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mercoledì 26 ottobre 2011

pillole dizzyane


http://youtu.be/kOmA8LOw258


Quando lavoro con un musicista giovane, cerco di non limitarlo. Se mi serve un musicista più maturo, vado e me lo prendo. Ma con i giovani, mi piace vederli sbocciare. Per cui non gli metto la briglia. Li aiuto, certo, ma non gli metto la briglia.


La comicità è importante. Quando un artista cerca di prendere il controllo sul proprio pubblico, la strategia migliore è farli ridere, se ci riesce. È la cosa più rilassante del mondo. Ridere rilassa tutti i muscoli del corpo. E quando la gente è rilassata, è più ricettiva ai tuoi input. In certi casi, quando gli proponi delle cose troppo difficili, riescono a seguirti se sono rilassati.


[Mia moglie Lorraine] ha la capacità di contenere al minimo il mio ego. Appena il mio ego dà segno di alzare la testa, nel lavoro o nella vita di tutti i giorni, lei lo rimette al suo posto. Ad Harlem sono piuttosto popolare e quando cammino per strada mi fermano milioni di persone. Un giorno sono tornato a casa e ho detto a Lorraine: "Ehi, mi sono fatto una passeggiata ad Harlem. Accidenti, quelli lì mi adorano. Devi riconoscere che tuo marito ci sa proprio fare con la gente qualunque".
"Bah", ha risposto lei, "è normale, visto che sei un coglione qualunque". E così, con una sola frase, ha chiuso la faccenda. Ha sempre la risposta pronta.


Quando venne ad ascoltarci all'Onyx, Jimmy Dorsey si ubriacò perché non riusciva a credere che una piccola formazione potesse suonare così. E non c'era Charlie Parker. La prima sera si ubriacò. La seconda sera rimase sobrio e mi invitò nella sua suite all'Astor Hotel, all'angolo tra la Quarantanovesima e Broadway, di fronte al Paramount Theater.
"Mi piacerebbe averti nella mia band", mi disse, "se tu non fossi così scuro di pelle".
"Perché, conosci qualche trombettista bianco che suona come me?", gli domandai. "Fai un po' tu".
Lui si mise a ridere.

Dizzy Gillespie, da To be or not to bop. L'autobiografia, minimum fax 2009

martedì 25 ottobre 2011

peace and jazz


http://www.youtube.com/watch?v=o1s5CWbYyao

Era in corso la seconda guerra mondiale e tra i musicisti l'atteggiamento prevalente era: "Ahhh, mi hanno richiamato!". Circolavano storie di ogni tipo. Si sentiva dire che giù al Sud i soldati neri non venivano rispettati. Dovevano passare dall'entrata riservata alle persone "di colore" e compagnia bella: e pensare che andavano a morire per la patria. Una cosa terribile ma purtroppo diffusa. Quando un soldato nero tornava al Nord, in licenza, doveva viaggiare in vagoni o pullman segregati.
Io avevo già in mente cosa fare per evitare di essere richiamato. Non ci volevo andare in guerra, ed essendo sempre in viaggio per lavoro pensavo che non mi avrebbero trovato. E invece mi beccarono. Mentre ero a Pittsburgh con Cab [Calloway], nel 1940, mi arrivò la "cartolina", insieme alla posta intestata alla Cab Calloway Band.
Per essere sincero, io sono sempre stato un pacifista. Non ho mai creduto alla necessità che le persone si ammazzino fra loro. Però, una volta ricevuta la cartolina, fui costretto a tornare a New York. Mi dissero di portare vestiti di ricambio per tre giorni. Ricordate la canzone "Bring Enough Clothes for Three Days"?
Io mi portai dietro la tromba, era quello il mio vestito. E quando mi dissero di spogliarmi io obbedii, ma rimasi con la tromba in mano. Fu così che mi presentai dalllo psichiatra, completamente nudo ma con la tromba in un sacchetto di carta. Per loro doveva essere una cosa abbastanza bizzarra.
Mi dissero: "Lo sai che se vieni arruolato nell'esercito dovrai rimanere qui per tre giorni?".
"Lo so benissimo", risposi. "Per questo mi sono portato la tromba".
Mi fecero un sacco di domande idiote. Mi chiesero se facevo uso di droghe. Io ogni tanto una canna me la fumavo. All'epoca se dichiaravi di fumare erba ti guardavano un po' storto, ma il più delle volte ti prendevano lo stesso. Fratelli, era il periodo del "secondo fronte": prendevano pure gli zoppi.
Poi mi fecero un sacco di domande sull'omosessualità.
"E non ci prendere in giro", dissero.
"Non conosco un solo musicista jazz che sia omosessuale", risposi. "Intendo un vero musicista jazz".*
Altre domande, stavolta sulle mie opinioni riguardo la guerra. "Mh, vediamo, allo stato attuale, in questa fase della mia vita, qui negli Stati Uniti d'America, chi è che mi prende a calci nel culo? L'uomo bianco, ecco chi, è lui che mi pianta il suo piedone nel buco del culo, su nel culo fino al ginocchio!", argomentai. "Voi parlate del nemico. Sostenete che il nemico sono i tedeschi. Ma, sempre allo stato attuale, non ricordo di aver incontrato un solo tedesco in tutta la mia vita. Per cui, se mi mettete in prima linea con un fucile in mano e mi dite di sparare al nemico, è capace che creo un caso di 'fuoco amico', non so se mi spiego". Si guardarono interrogativi tra di loro.**
A quel punto cominciarono a essere più cordiali e mi chiesero se avevo mai suonato all'Ovest, con qualche band della costa occidentale.
"Ma che siete rincoglioniti?", risposi. "Sono un musicista di New York. Suoniamo con le orchestre di New York, noialtri. Parliamo di un livello un po' più alto di musicisti. All'Ovest non ci suonerei manco morto".
Alla fine mi classificarono 4F, riformato, perché ero talmente pazzo da non voler combattere in nessun esercito. E certo che no, soprattutto in quel momento. Che cavolo, stavo appena cominciando a godermi la vita.

Dizzy Gillespie, da To be or not to bop. L'autobiografia, minimum fax 2009, pp. 166-168



* Qui Gillespie bara. Musicisti (e musiciste) jazz gay ce ne sono sempre stati, e ce ne sono ancor oggi. Tanto per dire il caso più eclatante: Billy Strayhorn, il grande pianista e arrangiatore che fu per decenni l'alter-ego di Ellington. Poi, citando a memoria, ci sono anche Cecil Taylor, Fred Hersch, Gary Burton, Patricia Barber, Bessie Smith, Sun Ra (forse), Andy Bey, Carmen McRae, per non parlare di molte cantanti blues, sulle quali circolano voci più o meno fondate.
Ma a Dizzy posso perdonare tutto.

** Qui, invece, ho il fondato sospetto che Dizzy stia attribuendo al sé stesso del 1940 le opinioni che aveva all'epoca in cui l'autobiografia uscì, nel 1979 (dubito che, nell'America segregata dei primi anni Quaranta, a un nero fosse concesso di esprimere liberamente opinioni del genere).

domenica 21 agosto 2011

tap your foot



Il jazz fu inventato per far ballare la gente. Per cui, se suoni jazz e gli ascoltatori non sentono l'impulso di ballare o muovere il piede a ritmo, significa che ti sei allontanato dallo spirito della musica.

Dizzy Gillespie, To Be Or Not To Bop

lunedì 20 giugno 2011

amarcord (e buona musica)

... quando nei programmi per bambini suonava Dizzy;




... quando i sax sparavano;




... quando si faceva comicità con nulla;




... quando le dive si prestavano a far ridere (ma non portavano il reggipetto);




... quando tra bouzouki e bazooka la differenza era sottile, ma importante.

giovedì 21 ottobre 2010

happy birthday, john


Caso più unico che raro: oggi il logo dell'home-page di Google è dedicato all'anniversario (il novantatreesimo) della nascita di John Birks Gillespie, meglio noto come "Dizzy", che vi è rappresentato con le tipiche guance iperenfiate e l'inconfondibile tromba sghemba.
Colgo ben volentieri l'occasione.



http://www.youtube.com/watch?v=pIvCJC8oAIE

mercoledì 3 febbraio 2010

recensioni in pillole 53 - "To Be or Not To Bop"

Dizzy Gillespie (con Al Fraser), To be or not to bop. L'autobiografia, minimum fax 2009 (680 pp., 20 euro)

Vi è mai capitato di starvene in salotto a fare quattro chiacchere con Dizzy Gillespie? Neanche a me, a dire il vero, ma questo libro ci si avvicina moltissimo.
Dizzy lo scrisse nel 1979 con l'aiuto del giornalista Al Fraser, ed è un autoritratto schietto ed esuberante, arricchito dalle testimonianze di colleghi musicisti, impresari, amici, familiari, fino alla moglie Lorraine, compagna fedele per più di mezzo secolo.
Se vi interessa l'argomento, è un libro assolutamente insostituibile, perché riesce a rendere in modo vivo e tangibile mezzo secolo di storia del jazz, dai primi anni Trenta agli anni Settanta. La parte più consistente (oltre trecento pagine) è dedicata alla nascita del bebop e contiene una miriade di aneddoti e informazioni su Thelonious Monk, Charlie Parker, Bud Powell e su tutti i personaggi che popolavano quegli anni eroici.
Gillespie ne esce fuori in tutte le sue sfaccettature: intelligente, ironico, comico, serio, arguto, a volte anche drammatico. Insomma, non solo il clown che gonfiava le gote e faceva ridere il pubblico, ma anche un uomo acuto, capace di giudizi sferzanti, un organizzatore ferreo e un professionista impeccabile (alla faccia dello stereotipo dei jazzisti svaccati, drogati e fuori di testa).
Ciò non toglie che il libro sia spesso esilarante, e il capitolo sulla sua candidatura a Presidente degli Stati Uniti, nel 1964, ne è uno degli esempi migliori.
Contiene anche una guida discografica, utile per orientarsi nella vastissima produzione di Dizzy.

domenica 13 dicembre 2009

bebop evening

Doppio Bird... tanto per gradire.


http://www.youtube.com/watch?v=wkvCDCOGzGc


http://www.youtube.com/watch?v=8MVGxY-mnz4