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venerdì 1 marzo 2013

tutto vita, tutto luce



Il vecchio desidera l'estate

Oh, fosse infine luglio, anziché marzo,

nulla mi fermerebbe: in uno slancio,
a cavallo, in carrozza, o anche in treno,
irromperei tra le belle colline.

Lì avrei vicine grandi macchie d'alberi,
che siano platani, olmi, aceri o querce:
da quanto tempo non li ho più veduti!

Là smonterei di sella, o griderei:
Ferma!, al cocchiere, e me ne andrei vagando,
sempre più addentro al paese d'estate.

Sotto quegli alberi riposerei,
in quelle cime vedrei giorno e notte
insieme, non come qui, in questa casa,

con i suoi giorni vuoti come notti
e notti infide e scialbe come i giorni.
Tutto sarebbe vita, tutto luce.

E qui, nella penombra del tramonto
io sto in letizia, e se un soffio mi sfiora
non mi bisbiglia mai: “Tutto ciò è nulla”.

Si fa buia la valle, e ci son luci
dove c'erano case, e un vento oscuro
spira, che non mi parla mai di morte.

Passo attraverso il cimitero e vedo
cullarsi i fiori nell'ultima luce
e nessun'altra cosa è a me vicina.

Fra macchie di noccioli che s'abbuiano
scorre acqua, e come un bimbo io sto in ascolto
e mai sento il sussurro: “Questo è invano”!

Lì svelto io mi spoglio per saltare
dentro, poi quando infine alzo la testa,
la luna è lì, ma io lotto col ruscello.

Mi sollevo a metà dall'onda ghiaccia
e scaglio un liscio ciottolo lontano,
mi ergo nel chiarore della luna.

Sul paese d'estate inargentato
cade ampia un'ombra: quella stessa, triste,
che qui mi accenna, fra cuscino e muro?

Triste e fosca, sta mezza accovacciata
e ci fissa maligna nel crepuscolo,
sa che fra noi qualcosa si è annidato?

Lei che il vento maligno in questo marzo
tormenta, che di notte mai si stende,
stringendo mani nere sul suo cuore?

Oh, dov'è luglio e il paese d'estate?


Hugo von Hoffmanstahl 
(traduzione mia - qui l'originale)



Nell'immagine: Nicolas Poussin, I pastori d'Arcadia (Et in Arcadia ego), 1640 circa

domenica 13 gennaio 2013

elfi e ontani



Ho conosciuto questa poesia grazie al bellissimo romanzo di Michel Tournier Le roi des aulnes ("Il re degli ontani": ne ho parlato qui). Il titolo tedesco ("Der Erlkönig"), tradotto alla lettera, significa appunto "il re degli ontani", ma gli ontani c'entrano ben poco: pare che il tutto sia derivato  dall'errata traduzione di un canto popolare danese, sulla quale Goethe si basò per comporre la poesia; tant'è che di solito è reso liberamente come "il re degli elfi".
L'ho riscoperta qualche giorno fa, quando l'ho letta in originale insieme alla mia insegnante di tedesco (sì, sto imparando il tedesco, per motivi che sarebbe lungo spiegare) e navigando per il web ho anche appreso - o sarebbe meglio dire ri-appreso, dato che probabilmente lo sapevo ma non lo ricordavo assolutamente - che Schubert ne aveva tratto un lied.
Ora, con Schubert ho sempre avuto un tormentato rapporto di odio-amore, ma i lieder mi piacciono quasi senza eccezione: perciò ve lo propongo, nell'interpretazione del sommo Dietrich Fischer-Dieskau. Quella che segue è una mia traduzione, qua e là un po' libera per rispettare l'andamento ritmico dell'originale; che, comunque, potete leggere anche qui.
Buon ascolto.


"Der Erlkönig" (Il re degli elfi)

Chi corre a cavallo nella notte e nel vento?
È il padre che in braccio tiene il suo figlioletto;
forte sul petto si è stretto il fanciullo,
e saldo lo regge, al caldo e al sicuro.

“Figlio, hai paura, che il volto ti celi?”
“Non vedi, o padre, il Re degli Elfi?
Il Re degli Elfi con corona e mantello?”
“Figlio, non vedo che un banco di nebbia.”

“Mio bel bambino, su, vieni con me;
giochi stupendi io farò con te,
bei fiori ha la riva, di vari colori,
mia madre ha mille vesti d'oro.”

“Padre, padre mio, non senti le offerte
che mi sussurra il Re degli Elfi?”
“Sta' buono, sta' calmo, figlio mio,
tra i salici è il vento con il suo fruscio.”

“E dunque, mio bimbo, non vieni con me?
Saran le mie figlie ad aver cura di te:
di notte esse guidano la danza,
ti cullano e cantano la ninna nanna.”

“Padre, padre mio, lì non lo vedi,
in quel luogo oscuro, il Re degli Elfi?”
“Figlio, figlio, ogni cosa distinguo:
è dei vecchi salici il chiarore grigio.”

“Ti adoro, mi piace la tua bella persona;
se non con le buone, verrai con la forza!”
“Padre, padre mio, ecco che mi stringe
il Re degli Elfi nel suo canto maligno!”

Inorridisce il padre e veloce cavalca,
col bimbo gemente stretto fra le braccia,
raggiunge la casa con pena e con sforzo;
tra le sue braccia il bimbo è già morto.

J. W. Goethe, da "Die Fischerin" (1792)

venerdì 14 dicembre 2012

sentenza



le poesie di quest'uomo non servono a niente
innanzi tutto
ne strofinai una sulla pelata.
inutilmente. non favorì la ricrescita dei capelli.
dopo
ne passai una sui miei foruncoli. questi
nel giro di due giorni acquistarono la grandezza di patate medie.
i medici sbalordirono.
dopo
ne cucinai due in padella.
un po' scettico, non ne mangiai io stesso.
ne morì il mio cane.
dopo
ne utilizzai una come preservativo.
pagai l'aborto.
dopo
ne appiccicai una sull'occhio
ed entrai in un club elegante
il portiere
mi fece uno sgambetto e caddi.
dopo
pronunciai la suddetta sentenza.

Ernst Jandl (1925-2000)