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giovedì 5 dicembre 2013

qualcosa è accaduto




Era il 5 dicembre 1998. Faceva parecchio freddo, i vetri della Uno verde erano tutti appannati, ma a noi andava bene così. Io avevo ventitré anni, lei ventidue. Oggi è il 5 dicembre 2013, io ne ho trentotto, lei trentasette. 
Quindici anni, sono passati? Che strana cosa, il tempo...


"Eppure resta / che qualcosa è accaduto, forse un niente / che è tutto."
Montale, Xenia II, 13


Nel ricordo, quei pomeriggi durano eoni.
Ed è strano, perché, se dovessi ricostruirne l'algoritmo, traccerei con assoluta precisione, innanzi tutto, le gradazioni della luce, la foglia-d'oro di aprile, la calcinatura di luglio, l'atroce dolcezza di settembre, il grigiore acquatico di gennaio. E ancora: la forma d'onda del citofono; il volto pixelato nel bianco e nero dell'occhio-di-pesce; la nota (un la a 440Hz, diapason perfetto) dell'ascensore nel raggiungere il piano; il numero dei passi (dodici); il campanello non suonato. E infine: la cubatura incassata tra gli armadi, quei centonovanta per ottanta centimetri in cui le coordinate spaziotemporali si comprimevano.
Ma qui il resoconto deve interrompersi, per forza. E riprendere con una luce tutta diversa, già prossima a smottare nel buio, con la dissipazione del calore, l'assetto inestricabile dei corpi, il volto incastonato nella teca dei seni.
Il tempo intercorso rimane incommensurabile, asintotico, refrattario agli ingranaggi. La domanda è: come possa, in quel nulla, essere contenuto così tanto; come facciano i corpi ad aver immagazzinato una simile quantità di dettagli; come, all'insaputa di me, si sia incisa nelle mani l'orografia della pelle.
Però ricordo bene la traccia del risveglio, era sempre il sapore del capezzolo sinistro, e solo dopo l'acromion, la fossa sottoclaveare, e lì il bivio, l'insidia della scelta, i sentieri diramati, il nuovo inizio.


(colonna sonora: "Love Song", da Spring, Blue Note 1965)

mercoledì 5 dicembre 2012

reperti - quinta (e ultima) parte



Dedicate a mia moglie; senza data, ma presumibilmente 2001 circa.
Per inciso, proprio oggi cade il nostro quattordicesimo anniversario.

* * *

Pomeriggio nel caldo confidente
del tuo corpo, penombra e lucore
a sciami sulla pelle, nel tuo grembo
un cavo di buio e tepore.
Notte vegliata
al lume verdebruno dei tuoi occhi.
Chiaro d'alba
sulla tua carne aperta alla mia carne.

Luce rifusa nel folto dei pini
sui nostri nudi esposti dal mattino.

* * *

Di te è rimasto un golfo di tepore
fra le lenzuola – e nel tuo odore dormo
un sonno di semente. Come un digiuno
ti ho nelle viscere – ti cerco, freddo
e nudo come un vagito. Sei il dolore
di una finestra accesa nella notte.

* * *

“Svelati i segreti del genoma umano”
(La Repubblica, 12 febbraio 2001)

Siamo leggibili: anzi, testi
elementari, rozzi tetragrammi,
generazioni di sintassi chimiche. Un refuso
e sarei nato rana o fitoplancton
o Arbutus unedo – vulgariter corbezzolo.
I borborigmi del mio crasso o l'unghia
incarnita dell'alluce destro hanno anch'essi
una elegante e logica grammatica.

Ma lo sapevo già: quando leggevo
il cufico dei rami contro il cielo
d'inverno, l'interiezione
dei tuoi occhi spalancati. Ora potrò
decifrare ogni più lieve sfumatura
dei tuoi capezzoli – e quando li bacio
porgere nuova attenzione alle virgole, ai segni
diacritici del nostro amore.

* * *

Domare i miei occhi, le mani
scoccate al richiamo di te,
per i tuoi seni bianchi come mandorle?

Soffice di terra
nelle tue ascelle e fiato di campagna
il giovane maggio del tuo grembo

e nel ventre la piega degli ulivi
schianto di sete e di gioia.

lunedì 5 dicembre 2011

vecchi versi (per mia moglie)



(dedicato a Daniela, nel giorno del nostro tredicesimo anniversario)



Di notte continui a baciarmi anche dormendo
se solo ti sfioro la guancia
e questo tuo aderire all’inevitabile
con l’allegria di chi abita
il tuorlo del tempo – senza mai
stancarti del Natale o dei pavimenti puliti –
come se tutto quel che accade davvero ti riguardasse

questa vita trasparente

è ciò che cerco e rifiuto da una vita.