Lo sai a volte mi manchi
come una fitta improvvisa
chissà da dov'è saltato fuori
il pensiero di te
stavo facendo tutt'altro lo giuro
e adesso ho il tuo volto che mi preme
sull'interno del petto
lo so che non ci sei
ma sono sicuro che sei qui.
giovedì 1 settembre 2016
mercoledì 31 agosto 2016
reading
Più delle parole più della musica
più della notte chiara di giugno
mi incanta il volo del pipistrello
il suo arabesco imprevedibile
nella luce fitta di zanzare.
più della notte chiara di giugno
mi incanta il volo del pipistrello
il suo arabesco imprevedibile
nella luce fitta di zanzare.
Teglio Veneto, 24 giugno 2016
martedì 30 agosto 2016
bed & breakfast
Forse mi ha visitato il fantasma
dello scorpione ucciso ieri seradev'essere lui a rendermi
spinoso il letto
il suo cadavere del resto è ancora
stampato sul parquet
disarticolato ma le chele
si distinguono benissimo
perfettamente simmetriche
mentre il suo sangue – o qualunque
cosa sia quella poltiglia –
secca sotto la ciabatta.
Teglio Veneto, 24 giugno 2016
lunedì 29 agosto 2016
Pusa sibirica
Conosci le foche del lago Bajkal
arrivate per strade misteriose
a duemila chilometri dal mare
prigioniere dei monti e della steppa.
Forse quando muoiono i loro corpi
vanno a stratificarsi sul fondale
milleseicentoquarantadue metri
sotto la superficie. All'altro apice
della catena alimentare un piccolo
crostaceo del genere Epischura
costituisce una biomassa da oltre quattro
milioni di tonnellate e non sopporta
altre acque che quelle del Bajkal.
Quando il lago è ghiacciato le foche
partoriscono i camion attraversano
il ghiaccio spesso fino a un metro e mezzo
il plancton vortica nelle acque nere
e l'omul si affumica nelle yurte.
Nessuno ha capito se quelle foche
erano lì quando il Bajkal ancora
era parte dell'oceano primordiale
o se ci sono arrivate per vie
ormai scomparse e hanno imparato a vivere
in quella singolarità ecologica
quel gelido orizzonte degli eventi
fragili perfette senza memoria.
arrivate per strade misteriose
a duemila chilometri dal mare
prigioniere dei monti e della steppa.
Forse quando muoiono i loro corpi
vanno a stratificarsi sul fondale
milleseicentoquarantadue metri
sotto la superficie. All'altro apice
della catena alimentare un piccolo
crostaceo del genere Epischura
costituisce una biomassa da oltre quattro
milioni di tonnellate e non sopporta
altre acque che quelle del Bajkal.
Quando il lago è ghiacciato le foche
partoriscono i camion attraversano
il ghiaccio spesso fino a un metro e mezzo
il plancton vortica nelle acque nere
e l'omul si affumica nelle yurte.
Nessuno ha capito se quelle foche
erano lì quando il Bajkal ancora
era parte dell'oceano primordiale
o se ci sono arrivate per vie
ormai scomparse e hanno imparato a vivere
in quella singolarità ecologica
quel gelido orizzonte degli eventi
fragili perfette senza memoria.
domenica 28 agosto 2016
poesie per un'amica lontana - 6
Com'è cattivo questo giugno: il cielo
ora è un groppo di nuvole. Un brivido
elettrico percorre i biancospini.
Annuso l'aria gravida di fulmini.
Com'è cattivo giugno che risveglia
un settembre passato: la tua voce
che dal grigio mi saluta – l'abbraccio
l'ultimo lampo nero dei tuoi occhi.
ora è un groppo di nuvole. Un brivido
elettrico percorre i biancospini.
Annuso l'aria gravida di fulmini.
Com'è cattivo giugno che risveglia
un settembre passato: la tua voce
che dal grigio mi saluta – l'abbraccio
l'ultimo lampo nero dei tuoi occhi.
(19 giugno 2016)
venerdì 26 agosto 2016
amore giapponese (Nukata no Ōkimi)
Il Man'yôshû (“raccolta di diecimila foglie”) è la più antica antologia della poesia giapponese. Raccoglie quasi cinquemila componimenti, datati fra il V e l'VIII secolo d.C. e attribuiti a oltre cinquecento autori diversi, fra i quali settanta donne.
Nukata (Nukada) no Ōkimi fu una principessa imperiale, vissuta fra il 630 e il 690 circa, durante il periodo Asuka (538-710). Fu prima favorita e poi moglie dell'imperatore Tenmu (663-686), al quale diede una figlia. Secondo altre fonti, fu anche moglie di suo fratello, l'imperatore Tenji.
Il Man'yôshû conserva tredici sue poesie. Quelle qui riportate sono due scambi poetici: il primo con il principe Ôama (fratello minore dell'imperatore Tenji, che si innamorò di lei e continuò ad amarla anche quando lei andò in sposa al fratello) e il secondo con Yuge no Miko, altro membro della famiglia imperiale.
(I testi, nella traduzione di Aldo Tollini, sono ripresi da qui, dove ne trovate anche altri, insieme ad ulteriori informazioni sull'autrice e a un commento.)
* * *
Nukata ad Ôama
Mentre vai nei campi dall'erba color viola sfavillante,
mentre vai nella riserva dell'imperatore,
il guardiano della riserva
non ti starà osservando
mentre mi agiti la manica*?
* gesto di saluto, che la poetessa teme
possa rivelare agli estranei il loro amore.
* * *
Ôama a Nukata
Se provassi risentimento verso di te
che sei bella come il color viola,
mi sarei innamorato di te
che sei moglie d'altri?
* * *
Yuge no Miko a Nukata
È un uccello* che ha nostalgia del passato
quello che vola cantando
sopra il pozzo,
presso l'albero di dafne.
* l'uccello è qui controfigura dell'amante
che ripiange l'amore passato.
* * *
Nukata a Yuge no Miko
L'uccello che ha nostalgia del passato
è un cuculo.
Forse ha pianto,
e come lui anch'io
per il mio amore.
giovedì 25 agosto 2016
camminare, urinare, defecare
"Non c'è nulla di più difficile da capire della psicologia umana. Non riesco assolutamente a rendermi conto se in questi giorni il mio padrone sia di cattivo umore, se invece sia allegro, o se cerchi parole rassicuranti negli scritti di qualche vecchio filosofo. Non ho la minima idea di cosa gli passi per la mente, se si faccia beffe della società umana o desideri avere rapporti con i suoi simili, se sia irritato per qualche ragione banale o ancora se si tenga al di sopra di ogni preoccupazione mondana. In queste cose noi gatti siamo molto più semplici. Se abbiamo fame mangiamo, se abbiamo sonno dormiamo, quando ci arrabbiamo andiamo su tutte le furie, quando piangiamo lo facciamo con tutta l'anima. Tanto per cominciare, non teniamo cose inutili come un diario. Perché non ne abbiamo bisogno. È probabile che le persone che hanno due facce, come il padrone, sentano la necessità di esternare gli aspetti del proprio carattere che non vogliono mostrare a nessuno scrivendo un diario nell'intimità della loro stanza, ma per quanto concerne noi gatti, le nostre quattro posture fondamentali - camminare, stare fermi, stare seduti e stare sdraiati, oltre a urinare e defecare - costituiscono già in sé un autentico diario, quindi siamo esonerati dalla seccatura di tenerne uno per conservare la nostra identità. Se uno ha il tempo di scrivere un diario, tanto vale che se ne stia a dormire nella veranda."
Natsume Sōseki, "Io sono un gatto" (1905)
(Ovviamente, quanto sopra rimane valido se si sostituisce a "diario" la parola "blog"...)
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