Il disagio dell'artista nei confronti del critico è spesso il disagio di essere frainteso.
Ma l'arte nasce per essere fraintesa.
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domenica 22 aprile 2018
lunedì 25 aprile 2016
71 anni fa
"Gli italiani hanno provato il fascismo, e gli è piaciuto."
"Se c'è una cosa che la storia insegna, è che la storia non insegna nulla."
(Antonio Moresco)
"Se c'è una cosa che la storia insegna, è che la storia non insegna nulla."
(qualcuno, forse io)
sabato 13 febbraio 2016
lunedì 23 novembre 2015
il lavoro dello stile (appunti sparsi)
Differenze: scrivere, pubblicare.
Io scrivo molto. Perlopiù poesie. Ne scrivo quasi ogni giorno,
sulla scorta di occasioni, fatti, incontri, letture. In genere, subito
dopo averle scritte, le metto qui o sull'altro mio blog, e spesso anche su Facebook.
Questo è scrivere.
Questo è scrivere.
Poi, ogni tanto, pubblico.
Finora ho pubblicato due libri di poesie (un terzo è in arrivo) più un paio di plaquette e altra roba sparsa in antologie.
Quando pubblico, in genere scarto buona parte di ciò che ho scritto: o perché mi accorgo che quelle cose, rilette a distanza di tempo, non reggono; o perché non si distaccano dall'occasione che le ha generate, insomma non vivono di vita autonoma; oppure perché non sono coerenti con altri testi, non vanno a comporre un'opera che abbia un suo senso e una sua unità.
Fra i tre libri, le due plaquette e le antologie, credo - così a occhio - di aver pubblicato forse un 120-150 poesie; cifra approssimata più per eccesso che per difetto.
Non ho idea di quante ne ho scritte, ma considerando che scrivo da quando avevo tredici o quattordici anni (e ora ne ho quaranta), direi che siamo nell'ordine delle migliaia.
* * *
Finora ho pubblicato due libri di poesie (un terzo è in arrivo) più un paio di plaquette e altra roba sparsa in antologie.
Quando pubblico, in genere scarto buona parte di ciò che ho scritto: o perché mi accorgo che quelle cose, rilette a distanza di tempo, non reggono; o perché non si distaccano dall'occasione che le ha generate, insomma non vivono di vita autonoma; oppure perché non sono coerenti con altri testi, non vanno a comporre un'opera che abbia un suo senso e una sua unità.
Fra i tre libri, le due plaquette e le antologie, credo - così a occhio - di aver pubblicato forse un 120-150 poesie; cifra approssimata più per eccesso che per difetto.
Non ho idea di quante ne ho scritte, ma considerando che scrivo da quando avevo tredici o quattordici anni (e ora ne ho quaranta), direi che siamo nell'ordine delle migliaia.
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A chi suona, anche solo a livello indegnamente dilettantistico come
faccio io, capita studiando di imbattersi in piccoli dettagli, finezze
che il compositore ha seminato nel brano: un'armonizzazione, un
movimento del basso, una simmetria strutturale.
Sono particolari che in genere sfuggono all'ascolto e che si possono apprezzare solo con uno studio attento della partitura.
Allo stesso tempo, non è bene affezionarcisi, perché quando poi si va ad eseguire il pezzo, la concentrazione eccessiva su quei dettagli potrebbe risultare dannosa all'effetto generale.
Sono, e debbono restare, piccole gioie private.
Sono particolari che in genere sfuggono all'ascolto e che si possono apprezzare solo con uno studio attento della partitura.
Allo stesso tempo, non è bene affezionarcisi, perché quando poi si va ad eseguire il pezzo, la concentrazione eccessiva su quei dettagli potrebbe risultare dannosa all'effetto generale.
Sono, e debbono restare, piccole gioie private.
(Lo stesso, forse, capita a chi dipinge nell'osservare un quadro, o a chi scrive nel leggere un libro, o a chi fa cinema nel guardare un film.)
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Il pericolo di abbandonarsi allo stile. Quando la mano corre docile, proprio allora bisogna fermarla, cercare l'inceppamento.
Una poesia è buona se non sembra scritta da me.
Una poesia è buona se non sembra scritta da me.
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Lo stile è un mezzo, non un fine. Lavoro, non narcisismo.
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La poesia esige lentezza. Questa società chiede sempre più velocità.
La poesia è nemica di questa società.
La poesia è indispensabile.
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La poesia esige lentezza. Questa società chiede sempre più velocità.
La poesia è nemica di questa società.
La poesia è indispensabile.
mercoledì 30 settembre 2015
sabato 29 agosto 2015
mercoledì 26 agosto 2015
lampi - 280
Le cose belle sono talmente tante che non ce la farò mai, figurati se perdo tempo con quelle brutte.
martedì 25 agosto 2015
giovedì 20 agosto 2015
mercoledì 19 agosto 2015
nessuno sa
Ogni poesia è misteriosa; nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere.
Jorge Luis Borges
martedì 18 agosto 2015
lampi - 277
Quattro gatti leggono la poesia, quarantaquattro si litigano la mangiatoia.
(E nemmeno in fila per sei.)
(E nemmeno in fila per sei.)
lunedì 17 agosto 2015
sabato 18 luglio 2015
giovedì 2 luglio 2015
mercoledì 1 luglio 2015
lampi - 273
Amare se stessi è un obiettivo ambizioso.
Imparare a tollerarsi sarebbe già un risultato.
Imparare a tollerarsi sarebbe già un risultato.
giovedì 11 giugno 2015
lampi - (numero... boh, ho perso il conto)
Tipico del cattivo maestro è l'elevare a regola i propri limiti.
sabato 21 marzo 2015
50 sfumature di Barthes
"Il linguaggio mi interessa perché mi ferisce o mi seduce".
(Roland Barthes, Il piacere del testo)
mercoledì 4 febbraio 2015
domenica 18 gennaio 2015
lampi - 266
Non è vero che nell'arte ognuno ci vede quel che vuole.
In realtà, ognuno ci vede quel che si merita di vedere.
giovedì 18 dicembre 2014
tutto tuo
"E se tu sarai solo, tu sarai tutto tuo, e se sarai accompagnato da
un solo compagno, sarai mezzo tuo, e tanto meno quanto sarà maggiore la
indiscrezione della sua pratica. E se sarai con piú, cadrai di piú in
simile inconveniente; e se tu volessi dire: io farò a mio modo, io mi
ritrarrò in parte per poter meglio speculare le forme delle cose
naturali, dico questo potersi mal fare perché non potresti fare che
spesso non prestassi orecchio alle loro ciancie. E non si può servire
a due signori; tu faresti male l’ufficio del compagno e peggio
l’effetto della speculazione dell’arte. E se tu dirai: io mi trarrò
tanto in parte, che le loro parole non perverranno e non mi daranno
impaccio, io in questo ti dico che saresti tenuto matto, ma vedi che
cosí facendo tu saresti pur solo?"
(Leonardo da Vinci, "Trattato della pittura" - Parte II, 48: Della vita del pittore nel suo studio)
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