Visualizzazione post con etichetta la poesia e lo spirito. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta la poesia e lo spirito. Mostra tutti i post

martedì 3 novembre 2009

i racconti dell'età del jazz - "Le mani di Thelonious"

Sono quasi vent’anni che mi interesso di jazz, e ne ho sentite tante.
Ho sentito dire che il jazz è musica per intellettuali, che è complicato, incomprensibile, o nel migliore dei casi che è fico, cool, “un sacco yeah”, come diceva un mio amico.
Però spesso sfugge un particolare: che il jazz è musica di origine africana, quindi è musica che parte dal corpo e deve arrivare al corpo, deve farti muovere, farti battere il piede. Altrimenti è tutto inutile.
Prendiamo Thelonious Monk, per esempio: si è sempre detto che la sua musica è criptica, oscura, idiosincratica, cerebrale, e così via. Però si dimentica che spesso Monk, durante i concerti, si alzava e ballava. Sì, ballava, muovendosi come un grosso orso nero su e giù per il palcoscenico. Forse, a conti fatti, quella musica non era poi così cerebrale.

(...continua su "La poesia e lo spirito")

lunedì 7 settembre 2009

i racconti dell'età del jazz 7 - quando Billie Holiday era felice


Oddio, proprio felice forse non lo è stata mai, e non sto nemmeno a spiegare il perché. Però mi sono un po' scocciato di sentir parlare della vita di Billie, dei tormenti di Billie, degli amori infelici di Billie, della voce di Billie ridotta a cartavetrata. Insomma, mi sono scocciato di vederla ridotta a una Madonnina dei Sette Dolori.

(...continua su La poesia e lo spirito)

mercoledì 17 giugno 2009

i racconti dell'età del jazz 6 - "Ho visto Nina"


Lo confesso: Nina Simone mi era sempre sfuggita.
Neanch’io saprei spiegarmi il perché, anzi è piuttosto strano, dato che adoro le voci femminili scure, profonde, amo Sarah Vaughan e Cassandra Wilson, Carmen McRae e Abbey Lincoln. Forse sarà per l’imprendibilità di Nina, per il suo porsi a cavallo di tutti i generi (voi come la classifichereste? jazz? pop? soul? gospel? o, volendo, folk? o, perché no, musica classica, dato che da ragazza aveva studiato a lungo Bach, Mozart e Rachmaninov?), senza mai cavalcarne davvero nessuno...

venerdì 29 maggio 2009

racconti dell'età del jazz 5 - Altrove


Il concerto più bello della mia vita l’ho visto per caso.
A quei tempi c’era un localino a Perugia dove facevano spesso jam-session (ora credo sia diventato una pizzeria o un disco-pub); io che, beata giovinezza, pensavo ancora di poter essere un decente pianista jazz, ci andavo una sera sì e una no.
(continua su "La poesia e lo spirito")

lunedì 11 maggio 2009

i racconti dell’età del jazz 4 - a casa di Louis


Come al solito: le cose più importanti si fanno sempre all’ultimo momento.
In due mesi a New York avevo visitato tutto il visitabile, dall’Empire State Building a Ground Zero, dal Metropolitan al Guggenheim (il MoMA no, perché era chiuso e in riallestimento), dalla Statua della Libertà a Central Park, per non parlare dei miei pellegrinaggi notturni nei templi del jazz e delle mie quotidiane flâneries in giro per Brooklyn o per il Greenwich Village o per i dintorni di Washington Square. Eppure mi mancava una delle cose che mi interessavano di più: la casa di Louis Armstrong.
Mi decisi proprio il giorno prima di partire.
La giornata non era delle migliori, anzi a dirla tutta era uno dei giorni più brutti da quando ero a New York. Era l’inizio di novembre e nei giorni precedenti aveva soffiato un vento gelido: di colpo l’autunno si era trasformato in un inizio di inverno, e ora al freddo si era aggiunta una pioggerella molesta, sottile, appiccicosa. Tutta Manhattan era immersa in un’umidità deprimente e il cielo era color fango.

martedì 28 aprile 2009

i racconti dell'età del jazz 3 - billy tipton


Oggi vorrei parlarvi di un musicista che probabilmente non avete mai sentito nominare, che non aveva un particolare talento, non ha fatto dischi memorabili ed è diventato famoso, dopo morto, per motivi che c'entrano poco o niente con la musica.
Si chiamava Billy Tipton, era un pianista e sassofonista, era nato nel 1914 e morì nel 1989 per un'emorragia causata da un'ulcera non curata.
Quel che si scoprì dopo la morte, e che Billy era riuscito a tenere segreto per quasi cinquant'anni, è che non si trattava di un uomo, ma di una donna. Nata, per la precisione, Dorothy Lucille Tipton, e vissuta en travesti per buona parte della sua esistenza...
(continua su "La poesia e lo spirito")

venerdì 17 aprile 2009

sguardi


“No him, no me”
(Dizzy Gillespie, parlando di Louis Armstrong)

Il jazz vive di antitesi.
Colto, ma di origine popolare; improvvisato, ma anche scritto; nero, ma anche bianco; sofisticato fino allo stremo, ma viscerale quanto nessun’altra musica.
Ma forse l’antitesi fondamentale è quella fra tradizione e innovazione. Si dice spesso che il jazz ha fatto in cent’anni il cammino che la musica classica ha fatto in cinquecento: la frase è vera solo in parte, però di sicuro esprime bene la tumultuosa evoluzione di questa musica, che ha cambiato faccia almeno una volta per ogni decennio
Eppure, nessun musicista, nemmeno i più sperimentali e avanguardisti, rinuncia mai a citare il passato come la propria fonte di ispirazione più importante (anzi, più il musicista è “d’avanguardia”, più sembra legato al passato: basta pensare a Ornette Coleman o all’Art Ensemble of Chicago). Lo diceva bene Max Roach: “Io vedo il jazz come un grande fiume sempre in movimento, dunque ogni generazione può apportare qualcosa di nuovo. Tuttavia ogni generazione è in un certo senso obbligata a guardarsi alle spalle: quel che conta è la continuità col passato piuttosto che la rottura. Il jazz è una musica democratica, che tiene conto degli apporti individuali per arrivare a una creazione collettiva”.
Pensavo a tutto ciò osservando una foto di Charlie Parker in concerto.
(continua su "La poesia e lo spirito")

giovedì 2 aprile 2009

billie holiday 2 - trenta secondi di pura bellezza


Il jazz, si sa, è una musica di attimi. E' fatto di illuminazioni fulminee, di bellezza che lampeggia e poi svanisce nel volgere di secondi, di frazioni di secondo.
Anche quando un brano dura magari dieci o quindici minuti, l'importante non è mai il prima o il dopo, ma l'ora, "here and now". To be in the moment è una delle espressioni più usate dai musicisti per descrivere il perfetto stato mentale, quello indispensabile per creare grande musica.
E ci sono momenti, nel jazz, che sembrano condensare la bellezza in dosi quasi insopportabili: la prima nota dell'assolo di Miles Davis su So What, l'inizio del riff in fa minore di A Love Supreme, l'introduzione di Louis Armstrong su West End Blues.
E' di uno di questi momenti che voglio parlarvi.

martedì 30 dicembre 2008

pubblicità


Una cosetta mia su "La poesia e lo spirito":
"Consigli di fine anno".