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venerdì 4 ottobre 2013

il mare è sempre bello



RESPINGIMENTI

Però il mare è sempre bello, oh, sì
e l’occhio può vagare
e il ricordo tornare
le mani afferrare il luccichio
prendere a manciate le olive
e lo sguardo precede il riandare
dove le acque si chiudono

* * *

BARCONI

Rivedo il barcone spiaggiato
scendevano ad uno ad uno
la bottiglietta dell’acqua in mano
scendeva il bambino
l’accompagnava una mano guantata
e una divisa, uno sguardo
una piccola spinta leggera
quasi una breve carezza
lì c’era il mare
c’era la luce
c’era il buon Dio anche se Dio non c’è

* * *

IMPRONTE

Prenderanno le impronte digitali
anche ai bambini
ma come – tecnicamente – si fa
con quelle manine, con quei ditini
poi magari li mettono in bocca
così piccini dovranno assaggiare
che sapore cattivo ha il male

* * *

DOCUMENTI

Ma come fanno
tutto il tempo sbattuti dalle onde
aggrappati l’uno all’altro a ondeggiare
come fanno le ragazze a lavarsi
del loro sangue e non vergognarsi
(sono senza documenti
non sono niente)


Walter Cremonte

(da: "Respingimenti", Lietocolle 2011)

martedì 12 maggio 2009

differenze



Le recenti dichiarazioni berlusconiane sull'Italia multietnica sono una chiara dimostrazione di quale sia la reale differenza tra lui e la Sinistra.
Berlusconi ha sempre avuto un sicuro intuito per la vera essenza della comunicazione pubblica, che non si basa sul ragionamento ma sulla suggestione, non sui distinguo ma sull'impatto, non sulle sottigliezze ma sui cazzotti argomentativi. La parola politica non prospera sul terreno fine e delicato della logica, ma su quello grasso e fecondo dei memi, delle metafore sintetiche, dei pensieri precotti.
“Italia multietnica” non è né una definizione, né un'analisi, né tantomeno una posizione politica: è uno spauracchio verbale. Berlusconi, con il fiuto del piazzista, ha individuato immediatamente la parola, “multietnica”, attorno alla quale si coagulano una serie di potentissime connotazioni secondarie: la paura del diverso, dello sconosciuto, del potenzialmente infetto, la difesa del territorio, il ritorno alle radici, il corazzamento dentro il proprio usbergo identitario. Detto da lui, “non vogliamo un'Italia multietnica” evoca tutta una processione di frasi-fantasma: se ne stiano a casa loro, qui i padroni siamo noi, quelli rubano, stuprano le nostre figlie, sono musulmani, difendiamo la fede cattolica, mamma li turchi.
Inutile ribadire con sottili disquisizioni, con appelli alla tolleranza e all'amore fraterno. Un ragionamento si svolge nel tempo, richiede attenzione e sforzo. Due parole come “Italia multietnica” si schiantano sull'ascoltatore sollevando uno scroscio di paure irrazionali e di istinti animaleschi.
La pancia viene prima del cervello, e anche prima del cuore.

sabato 9 maggio 2009

più chiaro di così...


"La Sinistra in passato ha accolto tutti gli immigrati, dimostrando che il suo fine era quello di creare un'Italia multietnica. La nostra idea è completamente diversa".
(Silvio Berlusconi, al TG1 di stasera)

rimpatri

Oggi avevo intenzione di parlare di tutt'altro (dei Beatles, tanto per dire), ma questa storia è agghiacciante.
L'altroieri, 7 maggio 2009, nel CIE (Centro di Identificazione ed Esplusione, in pratica gli ex-CPT) di Ponte Galeria, a Roma, è stato trovato il cadavere di una donna tunisina di nome Nabruka Mimuni, suicida.
Pare avesse una quarantina d'anni, che fosse in Italia da parecchio tempo (20 o 30 anni, a seconda delle fonti), regolarmente impiegata, ma che avesse perso il lavoro e quindi il permesso di soggiorno. Due settimane fa era in questura per rinnovarlo, quando la polizia l'ha arrestata e portata al CIE. Oggi avrebbero dovuto espellerla.
Si è suicidata per non tornare in un paese dove non voleva tornare.
In questo articolo di Nazione Indiana trovate il link a un'intervista a una donna che la conosceva, anche lei reclusa nello stesso CIE, realizzata da Radio Blackout, una radio anarchica di Torino.
Ho controllato un po' su Internet, la notizia è autentica. Ovviamente nessun TG ne ha parlato; qualche giornale ha pubblicato due righe sulla notizia (pare che su Repubblica ci fosse scritto che era stata arrestata per spaccio, ma non ho controllato).
In compenso, proprio oggi Maroni ha annunciato orgogliosamente che chiunque tenti di entrare in Italia sarà rispedito indietro, senza controlli, senza nemmeno appurare se si tratta di profughi politici, di rifugiati di qualche tipo.
E la Lega ha proposto di istituire carrozze separate in metropolitana (per fortuna, la proposta era troppo vergognosa persino per il PdL: ma non è ancora detto, aspettiamo e si vedrà).
Qualche tempo fa Michele Serra scriveva che "quasi tutti i Paesi europei hanno un partito xenofobo: è un fenomeno fisiologico in epoca di grandi migrazioni. Noi siamo il solo Paese in cui quel partito fa parte del governo. I Borghezio, in Europa, sono un problema delle questure. Da noi sono al potere".

giovedì 5 febbraio 2009

giuramento di ippocrate


"Giuro [...] di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza [...] di attenermi alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana, [...] di prestare la mia opera [...] osservando le norme deontologiche che regolano l'esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione, di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica, [...] di prestare assistenza d' urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni".

Questo giuramento l'hanno pronunciato tutti i medici in servizio in Italia.
Oggi il Governo italiano chiede ai medici di denunciare i clandestini che vanno a curarsi nelle strutture pubbliche. Di fatto, questo significa che molti clandestini non andranno più a curarsi per paura di venire denunciati.
In pratica, il Governo chiede ai medici di venire meno al loro giuramento e di privare alcuni esseri umani di un diritto fondamentale: quello alla salute e alla vita.
Ora più che mai, l'obiezione di coscienza non è un diritto: è un dovere.

giovedì 15 gennaio 2009

pugliesità


Non è mai bello vergognarsi delle proprie origini.
Però certe volte capita.