sabato 7 settembre 2013

il sovrano e il boia



In questo periodo, per motivi che non è il caso di indagare, sto leggendo parecchia letteratura cosiddetta “di genere”: fantascienza, fantasy, western, polizieschi.

Ad esempio, sto leggendo “Il trono di spade” di George R. R. Martin, e in una delle prime pagine trovo un dialogo fra uno dei protagonisti, Eddard "Ned" Stark, e suo figlio Bran. Senza starci a dilungare troppo: gli Stark sono coloro che reggono il Nord, uno dei Sette Regni che compongono la geografia fantastica dei libri di Martin. Ned ha appena decapitato, di propria mano, un uomo accusato di tradimento, e ha portato con sé il figlioletto, di sette anni, perché assistesse all'esecuzione.
“Noi Stark”, spiega il padre, “crediamo […] che chi pronuncia la sentenza debba essere anche colui che cala la spada. L'uomo che toglie la vita a un altro uomo ha il dovere di guardarlo negli occhi e di ascoltare le sue ultime parole. Se il giustiziere non riesce ad affrontare questo, allora forse il condannato non merita la morte. Un giorno, Bran, […] avrai su di te anche il fardello della giustizia, dal quale non dovrai trarre alcun godimento, ma al quale non dovrai neppure sottrarti. Un sovrano che si nasconde dietro un boia fa in fretta a dimenticare che cos'è la morte.”

Poi sto leggendo “Fanteria dello spazio” di Robert A. Heinlein. Un classico della SF.
Heinlein immagina una società futura in cui, per avere accesso alla piena cittadinanza (elettorato attivo e passivo), bisogna prima prestare servizio nell'esercito. Militarismo? Fascismo? Fino a un certo punto: perché l'accesso all'esercito è su base del tutto volontaria. Inoltre, nell'esercito di Heinlein non esistono favoritismi: chiunque può arruolarsi, uomini e donne, bianchi e neri, ricchi e miserabili, senza alcuna distinzione. L'addestramento è durissimo e la carriera si fa sul campo, partendo dal grado di soldato semplice. Tutti combattono, dall'ultimo dei soldati al primo degli ufficiali. Insomma, meritocrazia assoluta. Dopo, e solo dopo, ci si può considerare "cittadini": chi non ha il coraggio di difendere la propria patria, argomenta l'autore, non ha nemmeno il diritto di governarla.
Del resto, chi non milita nell'esercito gode comunque di piena libertà in qualunque campo: economico, sessuale, d'opinione, eccetera. Semplicemente, non può governare, né scegliere i governanti. Anzi, per essere precisi, la cittadinanza si può ottenere anche con altri tipi di servizio (ricerca scientifica, come ricercatori o come cavie; costruzione di opere pubbliche; e così via). Si può interrompere il servizio in qualunque momento, con l'unica conseguenza di essere esclusi dalla cittadinanza, senza possibilità di appello.
Heinlein riassume la sua filosofia politica con l'acronimo TANSTAAFL (There Ain't No Such Thing As A Free Lunch, “non esistono pasti gratis”). Detto altrimenti: se vuoi le cose, devi guadagnartele; i diritti politici non sono concessi per natura.

Ora, chiariamo: non sono d'accordo né con Martin né con Heinlein. Però un elemento li accomuna: la responsabilità diretta delle proprie azioni. Secondo Martin, chi condanna a morte un uomo deve poi avere il coraggio di eseguire la condanna. Secondo Heinlein, chi vuole governare un paese deve prima dimostrare di essere disposto a rischiare la propria vita per esso.
E pensavo: se coloro che ordinano i bombardamenti dovessero poi sganciare le bombe; se coloro che invocano la pena di morte dovessero, con le proprie mani, ammazzare il condannato; se chi ordisce le guerre dovessere esporre la propria pelle alle pallottole; se chi architetta le riforme delle pensioni dovesse vivere con 500 euro al mese; se chi demolisce la scuola pubblica dovesse poi mandarci i propri figli; se chi taglia i fondi agli ospedali dovesse poi essere ricoverato per infarto in un pronto soccorso in cui mancano i defibrillatori... Insomma, il mondo non andrebbe un po' meglio?

1 commento:

amanda ha detto...

ma se devono decidere dei diritti delle coppie di fatto, diritti di cui loro, non si sa perché, godono, ed invece vanno al family day.
loro sì vivono in un mondo di fantascienza e da quel loro mondo se ne fregano di chi con le loro leggi mai pensate e vomitate deve poi vivere, salvo che poi le leggi, da loro votate non dicano che non possono più giocare al reuccio sullo scranno, nonostante tre gradi di giudizio