
Dei morti, si sa, non si dice che bene.
Eppure devo confessare di non aver mai apprezzato molto Michael Jackson. Mi ha sempre dato fastidio il modo in cui rileggeva la grande tradizione della
black music in una salsa pop, spesso fin troppo dolciastra.
Non dico che non fosse bravo, per carità: straordinario ballerino, cantante di ottime doti, provvisto anche di solide capacità autoriali, perlomeno fino a tutti gli anni Ottanta. Però quello di Jackson è stato uno dei primi casi in cui la costruzione mediatica del personaggio (sempre presente, sia chiaro, nella
popular music: basta pensare a Elvis o ai Beatles o, prima ancora, a Sinatra) comincia a diventare preponderante rispetto alle qualità musicali.
Nel suo caso, le qualità c'erano: ma non ci sarebbe voluto molto perché diventassero un
optional. Jacko è il preludio a Madonna, a Britney Spears, alle Spice Girls, insomma al Nulla musicale avvolto dai lustrini dell'astuzia comunicativa.
Madonna ha costruito il suo personaggio a tavolino e l'ha manovrato come una docile marionetta. Jackson subito la sua immagine di eterno Peter Pan e ha finito per soccombere.