lunedì 20 maggio 2013

BEStie da insegnamento



Un pomeriggio qualsiasi, nell'aula magna di una qualunque scuola italiana. Collegio Docenti: il corpo mistico della scuola, l'epifania del Nulla.
Il DS prende la parola per comunicare al CD che, come da disposizione del 27/12/2012, integrata da circolare n. 8/2013 del 6 marzo u.s., è istituita la figura dei BES, che vanno ad aggiungersi agli H (ex legge 104/92) e ai DSA come destinatari di diritto di PDP da parte del CdC. Tutto ciò, ovviamente, sarà integrato nel prossimo POF.

Okay, tiriamo un respiro e vediamo di tradurre dal didattichese.
Come tutti sanno, la scuola non ha soldi. Non ha soldi nemmeno per quelli che ne avrebbero più bisogno, cioè gli alunni in difficoltà, i portatori di handicap, coloro che hanno situazioni personali difficili. Negli ultimi anni, gli insegnanti di sostegno sono caduti come mosche, le risorse per i corsi di recupero sono state decimate, i docenti non hanno più compresenze né ore a disposizione, le attività extracurriculari non vengono più pagate.
Come forse non tutti sanno, da qualche anno sono ufficialmente certificati i DSA, cioè i Disturbi Specifici dell'Apprendimento. Dislessia, disgrafia, discalculia.
Problemi seri, che andrebbero affrontati con strumenti seri, e che invece sono spesso liquidati a suon di “piani didattici personalizzati”. In pratica, i DSA sono diventati una sorta di passepartout didattico: un alunno ha qualche problema? È dislessico. Evualà, ci siamo sgravati la coscienza.
Però, almeno, la dichiarazione di DSA (così come quella di handicap) deve essere fornita da un'autorità competente, in pratica da un medico specialista. È già qualcosa.

Ora, il ministro uscente Profumo, con un ultimo colpo di coda, si è inventato i BES: Bisogni Educativi Speciali. Categoria-discarica, in cui vanno a confluire depressione, disagio psicologico, emarginazione sociale, disturbi evolutivi, scarsa conoscenza della lingua italiana, e molto altro ancora. Tutti problemi seri, che andrebbero affrontati seriamente: ad esempio, fornendo più risorse alla scuola, aumentando le ore di sostegno, incentivando (leggi: pagando) le attività di recupero, eccetera eccetera.
Invece, qual è la soluzione? Passare la patata bollente ai consigli di classe, che dovranno redigere, di volta in volta, specifici “piani didattici personalizzati”.
Facendo la tara, direi che più o meno metà dei miei alunni potrebbero essere classificati come BES. Tanto più che non esiste nessun vero obbligo di certificazione.
Ripeto: nessun obbligo di certificazione.
Una famiglia qualsiasi potrà chiedere che il proprio pargolo sia dichiarato BES, con tutto quel che ne consegue: obiettivi minimi, sconti nella programmazione, prove didattiche facilitate, dispensa da alcune attività (lettura ad alta voce, interrogazioni, particolari materie del curriculum didattico).

Insomma, esistono i ragazzi con difficoltà d'apprendimento, dovute a un gran numero di cause? Sì, senz'altro.
La sigla BES è la soluzione del problema? No, per niente.
La soluzione, ripeto, sarebbe dare ai prof gli strumenti per far bene il loro lavoro.
Ma questo, evidentemente, non rientra nelle priorità del ministero.


(Per chi vuol saperne di più, si può guardare qui e qui.)

5 commenti:

amanda ha detto...

pensi davvero che ci saranno molti genitori disposti a far dichiarare BES il proprio figlio. Io so, come medico, quanto bisogna lottare per far accettare ad un genitore la necessità di certificare una disabilità per la richiesta del sostegno scolastico, "bollare" un proprio figlo non è mai il massimo. Per quanto riguarda l'impoverimento della scuola sono perfettamente d'accordo con te

sergio pasquandrea ha detto...

il problema è proprio che questi BES non sono "disabili". basta semplicemente una depressione, o una situazione di disagio psico-sociale.
un'ottima scorciatoia per ottenere valutazioni differenziate.
fidati, ci sarà una valanga di richieste.

scienzeumanegiudici ha detto...

Ciò che osservi è il lato grottesco della burocratizzazione della scuola, quella deriva tragica per la quale rendere effettivo l'art. 3 è sempre più difficile, mentre si moltiplicano le disposizioni (teoricamente) volte a garantirlo.

sandra sonoio ha detto...

si, inventiamoci i bse, categoria discarica come la chiami giustamente tu, ma smettiamo di buttare soldi nelle scuole private: mi sono rotta di vedere gli insegnanti pubblici che fanno i salti mortali per insegnare qualcosa ai miei figli.... forse ci sarebbero più soldi per la scuola pubblica se non fossero dati alle parastatali... o no?
poi tutti siamo liberi di scegliere: se scegli la parastatale sai che dovrai pagare una retta, con la pubblica però dovresti avere la certezza di un insegnamento migliore e più... democratico...
ma siamo in Italia, purtroppo, tanto fumo e poco arrosto!
Sandra

sergio pasquandrea ha detto...

eh, quello è un altro vaso di Pandora, che è meglio non scoperchiare...