Più esploro la musica di Chico Buarque, più mi rendo conto della sua assoluta centralità nella storia della musica brasiliana. Chico è un poeta, un musicista, una persona di tale profondità e complessità che ridurlo nella definizione di “cantautore” sarebbe come pensare a Michelangelo come a uno scalpellino e a Pelé come a uno che prendeva a calci un pallone. Quando si affacciò sulle scene musicali, a metà anni Sessanta, poteva sembrare uno dei tanti cloni di Jobim, De Moraes e João Gilberto che in quegli anni pullulavano per il Brasile. E in effetti la derivazione bossanovistica era innegabile: il canto a mezza voce, le armonie sofisticate, il gusto per le liriche preziose. Ma in lui c'era molto di più, e in Brasile non avrebbero tardato ad accorgersene...
Un po' in zona Cesarini, ma faccio in tempo a postare un piccolo omaggio alla Festa delle Donne. La canzone è di Chico Buarque, la canta uno dei personaggi più bizzarri della scena musicale brasiliana (e non sto a spiegare il perché dell'aggettivo: guardate il video), Ney Matogrosso. Di seguito la traduzione.
Mulheres de Athenas
Guardatevi nell'esempio di quelle donne di Atene vivono per i loro mariti orgoglio e razza di Atene
Quando sono amate si profumano si bagnano con il latte, si acconciano i lunghi capelli quando sono fustigate non piangono si inginocchiano chiedono implorano le più dure pene catene
Guardatevi nell'esempio di quelle donne di Atene soffrono per i loro mariti potere e forza di Atene
Quando i mariti si imbarcano come soldati loro tessono lunghe tele ricamate mille quarantene e quando tornano, assetati vogliono dare, violenti, carezze piene, oscene
Guardatevi nell'esempio di quelle donne di Atene si mettono da parte per i mariti bravi guerrieri di Atene
Quando i mariti si ubriacano di vino sono abituati a prendere una carezza di altre falene ma alla fine della notte, ai piedi quasi sempre tornano, per le braccia delle loro piccole Elene
Guardatevi nell'esempio di quelle donne di Atene generano per i loro mariti i nuovi figli di Atene
Non hanno gusti o volontà né difetti, né qualità hanno soltanto paura non hanno sogni, solo presagi i loro uomini, mari, naufragi, belle sirene dalla pelle scura
Guardatevi nell'esempio di quelle donne di Atene temono per i loro mariti eroi e amanti di Atene
Le giovani vedove segnate e le gestanti abbandonate non fanno scene si vestono di nero, si stringono, si conformano e si ritirano alle loro novene serene
Guardatevi nell'esempio di quelle donne di Atene appassiscono per i loro mariti orgoglio e razza di Atene
Se c'è una parola intraducibile, in portoghese, è saudade. Che non è semplicemente "nostalgia" o "rimpianto", e nemmeno esattamente "tristezza", ma è quella particolare specie di malinconia che si prova quando si è - o si è stati - molto felici, quando nell'allegria di insinua un sottile sapore di amaro. E' la percezione acuta, lancinante, che la felicità non dura più di un attimo. O, come scrive Vinicius De Moraes, A felicidade è como a gota de orvalho numa petala de flor: brilha tranquila, depois de leve oscila e cai como uma lagrima de amor ("la felicità è come la goccia / di rugiada sul petalo di un fiore: / brilla tranquilla, / poi oscilla un poco / e cade come una lacrima d'amore").
Una delle più struggenti esplicazioni di che cosa sia la saudade è A banda di Chico Buarque.
Tutti conosciamo la versione di Mina, allegra e solare (la traduzione è di Antonio Amurri), che però banalizza nella forma e nel contenuto gli splendidi versi originali, ricchi di sottili giochi linguistici, assonanze, rime interne, ma soprattutto di annotazioni argute e insieme sottilmente malinconiche.
Il finale, poi: la versione italiana si chiude con l'euforico "la banda suona per me, la banda suona per te...", quella portoghese con la constatazione che tutto finisce, che dopo i momenti di festa il dolore ritorna, e che ognuno, terminata la danza, andrà a rifugiarsi nel suo angolo solitario, in compagnia dei problemi di ogni giorno.
La versione italiana trasmette allegria, quella portoghese - allo stesso tempo - allegria e tristezza: ossia, saudade.
Ecco un video con Chico che canta A banda dal vivo (di seguito la traduzione italiana). Lo accompagna Nara Leão, una delle muse della bossa nova e uno dei miti della canzone brasiliana.
E' il 1966, da due anni il Brasile è sotto la cappa della dittatura militare e vi rimarrà fino al 1985. All'inizio Chico, con le sue liriche eleganti e raffinate, viene considerato un innocuo poeta; ma i militari non tarderanno ad accorgersi di quanta umanità, quanta realtà, quanta indignazione si celi sotto quei versi così teneri ed elegiaci (però lo aveva già capito il pubblico, che infatti lo acclama con una vera e propria ovazione e canta insieme a lui in un coro fragoroso).
Nel 1968 Buarque sarà arrestato, trascorrerà due anni di auto-esilio in Italia e, tornato in Brasile, gli verrà impedito in tutti i modi di pubblicare.
Per un dittatore, niente è più pericoloso di due occhi aperti e di una bocca che dice la verità.
Non avevo uno scopo nella vita il mio amore mi chiamò per vedere la banda che passava cantando cose d'amore
La mia gente che soffriva mise da parte il dolore per vedere la banda che passava cantando cose d'amore
L'uomo serio che contava i soldi si fermò il fanfarone che raccontava vanterie si fermò l'innamorata che contava le stelle si fermò per vedere, ascoltare e far passare
La ragazza triste che viveva in silenzio sorrise la rosa triste che viveva nascosta si aprì e tutti i bambini si scatenarono per vedere la banda che passava cantando cose d'amore
Il vecchio pieno di acciaccchi si dimenticò della stanchezza e pensò di essere ancora un ragazzino da salire in terrazza e danzò la ragazza brutta si affacciò alla finestra pensando che la banda suonasse per lei
La marcia allegra si sparse per la strada e insistette la luna piena che viveva nascosta sorse tutta la mia città si addobbò per vedere la banda che passava cantando cose d'amore
Ma con mia delusione quel che era dolce finì tutto riprese il suo posto dopo che la banda fu passata
E ciascuno nel suo cantuccio in ogni cantuccio un dolore dopo che la banda fu passata cantando cose d'amore
Ancora “Rimmel”, doppio De Gregori per oggi. “Buonanotte fiorellino” è una canzone che non ho mai saputo come interpretare. È davvero così d...
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