mercoledì 4 agosto 2010

un addio sommesso


Luciano Erba era un uomo schivo, un poeta elegante, uno che non urlava mai.
Se n'è andato in silenzio, ieri, a 88 anni, nella sua Milano.
Era classificato nella "linea lombarda", o nella "quarta generazione", o chissà dove altro. Per me, era solo un grande poeta.


Il formaggio

Sarà bene parlando di un mio modo
di abitare nel mondo del presente
(un sistema spaziale dove scambio
forma e corpo con quanto mi sta attorno
con le cose alle quali vado incontro
per vivere in loro e loro in me)
sarà bene che riveli che tal modo
di stare vicino al quotidiano
mi fu chiaro ab initio una mattina
avevo fame era tempo di guerra
da parte a parte guardavo i buchi
di una fetta sottile di formaggio
così assorto mi sentivo rapito
ed ero un po' di qua un po' di la.



Linea lombarda

Adoro i pregiudizi, i luoghi comuni
mi piace pensare che in Olanda
ci siano sempre ragazze con gli zoccoli
che a Napoli si suoni il mandolino
che tu mi aspetti un po' in ansia
quando cambio tra Lambrate e Garibaldi.



Milano da sera a mattina

Le nuvole hanno smesso di piovere
sta per ricominciare la sera
i cortili avranno voci più chiare
la luna compie un giro in più.

La felicità vive a notte nel sogno
della città labirinto
un monte in periferia
un vagone abbandonato sulle rotaie.

Superstite del primo Novecento
di case d'epoca lungo i bastioni
resto un borghese di tarda mattina:

per svegliarmi ripasso il latino
campester silvester paluster
esco, cravatta, scarp luster.

2 commenti:

Marco Bertoli ha detto...

Grazie, Sergio.

Marco (milanese della linea 3 - la metropolitana).

pippo ha detto...

mi piace molto questo poeta...percepisco una voglia di vedere semplicemente la vita, così com'è...e come è diretta la poesia sul formaggio: parla della vita, nient'altro...