sabato 10 settembre 2011

lampi - 152


Non è la letteratura che imita la vita. E' la vita che imita la cattiva letteratura.

5 commenti:

Alessandro Oresti ha detto...

può darsi che sia così, ma il discorso sembra presupporre che tutti facciano delle letture, e soprattutto che poi sentano il bisogno di applicarle nella vita...non si tiene conto di chi legge e lascia scorrere i significati, dimenticandoli dopo pochi minuti, o di chi non legge affatto...
o forse il senso è un altro: delle tante letture che facciamo, la vita ci lascia occasione di applicare solo le più cattive, non trovando spazio per le migliori, per le più colte, perchè quelle rimangono solo idee nella mente, troppo elevate per immergersi nel quotidiano...

dkkk ha detto...

certe vite sono scritte da cattivi scrittori, altre da scrittori cattivi

sergio pasquandrea ha detto...

veramente, alessandro, io intendevo dire che le cose che avvengono nelle nostre vite somigliano (spontaneamente, senza che noi ci mettiamo del nostro) a quelle che si leggono nei peggiori romanzi.

Alessandro Oresti ha detto...

ah, ok...grazie della spiegazione, evidentemente avevo frainteso;)
allora così il senso globale mi giunge molto più umano e amaro, succedono le cose peggiori, non c'è da sperare che la nostra vita vada come un buon romanzo, sarebbe troppo perfetta...

dkkk ha detto...

perché no...

:)