venerdì 15 febbraio 2013

so' soddisfazioni



- Allora ragazzi, oggi chiudiamo l'unità sui verbi, su cui stiamo lavorando da un mese. La settimana prossima c'è la verifica: qualcuno ha dubbi, domande, cose che non ha capito?
- Sì, prof, io.
- Dimmi, Luisa: cos'è che non hai capito?
- Non ho capito niente!

giovedì 14 febbraio 2013

lampi - 200


Le figure retoriche stanno alla poesia come il Kamasutra sta al sesso vero.

mercoledì 13 febbraio 2013

convalescenza




And when I speak to you it is only play-acting
And self-indulgence: you cannot hear me, you do not exist. Dearest...
(Robinson Jeffers)

Aveva sentito solo lo strappo
al fondo del braccio.
Si può vivere anche così – pensò –
amaramente e bene

gli tornavano in mente i corpi a metà
nell'ombra i capezzoli sepolti
dalla fame e dal sonno.
(Tutto è uguale adesso

come quando il risveglio affoga i ricordi
la membrana degli occhi si nasconde
persino a sé stessa.)
Nei posti di vacanza

tutti sono in attesa di una rivelazione
lui però lo strappo lo aveva sentito
era quella la differenza
quella e un boccone di versi.

Tutto è uguale a sé stesso
ma ci vuole tempo per accorgersene
i prigionieri tornano a casa convinti
di essere già morti

molto tardi si rendono conto
che la materia è bruta
si ritrovano a sanguinare fra gli sterpi
lottando per rimanere addormentati.

Lui però aveva sentito lo strappo
e gli si erano svuotate le mani.
I corpi erano sempre uguali
era bella la luce del sole sui chioschi deserti.

martedì 12 febbraio 2013

poesie in bottiglia



Segnalo questa iniziativa dal blog "Blanque de ta nuque" di Stefano Guglielmin.
Marco Scarpa, appassionato di poesia e poeta egli stesso, ha iniziato una mailing list poetica. Iscrivendosi, si riceve, ogni dieci giorni circa, una mail dedicata a un poeta italiano contemporaneo, con una breve presentazione e alcuni testi. Si chiama "Poesia condivisa".
Il tutto, senza alcuna spesa e senza altra fatica che di scrivere una mail. Qui tutti i dettagli e le informazioni per iscriversi (leggere nei commenti al post).
Non so, a me sembra una bella cosa. Piccola, ma bella.

lunedì 11 febbraio 2013

rapporto con l'eterno



Quest'anno, ricorre un doppio anniversario sereniano: Vittorio Sereni nacque a Luino cent'anni fa, il 27 luglio 1913, e morì a Milano trent'anni fa, il 10 febbraio 1983.
Sereni è uno dei maggiori poeti italiani del secondo Novecento, ormai consacrato in tutti i testi e le antologie. E' anche uno di quelli che hanno esercitato un'influenza più profonda, anche se forse non sempre evidente di primo acchito; io lo vedo come una sorta di cardine fra il primo e il secondo Novecento (so che questa affermazione necessiterebbe di prove e riferimenti, che però ora non ho tempo e voglia di fare: chiedo venia ai lettori).
Allo stesso tempo, ho l'impressione che di questi anniversari si parli poco; anzi, che di Sereni, in generale, si parli poco. Il perché, onestamente, non lo so.
Per chi volesse approfondire, qui c'è un bel pezzo di Guido Mazzoni. Di seguito, pubblico alcune poesie (le ho prese da qui, dove ce ne sono anche altre).

* * *

Dimitrios
(da "Diario d'Algeria")

Alla tenda s'accosta
il piccolo nemico
Dimitrios e mi sorprende,
d'uccello tenue strido
sul vetro del meriggio.
Non torce la bocca pura
la grazia che chiede pane,
non si vela di pianto
lo sguardo che fame e paura
stempera nel cielo d'infanzia.

È già lontano,
arguto mulinello
che s'annulla nell'afa,
Dimitrios, su lande avare
appena credibile, appena
vivo sussulto
di me, della mia vita
esitante sul mare.

* * *

Ancora sulla strada di Zenna
(da "Gli strumenti umani")

Perché quelle piante turbate m'inteneriscono?
Forse perché ridicono che il verde si rinnova
a ogni primavera, ma non rifiorisce la gioia?
Ma non è questa volta un mio lamento
e non è primavera, è un'estate,
l'estate dei miei anni.
Sotto i miei occhi portata dalla corsa
la costa va formandosi immutata
da sempre e non la muta il mio rumore
né, più fondo, quel repentino vento che la turba
e alla prossima svolta, forse finirà.
E io potrò per ciò che muta disperarmi
portare attorno il capo bruciante di dolore.
Ma l'opaca trafila delle cose
che là dietro indovino: la carrucola nel pozzo,
la spola della teleferica nei boschi,
i minimi atti, i poveri
strumenti umani avvinti alla catena
della necessità, la lenza
buttata a vuoto nei secoli,
le scarse vite, che all'occhio di chi torna
e trova che nulla nulla è veramente mutato
si ripetono identiche,
quelle agitate braccia che presto ricadranno,
quelle inutilmente fresche mani
che si tendono a me e il privilegio
del moto mi rinfacciano.
Dunque pietà per le turbate piante
evocate per poco nella spirale del vento
che presto da me arretreranno via via
salutando salutando.
Ed ecco già mutato il mio rumore
s'impunta un attimo e poi si sfrena
fuori da sonni enormi
e un altro paesaggio gira e passa.

* * *

Intervista a un suicida
(da "Gli strumenti umani")

L'anima, quello che diciamo l'anima e non è
che una fitta di rimorso,
lenta deplorazione sull'ombra dell'addio
mi rimbrottò dall'argine.

Ero, come sempre, in ritardo
e il funerale a mezza strada, la sua furia
nera ben dentro il cuore del paese.
Il posto: quello, non cambiato - con memoria
di grilli e rane, di acquitrino e selva
di campane sfatte -­
ora in polvere, in secco fango, ricettacolo
di spettri di treni in manovra
il pubblico macello discosto dal paese
di quel tanto...

In che rapporto con l'eterno?
Mi volsi per chiederlo alla detta anima, cosiddetta.
Immobile, uniforme
rispose per lei (per me) una siepe di fuoco
crepitante lieve, come di vetro liquido

indolore con dolore.
Gettai nel riverbero il mio perché l'hai fatto?
Ma non svettarono voci lingueggianti in fiamma,
non la storia d'un uomo:
simulacri,
e nemmeno, figure della vita.

La porta
carraia, e là di colpo nasce la cosa atroce,
la carretta degli arsi da lanciafiamme...
rinvenni, pare, anni dopo nel grigiore di qui
tra cassette di gerani, polvere o fango
dove tutto sbiadiva, anche
- potrei giurarlo, sorrideva nel fuoco -
­anche... e parlando ornato:
«mia donna venne a me di Val di Pado»
sicché (non quaglia con me - ripetendomi -
­non quagliano acque lacustri e commoventi pioppi

non papaveri e fiori di brughiera)
ebbi un cane, anche troppo mi ci ero affezionato,
tanto da distinguere tra i colpi del qui vicino mattatoio
il colpo che me lo aveva finito.
In quanto all'ammanco di cui facevano discorsi
sul sasso o altrove puoi scriverlo, come vuoi:

NON NELLE CASSE DEL COMUNE
L'AMMANCO
ERA NEL SUO CUORE

Decresceva alla vista, spariva per l'eterno.
Era l'eterno stesso
puerile, dei terrori
rosso su rosso, famelico sbadiglio
della noia
col suono della pioggia sui sagrati...
Ma venti trent'anni
fa lo stesso, il tempo di turbarsi
tornare in pace gli steli
se corre un motore la campagna,
si passano la voce dell'evento

ma non se ne curano, la sanno lunga
le acque falsamente ora limpide tra questi
oggi diritti regolari argini,
lo spazio
si copre di case popolari, di un altro
segregato squallore dentro le forme del vuoto.
...Pensare
cosa può essere - voi che fate
lamenti dal cuore delle città
sulle città senza cuore -­
cosa può essere un uomo in un paese,

sotto il pennino dello scriba una pagina frusciante
e dopo
dentro una polvere di archivi
nulla nessuno in nessun luogo mai.

domenica 10 febbraio 2013

Django (quello originale) su JnP



Django Reinhardt, si sa, era analfabeta. Da vero zingaro, aveva preferito la strada alla scuola; solo da adulto imparò a tracciare la propria firma, e alla fine diventò abbastanza abile da riuscire a redigere un'intera lettera in un francese dall'ortografia, diciamo così, piuttosto creativa.
Idem per la musica. Stéphane Grappelli, che invece aveva fatto i suoi bravi studi al Conservatorio, raccontò che una volta Django, sentendolo discutere di scale musicali, gli chiese candidamente: «Che cos'è una scala?».

Ora, il problema è che, per i critici di formazione eurocolta (ivi inclusi molti critici di jazz), non saper leggere la musica equivale a non conoscerla. E quindi Django diventa, nella mitologia corrente, una specie di idiot savant, un genio istintivo che crea senza averne la consapevolezza. Storia, del resto, ben nota a chi si occupi di jazz.
La realtà è ben diversa...

(...continua a leggere su "Jazz nel pomeriggio")

sabato 9 febbraio 2013

post-modern gender



- Il pigiama rosa di chi è?
- Della toellina, petté lei è una pèmmina!
- E tu, che cosa sei?
- Io tono un pèmmino!