mercoledì 9 gennaio 2013

qualche precisazione in merito ai post degli ultimi (e dei prossimi) giorni


Invecchiando, il passato si trasforma in storia. Per esempio, ho una foto di mio nonno con mio padre piccolo (o forse è mio zio, non lo so più); mio nonno indossa un paltò spesso di lana, mio padre ha tre o quattro anni, i pantaloncini corti e uno di quei cappottini corti, stretti stretti. Sono i tardi anni Quaranta, e tutti e due potrebbero essere usciti, pari pari, da un film neorealista.
I miei ricordi personali non arrivano così indietro, però sono abbastanza cresciuto da ricordare bene i primi anni Ottanta. E anche abbastanza da rendermi conto, con un lieve senso di straniamento, di come quegli abiti, quelle pettinature, quei film, quelle ambientazioni siano ormai coperti dalla patina del tempo: che me li rende, pur nella loro bruttezza (perché fu uno dei periodi più brutti della storia, diciamolo), affascinanti. Perversamente affascinanti.
Ora, la cosa strana è che niente riesce ad evocarmi quel periodo con tanta struggente intensità quanto certe canzoncine oggettivamente inconsistenti. Roba come questa, o questa, o peggio ancora questa. Strano, ma forse neanche tanto, perché mentre l'arte trascende il proprio tempo, il pop invece gli cede senza riserve e ne resta impregnato.
Invece, degli anni Novanta non ricordo assolutamente nulla, almeno dal punto di vista musicale. Ero nel pieno dei vent'anni (sono del '75), eppure non ho nessun ascolto in comune con i miei coetanei: mi sono perso i Nirvana, tutto il grunge, il brit-pop, la fase techno-disco-elettronica degli U2, i Radiohead, i R.E.M., i Red Hot Chili Peppers... insomma, tutti quelli che un quasi-quarantenne d'oggi dovrebbe considerare i propri ascolti generazionali. Buio totale.
Ovviamente, il motivo c'è: mentre negli anni Ottanta ero un bambino e, non avendo ancora gusti autonomi, assorbivo quel che circolava nell'aria, negli anni Novanta i gusti ce li avevo eccome, anche troppo. Avevo appena scoperto il jazz e ascoltavo compulsivamente Miles Davis, Bill Evans, Coltrane, Ornette Coleman (*). E non è che me ne penta, intendiamoci, però mi è venuta la curiosità di scoprire quel che succedeva là fuori.
Tutto questo discorso per dire due cose: che la domanda "dov'eri nel...?" è rivolta innanzi tutto a me stesso; e  che post come quelli degli ultimi giorni andranno avanti ancora per un po'. 
I jazzofili in ascolto non mi toglieranno il saluto per questo. O almeno spero.



(*) Poi, a volerla proprio dire tutta, c'è anche un altro motivo.
Non è che non mi piaccia il rock: è che, come dire, lo trovo superfluo, nel Grande Disegno delle Cose. Non potrei immaginare l'Universo senza il primo Concerto Brandeburghese, o senza Charlie Parker che suona "Now's the Time"; mentre non riesco a togliermi dalla mente che il mondo sarebbe un posto parecchio migliore, senza gli U2.

10 commenti:

amanda ha detto...

io i REM me li tengo, almeno automatic for the people, e pure the Joshua tree degli U2, mica si buttano i propri 20 anni e le amicizie di allora, anche se si ascoltavano anche i branderburghesi: non tutti hanno orecchie educatissime :)

Anonimo ha detto...

Quando è nato mio figlio,ormai 23enne,immaginavo potesse appassionarsi alla buona musica.Dormiva in culla ai piedi del lettone matrimoniale e in camera avevamo uno stereo che girava su Mozart per tutta la notte.A tre anni mi ha chiesto di imparare a suonare il violoncello.A cinque mi contestava,con ragione,l'intonazione della Callas su una certa aria. Ai dieci anni ha acquistato il suo primo cd,il concerto per cello e orchestra in do M di Haydn eseguito da Dindo.in quello stesso periodo ha ascoltato dal vivo Mischa Maisky scoprendo che da grande avrebbe voluto suonare sullo stesso palco.A diciannove anni ha guadagnato quel palco da solista per eseguire Haydn con l'OSN della Rai.Da allora è allievo di Dindo.In questo momento è in camera e sta preparando il Si m op.104 di Dvorak per eseguirlo con la Hulencourt Soloists Chamber Orchestra che è diventata la sua orchestra.Lavora allo strumento dalle otto alle dieci ore al giorno ed è felice.Ascolta molta classica ma da ragazzino acquistava anche i Red Hot Chili Peppers e Vasco Rossi e in casa ascoltava jazz a iosa ma anche il trio Lescano,il Quartetto Cetra e Matteo Salvatore o Bukka White (che secondo me "ci assomigliano").La musica segue strade misteriose,spesso non indagabili;per ciò è così affascinante.

Alfredo

sergio pasquandrea ha detto...

@amanda
I R.E.M. li conosco poco, ma non mi dispiacciono.
Per gli U2, il discorso è diverso: semplicemente, a Bono smonterei volentieri la dentiera a calci. Non so se mi spiego.

@alfredo
A parte Vasco Rossi (per il quale vale lo stesso discorso fatto sopra per Bono) e i RHCP (dei quali, comunque, qualcosa conosco e apprezzo) sono grossomodo anche i miei ascolti.
Fai un grosso in bocca al lupo a tuo figlio da parte mia.

amanda ha detto...

@Alfredo: il quartetto cetra è un'ottima scuola non poteva che promettere bene il ragazzo, che musica e vita gli sorridano

Marco Bertoli ha detto...

Hai linkato il Quinto dei Brandeburghesi.

sergio pasquandrea ha detto...

vero, pardon. ma mi sa che lo lascio così...

Anonimo ha detto...

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