Visualizzazione post con etichetta musica brasiliana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta musica brasiliana. Mostra tutti i post

martedì 29 agosto 2017

ah, Chico, Chico...



Ti voglio dare l'ex-voto di Bonfim
Non mi è servito
Ma mi tengo il disco di Pixinguinha, va bene?
Il resto è tuo
Tagliamo corto, puoi conservare
Le ombre di tutto ciò che chiamano casa
Le ombre di tutto ciò che siamo stati
I segni dell'amore sulle lenzuola
I nostri ricordi migliori

La speranza che tutto s'aggiusti
Puoi dimenticarla
L'anello lo puoi impegnare
Oppure farlo fondere
Ma devo dirti che non ti voglio dare
L'enorme piacere di vedermi piangere
Non ti chiederò il risarcimento per i danni
Il mio petto così lacerato

Comunque
Fatti aiutare dal prossimo amore
Per l'affitto
Ridammi il Neruda che mi hai portato
E non ho mai letto
Sbatto la porta senza far rumore
Mi porto la carta d'identità
Un ultimo bicchiere, tanta malinconia
E la lieve impressione che me ne vada tardi

domenica 14 dicembre 2014

vento, fuoco, acqua e sale

Pochi lo sanno (o se lo ricordano, o vogliono ricordarselo), ma anche il Brasile ha avuto la sua brava dittatura militare. E anche una dittatura di tutto rispetto, tra le più lunghe dell'America Latina, dato che durò dal 1964 al 1985 e si macchiò di atrocità che non sfigurano accanto a quelle di Videla o di Pinochet. Però, chissà perché, su tutto ciò persino il web tace. Forse fa più comodo pensare che il Brasile sia tutto samba, Ipanema, capoeira e caipirinha.
Proprio nel 1964 esordirono in Brasile quattro giovanotti che si chiamavano Gilberto Gil, Caetano Veloso, Maria Bethania e Gal Costa. Era l'atto di nascita del tropicalismo, il movimento cannibale che voleva portare nella musica brasiliana materiali eterogenei, dal rock alla psichedelia, dalla provocazione dadaista all'impegno politico. Vi lascio immaginare quanto fossero contenti i generali.
Nel 1968, i nostri quattro eroi dovettero andare in esilio (più o meno volontario) a Londra; e non gli andò neanche male, perché piombarono in piena era beat, quando la swinging London era al massimo del suo splendore. Prima di partire, tennero un ultimo concerto, durante il quale Gil cantò l'allegra e sfrontata "Aquele abraço", in cui abbracciava simbolicamente tutto il Brasile, dalle scuole di samba alle favelas, dichiarando a testa alta che "il mio cammino per il mondo / me lo traccio da solo".
Quando, nel 1972, tornarono in patria, Gil cantò in televisione questo visionario inno al futuro, in cui l'Espresso numero 2222, che attraversa il Brasile, viaggia simbolicamente verso una meta che si intravede (si spera) luminosa.

(P.S.: sorvolo sulle vertiginose abilità chitarristiche di Gilberto, che si accompagna completamente in controtempo rispetto alla voce...)





Ha cominciato a circolare l'Espresso 2222
Che parte diretto da Bonsuccesso per il dopo
Ha cominciato a circolare l'Espresso 2222
Delle Ferrovie Centrali del Brasile
Che parte diretto da Bonsuccesso
Per dopo l'anno duemila.

Dicono che ha molta gente adesso
Che fa un passo, si avvia verso lì
Verso il duemilauno e due e il tempo fuori
Fino a dove questa strada del tempo arriverà
Del tempo arriverà
Del tempo arriverà
Ragazza, del tempo arriverà

Secondo coloro che già sono andati sull'Espresso
Là nell'anno duemila si arriva
Alla stazione finale del percorso-vita
Nella terra-madre concepita
Di vento, di fuoco, di acqua e sale
Di acqua e sale
Di acqua e sale
Ragazza, di acqua e sale

Ha cominciato a circolare l'Espresso...

Dicono che sembra il tram della collina
Del Corcovado da qui
Solo che non si prende
Si entra e si siede e va
Il treno è diventato un luccichio senza fine
Oh, senza fine
Senza fine
Ragazza, senza fine

Non arriva mai al Cristo concreto
Di materia o qualcosa di reale
Dopo il duemilauno e due e il tempo fuori
Il Cristo è come quello che fu visto
Salire al cielo
Salire al cielo
In un velo di nuvole brillante
Salire al cielo

Ha cominciato a circolare l'Espresso...


domenica 29 luglio 2012

toccare il centro




Treni di colori

Il margine del pendio
Colore d'arancia
Erba rosa tè
Il miele di questi occhi
Luce
Miele di colore disuguale
L'oro non ancora ben verde della montagna
L'argento del treno
La luna e la stella
Anello di turchese

Tutti gli atomi danzano
Alba
Luccica la foschia
Bambini colore di melagrana entrano nel vagone
L'oliva della nube piombo
Restando
Dietro al mattino
E la seta azzurra della carta che avvolge la mela

Le case così verdi e rosa
Che vanno passando al vederci passare
I due lati della finestra
E quella di un tono di azzurro
Quasi inesistente
Azzurro che non c'è
Azzurro che è pura memoria di un qualche luogo

I tuoi capelli neri
Esplicito oggetto
Labbra castane
O per essere esatti labbra colore di açaì
E qui treni di colori
Saggi progetti
Raggiungere il centro
E il cielo di un azzurro
Celeste celestiale

Caetano Veloso, Trem das cores (da "Cores, Nomes", 1982)

domenica 25 ottobre 2009

amarcord musicale 3 - test

Consideratelo un test. Si potrebbe chiamare: "quanta TV hai visto negli anni Ottanta?".
Beh, se pensate di averne vista tanta, ditemi se vi ricordate di questo:




Sì, esatto, è la sigla di "Te lo do io il Brasile" (1984), ossia Beppe Grillo quando era ancora un comico e non una figura indefinibile tra l'agitatore di piazze e il controinformatore. Programma che ricordo molto divertente (qui qualche spezzone). C'era stato anche "Te la do io l'America" (1981) e, se pensate di avere abbastanza pelo sullo stomaco per reggerlo, qui c'è Beppe Grillo che balla non solo con Heather Parisi, ma... travestito da Heather Parisi.
Comunque, per tornare al video musicale, i due che cantano sono Jair Rodriguez de Oliveira e suo figlio, omonimo, meglio noto come Jairzinho.
Jair senior oggi dovrebbe avere una settantina d'anni e credo che si sia ritirato dalle scene: ai suoi tempi fu un bravo cantante di samba e nel 1965 diresse, insieme all'immensa Elis Regina, "Fino da bossa", uno dei programmi storici della TV brasiliana, che lanciò moltissimi talenti della nuova musica popular brasileira.
Jair junior ha 34 anni ed è un cantautore di un certo successo (canta anche sua sorella, con il nome di Luciana Mello: nella musica brasiliana i mestieri si trasmettono ancora di padre in figlio).
Questo è Jairzinho oggi. Non male, devo dire.


mercoledì 21 ottobre 2009

consigli per gli acquisti

Qualche acquisto degli ultimi mesi, in ordine rigorosamente casuale.

Milton Nascimento / Lô Borges, "Clube da Esquina" (World Pacific 1972)

L'uscita di questo disco fu, per la musica brasiliana, l'equivalente di quel che fu "Sergeant Pepper's Lonely Heart Club Band" per il rock o "Kind of Blue" per il jazz.
Il "Clube da esquina" ("Club dell'angolo") era un gruppo di musicisti fondato nei primi anni '60 da Milton Nascimento insieme ai fratelli Marcio e Lô Borges. Operava a Belo Horizonte, capitale dello stato di Minas Gerais, e comprendeva personalità come Toninho Horta, Wagner Tiso, Flavio Venturini, che si muovevano fra tradizione brasiliana, pop, jazz, rock progressivo, con influenze anche dalla musica classica.
Insieme a tropicalisti (Caetano Veloso, Gilberto Gil, Tom Zé, Gal Costa, Maria Bethania), i musicisti del Clube da Esquina contribuirono a portare in Brasile una ventata di suoni internazionali, che la rivoluzionarono profondamente.


Chico Buarque, "Construção" (EmArcy 1971)

Uno dei capolavori di Chico. Il brano che dà il titolo all'album è una delle sue canzoni più famose: prende spunto da un fatto di cronaca (un muratore morto sul lavoro cadendo dall'impalcatura) e ci costruisce sopra un arrangiamento drammatico e un testo semplice e geniale, che si ripete circolarmente e gioca su sottili slittamenti sintattici e semantici. C'è anche "Samba de Orly", che Chico scrisse insieme a Toquinho e Vinicius De Moraes quando la dittatura brasiliana lo aveva costretto a due anni di esilio, e c'è "Minha Historia", che altro non è se non la traduzione portoghese di "Gesubambino (4 marzo '43)" di Lucio Dalla (Buarque passò molto tempo in Italia ed era molto legato al nostro paese).


Nina Simone, "Jazz as played in an exclusive side street club" (a.k.a. "Little Girl Blue") (Betlehem 1958 / rist. Charly 2002)

Quando si dice avere della personalità. A 25 anni, Nina Simone esordisce su disco, e c'è una sola parola per definirla: un'aliena. Non c'era niente di simile nel jazz dell'epoca, e non ci sarebbe stato nemmeno dopo. Questa donna prende i brani, li rivolta come un calzino, se li reinventa completamente, con una forza magnetica, irresistibile.
C'è anche il celeberrimo "My Baby Just Cares for Me", che però all'epoca passò quasi inosservato e diventò un successo trent'anni dopo, nel 1987, quando fu usato per uno spot pubblicitario della Chanel.


Ahmed Abdul-Malik, "Jazz Sahara" (Riverside 1958)

Un disco che ha fatto saltare per aria molte delle mie certezze circa la storia del jazz.
Ahmed Abdul-Malik (1927-1993) era un contrabbassista jazz, noto soprattutto per aver suonato con Thelonious Monk, ma dai suoi genitori, che erano di origine sudanese, aveva anche imparato la musica islamica tradizionale e lui stesso suonava l'oud, il liuto tipico della musica araba (è quello che si vede nella copertina). Nel 1958 realizzò questo disco in cui operò una geniale fusione di jazz (al sax c'è un sorprendente Johnny Griffin) e musica etnica, almeno 20 o 25 anni prima che simili esperimenti diventassero una moda.

martedì 8 settembre 2009

canzoniere brasiliano 3 – Banane a Hollywood

Carmen Miranda è per un brasiliano quel che spaghetti-pizza-mandolino è per un napoletano: uno stereotipo irritante, e allo stesso una marca identitaria da esibire con orgoglio. Il personaggio, con la sua commistione di autenticità popolare e di lustrini ad uso dei turisti, può in effetti rischiare di ricadere interamente nel kitsch: ma le cose non sono così semplici.
Innanzi tutto: la cantante che è diventata uno dei simboli internazionali del Brasile non era nata in Brasile.
Maria do Carmo Miranda da Cunha, questo il suo vero nome, vide la luce il 2 febbraio 1909 a Várzea da Ovelha, un villaggio nel nord del Portogallo. La famiglia emigrò dall’altra parte dell’oceano poco dopo la sua nascita e “Carmen”, come era soprannominata fin da bambina, crebbe a Rio de Janeiro, nel quartiere popolare di Lapa, dove il padre aveva aperto una bottega di barbiere.
Fu costretta a lasciare presto la scuola per lavorare prima come sarta e poi come commessa in un negozio di cappelli. Dava anche una mano nella pensione gestita dalla famiglia, e proprio lì cominciò ad esibirsi cantando sambas, choros e maxixes che aveva imparato dalla viva voce degli interpreti di strada. Venne notata dal compositore Josué de Barros, che le fece firmare un contratto radiofonico. Nel 1930 arrivò il primo successo, intitolato “Ta Hi!”, e nel decennio successivo Carmen divenne rapidamente una star di fama nazionale, interpretando anche una serie di fortunatissimi film musicali.

(...continua su Nazione Indiana)

mercoledì 19 agosto 2009

musica dall'altro emisfero

Si chiamano Aca Seca, sono argentini ma non fanno tango. La loro musica sta da qualche parte fra Egberto Gismonti, Milton Nascimento, il jazz, la musica classica, il Pat Metheny Group, la nueva cancion.
Sono in tre, chitarra piano e percussioni, e cantano anche, tutti e tre. Secondo me sono bravissimi.
Ascoltare per credere.







lunedì 3 agosto 2009

canzoniere brasiliano 2 - il poeta e il giullare



Ma come si fa a non amare il Brasile, quando si incontrano due personaggi come Cartola e Noel Rosa? Due figure non si sa se più tragiche o pittoresche, e insieme così piene di umanità e gioia di vivere. Entrambi sono considerati tra i padri fondatori del samba moderno, eppure ebbero vite e personalità contrastanti: uno visse a lungo, l’altro morì giovanissimo, uno era un poeta tenero e romantico, l’altro un comico irriverente e dissacratore.
Ma forse è meglio fare prima un passo indietro.

Già a metà Ottocento in Brasile si erano sviluppate forme di musica autoctona, che attingevano alla tradizione portoghese (modinhas, serestas), al folklore degli schiavi africani (lundu, maxixe) o alle danze in voga in Europa (polka, valzer, mazurka), negli Stati Uniti (cake-walk) o nel resto dell’America centro-meridionale (habanera, tango).
Negli anni Ottanta dell’Ottocento il compositore Ernesto Nazareth (1863-1934) aveva creato il tango brasileiro, un genere che fondeva il ritmo autoctono del maxixe con influenze della musica da camera europea, e verso il 1870 era nato anche lo choro, il genere popolare che è il diretto antecedente del samba. Tra fine Ottocento e primi del Novecento si affermarono anche vari autori di canzoni che conobbero un vasto successo popolare: Chiquinha Gonzaga (1847-1935, una delle prime donne brasiliane a dedicarsi a tempo pieno all’attività musicale), Càtulo Cearense (1866-1946), João Pernambuco (1883-1947).
Sempre a metà Ottocento, a Rio de Janeiro ci sono le prime notizie di cortei mascherati organizzati in occasione del Carnevale, con accompagnamento di strumenti vari tra i quali le percussioni avevano un ruolo centrale.
All’inizio del nuovo secolo, da questo calderone musicale nacque il samba. [...]

(continua su Nazione Indiana)

sabato 4 luglio 2009

gioia e mistero

La canzone è famosissima, e questa versione è la più famosa di tutte, quindi l'avrete sentita un milione di volte.
Però, a parte il fatto che ogni volta a me viene voglia di sentirla per la milionesima volta e uno, forse non avete mai visto questi due geni cantarla.
Beh, guardateli, e ditemi se avete mai visto una rappresentazione più bella di quel che è la gioia, il mistero, la bellezza, insomma in una sola parola: l'arte.

giovedì 7 maggio 2009

canzoniere brasiliano 1 - le donne di chico

Più esploro la musica di Chico Buarque, più mi rendo conto della sua assoluta centralità nella storia della musica brasiliana. Chico è un poeta, un musicista, una persona di tale profondità e complessità che ridurlo nella definizione di “cantautore” sarebbe come pensare a Michelangelo come a uno scalpellino e a Pelé come a uno che prendeva a calci un pallone.
Quando si affacciò sulle scene musicali, a metà anni Sessanta, poteva sembrare uno dei tanti cloni di Jobim, De Moraes e João Gilberto che in quegli anni pullulavano per il Brasile. E in effetti la derivazione bossanovistica era innegabile: il canto a mezza voce, le armonie sofisticate, il gusto per le liriche preziose.
Ma in lui c'era molto di più, e in Brasile non avrebbero tardato ad accorgersene...
(continua su Nazione Indiana)

domenica 8 marzo 2009

otto marzo


Un po' in zona Cesarini, ma faccio in tempo a postare un piccolo omaggio alla Festa delle Donne.
La canzone è di Chico Buarque, la canta uno dei personaggi più bizzarri della scena musicale brasiliana (e non sto a spiegare il perché dell'aggettivo: guardate il video), Ney Matogrosso.
Di seguito la traduzione.



Mulheres de Athenas

Guardatevi nell'esempio
di quelle donne di Atene
vivono per i loro mariti
orgoglio e razza di Atene

Quando sono amate si profumano
si bagnano con il latte, si acconciano
i lunghi capelli
quando sono fustigate non piangono
si inginocchiano chiedono implorano
le più dure pene
catene

Guardatevi nell'esempio
di quelle donne di Atene
soffrono per i loro mariti
potere e forza di Atene

Quando i mariti si imbarcano come soldati
loro tessono lunghe tele ricamate
mille quarantene
e quando tornano, assetati
vogliono dare, violenti,
carezze piene,
oscene

Guardatevi nell'esempio
di quelle donne di Atene
si mettono da parte per i mariti
bravi guerrieri di Atene

Quando i mariti si ubriacano di vino
sono abituati a prendere una carezza
di altre falene
ma alla fine della notte, ai piedi
quasi sempre tornano, per le braccia
delle loro piccole
Elene

Guardatevi nell'esempio
di quelle donne di Atene
generano per i loro mariti
i nuovi figli di Atene

Non hanno gusti o volontà
né difetti, né qualità
hanno soltanto paura
non hanno sogni, solo presagi
i loro uomini, mari, naufragi,
belle sirene
dalla pelle scura

Guardatevi nell'esempio
di quelle donne di Atene
temono per i loro mariti
eroi e amanti di Atene

Le giovani vedove segnate
e le gestanti abbandonate
non fanno scene
si vestono di nero, si stringono,
si conformano e si ritirano
alle loro novene
serene

Guardatevi nell'esempio
di quelle donne di Atene
appassiscono per i loro mariti
orgoglio e razza di Atene

recensioni in pillole 8 - canto latino


Giancarlo Mei, "Canto latino. Origine, evoluzione e protagonisti della musica popolare del Brasile",
Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri, 2004, € 22


Io pensavo di conoscerla, la musica brasiliana. Perché ascoltavo Ernesto Nazareth e Noel Rosa, Pixinguinha e Adoniram Barbosa, Paulinho Da Viola e Virginia Rodriguez, Joyce e Leny Andrade, e Tom Zé, e il Quarteto em Cy, Moacir Santos, Rosa Passos, Guinga e Marisa Monte, e poi Hermeto Pascoal, Egberto Gismonti, Daniela Mercury, Rita Lee.
Pensavo: altro che i soliti (seppur grandissimi) Jobim e Joao Gilberto e Caetano Veloso e Jorge Ben e Chico Buarque.
La lettura di questo libro è stata una salutare doccia fredda.
In meno di 300 pagine Mei riesce a tracciare un panorama della MPB (Musica Popular Brasileira) allo stesso tempo dettagliato e agile. Dopo una rapida scorsa alla storia del Brasile dal XVI al XIX secolo, il libro prende le mosse dalla metà dell'Ottocento, quando cominciano a nascere i primi stili autoctoni (lundu, modinha, serestas, choro, tango brasilero) e si spinge fino alla fine degli anni '90, con la scena elettronica, i cantautori dell'ultima generazione come Lenine e Bebel Gilberto, il successo internazionale dei Tribalistas. Oltre un secolo e mezzo di evoluzione artistica, che ha prodotto una delle culture musicali più ricche, complesse ed entusiasmanti del mondo.
Decine di stili e centinaia di nomi sfilano davanti al lettore, che alla fine del libro trova anche una discografia accurata ma non eccessivamente voluminosa.
Utile a chi si avvicini per la prima volta all'universo musicale brasiliano, ma anche per chi, come il sottoscritto, di quell'universo ha - o crede di avere - una qualche conoscenza.
Al libro è allegato un cd che contiene dieci brani tratti da "Gafieira moderna", uno dei più bei dischi della cantautrice Joyce.

domenica 1 marzo 2009

saudade

Se c'è una parola intraducibile, in portoghese, è saudade. Che non è semplicemente "nostalgia" o "rimpianto", e nemmeno esattamente "tristezza", ma è quella particolare specie di malinconia che si prova quando si è - o si è stati - molto felici, quando nell'allegria di insinua un sottile sapore di amaro. E' la percezione acuta, lancinante, che la felicità non dura più di un attimo. O, come scrive Vinicius De Moraes,

A felicidade è como a gota
de orvalho numa petala de flor:
brilha tranquila,
depois de leve oscila
e cai como uma lagrima de amor


("la felicità è come la goccia / di rugiada sul petalo di un fiore: / brilla tranquilla, / poi oscilla un poco / e cade come una lacrima d'amore").


Una delle più struggenti esplicazioni di che cosa sia la saudade è A banda di Chico Buarque.
Tutti conosciamo la versione di Mina, allegra e solare (la traduzione è di Antonio Amurri), che però banalizza nella forma e nel contenuto gli splendidi versi originali, ricchi di sottili giochi linguistici, assonanze, rime interne, ma soprattutto di annotazioni argute e insieme sottilmente malinconiche.
Il finale, poi: la versione italiana si chiude con l'euforico "la banda suona per me, la banda suona per te...", quella portoghese con la constatazione che tutto finisce, che dopo i momenti di festa il dolore ritorna, e che ognuno, terminata la danza, andrà a rifugiarsi nel suo angolo solitario, in compagnia dei problemi di ogni giorno.
La versione italiana trasmette allegria, quella portoghese - allo stesso tempo - allegria e tristezza: ossia, saudade.
Ecco un video con Chico che canta A banda dal vivo (di seguito la traduzione italiana). Lo accompagna Nara Leão, una delle muse della bossa nova e uno dei miti della canzone brasiliana.
E' il 1966, da due anni il Brasile è sotto la cappa della dittatura militare e vi rimarrà fino al 1985. All'inizio Chico, con le sue liriche eleganti e raffinate, viene considerato un innocuo poeta; ma i militari non tarderanno ad accorgersi di quanta umanità, quanta realtà, quanta indignazione si celi sotto quei versi così teneri ed elegiaci (però lo aveva già capito il pubblico, che infatti lo acclama con una vera e propria ovazione e canta insieme a lui in un coro fragoroso).
Nel 1968 Buarque sarà arrestato, trascorrerà due anni di auto-esilio in Italia e, tornato in Brasile, gli verrà impedito in tutti i modi di pubblicare.
Per un dittatore, niente è più pericoloso di due occhi aperti e di una bocca che dice la verità.



Non avevo uno scopo nella vita
il mio amore mi chiamò
per vedere la banda che passava
cantando cose d'amore

La mia gente che soffriva
mise da parte il dolore
per vedere la banda che passava
cantando cose d'amore

L'uomo serio che contava i soldi si fermò
il fanfarone che raccontava vanterie si fermò
l'innamorata che contava le stelle
si fermò per vedere, ascoltare e far passare

La ragazza triste che viveva in silenzio sorrise
la rosa triste che viveva nascosta si aprì
e tutti i bambini si scatenarono
per vedere la banda che passava
cantando cose d'amore

Il vecchio pieno di acciaccchi si dimenticò della stanchezza e pensò
di essere ancora un ragazzino da salire in terrazza e danzò
la ragazza brutta si affacciò alla finestra
pensando che la banda suonasse per lei

La marcia allegra si sparse per la strada e insistette
la luna piena che viveva nascosta sorse
tutta la mia città si addobbò
per vedere la banda che passava
cantando cose d'amore

Ma con mia delusione
quel che era dolce finì
tutto riprese il suo posto
dopo che la banda fu passata

E ciascuno nel suo cantuccio
in ogni cantuccio un dolore
dopo che la banda fu passata
cantando cose d'amore