Visualizzazione post con etichetta cossiga. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cossiga. Mostra tutti i post

venerdì 4 settembre 2009

anKora lui, sempre lui

Chiamatela ossessione, fissazione, chiamatela come vi pare, ma Cossiga resta, per me, un mistero.
E' un vecchio rincoglionito? Un criminale? Un provocatore a vanvera? Uno che sa cose che noi non sappiamo? Tutte queste cose insieme?
Comunque, qui c'è una sua intervista del 1° settembre sul Corriere della Sera dove parla di Berlusconi e dei rapporti con il Vaticano.
Io la trovo francamente inquietante...

lunedì 22 giugno 2009

ancora lui


Sì, lui: KoSSiga. Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo.
Sul Corriere della Sera di oggi, il "Presidente emerito della Repubblica" (così si firma) interviene nella vicenda delle escort (leggi: mignotte d'alto bordo) pagate da Papi-Silvio.
E lo fa con una lettera aperta, nella quale, con l'abituale lucidità e autorevolezza, elargisce paterni consigli all'Hugh Hefner di Arcore.
Vi lascio il piacere di gustarveli, sottolineo solo quelli che mi son piaciuti di più:
- "Non chiedere scusa a nessuno, nemmeno agli italiani", che nella sua tracotanza fascistoide si commenta da solo.
- "I Kennedy erano puttanieri peggio di te e hanno zone d'ombra che la giustizia americana non ha mai indagato". Della serie: "e che, loro sì e tu no?";
- "Vendi Villa Certosa perché è troppo espugnabile". In parole povere: tromba in luogo più sicuro.

giovedì 30 ottobre 2008

Cossiga l'aveva pur detto...


Devo di nuovo mancare alla parola data, e parlare di politica. Ma, come ho detto, si tratta di sopravvivenza, di salvaguardia dei diritti umani.
Non solo perché la TV continua a disinformare (questa non sarebbe una novità), ma perché in piazza è ricomparso un oggetto sinistro: la spranga.
Il TG ieri ha parlato di "scontri in piazza tra studenti di destra e di sinistra".
E se le cose fossero andate diversamente? E se, mettiamo, dei figuri armati di spranghe fossero arrivati urlando "Duce, duce" e avessero aggredito dei liceali completamente indifesi? E se la polizia avesse fatto finta di non vedere? E se, anzi, li avesse esplicitamente e attivamente aiutati?
Qui c'è un articolo. Della Repubblica, non di un giornale di estrema sinistra.
E qui c'è un video, con la testimonianza di Curzio Maltese:
Che altro aggiungere? Cossiga l'aveva pur detto.

sabato 25 ottobre 2008

però non è scemo. purtroppo

"Berlusconi è un uomo che riesce a far credere e a dire bugie, alcune grandi come una casa, cui egli stesso, penso, crede come a verità".
(Francesco Cossiga, intervista su "Libero" dell'11 maggio 2004)

venerdì 24 ottobre 2008

lui dorme tranquillo


Quando Cossiga fu eletto Presidente della Repubblica, nel 1985, io avevo dieci anni. Troppo pochi per ricordare gli anni Settanta, i blindati in piazza contro gli studenti, KoSSiga boia, l'assassinio di Giorgiana Masi, il rapimento e la morte di Moro, le polemiche per il favoreggiamento a Donat Cattin.
Ricordo solo la figura scialba, spenta, democristianamente cinerea, la voce adenoidale. Alla fine del settennato, le “esternazioni” e le “picconate” parvero, a me quindici-sedicenne, una pittoresca pirotecnia di demenza senile.
Oggi Cossiga mi appare come una delle figure più sinistre di quella stagione nera. Uno con, sulla coscienza, non soltanto parecchi cadaveri, ma soprattutto i silenzi, gli occultamenti, il fango delle trame segrete, delle ambigue complicità, dell'omertà, del doppio gioco. Certamente dorme tranquillo, sicuro di aver agito sempre per il bene dello Stato.
Chi lo sa, forse ha ragione lui.
Però a me fa paura.

KoSSiga boia, il ritorno


L'intervista è stata rilasciata ieri, giovedì 23 ottobre, al Quotidiano Nazionale, è stata rilanciata oggi da Dagospia e sta rimbalzando di blog in blog.
Morale: quello che si diceva negli anni '70 era tutto vero.
Il testo:

Presidente Cossiga, pensa che minacciando l'uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
«Dipende, se ritiene d'essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché è l'Italia è uno Stato debole, e all'opposizione non c'è il granitico Pci ma l'evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà quantomeno una figuraccia».

Quali fatti dovrebbero seguire?
«A questo punto, Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno».

Ossia?
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito...».

Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

Nel senso che...
«Nel senso che le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano».

Anche i docenti?
«Soprattutto i docenti».

Presidente, il suo è un paradosso, no?
«Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere?
«"In Italia torna il fascismo", direbbero. Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio».

Quale incendio?
«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».

E' dunque possibile che la storia si ripeta?
«Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».

Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.
«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama...».

Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente...
«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all'inizio della contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com'era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro. La cosiddetta linea della fermzza applciata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla... Ma oggi c'è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente».