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venerdì 13 gennaio 2012

corsi e ricorsi storici (ovvero: la seconda volta è sempre una farsa)


Testimone diretto della battaglia di Farsalo, Asinio [Pollione] [...] ricordava e affidava ai posteri le parole che Cesare aveva pronunciato al cospetto del campo coperto delle migliaia di corpi dell'esercito sconfitto: "Lo hanno voluto loro! Se io, Gaio Cesare, compiute così grandi imprese, non avessi fatto ricorso ai miei soldati, sarei stato trascinato davanti a un tribunale e condannato" [citato in Svetonio, Cesare, 30, 4: "haec eum ad verbum dixisse: Hoc voluerunt; tantis rebus gestis, Gaius Caesar condemnatus essem, nisi ab exercitu auxilium petissem"]. Asinio scrive circa vent'anni dopo Farsalo e registra quelle parole perché esse racchiudono una cruda presa di posizione da parte di Cesare: se non avessi fatto ricorso alla insurrezione, se mi fossi piegato, anziché ricorrere "all'aiuto dei soldati", sarei stato portato - ormai privatus [privato cittadino] - davanti a un tribunale e distrutto per via giudiziaria. Si deve certamente ad Asinio la precisazione, che leggiamo in Svetonio, che quelle erano state esattamente (ad verbum) le parole di Cesare: una precisazione che si spiega con il rilievo che Asinio attribuiva (non a torto) a quella dichiarazione autentica, fatta in un momento solenne e tragico di fronte a un campo disseminato di morti, concittadini. E invero quella dichiarazione così aspra, e così circostanziata, forniva una chiave per interpretare la scelta cesariana di accettare la sfida fino al passo estremo della insurrezione contro la repubblica: era stata, per Cesare, l'unica via per scampare alla certa, e forse distruttiva, persecuzione giudiziaria che i suoi avversari tenacemente tenevano in serbo da quasi dieci anni.

Così Asinio, fonte non sospetta [in quanto di parte cesariana], faceva conoscere, dopo vent'anni, la vera ragione, da Cesare stesso dichiarata, della scelta di rottura compiuta nel gennaio del 49. E smentiva, ovviamente, in questo modo, la propaganda cesariana affidata ai commentarii, dove campeggia - come causa del conflitto - la difesa dei diritti dei tribuni [Svetonio liquida questa versione dei fatti, cara a Cesare, come "praetextum" (Cesare 30, 19)] e la difesa della sua personale dignitas, offesa.
Svetonio, [...] al tempo stesso, fornisce dati di fatto che completano il quadro e aiutano a capire. Ci fa sapere, ad esempio, che Catone aveva ripetutamente promesso, "confermandolo con un giuramento", che avrebbe denunciato Cesare, "non appena questi avesse licenziato le truppe", e lo avrebbe trascinato in giudizio per le illegalità commesse durante il consolato del 59. Allora non era stato possibile: dall'imperium consolare Cesare era passato senza soluzione di continuità ai poteri, a lungo, protratti, di proconsole: e infatti puntava (fino ad un certo momento con l'accordo di Pompeo) ad una elezione in absentia onde passare daccapo, senza interruzioni, dal proconsolato al secondo consolato e così rimanere giudiziariamente inattingibile. "Nel popolo - commenta Svetonio - si diceva che, se fosse ritornato come privato cittadino, avrebbe dovuto [...] difendersi davanti ai giudici, in un tribunale circondato da guardie armate". E qui soggiunge che proprio la testimonianza di Asinio - il quale riferiva quelle schiette e crude parole, dette da Cesare in cerchia ristretta al momento stesso della vittoria - sembra confermare che quella diffusa diagnosi sulla vera causa della guerra civile cogliesse nel segno.

Luciano Canfora, Giulio Cesare. Il dittatore democratico, Laterza 2009, pp. 149-151

lunedì 19 settembre 2011

senza trampoli

Noi lodiamo un cavallo in quanto è vigoroso e svelto, [...] non per la sua bardatura; un levriero per la sua velocità, non per il suo collare; un uccello per le sue ali, non per le sue corregiole e i suoi sonagli. Perché allo stesso modo non stimiamo un uomo per ciò che è suo? Egli ha un gran seguito, un bel palazzo, tanto di credito, tanto di rendita: tutto questo è intorno a lui, non in lui. Voi non comprate un gatto in un sacco. Se contrattate un cavallo, gli togliete la bardatura, lo guardate nudo e allo scoperto [...]. Perché, quando valutate un uomo, lo valutate tutto avvolto e infagottato? Ci mostra soltanto le parti che non sono in alcun modo sue, e ci nasconde quelle attraverso le quali soltanto si può davvero giudicare quanto vale. E' il valore della spada che vi interessa, non quello del fodero: non ne dareste forse un quattrino, se l'aveste spogliato. Bisogna giudicarlo per se stesso, non per i suoi ornamenti. E, come dice molto argutamente un antico: "Sapete perchè lo stimate grande? Voi considerate anche l'altezza degli zoccoli". La base non fa parte della statua. Misuratelo senza i suoi trampoli; che metta da parte ricchezze e onori, che si presenti in camicia.
[...]
Infatti, come gli attori delle commedie, li vedete sulla scena assumere l'atteggiamento di duca e d'imperatore; ma, subito dopo, eccoli diventati servi e facchini miserabili, che è la loro nativa e originaria condizione: così l'imperatore, la cui pompa vi abbaglia in pubblico, [...] guardatelo dietro la tenda, non è altro che un uomo comune e, forse, più vile dell'ultimo dei suoi sudditi.
[...]
La febbre, l'emicrania e la gotta risparmiano forse lui più di noi? Quando la vecchiaia gli graverà le spalle, gli arcieri della sua guardia potranno forse liberarlo? Quando il terrore della morte lo agghiaccerà, sarà egli forse rassicurato dalla presenza dei gentiluomini della sua camera? Quando sarà colto da gelosia e da capriccio, lo calmeranno le nostre scappellate? Quel baldacchino del letto, tutto ornato d'oro e di perle, non ha alcun potere di calmare le fitte di una colica di fegato.
[...]
E' un uomo in tutto e per tutto; e se, per se stesso, è un uomo malnato, l'impero dell'universo non potrebbe metterlo in sesto:
puellae
Hunc rapiant; quicquid calcaverit hic, rosa fiat,

["se lo contendano le fanciulle, nasca una rosa dovunque egli abbia posato il piede", Persio, II, 37-39]

e che dunque, se è un animo grossolano e stupido? La voluttà stessa e la felicità non si percepiscono senza vigore e senza ingegno:
haec perinde sunt, ut illius animus qui ea possidet,
Qui uti scit, ei bona; illi qui non utitur recte, mala.

["le cose valgono quanto l'animo di colui che le possiede, se sa usarne, sono beni, se non ne usa rettamente, sono mali", Terenzio, Heautontimorumenos, 195-196].

I beni della fortuna, tali quali sono, bisogna anche avere della sensibilità per gustarli. E' il godere, non il possedere, che ci rende felici.
[...]
Ma, soprattutto, [...] [il potente] si vede privato di ogni amicizia e mutua relazione, nella quale consiste il frutto più perfetto e più dolce della vita umana. Infatti quale prova di affetto e di attaccamento posso trarre da colui che mi deve, lo voglia o no, tutto quel che può? Posso io prendere in considerazione il suo parlare umile e la sua cortese riverenza dato che non è in suo potere rifiutarmela? L'onore che riceviamo da coloro che ci temono, non è onore; tali ossequi sono dovuti alla regalità, non a me [...]. Nessuno mi segue per un'amicizia che ci sia tra lui e me, poiché non potrebbe annodarsi un'amicizia dove c'è così poca relazione e corrispondenza. La mia altezza mi ha messo fuori del commercio degli uomini: c'è troppa disparità e sproporzione. Essi mi seguono per convenienza e per consuetudine o, più che me, seguono la mia fortuna, per accrescere così la loro. Tutto quello che mi dicono e fanno è soltanto belletto. Poiché la loro libertà è imbrigliata da ogni parte dal gran potere che io ho su di loro, non vedo niente intorno a me che non sia coperto e mascherato.

Montaigne, Saggi, I, 42

domenica 18 settembre 2011

se questa donna non ha ancora ottenuto una cattedra di filosofia morale...

... è perché in Italia impera il funesto moralismo cattocomunista.
Ascoltate e imparate, brutti loffi che non siete altro.



“Gianpaolo Tarantini era un imprenditore di grande successo. Tutti lo vedevano come un mito, come uno che era riuscito ad ottenere il successo ed arrivare all'apice”.

“Tutti quelli che lo calpestano è perché sono invidiosi, non potranno mai vivere un giorno da Tarantini”.

“È tutto mosso dall'invidia, anche verso Berlusconi”.

“Se vai in strada e chiedi a una donna se vuole andare da Silvio: ma ci va a piedi. Correndo anche, eh? Poi, se sei una bella donna e ti vuoi vendere, lo devi poter fare, perché anche la bellezza, anzi soprattutto la bellezza, come dice Sgarbi, è un valore. Se tu sei racchia e fai schifo, te ne devi stare a casa, perché la bellezza è un valore che non tutti hanno e viene pagato, come la bravura di un medico. È così […] Se non lo capisci, allora stai a casa. Ma non mi rompere i coglioni”.

“Se un imprenditore non usa le donne, userà le mazzette. Ma che vuol dire? Quando sei onesto, non fai un grande business, rimani nel piccolo. Purtroppo è così. Se vuoi aumentare i numeri, devi rischiare il tuo culo. È così, è la legge del mercato. Più vuoi arrivare in alto, più devi passare sui cadaveri. È così, ed è giusto che sia così. Però qui non viene capito, perché c'è un'idea cattolica, c'è un idea morale. È quello che mi fa incazzare: l'idea moralista della sinistra. Che tutti devono guadagnare duemila euro al mese, che tutti devono avere diritto... No, no, no. Qui la legge è di chi più forte, di chi è leone. Se tu sei pecora, rimani a casa con duemila euro al mese. Se invece vuoi essere leone, ti devi mettere sul campo e ti devi vendere tua madre. Mi dispiace, ma è così”.

“A sinistra è peggio, perché sono loffi e non pagano. A destra, almeno, sono più alla grande”.

“Vai lì davanti all'imperatore […], ti metti addosso delle cose importanti, e lui apprezza perché è un esteta. Invece se vai da Frisullo, ti metti la collanina del cinese”.



domenica 13 febbraio 2011

già: quando?


Iniziativa nobile, condivisibilissima. Multo laudabilis, come diceva un prete di mia conoscenza.
Però non ho firmato l'appello.
Non perché non sia d'accordo. Sono il primo ad essere stanco della mignottocrazia, delle battute fallocratiche, dell'esibizionismo machista di Colui-che-sappiamo. Io, poi, ho anche una bambina, e l'ultima cosa che mi auguro per lei è di finire a far da odalisca per un vecchio satrapo, al pari delle varie Ruby, Noemi, Mara o Nicole (a proposito, ma ce n'è una con un nome da essere umano?).
Ma non ho firmato, e i perché sono tanti.
Perché, come dopo tutte le manifestazioni, ognuno resterà della propria opinione: chi è contro di Lui resterà contro di Lui, chi è per Lui crederà alla versione data da Lui (a grandi linee: iniziativa pretestuosa della Sinistra che vuole sovvertire il voto popolare, gli Italiani sono con me).
Perché, per male che possa fare il sentirselo dire, gli Italiani sono davvero con Lui. Forse gli italiani sono come Lui.
Perché, manifestazioni o non manifestazioni, zoccolette pronte ad accorrere per soddisfarlo ce ne saranno sempre.
Perché, anche ammesso che Lui cada, o lasci, qual è l'alternativa? A sinistra, taccio per carità di patria; a destra, c'è Fini, ed è tutto dire; al centro, come sempre, governa la forza di gravità e confluisce la merda.
Ma soprattutto perché più passa il tempo, più mi convinco che Berlusconi sia molto meno la causa che non la conseguenza di quel che oggi ci succede intorno. Perché, se c'è un evento che condivido con la mia generazione, è il funerale della Speranza. Non la speranza, proprio la Speranza, quella con la S maiuscola, insomma l'Utopia, il Grande Cambiamento, o come volete chiamarlo.
Quando dico "la mia generazione", parlo di coloro che oggi sono tra la fine dei venti e l'inizio dei quarant'anni; quelli nati tra l'ultimo scorcio degli anni Sessanta e i primissimi anni Ottanta (io sono esattamente nel mezzo: 1975).
Odio parlare al plurale, ma per una volta consentitemi di farlo.
Noi conserviamo tra le nostre prime memorie i cartoni giapponesi.
Noi abbiamo cominciato a prendere coscienza dell'Eterno Femminino grazie a Edvige Fenech, Gloria Guida, Lamu, Occhi di Gatto, Colpo Grosso, Drive In e i cataloghi della biancheria intima di Postalmarket.
Noi eravamo tra l'infanzia e la prima adolescenza quando sono comparsi in casa dei grossi e goffi scatoloni che abbiamo imparato a chiamare “personal computer”.
Noi abbiamo acquisito una coscienza politica tra gli ultimi sinistri bagliori della Prima Repubblica e conserviamo un flebile ricordo di nomi che oggi sanno di preistoria: Dc, Psi, Pli, Pci, Cigiellecisleuìl, Craxi, Occhetto, De Mita, Pentapartito, Forlani, Gava, Goria, Spadolini.
Noi eravamo adolescenti, o poco più, quando abbiamo visto crollare muri, bandiere, statue, abbiamo guardato in TV statisti poco prima potenti e osannati e ora bersagliati da insulti e monetine, bombe sulle autostrade, guerre sull'altra sponda del mare; abbiamo visto tramontare per sempre un simbolo glorioso e infame, e lasciare al suo posto un deserto che nessuno ha ancora popolato.
Noi abbiamo accolto i primi modem, macchine fracassone, tardigrade, l'avanguardia del futuro.
Noi abbiamo sentito parlare di Mani Pulite, di Seconda Repubblica, di fine della Storia. E si è visto come è andata a finire.
Noi abbiamo assistito agli anni Novanta: la discesa nel Maelstrom, la morte cruenta di tutto quanto di buono e di cattivo aveva prodotto il Novecento.
Noi abbiamo imparato dall'esperienza dei nostri padri e dei nostri nonni: e ci siamo abituati, forse per la prima volta, a pensare che saremmo stati peggio di loro; a non pensare al futuro, perché un futuro non c'era, e se anche c'era era meglio non vederlo.
Noi abbiamo un autoritratto, ed è questo:


http://www.youtube.com/watch?v=_RFOdJmBlz8

domenica 23 gennaio 2011

l'état c'est lui


"Oggi come oggi, la difesa di Silvio Berlusconi coincide con la difesa della libertà di tutti gli italiani".
(Daniele "Sopracciglio" Capezzone, al TG1 delle 13,30 di oggi)

ortogonalità variabili



http://www.youtube.com/watch?v=r-mXfxdYn_o


"Le donne italiane devono avere, come sono certa che già avranno, la percezione che per Silvio Berlusconi le donne sono solo in posizione orizzontale, mai verticale".
(Daniela Santanché, 2008)

venerdì 21 gennaio 2011

un brano d'attualità


http://www.youtube.com/watch?v=fXPLZ9wpimA


Mi piaccion le sbarbine
Mi piaccion le sbarbine
Mi piaccion le sbarbine

Non posso farci niente
(mi piaccion le sbarbine)
Mi sento un deficiente
(yeah yeah yeah)
Lo so che non conviene
(mi piaccion le sbarbine)
Ma poi chi si trattiene
(mi piaccion le sbarbine)

Quelle alte un metro e ottanta
(yeah yeah yeah)
Quelle basse uno e cinquanta
(mi piaccion le sbarbine)
Non esiste divisione
(no no no)
Quel che conta è il calore
(mi piaccion le sbarbine)

Le sbarbine sono bionde
Le sbarbine sono more
Le sbarbine sono tante
Le sbarbine in amore

Mi piaccion le sbarbine
(yeah yeah yeah)
Anche se mi fan soffire
(mi piaccion le sbarbine)
Non ci ho mai niente da dire
(mi piaccion le sbarbine)
Quel che voglio è solo amore
(yeah yeah yeah)

Sono un tipo senza storia
(mi piaccion le sbarbine)
Mi han fregato la memoria
(mi piaccion le sbarbine)
Ma l'amore di una sbarba
(yeah yeah yeah)
Mi fa andare giù di testa
(mi piaccion le sbarbine)

Le sbarbine sono bionde
Le sbarbine sono more
Le sbarbine sono tante
Le sbarbine in amore

Le sbarbine sono carine
(mi piaccion le sbarbine)
Le sbarbine ci hanno gli occhi
(yeah yeah yeah)
Le sbarbine con i tacchi
(mi piaccion le sbarbine)
Che mi mandano nei matti
(mi piaccion le sbarbine)

Mi piaccion le sbarbine
(yeah yeah yes)
Lo so che non conviene
(no no no)
Mi piaccion le sbarbine
(mi piaccion le sbarbine)
Io voglio starci insieme
(mi piaccion le sbarbine)

Le sbarbine sono bionde
Le sbarbine sono more
Le sbarbine sono tante
Le sbarbine in amore

Yes....

modernizzare, modernizzare


I tempi cambiano, l'import-export si adegua.
Dovremmo prendere tutti esempio dal Marocco.

sabato 11 dicembre 2010

millenovecentosessantuno


"Qui bisognerebbe sorprendere la gente nel covo dell'inadempienza fiscale, come in America. [...] Bisognerebbe, di colpo, piombare sulle banche; mettere le mani esperte nelle contabilità, generalmente a doppio fondo, delle grandi e delle piccole aziende; revisionare i catasti. E tutte quelle volpi, vecchie e nuove, che stanno a sprecare il loro fiuto [...], sarebbe meglio se si mettessero ad annusare intorno alle ville, le automobili fuoriserie, le mogli, le amanti di certi funzionari e confrontare quei segni di ricchezza agli stipendi, e tirarne il giusto senso".

(Leonardo Sciascia, II giorno della civetta, Einaudi 1961).

lunedì 31 maggio 2010

finalmente qualcuno che dice le cose come stanno


Berlusconi è il Messia. Punto e basta.

È questo il punto vero: la novità berlusconiana. Si tratta di un’antropologia eroica e drammatica che non ha precedenti in Italia, un Paese così omologato e burocratizzato da risultare sostanzialmente estraneo alla realtà moderna europea. Tanto che, per fornire la giusta chiave interpretativa, è necessario ricorrere a categorie di tipo filosofico e anche, perché no?, teologico.
[...]
Berlusconi è il prototipo di una nuova umanità che sta cambiando pelle. Egli trasforma ogni evento apparentemente avverso in un’opportunità di successo. Che è poi il metodo del successo e della genialità: il genio usa la realtà, qualsiasi realtà, per creare ed espandere la sua libertà e lo spazio di libertà delle persone, cioè dell’intera società. Perché il genio è di per sé un vero capitale sociale.
[...]
A un esame attento e rigoroso, la filosofia berlusconiana si rivela chiaramente una sorta di teologia laica o anche, per dirla in termini più moderni, una spiritualità pratica. Non è casuale la definizione della politica come una realtà sia sacra sia laica, fornita da Berlusconi nel discorso pronunciato durante la grande manifestazione di piazza San Giovanni, a Roma, il 2 dicembre 2006. Ecco allora che, in un simile contesto, espressioni che possono apparire legate a un immaginario da fiaba, come quella, celebre, «Ho il sole in tasca», risultano essere i prodromi della promessa di un paradiso a portata di mano, un universo di liberazione e di compimento dell’umano, un potente richiamo alla capacità di sognare, tipicamente presente nelle facoltà naturali dei bambini.
[...]
Una trascendenza etica e spirituale, pragmatica e operativa, nell’immanenza della storia.


Per scoprire l'autore di questo testo, cliccate qui.
(E non ridete: è una cosa seria. Serissima. Dico davvero).

venerdì 14 maggio 2010

l'anemone e il pesce pagliaccio


Il Pesce Pagliaccio vive in simbiosi con con gli Anemoni (per questo a volte è detto "pesce Anemone") come Entacmaea quadricolor, Heteractis aurora, e Stichodactyla gigantea.
I tentacoli dell'anemone proteggono il Pesce Pagliaccio dai predatori. L'anemone a sua volta, trae profitto dal movimento del pesce fra i suoi tentacoli i quali aumentano il riciclo dell'acqua e perciò dell'ossigeno. L'anemone inoltre può alimentarsi anche degli escrementi del pesce.
In età adulta il Pesce Pagliaccio si "trasferisce" dall'anemone al corallo anche se alcuni non si muovono mai dai loro anemoni.

(fonte: Animal Store/aquariologia.)

mercoledì 17 marzo 2010

dicono di noi



Berlusconi con una donnina. Berlusconi con un'altra donnina. Berlusconi con una terza donnina. Lo vedono così in Spagna il presidente del consiglio italiano. E, puntualmente, lo hanno trasformato in un carro allegorico per la tradizionale festa popolare de Las Fallas di Valencia.
Berlusconi è raffigurato nudo in una grande vasca da bagno “Iquea” (parodiando la nota produzione di mobili low cost) in compagnia di tre avvenenti e procaci donnine: una in topless, una impegnata a fotografarsi in compagnia del politico e la terza... Beh guardate voi stessi in cosa è impegnata...

mercoledì 10 febbraio 2010

parlar chiaro

Oooh... finalmente uno che parla chiaro e tondo!
Marcello dell'Utri sul Fatto Quotidiano di oggi:

FQ: Non sente una responsabilità visto il suo ruolo politico?
D: Io sono politico per legittima difesa. A me della politica non frega niente. Mi difendo con la politica, sono costretto ... mi candidai alle elezioni del 1996 per proteggermi, infatti, subito dopo, è arrivato il mandato d'arresto ...

FQ: Perchè non si difende solo fuori dal Parlamento?
D: Mi difendo anche fuori, ma non sono mica cretino!

giovedì 24 dicembre 2009

I Have A Dream (pensierino di Natale)


E se, semplicemente, si facessero da parte?
Se uscisse di scena Berlusconi, che è diventato ormai il catalizzatore di tutto il peggio che la società italiana può secernere: fanatismo e servilismo da una parte, odio viscerale dall'altra?
Se uscisse di scena la cagnara dei leghisti, degli ex-democristiani di ritorno, degli ex-socialisti allo sbando, dei relitti di Tangentopoli in cerca di riscatto, degli apostati del maoismo in cerca di redenzione?
Se uscisse di scena questa sinistra, ormai dimostratasi incapace di partorire un qualunque progetto politico decente?
Se, semplicemente, dignitosamente, ammettessero il proprio fallimento e lasciassero spazio alla parte sana della società (che c'è, ci deve essere, ne sono convinto)?
Lo so, sto sognando.

martedì 15 dicembre 2009

ridere ridere ridere ancora


Non so chi, degli accoliti, ieri raccontava che era andato a trovare in ospedale Mr B. il quale gli avrebbe detto: "Io sto lavorando per il bene del paese, perché mi hanno fatto questo, perché?".
Ecco, lì ho riso, ma come si ride davanti a qualcosa di troppo inquietante per essere vero.

giovedì 8 ottobre 2009

realtà e finzione

Moretti, devo confessarlo, mi sta antipatico. Però ammetto che qui è inquietante.
Quando la finzione si sovrappone alla reltà, non è mai un buon segno.
Il finale, con la gente che applaude il politico e fischia i magistrati, mi mette davvero paura.

mercoledì 7 ottobre 2009

questo si chiama parlar chiaro


"La legge è uguale per tutti, ma non per forza lo è la sua applicazione."

(Niccolò Ghedini, da qui)

venerdì 25 settembre 2009

parlar chiaro


Finalmente: qualcuno dice le cose come stanno. Era da tempo che non leggevo un esempio di fascismo così limpido ed esplicito.
Tratto da qui.

"Non riesco a capacitarmi del fatto che si tolleri con tanta leggerezza il proliferare di giornali nuovi, vedi quello di Marco Travaglio, l’uomo più viscido della sinistra disfattista e sempre alla ricerca di nuovi modi per indebolire il premier, vista la continua ascesa dello stesso nel consenso degli italiani. Possibile che l’avvocato Ghedini non riesca a trovare un reato plausibile per la chiusura di queste «vipere» che strisciano con il continuo intento di mordere il premier e causarne la morte politica? Un giornale che palesemente offende e denigra il capo del governo va subito chiuso. Lasciamo poi le critiche a chi è nato per criticare tutti gli avversari politici. Una volta creato l’esempio gli altri giornali di sinistra si guarderanno dal continuare ad offendere il premier e la sua coalizione. Possibile che non si riesca a trovare una norma che preveda l’attentato morale al capo del governo? Io credo che l’unica soluzione a questo continuo stillicidio di calunnie sia quello di rispondere con i sistemi usati (che io non approvo) da Putin nei confronti della Georgia, e della Cina nei confronti dei monaci tibetani: «La forza». Dopo una serie di bastonate inflitte a Franceschini, D’Alema, Travaglio, Santoro e Maurizio Mannoni, si vedrebbero subito i risultati, si vedrebbe il ritorno del rispetto nei confronti di Berlusconi".

lunedì 21 settembre 2009

carriere stroncate

Si dice spesso che se Hitler fosse stato un pittore migliore, forse sei milioni di ebrei non sarebbero finiti nelle camere a gas.
Nel nostro piccolo, anche noi abbiamo un esempio del genere. Ovviamente, tutti starete pensando a un giovanotto di nome Silvio che a fine anni '50 suonava e cantava sulle navi da crociera.
E invece no. Guardate un po' che cosa ho scovato su Wikipedia:

Dopo aver ottenuto la qualifica di perito tecnico elettronico presso la scuola per corrispondenza Radio Elettra, Umberto Bossi iniziò una breve carriera come cantante, con il nome d'arte di Donato.
Accompagnato dall'orchestra di D.U. Mazzucchelli incide un disco 45giri (edizioni Caruso) con le canzoni "Ebbro (boogie woogie)" e "Sconforto (rock-slow)", dei cui testi è autore.
Nel 1961 Bossi partecipa, insieme al suo complesso, al Festival di Castrocaro: viene però bocciato, ed anche a causa di ciò decide di abbandonare il mondo della musica.

C'è anche la foto di un giovane Umberto Bossi, ai tempi in cui si esibiva come cantante. Bel ragazzo, devo dire.

venerdì 4 settembre 2009

anKora lui, sempre lui

Chiamatela ossessione, fissazione, chiamatela come vi pare, ma Cossiga resta, per me, un mistero.
E' un vecchio rincoglionito? Un criminale? Un provocatore a vanvera? Uno che sa cose che noi non sappiamo? Tutte queste cose insieme?
Comunque, qui c'è una sua intervista del 1° settembre sul Corriere della Sera dove parla di Berlusconi e dei rapporti con il Vaticano.
Io la trovo francamente inquietante...