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lunedì 1 aprile 2013

ipomelanosi


C'è.
Non è un pesce d'aprile.
Piccolo, nascosto, quasi invisibile, ma c'è.
Il primo capello bianco.

Okay, sapete che vi dico? Se può George Clooney, perché io no? E Andy Warhol? E quel gran figo di Gandalf?
Vabbè, intanto, beccatevi questo.


giovedì 25 agosto 2011

l'estate sta finendo (2)


http://youtu.be/MIDOEsQL7lA

...e io la saluto così.
E' uno dei pezzi più suonati/cantati della storia della musica, ma io non ho ancora trovato una versione più bella di questa.

mercoledì 6 luglio 2011

go marching, louis

Louis "Satchmo" Armstrong
(New Orleans, 4 agosto 1901 - New York, 6 luglio 1971)


He was born poor, died rich, and never hurt anyone along the way.
(Duke Ellington)


giovedì 17 marzo 2011

più passa il tempo...



http://www.youtube.com/watch?v=NmmFKu4FEbc


... più mi rendo conto che, del jazz, le cose da capire sono veramente poche.
O meglio, di cose da capire ce ne sarebbero tante. Ma non sono quelle veramente importanti.

domenica 11 aprile 2010

tanghi

El Choclo ("La pannocchia"), uno dei classici del tango, composto da Angel Gregorio Villoldo nel 1905.
(clicca sui link per saperne di più e per leggere testo e traduzione).


Orquestra Tìpica Victor, 1929.

http://www.youtube.com/watch?v=oGurZz-eQzQ


Francisco Canaro, data sconosciuta.

http://www.youtube.com/watch?v=TgI0U3PIfhY

Sexteto Major (arrangiamento di Enrique Discepolo), data sconosciuta.

http://www.youtube.com/watch?v=eAymxHNamhU

Louis Armstrong, data sconosciuta (con il titolo di "Kiss of Fire").

http://www.youtube.com/watch?v=XCXxJFmfGVc


Astor Piazzolla, data sconosciuta.

http://www.youtube.com/watch?v=U2RA3-Kepp0

Stefano Bollani, 2005.

http://www.youtube.com/watch?v=pyV_gbJOTW8

lunedì 11 maggio 2009

i racconti dell’età del jazz 4 - a casa di Louis


Come al solito: le cose più importanti si fanno sempre all’ultimo momento.
In due mesi a New York avevo visitato tutto il visitabile, dall’Empire State Building a Ground Zero, dal Metropolitan al Guggenheim (il MoMA no, perché era chiuso e in riallestimento), dalla Statua della Libertà a Central Park, per non parlare dei miei pellegrinaggi notturni nei templi del jazz e delle mie quotidiane flâneries in giro per Brooklyn o per il Greenwich Village o per i dintorni di Washington Square. Eppure mi mancava una delle cose che mi interessavano di più: la casa di Louis Armstrong.
Mi decisi proprio il giorno prima di partire.
La giornata non era delle migliori, anzi a dirla tutta era uno dei giorni più brutti da quando ero a New York. Era l’inizio di novembre e nei giorni precedenti aveva soffiato un vento gelido: di colpo l’autunno si era trasformato in un inizio di inverno, e ora al freddo si era aggiunta una pioggerella molesta, sottile, appiccicosa. Tutta Manhattan era immersa in un’umidità deprimente e il cielo era color fango.

domenica 15 febbraio 2009

pubblicità

Giovedì prossimo (19 febbraio 2009) a Pescara, nell'ambito del IX Congresso Internazionale dell'AItLA (Associazione Italiana di Linguistica Applicata) presenterò un paper intitolato "Jive talk e straight English: il 'suono della voce' nelle autobiografie di Louis Armstrong".
Parlerò dell'Armstrong scrittore, in particolare delle sue autobiografie, di come nel suo stile scritto si rifletta l'oralità, e di come questa caratteristica abbia subito all'epoca censure e obliterazioni.
Il convegno si svolge presso la Facoltà di Lingue dell'Università di Pescara (viale Pindaro, 42) e il mio intervento sarà dalle 15:45 alle 16:15.
Chiunque voglia intervenire è il benvenuto.

domenica 1 febbraio 2009

la casa di louis


Louis Armstrong House
34-56 107th Street, Corona, Queens, New York City.

Tutto ciò che mi veniva da pensare, mentre la guida ci additava l’orrendo décor dei cessi e delle stanze da letto e magnificava con un largo accento del Bronx e con gridolini estatici la carta da parati neo-liberty che invadeva ogni angolo visibile, era quanto dovesse essere incazzato il povero Louis.
Me lo immaginavo seduto sulla poltroncina imbottita del soggiorno, con le pattine ai piedi. La moglie gli portava il té e alitava sul vetro della cristalliera per togliere l'impronta di un pollice. Louis non la guardava, fissava la moquette del pavimento, come fosse stato sorpreso con la bocca sporca di marmellata.
Chissà, mi dicevo, se ogni tanto ripensava al bambino che correva scalzo sulla polvere di Battlefield, ai brutti ceffi che suonavano musiche meravigliose ai funerali, ai fagioli rossi e alla buona erba di una volta.
Una vetrina antisfondamento teneva in contenzione la sua tromba, i suoi denti si allargavano in una foto che lo ritraeva sui gradini di casa, mentre un moccioso tutto occhi lo fissava stringendo una tromba quasi più grande di se stesso.
Intorno, il Queens era una desolazione crivellata di pioggia, i messicani nell'officina fumavano con la faccia di chi non c’entra niente e la ferrovia sopraelevata si allontanava affondando nel cielo infangato.
Era una giornata ottusa, uno dei peggiori giorni del mese. Un mattino senza gioia e senza musica.

venerdì 16 gennaio 2009

epitaffio


He was born poor, died rich, and didn't hurt anyone along the way.
(Duke Ellington alla morte di Louis Armstrong, nel 1971)