sabato 10 luglio 2010

le donne di francesco 3 - hilde


Sempre da Alice non lo sa: non una delle più note, ma secondo me una delle più belle canzoni di De Gregori.
Come co-autore del testo, figura Edoardo De Angelis, che però - pare - si limitò a raccontare a De Gregori il fatto da cui la canzone prende spunto (anche se nell'originale non erano diamanti ma sigarette, lei non si chiamava Hilde e non suonava la cetra...).
Curiosità: i primi due versi sono un'esplicita citazione di "Story of Isaac" di Leonard Cohen, che insieme a Bob Dylan è sempre stato uno degli autori prediletti di De Gregori.



http://www.youtube.com/watch?v=yoJ5jaMhmXI


L’ombra di mio padre due volte la mia
lui camminava e io correvo.
Sopra il sentiero di aghi di pino
la montagna era verde.
Oltre quel monte il confine
oltre il confine chissà
oltre quel monte la casa di Hilde.

Io mi ricordo che avevo paura
quando bussammo alla porta
ma lei sorrise e ci disse di entrare
era vestita di chiaro.
E ci mettemmo seduti ad ascoltare il tramonto
Hilde nel buio suonava la cetra.

E nella notte mio padre dormiva
ma io guardavo la luna
dalla finestra potevo toccarla
non era più alta di me.
E il cielo sembrava più grande
ed io mi sentivo già uomo
quando la neve scese a coprire la casa di Hilde.

Il doganiere aveva un fucile
quando ci venne a svegliare.
Disse a mio padre di alzare le mani
e gli frugò nelle tasche.
Ma non trovò proprio niente
solo una foto ricordo.
Hilde nel buio suonava la cetra.

Il doganiere ci strinse la mano
e se ne andò desolato
e allora Hilde aprì la sua cetra
e tirò fuori i diamanti.
E insieme bevemmo del vino
ma io solo mezzo bicchiere.
Quando fu l’alba lasciammo la casa di Hilde.

Oltre il confine con molto dolore
non trovai fiori diversi
ma sulla strada incontrammo una capra
che era curiosa di noi.
Mio padre le andò più vicino
e lei si lasciò catturare
così la legammo a una corda e venne con noi.

6 commenti:

amanda ha detto...

L’ombra di mio padre due volte la mia
lui camminava e io correvo.


trovo questo verso davvero bellissimo estremamente evocativo di momenti che tutti abbiamo vissuto nell'infanzia

questo è un testo che regala serenità :-)

lillo ha detto...

più che di serenità, a me sembra una storia di formazione... e più ancora che hilde (figura quasi eterea) quella che emerge nettamente è il contrasto fra questo padre-gigante forte e deciso e suo figlio sognatore... (contrasto che torna anche in molte altre canzoni di de gregori, ci potresti fare un altro filone addirittura)...

sergej ha detto...

che poi, a ben guardare, è una storia che parla di delinquenti, e il padre è un ladro, o un contrabbandiere, o entrambe le cose...
però ovviamente la canzone, filtrando attraverso lo sguardo del bambino, carica tutto di un'aura mitologica.
come dicevo, secondo me è una delle cose più belle in assoluto di de gregori.

lillo ha detto...

concordo in pieno.

e sono curioso di vedere cosa scriverai adesso delle donne della mitica trilogia ermetica di de gregori: "francesco de gregori", "rimmel" e "buffalo bill"...

grafoplanare ha detto...

diamanti nella cetra.

J. mi regalò l'orsacchiotto di pelouche della sua infanzia.

era un tipico orsacchiotto degli anni trenta. sembrava intatto ed aveva un bellissimo profumo. l'adorai dal primo momento.

un giorno gli adulti si misero a fotografare il nostro cane doberman e qualcuno ebbe l'infausta idea di dargli l'orsacchiotto. rimasi costernata. protestai invano e fu l'ultima volta che lo vidi.

ho pensato per anni che fosse stato sbranato dal cane.

in realtà J.aveva dovuto riportarlo a casa di sua madre: si era saputo che dentro l'orsacchiotto erano stati cuciti, allo scoppio della guerra, alcuni ori di famiglia.

sergej ha detto...

truth is stranger than fiction