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lunedì 7 settembre 2009

i racconti dell'età del jazz 7 - quando Billie Holiday era felice


Oddio, proprio felice forse non lo è stata mai, e non sto nemmeno a spiegare il perché. Però mi sono un po' scocciato di sentir parlare della vita di Billie, dei tormenti di Billie, degli amori infelici di Billie, della voce di Billie ridotta a cartavetrata. Insomma, mi sono scocciato di vederla ridotta a una Madonnina dei Sette Dolori.

(...continua su La poesia e lo spirito)

sabato 29 agosto 2009

ethan iverson su lester young


Il 2009 cadevano un sacco di anniversari e compleanni, ma almeno tre riguardavano Lester Young: i cent'anni dalla nascita (29 agosto 1909), i cinquant'anni dalla morte (15 marzo 1959) e i cinquanta dalla morte della sua anima gemella, Billie Holiday (17 luglio1959).
Il 2009, quindi, è stato pieno di omaggi a Lester Young: ma il più bello, secondo me, l'ha fatto Ethan Iverson, il pianista dei Bad Plus, dedicando sul suo blog un'intera serie di post a Young, con trascrizioni, interviste, riflessioni, brani da ascoltare e molto altro ancora.

A proposito: il blog di Iverson si chiama DoTheMath. Fra tutti siti ad argomento jazzistico presenti sulla rete, è uno dei più acuti, intelligenti e penetranti. E, spesso, anche divertenti.
Vivamente consigliato.

giovedì 27 agosto 2009

lester left town


Giusto cent'anni fa, il 27 agosto 1909, nasceva quest'uomo.
Un po' meno di cinquant'anni dopo, il 15 marzo 1959, quest'uomo moriva, completamente alcoolizzato, incapace di parlare, ridotto a una larva.
In quei cinquant'anni, ci sono alcuni degli assolo di sax più belli della storia del jazz.
Buon centesimo compleanno, Prez.



giovedì 2 aprile 2009

billie holiday 2 - trenta secondi di pura bellezza


Il jazz, si sa, è una musica di attimi. E' fatto di illuminazioni fulminee, di bellezza che lampeggia e poi svanisce nel volgere di secondi, di frazioni di secondo.
Anche quando un brano dura magari dieci o quindici minuti, l'importante non è mai il prima o il dopo, ma l'ora, "here and now". To be in the moment è una delle espressioni più usate dai musicisti per descrivere il perfetto stato mentale, quello indispensabile per creare grande musica.
E ci sono momenti, nel jazz, che sembrano condensare la bellezza in dosi quasi insopportabili: la prima nota dell'assolo di Miles Davis su So What, l'inizio del riff in fa minore di A Love Supreme, l'introduzione di Louis Armstrong su West End Blues.
E' di uno di questi momenti che voglio parlarvi.