venerdì 10 aprile 2009

sognare, forse...


Non ricordo quasi mai quello che ho sognato. E mi dispiace.
I sogni mi affascinano non tanto per la loro (eventuale, incertissima) interpretazione, ma perché sono boli di materia psichica che il cervello produce al di fuori del nostro controllo e della nostra volontà. Sono universi autosufficienti, che esistono da qualche parte, lì dentro la nostra testa.
In questo, trovo che abbiano molto in comune con la creazione artistica, con l'ispirazione, insomma con quel nucleo di immagini o di parole che certe volte arrivano e basta, non si sa da dove.

giovedì 9 aprile 2009

no comment


Vista stasera a "Striscia la notizia".
L'inviata di "Matrix" a L'Aquila si aggira in piena notte per un parcheggio dove i poveracci che hanno perso la casa stanno dormendo in macchina. Si avvicina alle auto, bussa a palme aperte contro i finestrini, scuote le maniglie delle portiere urlando: "Scusi, scusi, mi apre? Risponde a qualche domanda?".
I poveracci aprono, insonnoliti e stanchi, lei punta addosso riflettori e telecamere e comincia a fare domande del tipo: "Perché dormite in macchina? Avete perso la casa? Ma è proprio crollata? Come vi sentite?".
Una signora anziana, con la voce impastata dal sonno, la supplica: "Abbassi quella luce, è troppo forte".
A una famiglia chiede: "Avete mangiato? Ah, non avete mangiato? E perché? Non avevate fame?".

La mia domanda è: davvero nessuno l'ha mandata affanculo, oppure (più probabile) è successo ma l'hanno tagliato in fase di montaggio?

mercoledì 8 aprile 2009

alexanderplatz - errata corrige

Ho cercato su internet e mi accorgo di essermi sbagliato.
"Alexanderplatz" non è del 1989, ma di sette anni prima, del 1982, incisa su un disco che si chiama "Milva e dintorni".
Nel 1989 Battiato la ricantò sul disco "Giubbe Rosse". Questa è la versione di Battiato (secondo me inferiore a quella di Milva).



Probabilmente è ispirata al romanzo "Berlin Alexanderplatz" di A. Döblin, del 1929, oppure all'omonimo sceneggiato televisivo che R. W. Fassbinder ne trasse nel 1980.
Il brano è in realtà il rifacimento di una canzone del 1979, firmata da Battiato con Alfredo Cohen, un cantante e attore attivo a fine anni '70-primi anni '80.
Ho persino trovato l'originale, che si chiama "Valery". Onestamente lo trovo alquanto bruttino, nonché incredibilmente prolisso.
Tanto per curiosità, questa è "Valery" cantata da Cohen.



Ma la cosa interessante, per me, è che quando "Alexanderplatz" uscì non avevo quattordici anni, ma sette.
Questo significa che deve davvero far parte dei miei ricordi più antichi.
Trovo sempre affascinante, e allo stesso tempo inquietante, quando riesco a far riemergere frammenti di memoria così remoti.

alexanderplatz



La cosa strana è che detesto Milva e non mi piace particolarmente Battiato. Eppure questa canzone, e questa particolare versione, sembra dirmi qualcosa. Non so, forse è legata a qualche ricordo che ho rimosso nel tempo. Mi ricordo vagamente di averla suonata al pianoforte (è del 1989, quindi avevo quattordici anni e studiavo musica da quattro o cinque). O forse sarà quell'atmosfera fassbinderiana, o quelle sonorità così spudoratamente anni Ottanta... Mah.
Però devo ammettere che è bella.


E di colpo venne il mese di febbraio
Faceva freddo in quella casa
Mi ripetevi
Sai che d'inverno si vive bene come di primavera
Sì sì proprio così

La bidella ritornava dalla scuola un po' più presto
Per aiutarmi
Ti vedo stanca
Hai le borse sotto gli occhi
Come ti trovi
A Berlino Est?

Alexanderplatz
Auf Wiedersehen
C'era la neve
Faccio quattro passi a piedi fino alla frontiera
Vengo con te

E la sera rincasavo sempre tardi
Solo i miei passi lungo i viali
E mi piaceva
Spolverare fare i letti
Poi restarmene in disparte come vera principessa
Prigioniera del suo film
Che aspetta all'angolo come Marlene
Hai le borse sotto gli occhi
Come ti trovi
A Berlino Est?

Alexanderplatz
Auf Wiedersehen
C'era la neve
Ci vediamo questa sera fuori dal teatro
Ti piace Schubert?

martedì 7 aprile 2009

con il cuore in mano

"Che cosa prova?" è ormai la domanda standard degli inviati, in ogni situazione. La fanno alla madre che ha perso il figlio in un incidente automobilistico, al tizio a cui è crollata la casa per il terremoto, al padre del ragazzo immigrato pestato a sangue, ai familiari delle vittime che vedono l'ennesimo processo-farsa.
"Che cosa prova?" è l'unica cosa che sanno dire. Emozioni, non pensieri; sensazioni, non discorsi. E' questo che conta.
E il bello è che la gente risponde. Solo un paio di volte mi è capitato di sentire qualcuno che ribatteva con un "si immagini lei che cosa provo, che domande sono?" o con un sano e liberatorio "andate via, sciacalli". La gente, anche nelle peggiori tragedie, sembra ubriacata dall'opportunità di apparire in TV. Si mette subito in posa.
Lo chiamano "diritto di cronaca" e non, come sarebbe più giusto, "imbarbarimento dei costumi".

lunedì 6 aprile 2009

idiosincrasie verbali



Vero
, spontaneo.
Parole che dovrebbero funzionare come garanzie, sigilli di bontà.
“Quella canzone mi piace perché è vera”.
“In TV oggi ci va la gente vera, il pubblico vuole sentimenti veri.”
“Non sono maleducato, sono spontaneo”.
“Mi piaceva Funari perché era una persona spontanea”.

Nessuno è più vero dei cattivi poeti.
Nessuno era più spontaneo di Mengele.

domenica 5 aprile 2009