giovedì 11 agosto 2016

pantere e giaguari

La pantera
Nel Jardin des Plantes, Parigi

Il suo sguardo, scorrendo sulle sbarre,
è così stanco, che nulla lo ferma:
come se intorno avesse mille sbarre
e dietro mille sbarre, nessun mondo.

Morbido il passo, flessuoso e forte,
gira in cerchi più stretti, ancor più stretti,
come una forza danza intorno a un centro,
dove un'enorme volontà è in letargo.

Ogni tanto, in silenzio, si alza il velo
dalle pupille: e penetra un'immagine,
per la quiete tesa delle membra
va a posarsi nel cuore.

Rainer Maria Rilke

* * *


Il giaguaro

Le scimmie sbadigliano e si adorano le pulci al sole.
I pappagalli strillano come fossero in fiamme, o passeggiano
come sgualdrine da due soldi per ottenere una nocciolina.
Stremati dall'indolenza, il leone e la tigre

giacciono immobili al sole. Le spire del boa constrictor
sono fossili. Gabbia dopo gabbia pare vuoto, oppure
la paglia respira con il puzzo dei dormienti.
Sembra il dipinto sul muro di un asilo.

Ma chi, come gli altri, corre oltre, arriva a una gabbia
dove la folla sosta, osserva, ipnotizzata, come un bambino
in sogno, un giaguaro infuriato seguire in corsa
i suoi occhi che perforano il buio della prigione

brevi feroci spolette. Non per noia –
gli occhi contenti di essere ciechi in fiamme,
sordo l'orecchio per lo scoppio del sangue nel cervello –
si avvolge tra le sbarre, ma non c'è gabbia per lui

come non lo è la cella per il visionario:
il suo passo è giungle di libertà:
il mondo rotola alla lunga spinta del suo tallone.
Oltre il soffitto della gabbia viene l'orizzonte.

Ted Hughes

(traduzioni mie)

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