Okay, diamo per scontato che quella che vi propongo è una bellissima canzone (si chiama Dança da solidão, per la cronaca), che a cantarla è una delle più brave cantautrici brasiliane, Marisa Monte, e a suonarla è Paulinho Da Viola, l'autore, nonché una delle leggende della musica brasiliana contemporanea. Ma il punto è che ho un contenzioso con un amico. Da anni lui sostiene che Marisa Monte è brutta, secca come un chiodo, con il nasone e i dentoni e assomiglia a Morticia Addams. Io la trovo bellissima. Voi che ne pensate?
Il mio prof di disegno, al liceo, era un semianalfabeta. Ma sul serio: in cinque anni non credo di averlo mai sentito pronunciare una frase in italiano corretto. Questo, però, gli conferiva doti di inventiva linguistica sconosciute a noi alfabetizzati: da qualche parte dovrei ancora avere la raccolta delle sue perle più splendenti, veri e propri calembour dadaisti, tanto più belli in quanto del tutto inconsapevoli e involontari. Si va dall'aggiornamento dell'anagrafe edilizia ("c'è una cattedrale in Germania, che adesso non mi ricordo il cognome...") a inedite connessioni ipertestuali fra la realizzazione delle ombre portate e le tecniche di macellazione dei bovidi ("se dobbiamo fare l'ombra, per tagliare la testa al toro usiamo un raggio a quarantacinque gradi"), fino a spericolate nominalizzazioni di entità geometriche ("prendiamo un punto A e chiamiamolo B", che entrò ufficialmente nella storia del liceo) o a surreali ricreazioni di proverbi e modi di dire ("oggi dobbiamo prendere il coraggio a quattro mani"). Una volta che qualcuno di noi aveva fatto non so più che cosa, se ne uscì con un magnifico: "chiunque sia stato, abbia il coraggio barbaro di mostrarsi". E allora il coraggio barbaro voglio averlo anch'io: oggi sono 34. Anni, intendo. E per fortuna sono ancora nell'età in cui gli anniversari si accolgono volentieri. Quindi, tanto per mostrarmi in modo ancor più barbaro, mi auto-dedico una delle canzoni che amo di più e che più mi riportano agli anni dolci e amari dell'adolescenza. Perché, come dice Pino, "è forse bello avere un anno in più". E po' che fa...
E po' che fa se resto a dire quel che non vorrei se presti tutto non respiri più ma po' faje pace e nun ce puo' passà pecchè 'int'a vita nun se po' maje sapè.
E po' che fa a parte tutto ricomincerei è forse bello avere un anno in più partire in fretta e non trovarsi mai le cose che servivano di più.
Ma allora si putesse fa chello ca me vene je t'appicciasse ccà ma po' nun vale 'a pena. Si putesse fa... 'a capa nun m'aiuta je mo nun stevo ccà mannaggia a me e quando so' asciuto...
E po' che fa nascondi sempre addosso troppi guai fra tanta gente non sai mai chi è che mette gli occhi sopra quel che fai pienz' 'a salute 'o riesto va pe' sé.
E po' che fa se resto a dire quel che pagherei fra tanta gente non sai mai chi è che grida forte resta come sei pecchè 'int'a vita nun se po' maje sapè...
PS: anzi, la dedica voglio farmela doppia. Guardate qui: è una vera chicca.
La scuola fa il possibile per far odiare i libri ai ragazzi qualche volta, non diciamo sempre, esagerando il proprio carattere selettivo, gi...
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