolo con una sua dignità.
E allora, perché proprio questo? E perché stroncarlo? Perché, semplicemente, se dovessi scrivere un altro libro di poesia – e proprio non so se lo farò – Approssimazioni sarebbe il modello negativo, l’hic sunt leones..."
No, la foto non c'entra: era solo per darvi un punto di riferimento. Cliccate qui e scorrete in basso, finché la trovate. A presto per ...
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