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martedì 17 ottobre 2017

scene di vita quotidiana in casa editrice

C'era un calvo con Calvino:
a Pavese un pavesino
chiese, e disse: "Non c'è male,
dov'è il monte di Montale?

Vi ha rodati già Rodari?
Porta Mari i calamari?
Dov'è nata Natalia?
Pintor è già in tintoria?

Su che prati Pratolini
va a mangiare i brigidini?
Dov'è il foglio di Fenoglio?
Dov'è l'olio di Dall'Oglio?

Piace a Saba la regina?
Pesca Pascoli in piscina?
Levi Strauss i Levi's leva
che per primo Levi aveva?

Ungaretti ha bei garretti?
E Canetti fa i confetti?
E Quasimodo è ammodo
per compormi un bell'epodo?

Ha un randello Pirandello?
La Bellonci ha un broncio bello?
E se Ariosto arieggia il mosto,
Tasso tassa il tasso arrosto?”

Ma ecco, un dubbio porge Bobbio:
"È Torino qui, o Cernobbio?
Esaudiamo noi gli autori,
o li monda Mondadori?

Se Rizzoli aizza i cani,
quali piani fa Bompiani?
Qual è il sogno di Sonzogno
(solo a dirlo mi vergogno)?

Ci ha bolliti già Bollati?
O Garzanti ingarbugliati?
Giunti ha unti? Oppur la banda
ce la manda tutta Guanda?

Hai sentito che Rusconi
vuol comprarla Berlusconi?
Ha bei gusti de Agostini?
Sono baldi alla Baldini?”

Dice Sciascia: “Ma che angoscia!
La civetta mi si ammoscia!
Siete un cànchero, una noia:
qui ci vuol Toti Scialoja!”

sabato 3 dicembre 2011

...oops!


Avevo uno scopo nella vita, ma quando l'ho raggiunto, si è voltato e non era lui.
(Leo Ortolani)

giovedì 17 novembre 2011

la droga di josé

José Delgado, contadino asturiano, ha studiato da maestro e se non ha preso il diploma ci è andato vicino. Ha anche pubblicato tre racconti su un giornale di provincia e avrebbe scritto anche un romanzo se gli obblighi del suo mestiere glielo avessero consentito. Purtroppo non fu così. José Delgado è (o meglio era) portalettere. E con tutte quelle casette e cascine sparse un po' ovunque sulla salita, corre tutto il giorno e giunto a casa, a sera, è tanto se ha voglia di cenare. Altro che scrivere! Ha però una gran voglia di leggere e siccome "i libri costano cari e poi la letteratura non gli sembra niente di buono", incomincia una sera, quasi per gioco, ad avvicinare una busta al calore della fiamma: la apre e la legge. "Ecco come dovrebbero scrivere gli scrittori!" esclama pieno di commossa ammirazione. "Questi sono i sentimenti, queste sono le parole!". Ne apre un'altra: e la sua meraviglia cresce e, con la meraviglia, l'audacia. Ne a pre a decine tutti i giorni, nel segreto della sua casetta: e il mondo gli si rivela sempre più vario, amabile, colorito e drammatico. Come rinunciare, ora che ci si è abituato, ad una simile droga? Ma José Delgado, come Cola di Rienzo, giungo allo zenith perde un po' l'equilibrio, comincia a strafare, a voler troppo e noi (che sappiamo lo strazio di dover restituire alla biblioteca un libro carissimo) lo comprendiamo perfettamente. Certe lettere sono così belle che José non se la sente di richiuderle e consegnarle: se le tiene e le incolla in diversi album divisi per argomento: lettere di madri, di soldati, di amanti, di mariti, ecc. E' a questo punto che il paese, privo quasi totalmente di notizie, si allarma. L'inganno viene scoperto e il postino finisce in gattabuia. Ora in prigione si annoia e ostinatamente rifiuta di leggere i libri. I libri sono cose artificiali, dice. Chi scrive lo fa per mestiere: e quindi non può mai essere sincero. Un libro sta a una lettera come il surrogato al caffè.

E. Montale (in Prose e racconti, Meridiani Mondadori 2001)

domenica 13 novembre 2011

martedì 15 marzo 2011

lampi - 112


Dico io: sei un musicista rock? E allora fa' il musicista rock.
Segui la tua natura.
Sii pitecantropo.

domenica 27 febbraio 2011

scherzi da wiki

(clicca sull'immagine per ingrandire)

giovedì 30 dicembre 2010

recensioni in pillole 85 - "Avanti, Jeeves!"

P. G. Wodehouse, Avanti Jeeves!, Bietti 1973 (273 pp.)

Questo libro mi ha stimolato almeno due riflessioni.
La prima è che anche i pranzi di Natale dai suoceri possono servire a qualcosa. Ad esempio, è stato proprio durante il (dopo-)pranzo di Natale che, ispezionando la libreria nel tentativo di combattere la sonnolenza vischiosa indotta da cappelletti in brodo pasta al forno (due porzioni) arrosto di maiale lesso misto con verdure tiramisù torrone pandoro e paste assortite, ho scorto questo libro.
La seconda è che, per essere grati a uno scrittore, non serve che ci ispiri profonde ponderazioni, che svisceri misteri insondabili o che smuova recondite corde emotive. Io, ad esempio, sono grato a Sir Pelham Greenville Wodehouse per avermi regalato un paio di giorni di buonumore.
I racconti e romanzi di Jeeves sono notissimi nei paesi anglosassoni (apprendo da Wikipedia che in Gran Bretagna, nei primi anni Novanta, ne fu tratta anche una serie di telefilm, protagonisti un celebre duo comico, Fry & Laurie, dove Laurie altri non è se non Hugh Laurie, conosciuto da noi come il tenebroso e tormentato Dr. House). “Carry On, Jeeves”, uscito nel 1925, è uno dei primi della serie (anzi, sempre secondo Wikipedia, il secondo libro interamente dedicato al personaggio).
La voce narrante, come sempre, è quella di Bertie Wooster, giovane rampollo di famiglia aristocratica inglese, ricco, nullafacente, completamente idiota, ignorante come una capra e incapace di combinare alcunché di buono per sé e per gli altri.
Le trame sono, di per sé, abbastanza semplici: all'inizio, Bertie si infila in qualche pasticcio nel tentativo risolvere un problema suo o di qualcuno dei suoi tanti amici; problema nel quale in genere è coinvolto qualche ricco parente, dal cui generoso portafogli essi dipendono per proseguire le proprie svagate esistenze di sfaccendati. I piani di Bertie si risolvono sempre, senza eccezioni, in completi disastri. Per fortuna, accanto a lui c'è l'onnipresente, imperturbabile e geniale Jeeves, il suo cameriere personale.
Sarà la fertile mente di Jeeves a partorire lo stratagemma che caverà tutti d'impiccio.
I personaggi sono sagome prive di profondità psicologica, i loro problemi sono assolutamente futili e tutto si svolge nel mondo vacuo e dorato della buona società britannica o americana. Eppure, da questa materia impalpabile, Wodehouse riesce a costruire racconti che sono dei miracoli di garbo, di ironia e di sapienza narrativa.
Tanto di cappello.

lunedì 7 dicembre 2009

test


Quanto sei sanseverese?
Dimmi quanto capisci di questo video e ti darò la risposta.


http://www.youtube.com/watch?v=Dt9n0AhUUY8

100% = sanseverese fino al midollo;
75% = sei sulla buona strada, urge uno stage di tre settimane a San Berardino;
50% = devi ancora lavorare molto sulla tua sanseveresità;
25% = yeoweffrèèèign! (non lo traduco, tanto non lo capisci);
meno del 25% = padano puro.