domenica 19 maggio 2013

lampi - 213


... come, nello svolgere i temi, tutti gli alunni, anche i più scalmanati, si trasformino in piccoli, rugosi moralisti con il ditino alzato.

venerdì 17 maggio 2013

so' soddisfazioni...

 

La collega che ti fa: "Sai, ho incontrato S., ti ricordi la ragazza che l'anno scorso era tua alunna e poi ha cambiato scuola? Dice che si trova bene, sia con i prof che con i compagni, è tanto contenta, le manca una sola cosa della vecchia scuola: le lezioni di Pasquandrea".

lunedì 13 maggio 2013

ci perdiamo?




Venticinque anni fa, il 13 maggio 1988, il corpo di Chet Baker percorreva i pochi metri che separavano la finestra dell'hotel Prins Hendrik di Amsterdam dal selciato.
Tempo fa, scrissi un pezzettino dedicato a lui. Chi avesse voglia di leggerlo lo trova qui.
Per l'occasione, tradussi anche una poesia che parla di lui. Eccola, qui sotto.
Buona lettura e buona musica.


Ai (Florence Anthony)
Arcangelo (per Chet Baker)

Hai attraversato
la cortina azzurra di Van Gogh
fino al mio sogno.
Quel giorno a Parigi
sedemmo al caffè all’aperto per ore.
Io avevo i seni alti
e il mio vestito era scollato.
Tu ti avvicinavi a me, ti avvicinavi;
eppure, non mi toccasti.
“Non ne ho bisogno”, dicevi, “è la roba,
è il flash
meglio del sesso.
Zitta, fai un respiro profondo
e ti addormenterai come ho fatto io”.
Sapevo che mi stavi fregando,
che sotto la filosofia da hipster
c’era il solito vecchio Chet in cerca di una dose.
Eppure ti prestai i soldi, eppure ti seguii
fino al pissoir,
dove Lucien ti diede “le fix”.
Scuotendo la testa, intascò i soldi e disse,
“Avevo sentito che eri morto”,
e tu rispondesti, “Lo sono”.
Dicesti che quando ti eri schiantato sul marciapiede,
Amsterdam aveva sobbalzato, poi si era riassestata nell’apatia,
come facciamo tutti, quando ne abbiamo abbastanza
della stupidità della vita.
Finisti a dividerti la spada con una puttana
che aspettava fuori dalla porta del pissoir,
la tua generosità tanto patetica
quanto prevedibile.
Volevi la santità come chiunque altro.
Invece, ti eri guadagnato le ali
arrivate in ritardo per salvarti
ma non per portarti su
nel paradiso dei tossici.
Più tardi, ci fermammo sulle scale di Notre Dame.
Eri calmo, mentre indicavi il campanile.
Dicesti che vedevi Quasimodo lassù,
che teneva Esmeralda sopra il margine
per i capelli,
ma tutto quel che vidi guardar giù erano i gargoyle
che avevano trovato pace,
perché a loro non importava niente.
“Li vedo”, mentii, per farti piacere,
ma tu sapevi e mi soffiasti un bacio.
Mi augurasti “bonne chance”,
poi ti accomodasti nel volo,
mentre la fresca notte di jazz e di stelle
apriva le braccia per accoglierti.

sabato 11 maggio 2013

getting lost



Bisogna che i tuoi occhi si rendano simili all'oggetto da vedere
e gli siano pari, perché solo così potranno fermarsi a contemplarlo.
Mai un occhio vedrà il Sole senza essere diventato simile al Sole.
(Plotino, Ennneade I, 6: Sulla Bellezza)


Avevi ancora sangue nel respiro
lo notavo all'improvviso come si nota
il margine di un'iride una maglia rotta
la deviazione dell'asse che allontanava
la via Emilia.
                              Si potrebbe contare tutto
(pensavo) parole passi capelli smarriti
non è quella la somma: è che tutti
tutti in fondo conosciamo il giorno
persino l'ora – sarebbe facile
lasciar maturare i segni
torcere in tempo la traiettoria
forzare le palpebre.
                                        È una cosa
minima la bellezza un urto
di falangi un fiore d'argento matto.
Lo sai nulla è troppo.

martedì 7 maggio 2013

inquietanti scenari revisionistici

 "Gli spagnoli non dialogarono mai con gli indios, ma pensavano solo a sodomizzarli".

(S., 3° D, compito di storia)

domenica 5 maggio 2013

all work and no play



Scusate: troppo lavoro, poca ispirazione. Ho bisogno di una pausa dal blog, che nelle prossime settimane sarà aggiornato se e quando potrò.
Ci risentiamo, spero, presto: stay tuned.

venerdì 3 maggio 2013

che bella vista


Chi fa cultura, di questi tempi, o è un pazzo o è un genio. In entrambi i casi, va aiutato.
Non ho ancora capito bene a quale delle due categorie appartenga Antonio Lillo, ma l'ultima sua geniale follia la vedete qui sopra: è un giornale di arte, letteratura, cultura e varia umanità, che si chiama "Il Bellavista". Quella che vedete è la copertina del primo numero, con una foto di Helmut Newton, a cui io ho assegnato il titolo personale di "L'Intellettuale di fronte alla Realtà".
Per ora, la rivista è in distribuzione solo nelle lande assolate della Valle d'Itria, ma abbiate fede in Antonio. Per la cronaca, dentro c'è anche un pezzo mio.

(Che poi, diavolo d'un Lillo, questa non è l'ultima follia, ma la penultima. Dell'ultima vi parlerò, prima o poi. Chi è su FacciaLibro, la può vedere qui).