mercoledì 16 giugno 2010

emoziooooone


Dal blog di Carlo Boccadoro. Parole sacrosante, IMHO.

Recentemente un noto corrispondente del quotidiano “la Repubblica” ha scritto in un reportage da New York di essersi recato alla Avery Fisher Hall per farsi “cullare” da Mozart e Schubert. Navigando in rete si scoprono con stupore centinaia di persone che amano unicamente farsi “coccolare” o “accarezzare” dalla Musica, dimostrando di avere con essa un rapporto che non solo si ferma al puro intrattenimento, ma addirittura ne esclude qualsiasi utilizzo che non sia quello di procurare sollievo istantaneo e corrobarante. Una specie di Maalox, insomma, o di sauna finlandese. Musica come scrubbing, crema idratante, tisana alla verbena; fondamentale per chi pratica questo tipo di ascolto è che il cervello non venga mai messo in azione, dato che per i fanatici dello Zen De Noantri qualsiasi contatto con della Musica che esprimesse un discorso non necessariamente predigerito (o biodegradabile fin dal primo ascolto) equivarrebbe a guardare ben dritto negli occhi il Basilisco. Repertorio assolutamente classico, quindi, prevalentemente barocco o romantico, con al massimo una punta di New Age mistica in stile Karl Jenkins per far vedere che si ascolta anche la “musica moderna”. In realtà, come ha ben detto Louis Andriessen, compito del compositore è quello di porre domande, non quello di dare delle risposte. La Musica di qualità, da Josquin a Berio, ha sempre richiesto attenzione e concentrazione, stimolando l'intelligenza e rifiutando un atteggiamento passivo da Ducotone sonoro come quello preteso da questi ascoltatori, pronti a sfoderare a ogni decimo di secondo la loro “emozione”, concetto in sé fondamentale ma ormai talmente svilito dall'abuso della parola da essere utilizzato anche negli spot per la carta igienica. Musica come Mamma rassicurante, che rimbocca le coperte dopo aver preparato un bicchiere di latte caldo. Tutto il resto è ignoto, spaventa, richiede sforzo, magari tocca riascoltare due o tre volte prima di riuscire a comprendere, orrore! Per questa generazione di “bamboccioni” acustici sarebbe come dover andar via di casa per confrontarsi con i problemi della vita, magari imparando anche a stendere il bucato o ad usare l'aspirapolvere. A che scopo crescere? Meglio continuare ad aspettare che Frau Musika ci massaggi i padiglioni auricolari, magari mentre chiudiamo gli occhi e sogniamo cartoline con gabbiani al tramonto. Viene davvero da rimpiangere il mondo dal rock e del jazz, dove gli ascoltatori passano intrepidamente da Peter Gabriel agli Husker Du e da Duke Ellington a Cecil Taylor. Nella dorata culla della musica Classica per molti questo non avviene, il sottofondo si ripete sempre uguale, come le favole raccontate e ripetute sera dopo sera, tanto il lieto fine è garantito.

5 commenti:

amanda ha detto...

l'assoluta ignoranza musicale in cui affondiamo gioca il suo ruolo chiave, non credi? Nessuna confidenza con uno spartito,nessuna educazione all'ascolto, nessuna familiarità con gli strumenti. Alla fine è già tanto se la tensione all'ascolto produce emozioni

sergej ha detto...

amanda, il punto è prorpio quello.
se uno non è educato all'ascolto (e non significa necessariamente studiare musica o saper leggere uno spartito, anche se senza dubbio aiuta), proverà "emozione" per lady gaga o, se proprio va bene, per giovanni allevi, e troverà "noiosi" coltrane o strawinski o tom waits.
e questo è drammatico.
così come è drammatico ascoltare mozart *solo* per farsi "coccolare dalla musica".

amanda ha detto...

bè allora siamo d'accordo :-)

Jazz nel pomeriggio ha detto...

Non siate così severi. Dalla musica ci si può fare anche cullare, coccolare e consolare. Io vi ricorro spesso a quello scopo, anche se non ne faccio una ragione esclusiva, eppure so leggere uno spartito.

Ciao, Marco

sergej ha detto...

certo, ci si può ANCHE far cullare. lo faccio anch'io, perchè no?
il problema è quando si pretende che la musica faccia SOLO quello.
quando qualsiasi cosa che accenda un po' di neuroni viene rifiutata a priori.