giovedì 14 aprile 2016

aprile

Si chiama albero di Giuda
questo cumulo di viola e di verde
che da due settimane fa ombra
alla scuola. I fiori aperti
nella corteccia nuda:
caulifloria si chiama – così
ha scritto una mano infantile
sul cartello. Tutto intorno la ghiaia
è smossa da corse e scivolate
e il polline intasa i filtri dell'aria.

domenica 10 aprile 2016

omissis

Io continuo a scrivere
la carne cede alla pressione
come quando era la curva a svelarti
subito prima dello scatto.
Solo più tardi ti ho ricomposta
ho fatto muovere l'immagine
ora so come accordi le labbra
posso aspettare in silenzio.

sabato 9 aprile 2016

Shakespeare, Sonetto 33

Spesso ho visto la gloria del mattino
le vette regalmente lusingare,
l'aureo viso baciare i verdi prati
tingendo i fiumi di alchimie divine;
poi consentire alle più vili nubi
di intorbidare il suo celeste volto,
nascondersi dal mondo desolato
svanendo ad ovest con la sua vergogna.
Anche per me si accese un sole all'alba,
sulla mia fronte trionfando splendido;
ma, ahimé, fu mio soltanto per un'ora:
le basse nubi ormai l'hanno celato.
Ma non per questo lo disprezzo: in terra
un sole può macchiarsi, come in cielo.

(traduzione mia - l'originale è qui)

venerdì 8 aprile 2016

la saison des signes

È mio questo tempo intermedio
questa primavera annegata nei rumori.
Vedo segni ovunque: nella vespa
che mi invade il balcone coi suoi nidi –
nella falena grigionera sul muro
tutto rosa – nei polloni lucidi
che spaccano la corteccia morta.
Proprio adesso mi arrivano segni
di te – e io mi dico: no
non è un caso – e se pure
allora è una saggezza più grande
una voce sola in due gole.

mercoledì 6 aprile 2016

il libro che sto leggendo

Una banda di predoni nomadi, che chiameremo il Popolo, vaga nel deserto. L'autore del libro tende a esagerarne un pochettino il numero, fissandolo a seicentomila maschi adulti (senza contare, quindi, donne e bambini); è legittimo supporre che la realtà sia un po' meno eclatante.
 Il Popolo è guidato dal Capo, un visionario di ambigue origini, che sostiene di ricevere messaggi da un'Entità Superiore, irascibile e violenta. Più volte, nel corso del libro, il Capo scatena campagne di epurazione contro chiunque, nel Popolo, dubiti della sua missione. Di tanto in tanto, fornisce al Popolo complicati e cavillosissimi elenchi di precetti da seguire, che presenta sempre come ispirati dall'Entità.

In varie occasioni, con pretesti del tutto futili, il Capo lancia il Popolo alla conquista di regni e paesi che hanno avuto il solo torto di trovarsi sulla loro strada. In genere, ne pretende la pulizia etnica totale, donne e bambini compresi.
A quel punto, i suoi gli fanno: "Bene, Capo, bello 'sto paese, fertile, ricco, abbiamo ammazzato tutti, ci stabiliamo qui?"
E lui: "No, l'Entità ha promesso al Popolo un paese, ma non questo."
"Beh, d'accordo allora. Ma quand'è che ci arriviamo a 'sto paese?"
"Ci arriveremo. Ma non voi: i vostri figli casomai"
"E perché noi no?"
"Perché siete stati cattivi*."

Alla fine del libro, il Capo apprende dall'Entità di essere prossimo alla morte, quindi notifica il suo successore: un Signor Nessuno che mai prima d'ora era stato nominato.
Segue un nuovo elenco di precetti, poi il libro si interrompe sul più bello.
Mi toccherà leggere il seguito per sapere come va a finire. Anzi, i seguiti: perché pare sia una saga bella lunga.

Citazione:
"Caccerete dinanzi a voi tutti gli abitanti del paese, distruggerete tutte le loro immagini, distruggerete tutte le loro statue di metallo fuso e distruggerete tutte le loro alture. Prenderete possesso del paese e in esso vi stabilirete, perché io vi ho dato il paese in proprietà. Dividerete il paese a sorte secondo le vostre famiglie. A quelle che sono più numerose darete una porzione maggiore e a quelle che sono meno numerose darete una porzione minore. Ognuno avrà quello che gli sarà toccato in sorte; farete la divisione secondo le tribù dei vostri padri. Ma se non cacciate dinanzi a voi gli abitanti del paese, quelli di loro che vi avrete lasciati saranno per voi come spine negli occhi e pungoli nei fianchi e vi faranno tribolare nel paese che abiterete. Allora io tratterò voi come mi ero proposto di trattare loro."

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*) Per essere esatti: il Popolo era arrivato in vista del paese, ma si era reso conto che la terra era già occupata. E anche da gente bella cazzuta.
Allora aveva detto al Capo: "Scusa Capo, ma siamo proprio sicuri che ci convenga rischiare la buccia per conquistare un paese che in fin dei conti non è neanche il nostro paese?"
E il Capo (pardon, l'Entità) aveva risposto: "Ah, è così? Pelandroni che non siete altro! E allora sapete che vi dico? A 'sto paese il Popolo ci arriverà tra quarant'anni, quando voi sarete tutti morti e sepolti. Tiè!"

domenica 3 aprile 2016

i bilanci della domenica mattina

Cose da fare prima di passare nel mondo dei più.
- leggere tutti i millemila libri che ho comprato negli anni e mai aperto;
- riprendere e perfezionare almeno un paio delle lingue che ho cominciato a studiare e poi abbandonato (tedesco? portoghese? cinese? greco antico?);
- ascoltare tutti i dischi che ho in casa (questa è tosta sul serio);
- imparare a dipingere a olio e ad acquerello;
- imparare almeno a strimpellare uno strumento a fiato e uno a percussione (ipotesi: sax e batteria);
- fare l'esame di armonia e contrappunto che cominciai a preparare secoli fa e non diedi mai (l'ottavo e il decimo di pianoforte, lasciamo perdere per amor del cielo);
- fare tre o quattro bei viaggi, ma lunghi, senza programma, di quelli che vai in un posto e ti ci perdi;
- rivedere quelle cinque o sei persone che mi dispiace di non vedere mai.


Poi, possiamo anche salutarci senza rimpianti.