lunedì 14 novembre 2011

visioni - 6

La classe operaia va in Paradiso (1971) di Elio Petri, con Gian Maria Volonté, Mariangela Melato, Salvo Randone.
(DVD, 6 novembre)

Quanto durano quarant'anni? Un battito di ciglia nella storia dell'Universo, metà della vita di un uomo, un'eternità per una mosca. Quarant'anni fa in Italia si parlava di classe operaia, lotta sindacale, rivoluzione, alienazione, piattaforma di rivendicazione unitaria. Quant'è passato? Ere geologiche?
Un'era geologica fa, usciva questo film di Elio Petri.
Il protagonista è Lulù Massa (G. M. Volontè), operaio il cui unico obiettivo nella vita è produrre, produrre e produrre. Ha trentun anni e da quindici vive in simbiosi con la sua macchina; ha una famiglia disastrata: una convivente (M. Melato), un figlio adottivo a carico, l'ex-moglie divorziata con figlio e relativi alimenti, vita sociale limitata all'ipnosi televisiva serale e ai dialoghi con Militina (Salvo Randone), ex compagno di fabbrica ora rinchiuso in manicomio.
Lulù odia gli studenti di estrema sinistra che ogni mattina urlano slogan rivoluzionari di fronte alla sua fabbrica ed è odiato dai compagni che lo vedono come un servo dei padroni. Soffre di ulcera e di impotenza, coltiva fantasie sessuali sulla giovane collega notoriamente vergine: insomma, sta male e non sa nemmeno lui perché.
Fino al giorno in cui la sua amata macchina gli mozza un dito. Lì comincia per Lulù il risveglio. Prende coscienza della propria alienazione, si lancia in un disperato sciopero, ma la sua discesa agli inferi si fa sempre più precipitosa: viene mollato dalla compagna, licenziato dai padroni, abbandonato da tutti. Arriva alle soglie della follia.
Alla fine, reintegrato nel suo posto di lavoro, si consola profetizzando ai compagni il paradiso per tutti gli operai.
Il film è scandito dal ritmo frenetico e allucinato della fabbrica; la telecamera insegue un Volonté rabbiosamente grottesco nel suo calvario, filmandolo sul posto di lavoro, o in giro per una Novara gelida e nevosa, o nel suo squallido appartamento proletario zeppo dei simboli del benessere sognato e mai raggiunto.
Un'opera a volte sbilanciata, ma sempre spinta da un autentico e doloroso furore. Che fece incazzare un po' tutti, anche (e soprattutto) a sinistra.

domenica 13 novembre 2011

sabato 12 novembre 2011

venerdì 11 novembre 2011

the joy of nonsense


La filastrocca dei cento animali
(delle orecchie sturate i canali)

Le zanzare a Zanzibar
vanno a zonzo pei bazar
e le mosche fosche e losche
fra le frasche stanno fresche.
Arsi gli orsi dai rimorsi
bevon l’acqua a sorsi a sorsi.
Mentre i ghiri ghirigori
fanno a gara nelle gore,
ai canguri fan gli auguri
con le angurie le cangure.

Ecco il merlo con lo smerlo,
il merluzzo col merletto,
la testuggine ed il muggine
ricoperti di lanuggine,
di fuliggine e di ruggine.
Tutti i cervi ci hanno i nervi
e stan curvi e torvi i corvi,
la cornacchia s’ impennacchia
e sonnecchia nella nicchia,
la ranocchia ama la nocchia
e sgranocchia la pannocchia,
i cavalli fan cavilli
ed il ghiozzo ci ha il singhiozzo
e la carpa è senza scarpa
e si fa la barba il barbo
ed i bachi sui sambuchi
fanno buchi con i ciuchi.

Lunghe brache ci hanno i bruchi
e le oche fioche e poche
alle foche fan da cuoche.
I bisonti son bisunti,
qui c’è un ragno con la rogna,
la cicogna sogna e agogna
di vigogna una carogna,
l’anatrotto e l’anatrotta
con la trota trotta trotta.
Nanerottola è la nottola
e il pidocchio ch’è sul cocchio
all’abbacchio strizza l’occhio
e lo sgombro sgombra l’ombra
e l’aringa si siringa
e i mandrilli e i coccodrilli
fanno trilli e strilli ai grilli,
(però i grilli sono grulli).
La murena sulla rena
con la rana fa buriana
ed a galla resta il gallo,
duole il callo allo sciacallo
che barcolla e caracolla,
la mangusta si disgusta
e i machachi mangian cachi,
lo stambecco non ha il becco,
la giraffa arruffa e arraffa
poiché vien di riffa in raffa.

Eleganti gli elefanti
con gli infanti stan da fanti,
la beccaccia si procaccia
la focaccia con la caccia,
la civetta svetta in vetta
e l’assiuolo solo solo
fa un a solo nel chiassuolo.
Per ripicca picchia il picchio,
la tellina sta in collina,
sta in Calabria il calabrone
come a Fano sta il tafano…
Le zanzare a Zanzibar
vanno a zonzo pei bazar.

Sto (Sergio Tofano)

giovedì 10 novembre 2011

cinque poesie di mariangela gualtieri



(da "Bestia di gioia", Einaudi 2010)

Ma l'amore
che fa piovere le gocce e precipita
il più piccolo seme e lo riproduce
nella sua fabbrica di corolle
adesso dorme sotto forma di paesaggio
invernale. Adesso suona come campane.
Adesso è un piccolo cane che mi aspetta
sotto la mia mano.
Adesso è il respiro del cane che sentiamo
e che si chiama Rama.
Adesso come uccello si è posato
sul cipresso, proprio in cima. Poi è volato
in brevi accelerate.
E adesso è qui
nella pace del mattino, nel mio respiro
nella mia mano, come sillabe dell'italiano
esce dalla punta della penna. Oggi restiamo.
Non ci precipitiamo nella corsa distratta
non dobbiamo portare pazienza.
Restiamo, in questo ozio appena
in questa serena attesa di niente.
Adesso Rama è impaziente. Si annoia.
E allora usciamo, per la sua gioia
in corsa nella campagna. Per la mia gioia
che con lei ci guadagna un respiro largo
di bosco.

* * *

Forse si muore oggi - senza morire.
Si spegne il fuoco al centro.
Sanguinano le bandiere. Generale è la resa.
Ciò che nasce ora crescerà in prigionia.
Reggete ancora porte invisibili dell'alleanza
bastioni di sereno. Puntellate il bene
che si sfalda in briciole in cartoni.
Il popolo è disperso. In seno ad ognuno cresce
il debole recinto della paura - la bestia spaventosa.
A chi chiedere aiuto? E' desolato deserto il panorama.
Si faccia avanti chi sa fare il pane.
Si faccia avanti chi sa crescere il grano.
Cominciamo da qui.

* * *

Un mio me
soffre. Chi è? Chi scalcia sul fondo
di questo quieto piroscafo. Giù
nella stiva il passeggero più vivo
batte i suoi colpi.
Chi lo tiene sepolto? E che cosa vuole
questo bastardo bambino che scalcia?
Nel fondo di me, un me soffre -
la sua bandiera stropicciata
non ha nessun vento.
E' murato. Il bambino più vio
murato sul fondo.
Con la sua magra manina
mi stringe il cuore al mattino
un poco stringe e duole.
Che cosa prometto quest'oggi al mio
prigioniero? Con quali parole false
lo tengo zitto per un giorno intero?

* * *

La capra sul fondo di me
non vuole dormire.
Cammina per i miei greppi
solleva quel buio e ne scopre
ancora. Più fondo.

Al centro di me
una bestiola accucciata si sveglia
e respira il silenzio che nel giorno
è mancato. Respira. A suo modo
canta. Resta attonita dentro
cucita nel fasciame buio del sange
rivestita del buio palpitante dei boschi notturni.
Sanguinante. Infante. La parte più viva
sta sveglia e pilota. Solleva il corpo
dal letto. Lo accuccia nella camera accanto
per terra. E canta. Dentro. Una felicità
sconosciuta. Un canto d'eternità
spaventoso e immenso. E' ignota
la sua volontà. Da che strana vita
si erge quel suo stare sveglia
da che lontananza si accende.
Non è bestia nera ma piccola
bestia di luce che sta nella vita
un po' stretta per lei.

* * *

E poi
viene un'ora
col suo sonno.
Cola giù
il viola e le palpebre
hanno una legge di peso
l'ordine superiore
di serrare ogni luce.
Allora - dopo la battaglia
col suo sgambettare
riponiamo i capelli sul cuscino
le mani lateralmente
e un precipizio del corpo
nel poligono del sonno
con sue fiammelle di respiro
e un sostare un sostare
per ristorare tutto
di questo fasciame
fino a che sulle punte
tutto il fiato va e viene
lentamente
in uno stare soli dei dormienti.

Oh! solitudine di chi dorme!
Ti cerco dalle sponde alte
degli insonni.

mercoledì 9 novembre 2011

vive la bureaucratie!


http://youtu.be/V-SxO8ZgH3o

Dunque, vediamo se ho capito.
La strada che passa davanti a casa mia appartiente formalmente alla cooperativa che vent'anni fa ha costruito il condominio e che ne ha il comodato per 99 anni, ma la manutenzione è compito del Comune, il quale cura asfalto e tombini tramite l'Assessorato ai Lavori Pubblici; la strada sopra è di competenza dell'ANAS; il pendio della collina appartiene all'Ordine dei Cavalieri di Malta, il terreno sotto a una società privata; la gestione di piante, alberi e staccionate è stata affidata dal Comune alla Comunità Montana, per tramite del vicesindaco, ma la potatura delle loro parti basse è a carico dei condomini. L'asfalto è stato scassato, nel corso degli anni, da Cesap, Enel e Telecom.
L'unica cosa chiara, comunque, è che aggiustare non aggiusta nessuno.

martedì 8 novembre 2011

divaricazioni


http://youtu.be/PeYNXbzGFDA

Ecco, pensavo che forse il problema è proprio questo.
Il jazz è passato senza mediazioni dal sottoproletariato all'high culture, mantenendo nel passaggio una bizzarra posizione divaricata, con un piede in ciascuno.
Il rock, invece, nasce (e rimane) irrimediabilmente borghese.