giovedì 29 luglio 2010

pensieri notturni


Sono le tre di notte. Tre e diciotto, per la precisione.
È venerdì ventritre luglio duemiladieci, anche se sul blog questo pezzo chissà se e quando lo pubblicherò.
Però mi interessava fissare una data, con tanto di ore e minuti.
Perché oggi, ora, in questo preciso momento, finisce una fase della mia vita iniziata sei anni fa.
Finisce serenamente, senza rimpianti.
Dal 2004 ad oggi mi sono sposato, ho avuto due splendidi bambini che sono la cosa migliore fatta in vita mia, ho scritto di musica, studiato, concluso un dottorato, viaggiato, parlato in conferenze internazionali, e soprattutto ho imparato. Tanto. Oggi sono un altro uomo, posso dirlo in piena coscienza.
Però qualche minuto fa ho completato e spedito la revisione di un articolo al quale stavo lavorando da mesi, destinato a una prestigiosa rivista americana, una delle più grosse del mio settore.
Non so se l'articolo sarà accettato. Se dovessi valutare in base al mio giudizio, direi: no. Ma non è questo che importa.
Importa il fatto che questo è l'ultimo lavoro che faccio per il progetto di ricerca con cui ho lavorato negli ultimi anni. Soldi per finanziarlo non ce ne sono più, perciò da settembre tornerò ad insegnare al liceo. Devo mangiare, io, e tengo pure famiglia, e per come è messa oggi l'università rischierei di crescere i miei figli a pane e acqua.
Non che tornare a insegnare mi dispiaccia. Anzi, tra tutte le cose che ho fatto, insegnare è forse quella che mi piace di più (i problemi con la scuola piuttosto sono altri, ma magari ne parliamo un'altra volta). E, a dire il vero, mi ero anche un po' stufato della situazione all'università, per una serie di motivi che adesso non è il caso di stare a spiegare.
Questo non significa che taglierò i ponti con l'ambiente accademico, anzi, ho già dei nuovi contatti in ballo, ma certamente cambierò università, dipartimento, campo di studi. Non di molto, ma quanto basta. E dovrò (se ci riesco) farlo in parallelo con l'insegnamento a scuola.
Insomma, times they are a-changin'.
Intanto, per ora guardo la pagina web del giornale, che mi dice “you have successfully uploaded your revision”. Fra un po' (settimane? mesi? non si può mai sapere) avrò una risposta.
Per ora saluto quest'ultimo piccolo parto del mio intelletto, come si saluterebbe un palloncino che prende il volo verso il cielo, o una barchetta di carta lasciata andare giù per un rigagnolo. Buon viaggio per il mondo.
Non lo rileggerò, perché non ritorno mai su quel che ho fatto. Quel che è stato è stato.
Da settembre, vita nuova, che poi è la vita vecchia, che avevo interrotto quando ero andato in aspettativa, ma insomma sono io ad essere diverso.
Però prima si va in ferie.
Eccheccazzo.

7 commenti:

amanda ha detto...

Ecchecazzo! Quando ce vò ce vò.

Due anni fa dopo 10 anni di contratti a progetto o a termine in ospedale, sempre lo stesso e sempre lo stesso reparto, anche se alcuni contratti erano part-time e mi avevano obbligata a strani pendolarismi interregionali per prendermi il resto dello stipendio, mi si dice: la legge Bersani per le stabilizzazioni dovrebbe metterti in regola, ma non si farà il concorso perchè non ci sono soldi, potremmo garantirti contratti di tre mesi in tre mesi con i fondi esistenti, ma non si possono più fare contratti a così breve termine quindi arrivederci.
E' stata una svolta epocale, non priva della difficoltà di elaborare il lutto che il cambiamento di stato comportava.
Anch'io ho ripreso vecchie strade percorse per mantenervi finchè mi specializzavo, allora la scuola di specializzazione non era stipendiata. L'ospedale mi manca, perchè mi manca il confronto con i colleghi, perchè l'ospedale ti porta ad affrontare cosi clinici e realtà umane complesse. Navigo ancora a vista, ma procedo.

Buona vacanza e buona scuola, penso ci saranno degli alunni fortunati il prossimo anno

sergej ha detto...

la cosa bella è che tutti coloro che pontificano sull'ineluttabilità del precariato, la necessità dell'essere "flessibili" (e qui risparmio battutine su come e a che angolazione bisogna flettersi), l'impossibilità al giorno d'oggi di pretendere una pensione, ecc. ecc. ecc., sono tutti con i loro contratti a tempo indeterminato, lauti stipendi e sostanziose pensioni in attesa.

amanda ha detto...

eh già ed ora lascia a me il francesismo: sticazzi!

síkbarajzolhatógráf ha detto...

il 2004.. è forse l'anno in cui era iniziata la tua collaborazione con l'università di cui stai parlando ?

sergej ha detto...

sì.
per la precisione, alla stranieri ho fatto una specializzazione nel 2002-2003, poi un dottorato (2004-2007) consorziato con l'università di pisa, e infine ho avuto un assegno di ricerca dal 2007 a oggi.

Marco Bertoli ha detto...

Auguri!

Marco

sergej ha detto...

Grazie, Marco.