lunedì 7 novembre 2011

una dedica per E.




Quando vuole pregare
lei va alla piscina comunale
mette la cuffia e gli occhialini
entra nell'acqua ma non è capace
di domandare, o forse non ci crede.
Allora fa una bracciata e dice
eccomi, poi ne fa un'altra
e ancora eccomi. Eccomi dice
ad ogni bracciata. Eccomi a te
che sei acqua e cloro
e questi corpi a mollo come spadaccini.

E nello spogliatoio, dopo, alla fine
prova sempre una gioia -
quasi l'avessero esaudita,
di qualche cosa che non ha chiesto
che non sapeva. Che mai saprà
cos'era.


Mariangela Gualtieri
(da "Bestia di gioia", Einaudi 2010)

domenica 6 novembre 2011

collera

Lo sapete, a scuola sto facendo studiare il testo poetico.
Ora, le domande che tornano più spesso sono due: "ma a che serve la poesia?" e "ma chi glielo fa fare, a 'sti poeti?". E non crediate che lo dica levando geremiadi contro i tempora e i mores, dato che queste domande sono vecchie più o meno quanto il mondo e i poeti da secoli imprecano contro il profanum vulgus e lo schifano.
Ora, io non credo che la poesia abbia l'obbligo di essere utile a qualcosa o a qualcuno; né credo che la poesia possa cambiare il mondo (poetry makes nothing happen, diceva uno che la sapeva molto più lunga di me); e non credo nemmeno che i poeti debbano necessariamente, in quanto poeti, essere uomini migliori rispetto al resto dell'umanità.
Però non credo neanche che ci sia qualche particolare merito a rinchiudersi nella turris eburnea e nel culto dell'ars gratia artis.
Quel che voglio dire è che c'è chi, ancor oggi, nell'anno XVII dell'Era Berlusconiana, ha la decenza di fare poesia civile, e soprattutto la coerenza di vivere questa scelta. C'è chi potrebbe starsene tranquillo in quel di Sondrio, e invece per sei mesi all'anno se ne va all'altro capo d'Italia per lavorare in una terra dove la legalità è solo una voce sul vocabolario. Insomma, c'è gente come Gian Mario Lucini.
Sono persone per le quali provo il più profondo rispetto, anche quando - come in questo caso - le loro posizioni politiche ed esistenziali sono lontanissime dalle mie*.
Ora Gian Mario fa uscire un'antologia di poesia civile, intitolata "La giusta collera". Okay, c'è anche un testo mio, ma questo non vuol dire, dato che la partecipazione era libera e io non ci guadagno neanche un centesimo. L'antologia si può scaricare gratuitamente qui.
Se ci credete, scaricate, leggete e, se potete, diffondete.

(E, a proposito, Gian Mario è disponibile a presentare l'antologia in giro per l'Italia. Se conoscete qualcuno interessato, contattatelo sul sito dell'Associazione Poiein).


* Tanto per informazione, le posizioni politiche di Lucini si potrebbero definire, più o meno, di "sinistra cattolica".

sabato 5 novembre 2011

lampi - 158


Una volta qui era tutta montagna.

venerdì 4 novembre 2011

lampi - 157


Nessuno dovrebbe mai smettere di scrivere.
Però certe persone dovrebbero smettere di farsi leggere.

giovedì 3 novembre 2011

storiografia creativa


"Allora, perché il Nilo era importante per gli antichi Egizi?"
"Perché c'era il limo."
"Bene. E che cosa se ne facevano, gli antichi Egizi, del limo?"
"Mah, prof... tante cose... la limonata!".
"..."
"Ma sì, prof: il limo, il limone. Non è la stessa cosa?"

(riportata da un collega)

mercoledì 2 novembre 2011

recensioni in pillole 141/142 - "Durasagra" / "Zasafir"

Paolo Bacilieri, Durasagra. Venezia über alles, Black Velvet 2006 (95 pp., € 16)

Zeno, Piero e Cristiano sono tre balordi. Tre ragazzi di vita senz'arte né parte, diretti discendenti degli Zanna, Petrilli e Colas di Andrea Pazienza (ma disegnati con l'esuberanza grafica di "Penthotal"). Del resto, il riferimento a Paz e all'estetica frigidairiana è esplicito in almeno in un paio di punti, e implicito un po' dovunque.
"Durasagra" racconta una loro giornata, trascorsa alla deriva (simbolica e fisica) in una Venezia putrescente, circondata da un hinterland di degrado post-industriale, dove i turisti sono presenze fantasmatiche e i monumenti fanno da sfondo ad avventure prive di scopo e di senso: alcool, droga, squallide marchette omosessuali, tentativi di orge, risse, famiglie disastrate.
Bacilieri (all'epoca trentenne: il fumetto è del 1994) accosta, senza alcuna soluzione di continuità, la più estrema sintesi grottesca con insistiti richiami alla pittura manierista, l'immondizia con cieli di luminosità tiepoliana, in una narrazione allucinata e lisergica.


Guido Buzzelli, Zasafir, Hazard Edizioni 1999 (56 pp., € 15,49)

"Avatar"? Bof. Guido Buzzelli ci aveva pensato già trent'anni fa.
O meglio: le creature aliene semibestiali che popolano il pianeta Zarau, dov'è ambientato "Zasafir", sono figlie del "Flash Gordon" raymondiano. Ma perché, voi pensate che quelle cose lì se le sia inventate James Cameron?
Di suo, Buzzelli ci mette la solita enfasi sarcastica, costruendo una space opera che gioca a rimpiattino con tutte le attese del lettore: personaggi che compaiono come protagonisti per poi ridursi a macchiette di secondo piano, svolte narrative che sfumano in sberleffi, personaggi smaccatamente dissonanti con il loro ruolo (quando mai si è vista una storia di fantascienza in cui uno degli eroi si chiama Peppino Cacace?).
Folle? Bien sûr, ma geniale, senza mezzi termini.

martedì 1 novembre 2011

poetica genetica


Se ciò che ci distingue dalle altre specie è la parola, allora la poesia, che è l'operazione linguistica suprema, costituisce la nostra meta antropologica e, di fatto, genetica.

Josip Brodskij